I CENT’ANNI DI NONNA OLGA

nonna-olgaUn secolo di vita è quello che ha festeggiato ieri nella sua abitazione di Don Bosco a Viareggio, Olga Marucelli nata nel 1909 a Cesena e trasferitasi da giovane prima a Firenze dove ha lavorato fino al 1970 e successivamente ritiratasi, una volta andata in pensione,  a Viareggio per godere le giornate di meritato riposo al mite clima della Versilia. Ancora oggi la simpatica nonna è fonte di memoria per il figlio Alberto e la nuora Meri e per i nipoti ed i bisnipoti che seppur a volte lontani per impegni professionali, cercano di raggiungerla prima possibile per poter condividere con lei i ricordi di una vita certamente ricca di note. Ogni giorno dopo aver letto almeno due quotidiani e visto almeno tre edizioni dei vari  telegiornali, sistema autonomamente la sua camera e dopo pranzo non rinuncia mai al suo caffè rigorosamente corretto da un  goccetto di Sambuca Molinari (un rito che si ripete da circa sessanta anni). Una curiosità che può servire a comprendere lo spirito giovanile di Nonna Olga è il suo desiderio  di poter cambiare il suo telefono cellulare (vecchio oramai di tre anni) che porta con se nella tasca della sua vestaglia da casa. I vicini di casa, i conoscenti ed i familiari con un abbraccio forte gli si stringono intorno per potere insieme a lei spengere le 100 candeline della torta di compleanno. Auguri  nonna Olga.

Pubblicato in: on aprile 24, 2009 at 1:08 pm  Lascia un commento  
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OPERAZIONE CARAVAN, IN SEI A PROCESSO

Operazione Caravan”. Ieri mattina al tribunale di Viareggio si è tenuta la prima udienza del processo per droga che ha visto sul banco degli imputati sei persone: Mohamed Jourmuni, e altre cinque, tra cui due donne, un’italiana e una russa, accusati di spaccio di droga. Originariamente gli imputati erano trenta, ma per ventiquattro di loro i legali chiesero il patteggiamento.

varie-letizia-4335A deporre per primo di fronte al giudice Gerardo Boragine e al sostituto procuratore Lucia Rugani, come primo teste dell’accusa, è stato il capitano Angelo Murgia, che all’epoca dell’indagine, tra il 2005 e il 2006, era al comando del Nucleo Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Viareggio. A far scattare le indagini – ha raccontato il testimone – fu la denuncia di scomparsa di un ragazzo, presentata all’alba da due amici che erano venuti a Viareggio per trascorrere la serata in noto locale della città”. I due giovani riferirono agli uomini dell’Arma che il loro amico si era “perso”, dopo “strani contatti” avvenuti con alcuni spacciatori extracomunitari nel piazzale – parcheggio antistante il supermercato Pam a Largo Risorgimento, indicando il numero di cellulare di uno dei pusher. Dal numero telefonico i Carabinieri iniziarono una serie di intercettazioni telefoniche che portarono in un primo momento a rintracciare due extracomunitari che dimoravano in un camper nei pressi di un rimessaggio per roulotte sulla via Aurelia, tra Viareggio e Torre del Lago, nella zona di Bicchio, risultato in un secondo momento essere la base operativa di un grosso giro di spaccio e sottoposto a sequestro. Poi, attraverso altre intercettazioni di circa diciottomila telefonate con linguaggio “criptato” i carabinieri erano arrivati a sgominare, con un blitz scattato alle prime luci dell’alba, una banda di spacciatori nordafricani, per lo più marocchini oltre a qualche tunisino, che gestivano un traffico di cocaina e hashish, tra la Versilia, Milano e Parma. Nelle telefonate intercettate non si parlava mai espressamente di droga: la coca era la “farina”, l’hashish era il “pane” e quando si trattava di parlare di arrivi di nuove partite di sostanza stupefacente la frase era “ la cena è pronta”. Le persone arrestate durante il blitz furono tredici, anche se in totale la cifra arrivo a circa trenta, contando anche gli ulteriori arresti fatti durante un anno di indagini eseguite, oltre che con le intercettazioni, con pedinamenti sia di giorno che di notte per monitorare ogni spostamento e attività della banda. A finire nei guai furono anche una decina di italiani, tra cui due donne finite nel “giro” perchè fidanzate con due spacciatori. La droga, come ha ricordato durante la deposizione il capitano Murgia, che ha ripercorso tutto il periodo delle indagini, arrivava, tramite corrieri, dalla Spagna e dal Marocco. Il processo è stato aggiornato a nuova udienza e proseguirà nel mese di novembre.


