“NO ALLA CASA DEL PIANTO, SI ALLA TARGA”, IERI ALCUNI RESIDENTI SONO SCESI NEL GIARDINO ED HANNO BLOCCATO I LAVORI

Non vogliamo la casina in legno”. E il niet dei residenti del quartiere, oltre che degli appartenenti al Comitato Avif, è secco. Tanto che i lavori per l’edificazione della casetta dove raccogliere i ricordi delle vittime della strage del 29 giugno sono stati sospesi ipso facto, non appena iniziati, tramite richiesta all’assessore Bucciarelli.

“Nessuno ci ha mai interpellato sulla questione – hanno affermato in molti. “Questo era un parco e tale deve rimanere: un giardino per i giochi dei bambini e un punto di ritrovo per gli anziani del quartiere”. Non c’è solo il geometra Gianfranco Baldini, presidente dell’Avif, ad affermarlo, ma comuni cittadini, come Andrea Casentini, Giuseppe Marracci, Siria Cirilli e Miranda Salvadori che quella notte hanno comunque vissuto l’incubo, soccorrendo per primi chi scappava dalle case in fiamme di via Ponchielli e via Pietrasanta e portando aiuto ai feriti. I lavori per la gettata di cemento erano iniziati di prima mattina, ma gli abitanti del quartiere sostengono di non essere mai stati interpellati per un loro parere: “Nessuno in Comune ci ha mai chiesto il consenso, il quartiere è di tutti. Sono anni che lamentiamo l’incuria, e la sporcizia. Nessuno si è però mai interessato. Siamo veramente amareggiati che il comune imponga una cosa senza interpellarci. Un’altra volta, come per i due binari, si tratta di un atto antidemocratico dell’amministrazione comunale”. Il marito di Anna Maccarone, dimessa dal Centro Grandi Ustionati di Torino da pochi giorni, è tornato dopo mesi a Viareggio ed è incredulo di quanto accaduto: “non è una bella cosa avere davanti alle finestre una sorta di cimitero, questo è un parco, e bastava una targa”. L’insegna, con ordinanza comunale, è ancora li: parco per bambini.


BIMBO ANNEGATO, CHIUSE LE INDAGINI: LA PROCURA CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DI DON BRUNO PER L’INCIDENTE ALLA FICAIA

La Procura della Repubblica di Lucca ha chiesto il rinvio a giudizio di don Bruno Frediani. Il capo di accusa per il noto sacerdote, impegnato nel sociale, è quello di omicidio colposo per la morte, avvenuta il 13 luglio dello scorso anno, del piccolo Rom affogato nella piscina della Ficaia. La tragedia avvenne intorno alle 11 di mattina di una domenica all’Agriturismo La Ficaia, gestita dal Ceis, il Centro Italiano Solidarietà, di don Bruno, dove la vecchia giunta Marcucci aveva alloggiato alcune famiglie Rom. L’incidente era avvenuto mentre il piccolo faceva il bagno nella struttura, con un cuginetto di tre anni, tirato fuori vivo da un addetto alla manutenzione e che fu ricoverato in gravi condizioni al “Versilia”. Per il piccolo Zobar Velcu, invece, che era rimasto sotto a un materassino di gomma, non ci fu niente da fare: nonostante i tentativi per rianimarlo, sia sull’ambulanza che al Pronto Soccorso, era deceduto, per affogamento. La Procura di Lucca aveva subito aperto un fascicolo per omicidio colposo, affidando le indagini al Pubblico Ministero Lucia Rugani. I due bambini erano riusciti ad entrare nella piscina, che in quel periodo era chiusa per dei lavori, passando dallo scivolo, il cui accesso era libero e si trova lungo il crinale prospiciente la vasca. Proprio all’imbocco dello scivolo erano stati ritrovati i vestitini dei due bambini. Don Bruno, ora, dovrà rispondere dell’accusa di omicidio colposo, come legale rappresentante della Ficaia, una cooperativa sociale Onlus, “per imprudenza, negligenza, imperizia, e violazione di legge”. Da quanto emerso la gestione della piscina, ad uso pubblico, era priva della prescritta autorizzazione e la struttura presentava carenze sotto l’aspetto strutturale: in particolare l’impianto non sarebbe stato adeguatamente recintato, ma delimitato da una staccionata di pali di legni molto distanti tra loro, tanto che i due bambini erano riusciti a passarci.

