Nuova udienza ieri mattina al Tribunale di Lucca per il processo Mallegni. La testimonianza di maggior impatto quella di Maria Antonella Pelletti, uno dei sette vigili urbani che si sono costituiti parte civile nel processo di mobbing, che oltre al primo cittadino vede sul banco degli imputati anche il capo gabinetto Adamo Bernardi e il comandante della Polizia Muncipale Roberto Buratti. Ieri al tribunale lucchese era presente in aula circa un terzo dell’organico dei vigili urbani di Pietrasanta, tra agenti ed ufficiali. Oltre alla teste Pelletti sono stati ascoltati di nuovo altri agenti, tra cui Pietro Silvestri. Il fatto della “rimozione” dell’allora comandante Antonella Manzione, da quanto emerso, aveva provocato un sorta di frattura all’interno del Comando e tutti i vigili urbani ascoltati hanno riferito di episodi di vessazione. Mentre per la difesa, affidata all’avvocato Sandro Guerra, si sarebbe trattato di un gruppo di “dissidenti”, legati ad Antonella Manzione, ed “autoisolatisi” dal resto del personale. La Pelletti aveva lavorato in segreteria fino al 2002 poi, come ha riferito in aula, nel 2003 era arrivato l’anno cruciale: “sono stata trasferita ai servizi esterni senza un motivo, ritrovandomi sola e a piedi in posti sperduti, come Valdicastello o Vallecchia”. Luoghi questi dove non avrebbero funzionato neanche i telefoni cellulari e la radio. E, tra i colleghi, ci sarebbe stato anche chi non le parlava più per paura. Tra le vessazioni subite anche il “rimprovero” per una rilevazione tardiva di un sinistro, non addebitato ad un agente rimasto tra i “sostenitori fedeli a Buratti”. “Quando il 1 aprile del 2005 mi recai a casa dei miei genitori per cambiarmi gli stival, fuori c’era il sindaco e mi scattò una foto”. Scena, come riferito dalla vigilessa, vista anche dal padre, la cui testimonianza è subito stata richiesta dalla difesa. Presente in aula Mallegni, il processo è stato rinviato al 21 settembre, ore 12.
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