Letizia Tassinari

il-nuovo-corriere-della-ver

APPROPRIAZIONE INDEBITA E FALSIFICAZIONE DI FIRMA: SI E’ APERTO IL PROCESSO CONTRO UN NOTO AVVOCATO

Si è aperto ieri mattina il processo a carico di Claudio Rosellini, avvocato del Foro di Pistoia. Il capo di imputazione è appropriazione indebita nei confronti di Giulia Baldini e due dei suoi sei figli, Galiano Baldini Salvatori e Nicoletta Salvatori e falsificazione di firma in atti depositati al giudice tutelare. L’imputato, difeso da Gianfranco Tiengo, è accusato di essersi appropriato, al fine di trarne profitto, di diverse somme di denaro: 10mila euro, frutto della differenza tra 40mila ricevuto e 30mila resisi necessari per saldare una posizione debitoria ad una banca di Pietrasanta, dove la Baldini aveva acceso un mutuo. Il legale, che curava alcune pratiche della sua cliente, si sarebbe impossessato, sempre secondo l’accusa, anche di altre somme: 7.500 euro, quale differenza di un assegno da 15mila consegnatogli in occasione della vendita di un immobile, in qualità di procuratore speciale per i figli, oltre alla somma di 90mila euro, in parte poi restituiti a rate, e frutto della vendita di titoli di stato. L’aggravante contestata quella dell’abuso di prestazione d’opera. La prima a deporre è stata Giulia Baldini, che si è costituita parte civile con l’avvocato Roberto Orlandi. La donna ha raccontato al giudice di aver conosciuto l’imputato allo stabilimento balneare dove la stessa lavorava come bagnina dopo essere rimasta vedova, e che il legale pistoiese si era offerto di aiutarla gratuitamente a dirimere alcune questioni successorie, tra cui la vendita della casa, in presenza di figli minori. Dopo aver ascoltato come testi il maresciallo Walter D’Andrea che ha seguito tutte le indagini e il nuovo marito, il giudice ha rinviato il processo al 7 ottobre, per ascoltare i testimoni della difesa.

CONCUSSIONE E PECULATO, RINVIATO A GIUDIZIO POLIZIOTTO

Marco Capomacchia, un agente della Polizia Stradale della sottosezione di Viareggio, è stato rinviato a giudizio ieri mattina al Tribunale di Lucca, all’udienza preliminare davanti al Gup Alessandro Dal Torrione. I reati dei quali è stato accusato sono concussione e peculato. L’agente era stato denunciato, qualche mese fa, da alcuni camionisti ai quali, per evitare controlli e multe, lo stesso avrebbe richiesto in cambio del “favore” somme di denaro, quando cinquanta quanto cento euro. Soldi che gli autotrasportatori non avevano pagato, andando altresì a denunciare l’accaduto direttamente dal comandante della Sottosezione della Polstrada di Viareggio Pietro Merola, che aveva contemporaneamente avviato una indagine interna, che aveva portato alla sospensione dal lavoro dell’agente, ora reintegrato ma in attesa che il Ministero degli Interni disponga una nuova sospensione. Il processo davanti al tribunale collegiale di Lucca, composto dai magistrati Maria Letizia Di Grazia, Giuseppe Pizzuti e Silvia Mugnaini. inizierà il prossimo 11 novembre. “Le indagini interne sono andate di pari passo con quelle della Magistratura – ha affermato il comandante Merola, che al momento resta in attesa della risposta da Roma sul destino del suo agente.

