PRECARI DEI CALL CENTER: OFFERTI CONTRATTI A TERMINE PER CHIUDERE LE VERTENZE. MA LE SENTENZE PARLANO CHIARO

Nella provincia di Lucca tanti sono i lavoratori precari, soprattutto addetti ai call center. Molte sono le ispezioni avviate dalla Direzione Provinciale del Lavoro nel regno del precariato, molte di esse concluse con il disconoscimento del contratto a progetto applicato ai operatori telefonici, come nel caso dei due call center Data Center sas di Pagnini Marco e Dial com srl. Alcuni lavoratori precari hanno da alcuni mesi avviato una azione legale davanti al Tribunale di Lucca , sezione lavoro, per ottenere il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e le differenze salariali e contributive spettanti da Contratto Collettivo Nazionale. Secondo una recente pronuncia della Corte di cassazione, indici di subordinazione dei dipendenti telefonisti dei call center, che potranno essere presi in considerazione dal giudice di merito sono: l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro, il connesso controllo sull’esito e sul numero di telefonate, il rispetto di un preciso orario di lavoro ,l’utilizzo di attrezzature e materiali di proprietà della società, l’assenza del rischio d’impresa, la continuità della prestazione, la cadenza e la forma della retribuzione. La presenza di tali elementi , comuni a tutti ai lavoratori del settore dei call center, esclude che il rapporto di lavoro possa configurarsi come autonomo, essendo invece riconducibile alla subordinazione. La Cassazione ha pertanto confermato una pronuncia della Corte d’appello di Venezia che aveva riconosciuto come subordinato il lavoro di 15 dipendenti di una società e non, come sostenuto da quest’ultima, di natura autonoma.
Nella pronuncia in esame secondo la Suprema Corte , i giudici di merito “hanno ritenuto sussistente la subordinazione per il fatto che le lavoratrici erano tenute ad osservare un orario, che dovevano giustificare le assenze, che si avvalevano di attrezzature e materiali forniti dalla societa’ e che si dovevano attenere alle direttive del datore di lavoro”. Tali circostanze, secondo la Cassazione, “sono state ritenute dalla Corte (di merito) con un apprezzamento in fatto congruamente motivato e non suscettibile di riesame in sede di legittimità, sintomatiche dello stabile inserimento delle lavoratrici nell’organizzazione aziendale e prova della natura subordinata del rapporto di lavoro”. Con tali motivazioni la Suprema corte ha respinto il ricorso di una società del settore pubblicitario, che si era vista condannare in seconde cure al pagamento all’INPS dei contributi evasi, mai versati sul presupposto che le lavoratrici impiegate all’interno del call center non fossero lavoratrici subordinate, ma autonome. Viene da chiedersi percio’ perche nonostante gli esiti delle verifiche ministeriali che hanno disconosciuto i contratti a progetto, e le cause pendenti di diversi lavoratori, alcune aziende continuino imperterrite ad applicare il contratto a progetto impunemente. Dal momento che la Giurisprudenza, adesso, parla chiaro…

Letizia Tassinari

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