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“E’ morto Gino Doné , partigiano della laguna veneta , compagno di Ernesto Guevara e di Fidel. E’ morto all’eta’ di 83 anni un grande esempio di rivoluzionario , il compagno Gino Doné .Se n’è andato nella notte di pasqua , nella prima notte di primavera , lì dove era nato a San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Era una specie di ultimo dei mohicani : figlio di contadini , aveva fatto impazzire i fascisti nella laguna durante la Resistenza e poi aveva fatto tutti i mestieri del mondo prima di interessarsi degli eventi cubani . Era fra gli 82 guerriglieri che salparono col Granma e portarono la sfida decisiva ai fascisti di Batista, il quale , servo della C.I.A. e della mafia italoamericana , fece di Cuba quel bordello e quella sala da giochi per ricchi americani che era prima della Rivoluzione.Grazie alla sua conoscenza ed esperienza della guerra partigiana gesti’ con abilità e serietà uno dei gruppi militari in cui era divisa la spedizione.Grande conoscitore di armi istrui’ anche il Che al quale in una occasione salvò anche la vita , quando questi si attardò durante la marcia verso la Sierra per un attacco di asma e Fidel lo mandò indietro per recuperarlo.Poi iniziò un lavoro di spionaggio, anche con Aleida March, futura moglie dI Guevara. In seguito ha svolto del lavoro in giro per il mondo per Cuba ma di questo non ha mai ( giustamente ) voluto parlare. Pur essendo uno dei guerrieri più indomiti per la rivoluzione , uno che insieme a pochi altri aveva contribuito a creare quella enorme invincibile spina nel culo per gli U.S.A. che e’ CUBA , Giulio ha passato in seguito la sua vita in modo normale , senza rilasciare interviste o speculare in alcuno modo sul suo passato mantenendo un tale ed assoluto riserbo da creare del mistero sulla sua vita successiva. Un uomo che ha avuto una vita così straordinariamente avventurosa e che ha scelto la sobrietà, merita sicuramente di essere conosciuto meglio da tutti coloro che sono alla ricerca di esperienze di vita vissuta basata su grandi valori. In un’epoca dove tutto viene sacrificato alla necessità dell’apparire, Gino Donè Paro è sicuramente da considerare, non foss’altro che per questo, una persona straordinaria. Di lui uno dei comandanti della Rivoluzione , Jesús Montané Oropésa, un giorno disse “Gino era il più adulto, il più serio, il più disciplinato; dopo la vittoria non ha mai cercato privilegi; ha preferito diventare (anzi, rimanere) un giramondo”. Io posso solo dire di averlo conosciuto tempo fà a Milano e di aver visto nei suoi occhi e nel suo parlare l ‘odore ed il sapore di un tempo e di un luogo che e’ scritto per sempre dentro di me , nei miei sogni e nella mia vita , con caratteri che non si cancelleranno mai. Un grande esempio di vita e di coraggio umile e proletario , in qualche modo irripetibile .Che la terra ti sia lieve compagno Gino, per sempre resterà il tuo esempio: e’ morto un partigiano ne nascono altri cento”.
De la Serna
Le notizie che seguono sono tratte da alcuni siti delle associazioni di amicizia con Cuba e dal webalice , e tutte fanno riferimento all’archivio storico delle FAR: ho cercato di sintetizzare piu’ possibile gli eventi ormai noti ma che comunque ti scrivo per facilitartene l’uso che vorrai farne ( anche nessuno). Coltivo la segreta speranza che qualcuno di coloro che dovessero leggere queste poche notizie possa scuotersi dal caldo della propria tana , dal comodo agio del proprio orticello e la pianti di concedersi l’ingiustificato lusso di vacillare nella propria convinzione.
Non é piu’ tempo di fuggire e nascondersi.