MINACCIA E MORDE IL COMPAGNO DELLA EX E FINISCE ALLA SBARRA

Minaccia e morde il rivale. Per questo Piero Lombardi, difeso dagli avvocati Gionata e Andrea Bonuccelli, è finito alla sbarra. Un fatto, quello per il quale ieri mattina al Tribunale di Lucca, sezione distaccata di Viareggio, si è aperto il dibattimento davanti al giudice monocratico, accaduto alla fine di aprile di due anni fa. Parte offesa, e costituita in giudizio per il risarcimento dei danni materiali e morali con l’avvocatessa Daniela Forti, Fabrizio Quadrelli che ha raccontato il “misfatto” che lo portò a querelare l’attuale imputato. Racconto che è stato confermato in toto dalla compagna, teste dell’accusa. La convivente, una ragazza cubana separata da tempo dall’imputato, era appena tornata da un viaggio per trovare i familiari. Sbarcata a Malpensa si era trovata in aereoporto l’ex marito per darle un passaggio fino a casa. Già durante il viaggio l’uomo le aveva strappato di mano il cellulare per inveire contro il  nuovo compagno, e una volta arrivati sotto la casa dove i due vivevano insieme  da tempo, lo aveva aggredito, prendendogli a calci la macchina, rompendogli un orologio e mordendogli un dito, che fu poi ricucito al Pronto Soccorso con un referto di dieci giorni, oltre postumi. Per escutere gli altri testimoni il processo è stato rinviato al 9 dicembre.

BECCATO FUORI CASA NONOSTANTE IL DIVIETO, CONDANNATO MASSAROSESE

Girava per Massarosa di notte, nonostante il divieto di uscire di casa dalle 23 della sera alle 7 della mattina, e i carabinieri lo hanno beccato. Massimo Orlando, sul quale pendeva un obbligo di sorveglianza speciale del Tribunale di Lucca, per la durata di un anno, è così finito sotto processo al tribunale di Viareggio, difeso dall’avvocatessa Nunzia Castellano dello Studio Legale Pancetti. L’uomo, pregiudicato per reati contro il patrimonio, era stato visto dai carabinieri della stazione diretta dal maresciallo Mario Trazzera, che si trovavano in servizio nella zona, a parlare con un gruppetto di persone, tra l’altro note alle Forze dell’Ordine per precedenti penali, in un luogo abbastanza isolato e buio. Fermato e portato in caserma per i controlli di rito non seppe fornire ai militari spiegazione del perchè si trovasse a giro, e non era in possesso della necessaria autorizzazione ad allontanarsi dal suo domicilio fuori degli orari. All’udienza di ieri mattina il giudice Gerardo Boragine lo ha condannato alla pena di un anno, con la recidiva, cosi come da richiesta formulata dal Pubblico Ministero Lucia Rugani.

FALSA PORCHETTA VENDUTA ON LINE

Prodotti alimentari scaduti, e di dubbia provenienza, spacciati per prodotti tipici nazionali e venduti on line. Sono stati i carabinieri del Nas di Livorno a sequestrare un’intera attività di macellazione, produzione e rivendita di carne e salumi, dopo accurate indagini a tutela del consumatore. Il titolare dell’azienda di Pietrasanta è anche stato denunciato a piede libero. I militari del Nucleo Antisofisticazione, che hanno fatto irruzione nell’attività, sottoponendola ad una accurata verifica, hanno scoperto l’esercizio abusivo della produzione e commercializzazione di prodotti tipici regionali, tra cui la tanto reclamizzata “porchetta toscana”, la cui pubblicità veniva fatta su un noto sito internet di compravendite on line. Secondo gli inquirenti il gestore avrebbe allestito una vera e propria impresa di allevamento, e macellazione irregolare, di varie razze suine, delle quali sono stati trovati ben centosei esemplari. Durante il controllo i carabinieri del Nas hanno poi trovato una struttura abusiva in legno e muratura adibita alla produzione dei prodotti e priva del riconoscimento comunitario e lo stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, tra i quali carcasse di veicoli, elettrodomestici distrutti attraverso combustione all’aria aperta. Il tutto in barba alle norme attualmente in vigore. Circa 100 i chili di carne suina destinata al consumo e congelata senza l’ausilio dell’idoneo abbattitore di temperatura. L’ammontare del valore della struttura e dei prodotti sequestrati è di circa sessantamila euro.

