E’ stato arrestato dalla Polizia nelle prime ore di ieri pomeriggio a Pisa , nascosto in un garage, il 68enne operaio siciliano che tre sere fa aveva sparato a distanza ravvicinata tre colpi di pistola all’ addome al suo datore di lavoro ed era scappato. Ricercato in tutta la Versilia e zone limitrofe, con l’accusa di tentato omicidio, gli agenti del Commissariato di Viareggio sono riusciti a rintracciarlo a seguito di indagini a tappeto effettuate nell’ambiente cantieristico. A scatenare l’ira e il folle gesto del lavoratore sarebbe stato il mancato pagamento dello stipendio, e forse anche degli arretrati. Prima un diverbio, fatto di voci grosse e minacce, poi, almeno da quanto emerso, il falegname avrebbe estratto la pistola per fare fuoco sull’imprenditore che lavorava in appalto per il Polo Nautico. Il titolare della ditta di falegnameria, un palermitano di circa trentacinque anni residente da tempo nella zona, G.L.G. le sue iniziali, si era accasciato sull’asfalto nei pressi del cantiere Fipa Group del Polo Nautico, ed era stato soccorso da un conoscente che era con lui. Portato urgentemente al Pronto Soccorso era stato ricoverato, in gravi condizioni, all’Ospedale Unico Versilia.
Ieri mattina ai cantieri della Darsena tra gli operai che uscivano per la pausa pranzo molte bocche cucite, nessuno conosce, nessuno sa, o forse nessuno vuole dire. Solo un operaio parla: “lo conoscevo solo di vista il ferito, aveva un macchinone, un Suv dell’Audi. Lo si vedeva ogni tanto. Qui siamo tanti, centinaia, ma nessuno conosce l’altro, anche se lavoriamo a fianco”. La paura di parlare riguarda la piaga del “caporalato”, e del lavoro nero, che affligge allo stesso modo sia gli italiani che gli immigrati, soprattutto nella cantieristica, dove le condizioni di lavoro sono senza le basilari norme di sicurezze e dove la non professionalità, dovuta anche all’inesperienza, provoca incidenti, e a volte la morte degli operai. Tanti sono gli extracomunitari fuori dai cancelli dei cantieri dove vengono forgiati yackt da mille e una notte, “reclutati” la mattina all’alba. Poi ci sono i cinque indiani dello Shrilanka “licenziati” a voce ieri mattina poco prima di mezzogiorno dal caporale albanese: “non c’è lavoro, aspettatemi qui, vado in banca, vi pago, e poi tutti a casa”.
Letizia Tassinari