A CUBA, nell’archivio storico delle FAR (Forze Armate Rivoluzionarie) c’è un dossier su GINO Donè Paro, l’unico europeo partecipante al “Desembarco del Granma” del 1956. Di due anni più vecchio di Fidel Castro, Gino è nato da genitori braccianti il 18 maggio 1924 a Monastier di Treviso, vicino a Venezia. Dopo le scuole va nei militari, e l’ 8 settembre 1943 è a Pola. Torna a casa e diventa partigiano con la Missione Nelson e con il Comandante Guido, un ingegnere milanese italo-americano operante nell’area della laguna veneziana. Gino a fine guerra riceve un encomio dal Generale Alexander, e poi emigra a Cuba passando dal Canada. Nel 1951 lavora all’ Avana come carpentiere nella grande Plaza Civica : l’attuale Plaza de la Revoluciòn.Nel 1952 Gino si fidanza con Olga Norma Turino Guerra, giovane rivoluzionaria di ricca famiglia cubana, abitante nella città coloniale di Trinidad, amica di Aleida March di Santa Clara, futura 2.a moglie del Che. Con esse due anni dopo Gino entrerà nel “Movimento 26 Luglio”, chiamato con la sigla “M-26-7″, dalla data dell’assalto dei castristi (26 Luglio 1953) a caserme di Bayamo e Santiago de Cuba. Nel 1954 Gino si sposa. Poi nel 1955 e nel 1956, diventato tesoriere del “M-26-7″ di Santa Clara, viene incaricato dal dirigente Faustino Perez di portare dollari in Messico, dove lo attende Fidel che deve comperare il battello Granma. Gino qui diventa molto amico del Tenente Medico (asmatico) Ernesto Che Guevara, il quale gli confida che se non avesse incontrato Fidel egli sarebbe emigrato in Italia per specializzarsi in “anti-asma” a Bologna. Gino diventa amico anche di Fidel e di Raul e, in quanto ex partigiano, collabora agli addestramenti militari. Quindi il 25 novembre 1956 egli parte dal porto messicano di Tuxpan tra gli 82 patrioti del battello Granma. A bordo il suo grado è quello di Tenente del Terzo Plotone comandato dal Capitano Raúl, fratello di Fidel. Gli 82 sul Granma erano: 78 cubani, più un argentino (Che), più un messicano (Alfonso), più un domenicano (Ramon), più Gino (detto El Italiano). Sul passaporto italiano c’è scritto Gino Donè, ma all’anagrafe cubana, quando si è sposato, è stato registrato col nome di Gino Donè Paro, cioè anche con il cognome materno. Dopo lo sbarco del 2 dicembre 1956, ai piedi della Sierra Maestra, e dopo il massacro di Alegria de Pio (dove circa la metà degli 82 vengono catturati e assassinati dai batistiani) Gino torna a Santa Clara, dove durante le festività natalizie partecipa ad alcune azioni di sabotaggio assieme alla guerrigliera Aleida March. Ma nel gennaio 1957 riceve l’ordine dal “M-26-7″ di andare all’estero salpando con una barca da Trinidad. Dopo mezzo secolo Gino ha rilasciato un’intervista al giornale italiano Liberazione, pubblicata il 5 ott. 2006, dove egli ha detto che: “Dopo il Desembarco del Granma, noi superstiti abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, chi in una forma e chi in un’altra. Io che ero straniero ero il più indicato per starmene lontano e fare ciò che nella Sierra non avrei potuto fare. C’era bisogno di collegamenti, notizie, informazioni, soldi, armi, e di molte altre cose ancora. Così, chi con armi e chi senza armi ha fatto quello che doveva fare. E anch’io”. ………. Nel maggio 1996, alla Fiera Turistica di Varadero, a Cuba, il Comandante Jesús Montané Oropésa,”moncadista-granmista” da sempre assistente di Fidel, durante una breve intervista con Gianfranco Ginestri, disse di lui: “Gino era il più adulto, il più serio, il più disciplinato; e dopo la nostra vittoria non ha mai cercato privilegi; e ogni tanto ci telefoniamo”. L’ultima volta che Gino è andato ospite a casa di Montanè è stato in occasione del 40° del Desembarco, nel novembre-dicembre 1996. Poi Montanè è morto all’Avana nel 1999. Nel 2003 (senza figli e vedovo due volte: della cubana Olga Norma e della portoricana Tony Antonia) Gino è andato a vivere a Noventa di Piave, vicino a San Donà, in provincia di Venezia, dalla nipote Silvana. All’Avana è in contatto con il suo amico granmista Arsenio Garcia Davila, con il quale è andato alla sfilata del 1° Maggio 2004 (dov’è stato decorato); poi il 18 maggio è tornato a Venezia dov’è stato festeggiato il suo 80° compleanno dai Circoli Italia-Cuba del Veneto, da diverse organizzazioni amiche di Cuba, e dall’Anpi. Per il suo 81° compleanno, nel 2005, è stato ospite a Firenze della Fondazione Italiana Ernesto Guevara. Per l’ 82°compleanno, nel 2006 a Bologna, è diventato socio onorario del locale circolo dell’Ass-Italia-Cuba. Nel 2006 si è recato spesso a Cuba, per partecipare alle celebrazioni del 50° del Desembarco del Granma. Nel 2007 a Cuba e in Italia sono usciti due dvd sul tema “Gino Donè Paro: dalla Resistenza alla Revoluciòn”.