Pubblicato in: on aprile 23, 2009 at 12:55 pm  Lascia un commento  
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CADAVERE NEL FOSSO, E’ GIALLO SULLE CAUSE DELLA MORTE

varie-letizia-43161Il cadavere di Artura Romanini, coniugata Tarabella, è stato ritrovato ieri pomeriggio nel fosso che costeggia via dell’Arginvecchio. E’ giallo sulle cause della morte della donna che era scomparsa nel nulla da diverse ore.

mortaLa sessantenne, che era consuocera di Cesare Lazzarini del gruppo Finedil, da quanto trapelato, sarebbe uscita dalla sua abitazione di Lido di Camaiore, in via del Secco al civico 82, a bordo di una bicicletta da donna nera con un seggiolino dietro, di quelli da bambino, fatti a poltroncina, e un cestino sul davanti, sempre di colore nero e forellato. Come ogni giorno era solita fare quando andava a far visita alla figlia, che abita con il marito in piazza Lemmetti. Dal momento dell’uscita era però sparita nel nulla, nessuno l’aveva vista e non aveva dato segnali ai parenti neanche telefonicamente, tanto che era arrivato un appello ai media , da parte dei familiari, durante le prime ore del pomeriggio, con l’indicazione degli abiti indossati al momento della scomparsa: un paio di scarpe sportive, pantaloni e giubbotto antivento con un distintivo rosso sulla manica con la scritta Ard. L’allarme che ha poi portato al ritrovamento di Artura Romanini è scattato nel pomeriggio, intorno alle 17.30, quando alcuni passanti, che facevano footing sul muretto dell’argine, hanno visto affiorare dall’acqua del fosso un corpo. varie-letizia-4311varie-letizia-43131varie-letizia-43272varie-letizia-43121varie-letizia-43141Contattato il 112, sono arrivate sul posto le pattuglie dei Carabinieri della Radiomobile, quelle degli uomini dell’Arma delle stazioni di Lido di Camaiore e di Marina di Pietrasanta, le volanti della Polizia e gli uomini della Scientifica e della Squadra Anticrimine del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Viareggio, oltre a due mezzi dei Vigili del Fuoco, un’ambulanza del 118, un’automedica e il medico legale.

varie-letizia-4318Il corpo della donna, anche per il giubbotto indossato e dalle scarpe da tennis, è stato riconosciuto dal genero e dal consuocero. La bicicletta nera, che per il momento non è stata ritrovata, era stata notata  nella tarda mattina, da un uomo che abita nella zona, abbandonata vicino un cespuglio dalla parte opposta del fiume. Il nulla osta a rimuovere il corpo della donna, che da un primo esame sembra sia morta da diverse ore, è stato dato dal Pubblico Ministero di turno Antonio Mariotti. Sulle cause del decesso sono in corso indagini da parte degli inquirenti. Anche se l’ipotesi più accreditata è che si sia trattato di un malore, o di una distrazione, che ha poi provocato la caduta della donna in acqua, non si esclude il suicidio. Sulle indagini le Forze dell’Ordine mantengono il massimo riserbo.

