“Operazione Caravan”. Ieri mattina al tribunale di Viareggio si è tenuta la prima udienza del processo per droga che ha visto sul banco degli imputati sei persone: Mohamed Jourmuni, e altre cinque, tra cui due donne, un’italiana e una russa, accusati di spaccio di droga. Originariamente gli imputati erano trenta, ma per ventiquattro di loro i legali chiesero il patteggiamento.
A deporre per primo di fronte al giudice Gerardo Boragine e al sostituto procuratore Lucia Rugani, come primo teste dell’accusa, è stato il capitano Angelo Murgia, che all’epoca dell’indagine, tra il 2005 e il 2006, era al comando del Nucleo Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Viareggio. A far scattare le indagini – ha raccontato il testimone – fu la denuncia di scomparsa di un ragazzo, presentata all’alba da due amici che erano venuti a Viareggio per trascorrere la serata in noto locale della città”. I due giovani riferirono agli uomini dell’Arma che il loro amico si era “perso”, dopo “strani contatti” avvenuti con alcuni spacciatori extracomunitari nel piazzale – parcheggio antistante il supermercato Pam a Largo Risorgimento, indicando il numero di cellulare di uno dei pusher. Dal numero telefonico i Carabinieri iniziarono una serie di intercettazioni telefoniche che portarono in un primo momento a rintracciare due extracomunitari che dimoravano in un camper nei pressi di un rimessaggio per roulotte sulla via Aurelia, tra Viareggio e Torre del Lago, nella zona di Bicchio, risultato in un secondo momento essere la base operativa di un grosso giro di spaccio e sottoposto a sequestro. Poi, attraverso altre intercettazioni di circa diciottomila telefonate con linguaggio “criptato” i carabinieri erano arrivati a sgominare, con un blitz scattato alle prime luci dell’alba, una banda di spacciatori nordafricani, per lo più marocchini oltre a qualche tunisino, che gestivano un traffico di cocaina e hashish, tra la Versilia, Milano e Parma. Nelle telefonate intercettate non si parlava mai espressamente di droga: la coca era la “farina”, l’hashish era il “pane” e quando si trattava di parlare di arrivi di nuove partite di sostanza stupefacente la frase era “ la cena è pronta”. Le persone arrestate durante il blitz furono tredici, anche se in totale la cifra arrivo a circa trenta, contando anche gli ulteriori arresti fatti durante un anno di indagini eseguite, oltre che con le intercettazioni, con pedinamenti sia di giorno che di notte per monitorare ogni spostamento e attività della banda. A finire nei guai furono anche una decina di italiani, tra cui due donne finite nel “giro” perchè fidanzate con due spacciatori. La droga, come ha ricordato durante la deposizione il capitano Murgia, che ha ripercorso tutto il periodo delle indagini, arrivava, tramite corrieri, dalla Spagna e dal Marocco. Il processo è stato aggiornato a nuova udienza e proseguirà nel mese di novembre.
Letizia Tassinari