Convive more uxorio con un uomo per lunghi diciassette anni. Alla sua morte deve lasciare l’abitazione che con lui condivideva, ma decide di portarsi con sè sedici dipinti. Una delle figlie del defunto la querela per appropriazione indebita. Il giudice la assolve. Questo è quello di cui si è discusso ieri mattina al Tribunale di Viareggio. La donna accusata di aver sottratto i quadri è stata la compagna del noto pittore Maestro Fausto Liberatore che, alla sua morte, si è portata con sè alcuni dipinti, per ricordo dell’amore che l’ha legata all’ uomo, pur non essendo la legittima moglie. I diritti successori non esistono nelle coppie di fatto, che siano eterosessuali o meno. Le cinque figlie del maestro inizialmente pare avessero cercato un accordo in via privata per riavere i quadri del padre dalla “matrigna”, ma mentre questa si trovava all’estero, una di loro presenta comunque una querela per appropriazione indebita. Tra i sedici quadri oggetto del contendere ben quattordici ritraggono una figura femminile, e la modella è proprio la convivente. Per questo motivo la querela presentata dalle figlie viene parzialmente archiviata. Il procedimento penale resta però in piedi per quanto riguarda due dipinti, un autoritratto del maestro Liberatore e l’Isola di Tavolara, tra l’altro non firmati dal pittore. Dopo l’escussione della parte querelante e dei testi, è lo stesso Pubblico Ministero a chiedere l’assoluzione e il Giudice Unico dottor Gerardo Boragine assolve l’imputata per non aver commesso il fatto.
DENUNCIA LA MATRIGNA PER APPROPRIAZIONE INDEBITA: il giudice la assolve
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