Letizia Tassinari

VANNO SUL TRENO E SI PERDONO, DUE MINORENNI RITROVATI NELLE CAMPAGNE DI FIESOLE

E’ stato grazie al personale del Commissariato di Polizia di Viareggio se una brutta avventura, per due ragazzini, è finita nel migliore dei modi. Erano saliti su un treno e poi si erano persi nelle campagne fiorentine. Alla centrale operativa del 113 era arrivata, verso le nove di sera, una segnalazione di scomparsa: due famiglie avevano perso i propri figli, uno di 12 e l’altro di 13, alla stazione di Viareggio. La volante si è precipitata sul posto, trovando i due genitori disperati: i due minori erano scomparsi dalle due e mezzo del pomeriggio, e i loro cellulari erano spenti. Le biciclette invece erano state ritrovate posteggiate alla stazione. Sentite numerose persone, dal bar alla biglietteria, nessuno li aveva visti e dal Commissariato di Viareggio sono state attivate tutte le procedure del caso, allertando anche le squadre della Protezione Civile. Dopo due ore di angoscia finalmente i cellulari sono tornati attivi, e gli agenti sono riusciti a parlare con uno dei due, che però, forse preso dal panico, non ha saputo dire dove si trovava. “Siamo in un bosco, ci siamo persi, ma dove siamo non lo so”. Gli agenti hanno cercato di calmare il ragazzino, tenendolo al telefono fino a quando hanno sentito, in sottofondo, la voce di una donna e se la sono fatta passare per avere notizie del luogo esatto dove i due si erano persi: “sono a Fiesole, nella campagna di Compiobbi”. Allertata la Questura di Firenze, che ha provveduto a trarre in salvo i due bambini, e tranquillizzati i genitori che sono stati accompagnati fino al capoluogo, solo a notte inoltrata l’incubo è finito.


BECCATO CON L’HASHISH, NE AVEVA MEZZO ETTO ASSIEME AL BILANCINO DI PRECISIONE

Un diciottenne trovato con mezzo etto di hashish e un bilancino è stato arrestato dagli agenti di una volante del Commissariato di Polizia di Viareggio. Alcuni passanti, sentendo delle urla da un appartamento nel pieno centro, hanno contattato il 113 e i poliziotti sono intervenuti a sirene spiegate, per evitare il peggio. Una volta entrati nell’abitazione hanno trovato il giovane che stava litigando con la ex fidanzata. Nonostante la presenza degli agenti il diciottenne ha continuato ad urlare, tanto che i poliziotti hanno consigliato alla ragazza di allontanarsi, per cercare di calmarlo. Durante la sua identificazione, all’occhio attento dei due poliziotti non è sfuggito un particolare sulla scrivania della camera da letto: uno strano “pezzetto”, che molto probabilmente poteva essere droga. Controllata tutta la casa sono saltati fuori altri nove “pezzi” di svariate misure, tutte contenenuti in un portasigarette di metallo, con un bilancino. Accompagnato in Commissariato il ragazzo è stato arrestato e poi processato per direttissima al tribunale di Viareggio, mentre la sostanza sequestrata, una volta sottoposta a narcotest, è risultata essere hashish, per oltre quarantasei grammi.


