E’ finita con una sentenza di condanna al solo pagamento di un’ammenda di centocinquanta euro una storia di molestie sessuali a mezzo del cellulare. Il Pm aveva chiesto due mesi, ma l’ imputato, contumace e difeso dall’avvocatessa Marisa Gargiulo, ha potuto beneficiare dell’indulto. “Chi sbaglia paga”, ha risposto in aula la parte offesa alla domanda di rito del giudice monocratico se intendesse, prima di aprire il dibattimento, rimettere la querela. Un processo forse “imbarazzante”, anche per lo stesso Pubblico Ministero che durante l’udienza ha dovuto porre al ragazzo numerose domande per ricostruire tutta la vicenda che nel 2005 lo aveva costretto a rivolgersi alla caserma dei Carabinieri per presentare una denuncia. I due, nel febbraio, si erano frequentati per due settimane: “una breve conoscenza affettuosa”, alla quale però aveva fatto seguito “un lungo periodo da incubo”, durato qualche mese, e finito solo con la presentazione della querela. “ Mi mandava foto, via MMS, di particolari intimi del mio ex, con il quale ho avuto una storia di due anni”. E alla foto il molestatore aggiungeva frasi ammiccanti, “Lo riconosci? Chi è?”. Due, anche quattro volte al giorno. Poi erano iniziati anche i danneggiamenti, con scritte sul muro e la porta di casa, una bella viareggina in pieno centro. Ma se il mittente delle molestie sessuali a mezzo cellulare era certo, dell’imbrattatore nessuna prova. Il pubblico ministero, ieri, aveva chiesto la condanna a due mesi. Grazie all’indulto l’imputato se l’è cavata con la sola pena pecuniaria.
![]()

Una storia bianca, quella di Matteo Valenti, morto a soli 23 anni, bruciato vivo nell’incendio sviluppatosi nella fabbrica Mobiliol, dove lavorava come apprendista, da pochissimo tempo. 
Ieri mattina ricorreva il V anniversario, e in molti hanno voluto ricordare quel tragico incidente sul lavoro che è costato la vita ad un ragazzo con un sogno, quello della vita, deponendo un mazzo di fiori davanti alla “fabbrica assassina”. Quell’8 novembre di cinque anni fa, alle nove in punto, lo scoppio, un boato, e un inutile grido di disperazione di un ragazzo il cui corpo stava bruciando. Solo, senza via di fuga. Dopo quattro giorni di agonia Matteo mori al Gaslini di Genova, a causa delle profonde ustioni riportate, Poi il processo, conclusosi con un patteggiamento a 20 mesi, il 18 ottobre del 2006. Ma il Comitato Matteo Valenti, nato il 20 dicembre del 2005, non si arrende e contina anche oggi la sua battaglia per la sicurezza sui posti di lavoro.
Da ieri Viareggio è tappezzata di manifesti: il lavoro non può, e non deve, uccidere. E questo bisogna continuare a gridarlo, fino a quando qualcuno ascolti, capisca e cominci a cambiare tutto. L’iniziativa del Comitato, per quest’anno scolastico, sono una serie di lezioni e seminari sulla sicurezza nei posti di lavoro, e un libro: “Una storia bianca….quella di Matteo”.
Giornata da dimenticare, quella di ieri. Per tutto il litorale, sul quale si è abbattuta un’ondata eccezionale di maltempo che ha colpito in particolar modo la Versilia, con piogge intense e vento di libeccio che hanno divelto piante e rami. Ad originarla è stato l’arrivo sulla Toscana di una profonda depressione di origine atlantica. In Versilia super lavoro per i Vigili del Fuoco, che hanno dovuto effettuare decine di interventi soprattutto per rimuovere piante rami abbattuti dalle raffiche violentissime. Sulla passeggiata di Viareggio il vento ha fatto cadere anche alcuni pezzi dell’orologio panoramico. Danni anche a tende e arredi di bar e negozi. L’episodio più grave ha però riguardato Torre del Lago, investita intorno alle 16 da una vera e propria tromba d’aria. Non si sono registrati casi particolari di allagamento, ma per tutta la giornata il personale delle amministrazioni comunali, e quello della Salt sull’autostrada, è stato impegnato senza soste. Riguardi alle previsioni per i prossimi giorni l’ondata di maltempo, a detta degli esperti, proseguirà ancora per un po’. Il sole potrebbe fare capolino a partire da giovedì, seguito da nuovi peggioramenti nel corso del fine settimana. In serata il sindaco di Viareggio ha inoltrato una nota per ringraziare i volontari e le squadre di soccorso per la tempestività degli interventi.
Giallo sul viale dei Tigli.
Il corpo senza vita di un uomo privo di documenti, trovato sdraiato sull’asfalto in una pozza di sangue, ha tenuto impegnati i militari dell’Arma per tutta la mattinata di ieri, fino a quando, nelle prime ore del pomeriggio, grazie a un riscontro delle impronte digitali, è stato possibile accertarne l’identità: Walid Alidi, tunisino di trentatrè anni, da poco uscito dal carcere di san Giorgio, a seguito di un arresto per rissa avvenuto nel maggio scorso a Torre del Lago. A scoprire il cadavere, alle prime luci dell’alba, pochi minuti dopo le sette, è stato un volontario della Misericordia della frazione pucciniana che stava accompagnando un paziente all’Ospedale Unico “Versilia”. Il volontario ha subito fermato il mezzo ed è sceso, allertando sia il 118 che il 112. Il personale dell’ Automedica ha riscontrato sulla salma ferite alla testa, mentre sul viale dei Tigli sono confluite le pattuglie dei Carabinieri di Viareggio e i Vigili Urbani. 
Da subito il sospetto degli investigatori è stato quello che l’uomo fosse uno straniero, di quelli, senza fissa dimora, che trascorrono la notte nella pineta di levante, e che lo stesso fosse stato investito da un’auto pirata.
Il titolare della vicina pizzeria La Lecciona aveva subito riferito ai militari dell’Arma di aver dato da bere ad uno straniero che viveva ramengo nella zona e che forse poteva trattarsi della stessa persona. “Magari sotto l’effetto dell’alcol si è incamminato a piedi lungo il viale e poi è stato preso in pieno da una macchina, datasi alla fuga”. Sospetti, entrambi, che sono stati confermati dagli esiti degli esami fotodattiloscopici e dal ritrovamento ai bordi del viale di alcuni pezzi di un paraurti di una macchina, sulla cui marca e modello gli inquirenti mantengono per il momento il massimo riserbo. La caccia al pirata della strada è aperta, anche se il maggiore Andrea Pasquali e il tenente Fabio Truddaiu contano sia sulle telecamere installate sul viale dei Tigli che sul senso civico dell’investitore, che potrebbe presentarsi spontaneamente, e di chi, di passaggio, possa essere stato presente al momento dell’impatto. Il 30 maggio scorso un altro incidente provocato da un’auto pirata, il cui conducente non è ancora stato rintracciato, costò la vita a Cristiano Ratti, di soli 31 anni. L’esame autoptico disposto dal pubblico ministero di turno, Giuseppe Amodeo, verrà effettuato lunedi.