Sociale, emergenza abitativa e appelli al ministro Sacconi. Da due giorni a Palazzo non si parla di altro. Da quando cioè si è costituito il Comitato pro emergenze e i cittadini “senza casa” hanno scritto e spedito una lettera a Roma per chiedere aiuto al Governo. Ma anche il sindaco Luca Lunardini non è rimasto a guardare e, di suo pugno, diversi giorni fa, ha preso carta e penna ed ha scritto al ministro, la cui segreteria ha già risposto positivamente alle richieste inoltrate dal primo cittadino. A quanto pare da Roma, ed è il capogabinetto del ministro Giuseppe Sacconi ad averlo assicurato, sono pronti a finanziare un progetto sociale che riguardi Viareggio. “Un progetto casa e un progetto di sovvenzioni per il minimo vitale – ha precisato il sindaco, che ha dato mandato all’assessore al sociale Vittorio Fantoni di predisporre quanto necessario per inviare al ministero un dettagliato “programmma” per avere i finanziamenti. Il minimo vitale, a quanto riferito da Lunardini, verrebbe poi corrisposto in cambio di lavori socialmente utili. Emergenze e politica, è cosa vecchia si sa, ma vanno di pari passo. “Un buon governo lo si misura dalle condizioni del lavoro, dal livello dell’istruzione, dalla cura per e della salute”. Per il sociale ora è totale emergenza, non ci sono soldi per un aiuto a coloro che hanno una pensione minima, non possono essere più mantenute in vita quelle cooperative che si occupavano delle necessità di minori, anziani, malati, extracomunitari e Rom per promuoverne l’inserimento nella società con modalità legali e rispetto delle regole. “Il problema casa fa parte della cura del buon governo, ma le cronache quotidiane marcano ogni giorno vicende di sfratti tragici e numerosi”. Il profilo tracciato da Officina 21 è apocalittico, e purtroppo reale. Non ci sono soldi, è vero, ma ci sono compensi esorbitanti e straordinari per presidenti e consiglieri dei Cda delle società partecipate del comune, senza considerare i numerosi casi di pluri incarico e “ anche questa è una realtà”. “Chi ha proposto all’ interno della maggioranza una diminuzione regolamentata dei compensi eccessivi è stato accusato di demagogia e definito “ di sinistra”. Ma, forse, sarebbe proprio il primo passo da compiere.
Letizia Tassinari
I tre banditi che nelle prime ore del pomeriggio di lunedi hanno rapinato la filiale della Cassa di Risparmio di Lucca in via Fratelli Cervi sono stati arrestati alle primi luci dell’alba dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Viareggio, dopo una nottata di fitte indagini. Domenico Ficarotta, Eugenio D’Alleo e Pietro Acccardi, siciliani di Palermo, rispettivamente di venticinque, venti e cinquantatrè anni, si trovano da ieri mattina rinchiusi nel carcere di Pistoia a disposizione delle Autorità Giudiziarie, accusati di rapina aggravata.
A rendere noti i particolari dell’operazione che ha portato all’arresto dei tre banditi sono stati il capitano Andrea Pasquali e il tenente Fabio Truddaiu. “ E’ stato grazie alla collaborazione dei dipendenti della banca e dei clienti che si trovavano all’interno dell’istituto mentre i tre a viso scoperto e armati di trincetto hanno fatto irruzione portandosi via un malloppo di quaranteseimila euro, che gli uomini dell’ Arma sono riusciti a risalire al mezzo usato dai malviventi per la fuga. I tre si erano già presentati in banca la mattina, per chiedere informazioni, e avevano destato i sospetti dei tre cassieri. Anche per l’accento, marcatamente del sud. E, i dipendenti, avevano notato dalla vetrata il furgone bordeaux, parcheggiato di fronte, sul quale erano rimontati una volta usciti dalla banca. Quando alle tre del pomeriggio i tre uomini si sono ripresentati, questa volta col trincetto, sono stati subito riconosciuti. Grazie al numero di targa che uno dei cassieri si era annotato su un foglio i carabinieri sono riusciti a risalire al proprietario del furgone, una società di leasing, e all’intestatario del contratto, che però da tempo aveva ceduto l’utilizzo materiale del mezzo ad un impresario edile siciliano la cui azienda ha sede nel pistoiese.
Grazie anche alla collaborazione dei Carabinieri della Stazione di Monsummano il furgone è stato rintracciato a Montecatini Terme, a notte inoltrata. 




Sono stati i militari dell’Arma, diretti dal luogotenente Giuseppe Alaimo, a far scattare le manette ai polsi a Biagio Moro, un napoletano di ventiquattro anni che da poco tempo ha aperto, vicino alla caserma dei carabinieri del Forte, un salone multimarche di auto usate. “Le auto dei vip”, l’insegna del rivenditore, che ha aperto i battenti all’inizio di marzo. Due giorni fa, nel tardo pomeriggio, un creditore, al quale il gestore del salone automobilistico doveva mille euro, si è presentato per riscuotere ma, appena ha incassato la cifra, si è accorto, dalla carta delle banconote tutte da cinquanta euro, di “qualcosa” di strano. E, prima di andare dai carabinieri, si è fermato da un tabaccaio li vicino e le ha fatte controllare alla macchinetta. Risultate false ha avvisato i carabinieri. L’uomo, che da pochi giorni ha tra l’altro ceduto l’attività ma è rimasto come dipendente, è stato subito arrestato. E, ieri, è stato processato al tribunale di Viareggio.
Questa volta ad essere stata presa di mira dai malviventi è stata la filiale della Cassa di Risparmio di Lucca di via Fratelli Cervi, quasi di fronte al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Viareggio. Erano circa le tre del pomeriggio e gli uffici avevano appena riaperto dopo la pausa del pranzo, quando sono entrati tre uomini armati di trincetto e a volto scoperto ed hanno obbligato i due clienti presenti a consegnare i cellulari, li hanno chiusi in una stanza e poi hanno intimato alla cassiera di dargli il denaro. Attimi di panico soprattutto per una donna che era alla cassa e stava aspettando che la cassiera finisse di contare i tremila euro che aveva chiesto di ritirare dal suo conto, poi i tre banditi, italiani con accento marcatamente del sud, una volta ricevuto il malloppo si sono dileguati a piedi in direzione della via Aurelia dove forse avevano parcheggiato l’autovettura con la quale poi si sono dati alla fuga. 
Due “false mine” sono state pescate nel mare di Viareggio. Sono stati ritrovate nelle reti da pesca di due pescherecci della flotta viareggina. SI tratta di due simulacri per esercitazioni militari della Marina, per fortuna oggetti innocui, recuperati per errore dalle unità da pesca Giusada e Vieste che, nel rientrare dall’attività di pesca, hanno prontamente segnalato la presenza nelle loro reti di corpi pesanti, attivando il personale della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Viareggio per le opportune verifiche. L’ episodio è da ricollegarsi allo svolgimento, lo scorso 16 marzo, di una importante esercitazione militare regolarmente annunciata e segnalata nelle forme prescritte dalla vigenti disposizioni di legge, che fino al 4 aprile 2009 interesserà, in direzione sud – nord, la fascia costiera antistante i compartimenti marittimi di Livorno, Viareggio, Marina di Carrara e La Spezia.