VANDALI E LADRI IN AZIONE AL MAMA MIA

Atto vandalico accompagnato da furto, al Mama Mia di Alessio De Giorgi e Cristian Panicucci. Durante la nottata tra il 19 e il 20 novembre, ignoti, si sono introdotti dentro il noto locale della Marina di Torre del Lago, rubando il registratore di cassa ( che conteneva solo 3 euro ), e non contenti hanno anche dato fuoco, per motivi del tutto incomprensibili, a un cumulo di bicchieri e di altri oggetti di plastica, procurando danni su una delle pareti. Il registratore di cassa, vuoto, è stato ritrovato, alla luce del giorno della mattina successiva, abbandonato nella pineta. Sul posto sono intervenuti sia i Vigili del Fuoco che le pattuglie dei militari dell’Arma della stazione di Torre del Lago e quelle del Comando di Viareggio, effettuando numerosi sopralluoghi. “Abbiamo fornito alle Forze dell’ Ordine tutte le immagini delle telecamere a circuito chiuso delle quali il nostro locale dispone – ha affermato Cristian Panicucci, socio del Mama Mia assieme ad Alessio De Giorgi. La matrice omofobica sembrerebbe, per il momento, esclusa. E ad affermarlo sono entrambi i soci: “siamo più propensi a considerare questo episodio come purtroppo uno dei tanti che sono legati alla criminalità comune”.


RAID DEI LADRI DI MOTO A TORRE DEL LAGO

Sale la preoccupazione tra i residenti della frazione pucciniana per una serie di furti di moto di grossa cilindrata avvenute in alcune traverse del viale Puccini. Per il momento i casi denunciati alla stazione dei Carabinieri diretta dal maresciallo Fulvio Starace sono solo due, ma sarebbero molti di più. Le due moto rubate durante la notte erano regolarmente parcheggiate dentro i giardini, e il loro valore supera i ventimila euro. I militari dell’Arma hanno anche ritrovato in un giardino di un’abitazione dove vivono numerosi cittadini di etnia Rom due ciclomotori e un motocoltivatore, risultati essere provento di precedenti furti. Gli oggetti sono stati riconsegnati ai legittimi proprietari e un rumeno di quarant’anni, con precedenti penali, è stato accusato del reato di ricettazione.


SFERRA UNA GOMITATA ALLO ZIGOMO DI UNA DONNA IN STATO DI GRAVIDANZA E FINISCE ALLA SBARRA: LO “SCONTRO” IN PASSEGGIATA RISALE AL 2007

Per un tentativo di conciliazione il Giudice di Pace ha rinviato all’udienza del 4 giugno prossimo. Intanto stamattina al processo che vede come imputato un ragazzo, e come parte offesa una giovane madre, c’erano solo i rispettivi legali, Roberto Orlandi e Luca Picchi. Il brutto fatto, che costò alla donna, all’epoca al secondo trimestre di gravidanza, un trauma allo zigomo destro, risale al giugno del 2007. La signora era a bordo della sua macchina, una Toyota, e stava percorrendo la via Leonardo da Vinci, quando arrivata all’incrocio con il lungomare, fermandosi regolarmente allo stop, si immise sul viale Manin girando sulla sua sinistra, in direzione di piazza Mazzini. Il giovane, a bordo di uno scooter, stava viaggiando a velocità elevata, a quanto riferito dalla querelante. Nessun segno di frenata, nessun incidente. Ma l’aveva seguita, raggiungendola e una volta vicino al finestrino le aveva urlato “sei rincoglionita? Ora ti do un cazzotto”. La donna si era fermata, impaurita, davanti all’hotel President, ma il ragazzo, nonostante il pancione, ben visibile come dalle foto prodotte nel fascicolo, le aveva sferrato una gomitata al viso e poi se era andato. Presa la targa, e acquisita la testimonianza di un addetto dell’albergo aveva poi presentato una denuncia.


AGGRESSIONE IN UN LOCALE, VIA AL PROCESSO

La gelosia è una brutta malattia. Soprattutto quando diventa ossessione, o possessione. A finire alla sbarra, con l’accusa di lesioni, è stato un giovane viareggino, difeso dai legali Alessandro Guardone e Eva Benedetti, che a quanto sostenuto dal querelante lo avrebbe malmenato solo per aver salutato la sua findanzata. “Ero al Frau con un amico – era una sera di novembre, di quattro anni fa – e verso le quattro di mattina volevo andare alla mia auto per lasciare il giaccone. Appena arrivato alla porta mi sentii arrivare un cazzotto in pieno viso”. Per il forte dolore il ragazzo cominciò a barcollare, appoggiandosi con la schiena alla parete esterna del locale, ma riuscì a intravedere un ragazzo che conosceva solo di vista che lo fissava negli occhi con aria soddisfatta. Dopo l’aggressione, soccorso subito dal personale della discoteca, vista la gravità delle lesioni al viso, si era recato al Pronto Soccorso, dove gli fu riscontrato un trauma con ferita lacero contusa alla radice del naso e alla palpebra, oltre alla frattura dello zigomo. Prognosi oltre 30 giorni. Del fatto aveva raccontato tutti i particolari al fratello, descrivendo la faccia di quel tipo che lo aveva fissato negli occhi e che qualche settimana dopo aveva poi rivisto al Frau e che se l’era presa con un altro amico, solo per un saluto alla fidanzata. Aperto per le questioni preliminari, il processo è stato rinviato al 17 febbraio.


