Lavoratori a “progetto” una piaga da terzo mondo. L’Ugl risponde alla Cgil. E, a difesa dei veri precari, parla anche un precario

Anche l’Ugl, Unione Generale Lavoratori scende in campo sul tema dei precari del call center. Tutto parte dall’articolo apparso sul corriere di venerdi. Quello dell’odissea della ragazza del call center in cerca di risposte ai Sindacati, almeno a quelli appartenenti alla Santissima Trinità, Cgil, Cisl e Uil. Il dramma dei lavoratori a progetto non sembra trovare soluzioni, sono sempre di più i lavoratori che si vedono costretti a prestare attività lavorativa a basso costo e senza tutele. Problematica questa che sembra essere stata dimenticata dopo la sfortunata legge Finanziare del 200. “Legge Finanziaria – dice Giuseppe Priolini, il responsabile dell’Ufficio Vertenze dell’ Ugl – voluta dal Governo Prodi al solo fine di riempire le casse statali e proteggere l’universo dei Call Center dalle sentenze giurisprudenziali che, dichiarando la non genuinità dei contratti a progetto, le avrebbero costrette al riconoscimento del lavoro subordinato. Proprio da quella Legge Finanziaria e dalla vergognosa distinzione tra contratti “in bound” e “out bound”, prevista dalla circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 17 del 14.06.2006, si è determina una situazione ancora più complessa e penalizzante. Situazione che il Sindacato UGL combatte in maniera specifica e diretta senza omologare i contratti a progetto ai lavoratori a tempo determinato, ai soci delle cooperative o agli interinali; infatti, le migliaia di lavoratori e lavoratrici con contratto a progetto non sono solo precarie ma sono anche prive di ogni garanzia e con retribuzioni che si devono considerare, nei maggiori dei casi, a livello di sfruttamento”. Nell’ottica su esposta l’Ugl porta avanti una battaglia finalizzata al riconoscimento del lavoro subordinato e alla cancellazione del contratto a progetto all’interno dei Call Center.” E non solo, visto che il contratto a progetto va di moda anche nei negozi di abbigliamento, bar e ristoranti.. “Non si possono accettare situazioni che, in palese violazione della normativa in essere, impongono ai dipendenti di svolgere la loro attività in precisi orari, subordinazione nei confronti del datore di lavoro e compensi che, comunque, violano la Legge”. E’ l’ articolo 1, c. 772 della Legge 296 del 2006 che prevede che, nel caso di collaborazione a progetto genuina, gli stipendi dei collaboratori devono essere proporzionati ai compensi normalmente corrisposti per prestazioni di analoga professionalità, anche sulla base dei contratti collettivi.nazionali di riferimento. Una battaglia di civiltà quella che l’Ugl, che conta oltre due milioni e quattrocentomila iscritti e che è un sindacato confederale, si sente chiamata ad affrontare e che secondo Giuseppe Priolini “non si può e non si deve limitare alle sole Società di Call Center ma va trasferita, in quanto obbligati in solido, anche ai committenti che, esternalizzando i servizi, ottengono personale a bassissimo costo che gli permette di incrementare a dismisura i propri profitti”. E cos’ che l’Ufficio Vertenze da lui diretto è riuscito a chiudere positivamente per il lavoratore precario numerose vertenze contro call center lucchesi. Dopo il comunicato della Cgil c’è anche Lorenzo, lavoratore precario che vuole dire la sua. “In prima linea contro il precariato è combattere i contratti truffa della Legge Biagi – ci dice al telefono – chi lavora con contratto a tempo determinato per anni e anni non è un precario in senso proprio: è comunque assunto con contratto subordinato, percepisce ratei di tredicesima, quattordicesima, ferie maturate e non godute, tfr, e puo’ beneficiare la disoccupazione, quella ridotta .Il precario no”. Secondo Lorenzo “la logica di alcuni Sindacati ha portato a fare fuori centinaia di migliaia di cococo nel pubblico per stabilizzare gente che lavorava subordinato ma a tempo determinato da magari 15 anni, ignorando quelli assunti con i contratti truffa”. “Immaginavo gia’ una reazione del genere Quando i sindacalisti fanno un comunicato loro per “gongolarsi” di quanto sono bravi…sono contenti di essere in prima pagina. Quando qualcuno li attacca con la verità “apriti cielo”. “Io sono un lavoratore precario, che tramite i sindacati non è mai riuscito ad avere giustizia. Onore alla Ugl…ce ne fossero. Intanto come entri alla Cgil ti chiedono subito “sei iscritto?” perchè se non lo sei manco ti degnano di uno sguardo, e se sei precario 50 euro, questa la cifra a me chiesta, pesano eccome..anzi proprio non gliela dai. Se poi ti iscrivi passano mesi e non sai nulla del tuo destino. Loro si giustificano con i tempi “burocratici”. Un avvocato alla Cgil ti fa aspettare mesi la preparazione di una causa di lavoro, poi ci si mette il tribunale, che fissa le udienze dopo minimo un anno. Poi sei vecchio, e i soldi ancora non li hai visti. Chiudere una vertenza senza andare in tribunale sta nella bravura, ma anche nella disponibiltà della persona che trovi. E Laura all’Ugl ne ha trovata una. Ma l’Ugl è ovunque? Cgil Cisl Uil, quelle sono dappertutto. E che fanno? vanno per fabbriche a vendere tessere”.

Letizia Tassinari

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2 Commenti Leave a comment.

  1. Ciao sono valentina da Taranto,purtroppo anche io mi trovo in una condizione precaria,ho lavorato in un call center per 2 anni con contratto a progetto,l’ultimo non mi e’ stato rinnovato dicendomi che c’era scarsa produzione e l’azienda aveva bisogno di fatturato. Lavoravo tutti i giorni per 6 ore al giorno con orari tassativi dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00. Il contratto a progetto non prevedeva vincoli di orario, di presenza, il dover sottostare a potere gerarchico invece succedeva tutto l’opposto, ogni assenza doveva essere giustificata,non avevo liberta’ di orari e ogni giorno il mio responsabile di sala ci dava il tormento, Sono andata via e’ mi sono rivolta all’ispettorato del lavoro facendo denuncia di sfruttamento presso questa societa’ e’ mi e’ stato detto che ci sono tutti i presupposti per inoltrare causa a questo call center,dopo di che munita di denuncia mi hanno mandata ad un sindacato e li mi hanno chiesto l’iscrizione di 30 euro e mi dicono che mi aiuteranno a vincere questa causa. Io poco ci credo ormai ho perso ogni speranza non credo piu’ in nulla comunque l’ispettorato ha fatto visita in questo call center interrogando quelle persone che ancora li ci lavorano,il sindacato dice che loro dovrebbero darmi dei soldi perche’ ero sotto pagata, e’ il riconoscimento non di un contratto a progetto ma subordinato credo si dica cosi’ in quanto i contratti che erano bimestrali avevano sempre lo stesso progetto ora io non so essendo ignorante in materia a chi rivolgermi.Se qualcuno puo’ darmi una indicazione io ringrazio anticipatamente.

  2. Vuoi un consiglio? Rivolgiti ad un avvocato di fiducia! Lo paghi, pero’ almeno ti segue.
    Letizia Tassinari


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