COMUNE DI VIAREGGIO: ex Assessori in ritirata

Deserto ieri a Palazzo Comunale. Nei corridoi del Comune regna il silenzio. Negli uffici solo gli impiegati, quelli di ruolo. La ritirata dei politici è cominciata. Nelle stanze degli Assessori il niente. Solo Gianfranco Di Fonzo, l’ Assessore alla mobilità, Fabrizio Manfredi, l’Assessore all’Urbanistica e Franco Pulzone, l’Assessore al Turismo, sono ancora impegnati a fare le valige e a consegnare chiavi e cellulari di servizio. La sconfitta del centro sinistra è un boccone amaro da digerire. “ E’ una sconfitta dura e triste – afferma Di Fonzo, l’assessore del Piano della Sosta. “ Abbiamo avuto poco tempo per far capire agli elettori quanto di buono in questi dieci anni l’Amministrazione Marcucci ha fatto. L’unica cosa da fare è impegnarci a rilanciare il Pd e tutta la sua classe dirigente, estinguendo i deleteri contrasti tra le diverse anime del Partito”. Un lavoro questo da far partire subito, fa intendere, per fare una politica unita al fine di correggere gli errori fatti e senza fazioni. Per l’Assessore Manfredi Viareggio ha solo risentito del “ vento generale a livello nazionale” pur ammettendo che “la sconfitta ha cause soggettive”. “ Io per dieci anni sono stato in prima linea – afferma – e ritengo che la causa di fondo sia che da tempo le forze di centro sinistra non abbiano saputo adoperarsi per distinguersi e attaccando quanto di sbagliato nell’Amministrazione Comunale, Rifondazione Comunista in primis”. L’opposizione di Rifondazione è stata per Manfredi “ uno sparare sul pianista” che invece che produrre benefici ha castigato il risultato delle elezioni. “Il non aver avuto, tutti insieme, l’orgoglio di rivendicare il nostro operato di dieci anni, è stato offrire su un piatto d’argento il risultato all’avversario”. Secondo Manfredi, e affermando questo risponde al Segretario Gianni Giannerini che per la secca sconfitta del Pd attribuisce parte della colpa all’aver perso tre settimane nelle primarie mentre Lunardini già faceva campagna elettorale per la sua candidatura a Sindaco, le primarie sono state esse stesse campagna elettorale che hanno anzi invitato ad essere piu’ competitivi. “ Sono sempre stato per l’unità della sinistra – sostiene l’ex assessore all’urbanistica – ma non quella di facciata o di sbarramento all’avversario. Quello con Sinistra l’ Arcobaleno è stato un “apparentamento della disperazione”. La città lo ha capito. “ Era inevitabile che la destra vincesse”. Franco Pulzone è il piu’ rammaricato: “ Il palazzo era inevitabile lasciarlo, proprio perchè si sono fatti diversi errori tra cui quello di non essere stati in grado di capire cosa volessero i cittadini”. “ Questo è accaduto – afferma l’ Assessore al Turismo uscente – perchè i richiami da me effettuati in giunta sono rimasti inascoltati, soprattutto da chi era al comando e lentamente ci siamo persi” . La sordità di chi era al Comando, insomma, e quindi non si poteva che avere questo risultato. “Unito a ciò – continua Pulzone – c’è stato il caos politico fatto dalla sinistra sulla discontinuità attraverso guerre intestine fatte solo di invidie e con la presunzione di poter essere loro preposti alle nuove postazioni di guida e solo perchè chiedevano il cambiamento, senza vedere ciò che di buono era stato svolto. La sinistra invece doveva avere la sensibilità di capire cosa bisognava fare per cogliere il grido della gente, come la sicurezza, il decoro urbano, la pulizia delle strade, l’insoddisfazione per la presenza dei troppi extracomunitari irregolari che hanno occupato l’intera città”.In ultima analisi Pulzone richiama anche il piano della sosta che “è stato voluto per forza, senza avere attenzione alla realtà economica del territorio che richiede parcheggi sotterranei, a silos, con una organizzazione diversa ed utile a dare risposte adeguate, utili a poter continuare ad esercitare le proprie attività consolidate negli anni, senza appesantirle ulteriormente per la crisi economica Nazionale che sta piegando le gambe al turismo”. Una sinistra oggi che si lecca le ferite, che ha perso a causa della propria sordità e che forse, se avesse avuto la forza di far indietreggiare i due candidati trovandone un terzo, non avrebbe perso definitivamente la credibilità della gente.

Letizia Tassinari

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