Diciannove vittime accertate, delle quali tre sono decedute una a Roma, una Firenze, una a Carrara e una a Cesena. Questi i numeri, a ieri sera, della maledizione piombata su Viareggio a mezzanotte meno dieci minuti di lunedi scorso. Il viaggio del treno della morte, il merci 50235 carico di Gpl, è finito a meno di trecento metri dalla stazione, esplodendo come una bomba. Ed ha inferto alla città un gravissimo lutto. “Un bilancio ancora in itinere – come ha affermato, purtroppo, il direttore generale della Asl 12 Versilia Giancarlo Sassoli durante la conferenza stampa tenuta a Villa Pergher unitamente al Sindaco Luca Lunardini, al direttore del Reparto di Medicina di Urgenza Sergio Melletti, al responsabile del 118 Andrea Nicolini, al direttore di Anestesia e Rianimazione Stefano Buzzigoli, al direttore sanitario Antonio Latella e al direttore del presidio ospedaliero Grazia Luchini. Un’ecatombe, destinata a crescere, le probabilità di sopravvivenza degli ustionati gravi, ricoverati nei reparti specializzati di ospedali di mezza Italia stanno quasi a zero. Solo quattro sono le vittime identificate con certezza dal pool di medici legali, Marco Di Paolo, Stefano Pierotti e Luigi Papi, diretti dal professore Ranieri Domenici, e dalla Polizia Scientifica del Commissariato di Viareggio: Maria Luisa Carmazzi, Ilaria Mazzoni, Elena Iacopini e Luca Piagentini, il bimbo di soli quattro anni. Le vittime di cui invece si conosce l’identità ma non sono ancora ufficialmente identificate, sono sei: Hamza Ayad, Iman Ayad, Mohamed Ayad, Boumalahaf Noureddin, Boumalahaf Noureddin e Lorenzo Piagentini. I cadaveri ancora da identificare sono ancora nove. Una tragedia. Chi ha visto i corpi, e a dirlo sono medici di decennale esperienza, non ha mai visto una cosa simile, ha visto l’inferno. Uomini e donne, adulti, bambini, senza volto, senza lineamenti. Neri come il buio, quello della morte più atroce. In qualcuno non è stato nemmeno stabilire il sesso.
Che ora giacciono, in attesa di una sepoltura, forse di stato, rispettando per ciascuno il proprio rito religioso, o civile, ma che si annuncia ancora lontana, in un container con celle frigo, nel parcheggio dell’Ospedale Unico Versilia. “Dentro l’obitorio non c’è posto”. Anche per i feriti ancora in vita ci sono feriti la cui identità è stata difficile da accertare: “Claudia Frasca, un donna ustionata che si trova ricoverata a Cesena – ha raccontato il direttore Giancarlo Sassoli – è stata riconosciuta dal fratello, che la cercava, grazie ad una rosa tatuata su un caviglia”. L’orrore. E mentre al Versilia sono attualmente ricoverati sei ustionati, Luigi Cordoni, Alvaro Lunari e Massimo Gigliotti, nel reparto di Polispecialstica e Chirurgia, Ludovico Giogliotti e Leonardo Piagentini in Pediatria, e Marino Germano è in fase di dimissioni, i feriti gravissimi, ben diciannove, si trovano in ospedali anche fuori regione: na persona, ignota, a Carrara, Alessandro Farnocchia , Sara Orsi e Roberta Calzoni a Genova, Amdula Boumalahaf a Massa, Laura Galli, Marco Germani e Ul Haq Ihsan a Milano, Marco Piagentini a Padova, Mauro Iacopini a Parma, Federico Battistini, Elisabeth Silva, Stefania Maccioni, Emanuela Menichetti e Marina Galano a Pisa, Malek Martin, Anna Chiara Maccarone e Sabrina Lunardi a Torino. Tutti trasportati in elisoccorso o in ambulanza nella stessa notte dell’apocalisse nei reparti grandi ustionati e ancora in prognosi riservata, e in pericolo di vita.
Letizia Tassinari
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