La testimonianza: parla la ragazza che ha dato l’allarme

varie-letizia-43201Credevo fosse un manichino – racconta Dalia Francesconi, la ragazza che per prima ha notato il corpo in acqua. “Stavo facendo footing come ogni pomeriggio lungo l’argine del fosso quando mi sono fermata un attimo, per riprendere fiato e solo per un caso ho guardato l’acqua. Quando mi sono accorta che si trattava di una persona ho iniziato a urlare, per richiamare l’attenzione di mia sorella e mio cognato che stavano a pochi metri da me”. “Il tempo di realizzare che eravamo di fronte a un cadavere e abbiamo chiamato la centrale operativa del 112”. E’ ancora scossa la ragazza che per prima ha visto il corpo e ha dato l’allarme, le cui dichiarazioni sono state poi prese a verbale dai militari dell’Arma insieme a quelle dei suoi due familiari. La parte destra del volto di Artura Romanini in Tarabella è tumefatta, nelle parti della zona oculare, dello zigomo e della bocca. “Il sangue era coagulato – ha affermato il medico del 118 della Usl 12 Versilia – e questo particolare porterebbe ad escludere che la donna si sia ferita gettandosi nel fosso”.

RAPINA AL TABACCHI, PRESI I BANDITI

Rapina in tabaccheria, beccati i malviventi. A finire in carcere a Massa, sono stati due siciliani, P.A., un trentasettenne di Catania, e L.M., un trentanovenne di Palermo.

varie-letizia-4305Sono stati i Carabinieri della Stazione di Querceta, diretti dal luogotenente Luigi Lazzini, e i Carabinieri del Nucleo Operativo di Viareggio, diretti dal capitano Andrea Pasquali e dal tenente Fabio Truddaiu, a far scattare le manette ai polsi ai due rapinatori. L’accusa è quella di rapina aggravata in concorso. I fatti risalgono a venerdi scorso, quando un bandito solitario, volto scoperto e pistola in pugno, aveva assalito una rivendita di tabacchi sulla via Aurelia a Querceta. Era l’ora di chiusura quando l’uomo era entrato e, sotto la minaccia dell’arma, aveva costretto la titolare a dargli il denaro in cassa, circa quattrocento euro, e i gratta e vinci per oltre mille euro.Poi, si era dileguato e all’arrivo delle pattuglie dei carabinieri dell’uomo non era rimasta alcuna traccia. E’ stato grazie alla preziosa collaborazione di alcuni cittadini residenti nella zona se i militari dell’Arma sono riusciti a incastrare i banditi. Dal numero della targa, fornito ai Carabinieri da alcuni testimoni, gli investigatori sono prima risaliti al mezzo usato dai rapinatori per la fuga e successivamente a rintracciare, dopo ricerche ininterrotte, i colpevoli. Le indagini fatte dai Carabinieri, e partite dal numero di targa, hanno portato ad un autonoleggio, dove i due aveva stipulato un contratto per cinque giorni, e ad un recapito domiciliare a Marina di Massa, dove i due si erano appoggiati per dormire. I pattugliamenti effettuati nella zona apuana, anche con il supporto degli uomini dell’Arma di Massa Carrara, sia con auto civetta che con auto di servizio, hanno portato a rintracciare l’auto a Marina di Carrara, durante la notte tra lunedi e martedi.

varie-letizia-4292varie-letizia-4300Da una prima perquisizione fatta sulla Renault sono saltati fuori la pistola usata per la rapina, poi risultata una scacciacani, un passamontagna e un paio di guanti. Una sorta di kit, nascosta nel vano portaoggetti, pronto all’uso. La successiva perquisizione fatta nell’abitazione ha permesso poi di recuperare l’elemento di prova decisivo per inchiodare i due: oltre a cinque cellulari sui quali sono in corso indagini per risalire alla provenienza, e circa quaranta schede di ricarica Vodafone da quindici euro ciascuna, i Carabinieri hanno ritrovato il telefonino che era stato rubato alla proprietaria della tabaccheria di Querceta durante la rapina di venerdi scorso. Sottoposti a fermo, i due siciliani, pendolari del crimine, visto che pur avendo diversi contatti sulla costa, non risiedono stabilmente nella zona, sono entrambi conosciuti alle Forze dell’Ordine per precedenti penali specifici. Da ieri mattina si trovano dietro alle sbarre, a disposizione delle Autorità Giudiziarie e in attesa di interrogatorio.