PARCHEGGIO FAI DA TE DIETRO PALAZZO DELLE MUSE, LA PROTESTA ARRIVA DA UN NOSTRO LETTORE

Parcheggi gratis? Si, ma non per tutti. Meno me che mai per i lavoratori, costretti a metter mano al portafogli per un abbonamento, o per pagare la sosta con la tariffa oraria.

Da quanto immortalato in qualche clik sembra che “qualcuno” abbia trovato l’escamotage per fare il “portoghese”. Intorno a mezzogiorno nel cortile di Palazzo delle Muse era parcheggiata un’auto, e il tagliandino posto sul parabrezza riporta la scritta Gamc, e un nome.

Non è un tagliandino timbrato, e ufficiale, ma solo un bigliettino. E le proteste su questo caso di parcheggio “privilegiato” non sono mancate anche stavolta


METTE ON LINE FOTO EROTICHE, ALLA SBARRA: LA RAGAZZA DENUNCIA TUTTO AI CARABINIERI E IL SUO EX FINISCE SOTTO PROCESSO

Erano stati regolarmente citati, ma i due testi della difesa non si sono presentati all’udienza di ieri davanti al giudice Nidia Genovese. Cosi, la terza udienza che vede sul banco degli imputati R.M.,un trentenne lucchese difeso dall’avvocato Osvaldo Papa e accusato di diffamazione aggravata nei confronti della ex ragazza è saltata, e il processo è stato rinviato al 23 febbraio. Alle precedenti udienze erano stati sentiti sia la parte offesa che i carabinieri del Nucleo Investigativo di Viareggio, dove la giovane si era rivolta per presentare una denuncia contro ignoti. I due avevano avuto una storia, a cavallo tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, poi si erano lasciati. Durante la breve relazione, e mentre facevano sesso in macchina, erano stati scattati alcuni click, con una digitale, anche con l’autoscatto. A distanza di mesi dalla fine della relazione, per la ragazza era poi cominciato l’incubo: prima una serie di telefonate anonime, poi anche e-mail con foto di particolari intimi, di decine e decine di uomini da tutto lo stivale, isole incluse, che le chiedevano di fare sesso. Poi la tragica scoperta, grazie ad alcuni amici: su internet, scaricate con Emule, giravano da tempo alcune sue foto in atteggiamenti inequivocabili, accompagnati da nome, cognome, indirizzo, telefono e e-mail. Una foto, poi, era stata addirittura stampata e affissa ai cancelli dell’azienda dove lavorava il nuovo fidanzato. Foto “senza veli”, con immagini di sesso sfrenato, che sarebbero dovute rimanere un segreto, una cosa intima tra i due che se le erano scattate, erano invece finite in pasto al mondo e tra gli appassionati di internet in migliaia le hanno potuto vedere, digitando una parola chiave, che i militari dell’Arma dopo le indagini, avevano scoperto essere “porcelli gemelli”. Come spesso accade la ragazza l’ha saputo per ultima – ci sono alcune tue foto osè on line – e sotto chok è andata dai Carabinieri. Alla prossima udienza, oltre ai testimoni della difesa sarà sentito anche l’imputato. Intanto la ragazza si è costituita parte civile con l’avvocato Massimo Domenici, per il risarcimento dei danni morali: le foto non sono state inserite in un sito, ma messe in rete con un programma di condivisione tra utenti, e possono essere sui pc di migliaia di persone in condivisione in tutto il globo.

Letizia Tassinari