“Droit de reponse d’un vu comprà”. ” Sono venuto da lontano, oltre diecimila chilometri, perchè pensavo di trovare condizioni migliori di vita rispetto al mio paese”. Il lavoro è sicuramente la ragione principale per cui si emigra da una nazione come il Senegal. Mohamed, il nome è di fantasia, è laureato in Matematica e Scienze, ha trent’anni. In Senegal ha lasciato una madre, casalinga, un padre che lavorava in un’azienda agricola e alcuni fratelli. Il più piccolo ha 19 anni, frequenta il liceo,e il prossimo anno si iscriverà all’Università. E’ a loro che Mohamed manda il denaro guadagnato a vendere borse in passeggiata, per non farli morire di fame. Il “nostro” vu comprà vive in Italia da quattro anni, parla tre lingue, il senegalese e il francese alla perfezione. L’ italiano lo ha imparato in Toscana. ” Lo so che la vendita dei prodotti contraffatti è illegale. Sono incensurato, ma non ho documenti e altro non posso fare. Qualcuno mi ha offerto di spacciare, avrei guadagnato molto di più che a vendere borse, ma non lo farei mai”. Mohamed non fuma, non beve e non si droga. E’ molto credente, e praticante. ” Per evitare di finire nella delinquenza ho deciso di vendere borse, provvisoriamente. In attesa di regolarizzare la mia posizione”. Ama l’Italia, che lo ha accolto, e all’ultima sanatoria ha provato a mettersi in regola, ma è rimasto fuori. In Italia oltre il 50% dei Senegalesi che oggi ha i documenti ha iniziato come clandestino, e con la vendita. “Oggi quei senegalesi sono diventati mano d’opera importante per l’economia italiana. Molti media parlano di noi come ignoranti, ma la maggior parte di noi è laureata. Tanti ci diffamano come persone pericolose, ma è falso”. Le statistiche parlano chiaro: nelle carceri nazionali di senegalesi ce ne sono pochi. Contro lo straniero si tende a fare di tutta l’erba un fascio. ” Questa campagna contro di noi è facilitata dal nostro silenzio. Per questo motivo ho deciso di parlare, non solo a nome mio ma anche a nome di tutti i miei fratelli. Essere clandestini non deve essere un handicapp per esprimersi”. Il diritto di espressione esiste, siamo in uno stato di diritto. ” Rispetto tutte le leggi italiane, vorrei rispettare anche quella che vieta il commercio della merce contraffatta. Per questo lancio un appello al sindaco di Viareggio, a quelli dei comuni limitrofi ma soprattutto ai politici nazionali: investite in Senegal, in aziende che assumano senagalesi.”. Il messaggio è rivolto anche ai signori Gucci, Loius Vitton e Dolce e Gabbana: ” In Senegal abbiamo tutti lasciato il cuore e siamo pronti a lasciare l’Italia e tornare nel nostro paese. Per lavorare”. “L’intervento di due sere fa, di nuovo nei confronti dei venditori ambulanti abusivi, ha messo a repentaglio l’incolumità di quanti si erano recati in passeggiata” . Inizia così il commento a caldo del segretario del Partito Democratico Giovanni Giannerini.“Per fortuna non è accaduto nulla. Questa volta. Ma le prossime?”. “ Insisto – prosegue Giannerini – non è con azioni dimostrative che si risolve il problema. L’obiettivo della giunta deve essere quello di collaborare con le Forze dell’Ordine per individuare i magazzini di rifornimento e stroncare alla radice il giro di criminalità organizzata italiana”. Non invoca tolleranza, il politico del Pd, ma ragionevolezza. Tra gli abusivi ci sono intelligenze e necessità emigrate per le condizioni di vita marginale alle quali sono costretti. “ Un comune non può risolvere problemi difficili anche per i Governi, ma il dialogo con i venditori per la ricerca di soluzioni di convivenza e l’assistenza per favorirne la regolarizzazione sono le linee di comportamento più adeguato. Spaventare cittadini e turisti con inseguimenti in passeggiata è lesivo dell’immagine della città e del turismo, e inumano nei confronti di cittadini di Paesi colonizzati e sfruttati”






