Sono stati ripersi anche dalle telecamere

Oltre alla preziosa collaborazione della cittadinanza – hanno affermato sia il comandante della Stazione di Querceta che il comandante della Compagnia di Viareggio – di fondamentale aiuto sono state anche le telecamere installate dal comune di Seravezza sulla strada Aurelia pochi giorni prima”. Dalle testimonianze acquisite sul numero della targa e le indagini per risalire alla marca e il modello dell’autovettura, i militari dell’ Arma hanno acquisito e visionato i filmati, per accertare la presenza della macchina “sospetta”. Dopo aver estrapolato alcuni fermi immagine era certo, ed inequivocabile, che il mezzo aveva circolato nella zona. Sia per arrivare sul luogo del delitto che per fuggire in direzione. La Renault Megane Station Wagon, grigia metallizzata, era stata infatti ripresa alle 19,36 a meno di duecento metri dalla tabaccheria Lari, rapinata pochi minuti prima delle 20 e ripresa nuovamente pochi minuti dopo il misfatto, sulla via Federigi, nei pressi di una rotonda, quando i malviventi si stavano dileguando in direzione di Massa.

MOVER, SUGLIANO HA VINTO UNA CAUSA: IL GIUDICE GLI HA DATO RAGIONE SUL BANDO

Sugliano ha vinto. Almeno per quanto riguarda il procedimento in via d’urgenza, ex articolo 700 del codice di procedura civile chiesto dai precari della Mover. Ieri mattina il Tribunale di Lucca, sezione Lavoro, ha respinto il ricorso proposto da alcuni lavoratori che nelle vesti di ex dipendenti della società che gestisce i parcheggi cittadini avevano presentato a mezzo del loro legale avvocato Roberto Giusti. Motivo della causa il bando di concorso di selezione pubblica per titoli finalizzato all’assunzione a tempo determinato degli ausiliari del traffico, pubblicato dalla Mover spa. I lavoratori avevano impugnato il bando chiedendo al giudice di limitare il numero dei posti a concorso a sette e di provvedere alle assunzioni dei ricorrenti secondo il loro diritto di precedenza, assicurato dalla legge. Gli stessi avevano anche comunicato tempestivamente la loro intenzione di usufruirne. La Mover si era costituita in giudizio difesa dallo studio Taglioli Francesconi, adducendo eccezioni sia di rito che di merito, Ruolo centrale della difesa il fatto che il diritto di precedenza vantato dalle controparti si riferiva, per espressa dizione legislativa, solo ai costituendi rapporti di lavoro a tempo indeterminato e non a quelli oggetto del bando che erano invece a tempo determinato. Il Giudice del lavoro Nannipieri nella sua ordinanza ha motivato spiegando come il prospettato metodo di selezione della nuova forza lavoro, a mezzo del concorso, se non imposto, fosse del tutto legittimo, alla luce soprattutto della recente normativa, tesa ad assicurare la massima trasparenza ed imparzialità in materia di assunzioni pubbliche, o operate, come nel caso di specie, da società a controllo pubblico. L’organo giudicante ha poi chiarito come la ventilata strumentalità del ricorso al tempo determinato, a cui secondo i ricorrenti l’azienda avrebbe fatto ricorso proprio per sottrarsi al diritto di precedenza, fosse rimasta del tutto indimostrata, prevalendo anzi gli indizi che deponevano a favore della genuinità di siffatta scelta aziendale. “Secondo il tribunale lucchese – ha spiegato l’avvocatessa Cristiana Francesconi – il concorso pubblico è la migliore, e non potrebbe essere altrimenti, forma di selezione in tema di nuove assunzioni, che, se a tempo determinato, prevalgono su qualsiasi diritto di precedenza previsto per gli ex-dipendenti, avallando integralmente l’operato dei vertici aziendali Mo.Ver. Spa”. “Si fa strada finalmente il metodo meritocratico – ha aggiunto Gigi Sugliano – che prevale sulle rendite di posizione”. L’attesa è ora per la sentenza che riguarda l’altra causa di lavoro, quella che vede il presidente della Mover accusato di comportamento antisindacale.

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