Il Coordinamento delle Associazioni Animaliste aveva nei giorni scorsi denunciato quello che potrebbe essere il responsabile di atroci maltrattementi nei confronti di moltissimi cani. Una drammatica vicenda della quale secondo quanto denunciato sarebbe responsabile un uomo di quarantatrè anni residente nella provincia di Lucca che da anni ucciderebbe, bruciandoli, scuoiandoli, e sottoponendoli a indicibili sevizie, i cani. Girando per catturarli su di un furgone. Per segnalare la massima attenzione ai cittadini erano stati affissi ovunque due volantini, uno dei quali riportava i dati anagrafici completi, dal nome al cognome, la data di nascita e la residenza, la macchina con tanto di numero di targa. Una sorta di manifestino “wanted”, alla sceriffo americano, dove mancava solo la “taglia”. Il citato presunto responsabile dei misfatti ha presentato due giorni fa in Procura a Lucca una denuncia -querela contro ignoti per violazione della privacy, calunnia e diffamazione oltre ai reati che l’Autorità Giudiziaria dovesse ravvisare. L’uomo ha passato gli ultimi giorni a cercare i volantini disseminati per tutta Viareggio, trovandoli attaccati in bar e supermercati, negli uffici postali, sugli alberi e persino sui cassonetti dell’immondizia. ” Sono spaventato – ha affermato -, visto che l’insensato gesto di mettere in giro la mia foto, con tanto di nome e cognome ed indirizzo, mi ha gettato nello sconforto e nella paura di un linciaggio”. Secondo quanto affermato dallo stesso la “persecuzione” andrebbe avanti da tempo, tanto che l’uomo sarebbe stato costretto nel mese di settembre scorso a presentare un esposto alla Caserma dei Carabinieri di Viareggio. ” Evidentemente c’è una persona che mi assomiglia e che gira con un furgone, che io non ho, compiendo riprovevoli gesti nei confronti dei cani e che altri hanno scambiato per me”. Nella denuncia presentata due mattine fa in Procura l’uomo accusato nei volantini come l’assassino dei cani chiede che venga disposta con la massima urgenza la rimozione di tutti i manifesti affissi per Viareggio, la ricerca e la punizione dei colpevoli, riservandosi di costituirsi parte civile per i danni. ” Ho paura a girare per strada, visto che potrei trovare un esagitato che visti i manifesti potrebbe assalirmi”.
Letizia Tassinari
Vacanza rovinata da migliaia di “blatte”, parte la causa di risarcimento dei danni. A vedersi costrette a rivolgersi ad un legale sono state due sorelle, con i propri boy friends. Le due ragazze avevano vinto una considerevole somma al gratta e vinci e, vista la fortuna che le aveva baciate, hanno deciso di “investire” il denaro regalandosi un bel viaggio alle isole di Capoverde in compagnia dei loro fidanzati. Scelto il pacchetto per mille e duecento euro circa a coppia con un noto tour operator, è iniziata l’avventura. Si, perchè proprio di avventura si è trattato, visto che i sette giorni a Boavista, in un lussuoso villaggio, si sono trasformati fin dal primo giorno in un vero e proprio “safari” di caccia grossa alle centinaia di scarafaggi e cimici che quotidianamente invadevano le loro camere. Al loro arrivo al residence, quando le due coppie di fidanzati hanno preso possesso delle loro stanze da letto tutto era a posto: hanno sfatto le loro valige, si sono messi in costume e sono andati in spiaggia. L’incubo è iniziato al loro ritorno, quando aperte le porte delle loro stanze hanno trovato centinaia di cimici e scarafaggi di ogni genere in terra, arrampicate sui muri e sulle lampade, sui letti, sui mobili e persino in bagno. Avvisati i responsabili della reception, la direzione ha subito provveduto a mandargli il personale “armato”, con tuta e bombole di insetticida. Se il problema, dopo l’intervento a base di Ddt, sembrava per il momento risolto in realtà non lo era e. per tutti e sette e giorni della loro permanenza, l’invasione è stata continua, persino di notte, mentre erano a letto a dormire. Il direttore del residence ha provato a trasferirli in altre due camere, ma le blatte erano anche nei nuovi alloggi. Quello che doveva essere per i quattro ragazzi un viaggio da sogno, si è trasformato in un una lotta continua contro i “mostri”, che neanche la quotidiana disinfestazione riusciva a debellare. Al ritorno in Italia le due coppie hanno chiesto, tramite la loro agenzia di viaggi, spiegazioni e un risarcimento. “Come “scuse” ci hanno offerto un bonus sconto di 130 euro per l’acquisto di un nuovo viaggio”. Troppo poco, e le due sorelle con i rispettivi fidanzati, con tanto di foto e di filmati, si sono rivolte ad un noto studio legale, incaricando l’avvocatessa Paola Mannolini per far valere le loro ragioni.
Si è svolto ieri mattina presso la sottosezione della Polizia Stradale di Viareggio l’interrogatorio di M.M., il proprietario – conducente dell’Audi A4 Avant dal cui tetto si staccò la bicicletta che provocò, il 31 agosto dello scorso anno, la morte sull’autostrada A12 di Joel Pier Thierry Peroni, il giovane veterinario di Nizza che stava viaggiando a bordo della sua moto Suzuky Bandit. E’ stato lo stesso indagato a chiedere di essere ascoltato in merito al tragico sinistro mortale. Enrico Corucci, il pubblico ministero titolare dell’indagine, ha delegato per l’interrogatorio l’ispettore Capo Pier Giorgio Antognazzi, in forza alla Polizia Stradale diretta dal comandante Mario Merola. Ieri mattina alledieci in punto il noto scrittore ed editore fiorentino, indagato per omicidio colposo del veterinario, si è presentato alla sottosezione accompagnato da uno dei suoi legali, l’avvocato Massimo Neri del Foro di Lucca. Dopo circa due ore, intorno a mezzogiorno, è stato il suo difensore a riferire di aver depositato alcune perizie di parte, fatte effettuare da consulenti privati sul portabici.
Alla luce delle stesse, e di alcune dichiarazioni rese al funzionario di polizia dal mio assistito – ha affermato il legale – auspico che la Procura chieda ulteriori accertamenti, dopo che lo scorso 7 novembre il magistrato inquirente aveva firmato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari”. Da quanto trapelato si sarebbe fatalmente rotto uno dei “bracci” che dovevano tenere ferma la due ruote, L’ipotesi di reato contestato all’automobilista resta al momento quella di omicidio colposo.
Due giovani di ventuno e venticinque anni, M.M.e B.R., sono stati fermati due pomeriggi fa al casello di Viareggio. Agli agenti della sottosezione della Polizia Stradale diretta dal comandante Pietro Merola che li hanno fermati per un controllo mentre transitavano sulla A12 a bordo di una Wolkswagen Passat, i due hanno dichiarato di essere rumeni esibendo, il conducente, la patente rumena e, il passeggero, una carta di identità rilasciata dal comune di Livorno. La patente rumena è subito risultata falsa, presentando anomalie rispetto ai modelli originaria e i due sono stati accompagnati negli uffici del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Viareggio per essere sottoposti ai rilievi fotodattiloscopici. Dal responso Afis i poliziotti hanno potuto accertare che N.M.risultava avere due diversi alias, mentre R.B.era sconosciuto alle forze dell’ Ordine. Arrestato con l’accusa di possesso di documenti falsi, falsità ideologica, falsa attestazione e uso di atto falso, N.M.è stato processato per direttissima e condannato ieri mattina dal giudice monocratico Nidia Genovese del tribunale di Viareggio.