Caro amico De la Serna, come vedi l’uso che ho fatto del tuo scritto è stato di pubblicarlo sul mio blog.
Con affetto…
Letizia Tassinari
Gracias compagneros..
a ti de aver vivido
e a ti de non dejar che pase el olvido…che arrastra los suenos….
violeta….
Hola Violet…como estas?
Besos.
Letizia
y tu?
un apretòn !!!!
GRACIAS…muy bien.
Letizia
Stanotte a Roma eccezionalmente c’é una nebbia che si taglia con la lama e poco fà a momenti investivo un gatto nero sbucato come dalla panna montata : ho lasciato 5 metri di gomma “strisciata” sull’asfalto per evitarlo…
quando sono sceso a vedere mentre lo accarazzavo il piccolo puma nero m’ha graffiato il polso e m’ha morso il dorso della mano e poi con un miagolio che sembrava un sibilo e’ scappato ( pareva l’inizio di una storia di dylan dog…) .
L’ultima volta che un gatto mi ha mezzo scarnificato un braccio – perché l’ho strapazzato troppo palpeggiandogli la pancia – poi ebbi un paio di situazioni fortunate … chissa’ che non si ripeta, UNA SPECIE DI GATTO CAGLIOSTRO che forse evoca il maligno, il grande capro, XABARAS.
Vieni o xabaras dammi la forza di uccidere il mio senso di colpa cattolico e smerdare per sempre la chiesa vaticana,ovvero il male assoluto o quasi…
Buona notte alle due streghe..
d.l.s.
Io sono una gattara…
(Crede la gente.. la verità e che sono i gatti che si occupano di me.. !!)
Posso dunque rassicurarti sul loro linguaggio: il mordere e graffiare è un sintomo di affetto e passione sfrenata.. poco capaci de sentimenti tiepidi!
Io sono piena di segni del loro indiscutibile affetto!
Un po strega , a forza di frequentarli spero di essere diventata..
Fammi concentrare .. ti faccio una predizione……
Vedo vedo.. soprattutto nel tuo futuro un tuo blog… mi riconfermano i gatti. ( quello nero per prima) che sei un ottimo comunicatore.. che hai tante cose da dire ,raccontare… interessanti e con un linguaggio ben personale..
Scrivere è anche un buon veicolo per esorcizzare i sensi di colpa… ( soprattutto si rimandi il “carico “agli str……) e smerdare il cattolicesimo.. non guasta mai.. adelante!!!
Gli amici aspettano..
Ps. Niente salamalechi ipocriti.. tranquillo… i mici non me lo permettono..
Anni fa durante una chiacchierata, un amico mi disse perentorio: “tu hai un gatto”.
Alla mia sorpresa domanda su come facesse a saperlo, mi disse sorridendo: “le tue mani parlano chiaro”.
All’epoca la mia gatta era piccola e particolarmente vivace e desiderosa di giocherelleare con tutto ciò che le capitasse a tiro.
Adesso è in quel particolare periodo della vita, in cui è nel pieno della sua forza ma si avvicina una vecchiaia che potrebbe essere difficile, data la sua mole leonina (quando abitavamo vicino ad un giardinetto, dopo due giorni di permanenza manco i gatti maschi si azzardavano ad attraversare il suo territorio né tanto meno a farle la corte).
Ogni tanto molla dei bei graffi, ma fortunatamente per lo stato della mia mano misura bene la forza: sa che non abbiamo peli e dunque siamo piuttosto delicati, in fin dei conti…
i gatti si fanno i cazzi loro, sono indipendenti ed hanno con l’uomo un sincero rapporto di sfruttamento ( quello dell’uomo ) che sorprende , ribalta le aspettative e li rende interessanti…quasi rivoluzionari
i cani sono dipendenti , teneri fessacchiotti , fedeli e conservatori, pronti ad immolarsi per il loro padrone…un pessimo esempio, insomma, di subalternità…
se fossi un gatto avrei 7 vite e me ne sarei giocate già 4 o 5 ( ci sono varie scuole di pensiero su quante me ne sono rimaste)…ma questa e’ un altra storia.
Saludos a todos caballeros
d.l.s.