“NEL ROGO HO PERSO UN PATRIMONIO”, OLTRE ALLA CASA C’E’ ANCHE CHI AVEVA LA PROPRIA AZIENDA ORMAI PERDUTA

vgg.particolareLa vita continua, e Viareggio cerca di reagire alla tragedia del 29 giugno. Ma sono tante le storie dei sopravvissuti, le parole piene di lacrime di chi ha perso la casa, costruita e pagata con una vita di sacrifici, il lavoro, gli affetti. Senza contare le domande, i perchè ancora senza una risposta, su come tutto questo sia potuto succedere. E il dolore per quelle immagini di corpi bruciati, ancora in fiamme come torce umane, che cercavano di scappare dall’inferno, e poi la morte, la distruzione, sono ancora troppo vicini. E fanno male. Sono sotto agli occhi di tutti quanti, di chi passa per la via Burlamacchi e si ferma di fronte alla passerella che non c’è più, o di chi passa con il treno, sui binari ripristinati dopo giorni di lavoro, e vede le case annerite e deformate dal calore del fuoco, la distruzione. Totale. Ma si deve ricominciare. Partendo dalla speranza. Che molti anziani non hanno, o non riescono ad avere.

Come nel caso di Rolando Pellegrini e la moglie Marcella, settantun’anni lui, sessantasei lei. “Abitavamo in via Ponchielli al civico 46, proprio davanti alla passerella pedonale – raccontano. In casa con loro viveva anche una delle figlie, Barbara, di ventisei anni. Una villetta su due piani, con mansarda e giardino. “Davanti è completamente sfatta. Il dentro è inagibile. Nostra figlia per ora è ospite a casa del suo fidanzato, noi invece siamo stati alloggiati in un albergo in piazza D’Azeglio”. Senza macchina, andata distrutta nel rogo, e nonostante la copertura contro il rischio di incendio la loro compagnia di assicurazioni per ora fa problemi sul rimborso. “L’altra nostra figlia Simona, che lavora come agente immobiliare a Firenze, ha interrotto il suo lavoro per venirci ad aiutare”. Per sbrigare le faccende che i due anziani genitori non ce la fanno a seguire.

Poi ci sono Paolo Crivello e Antonella Crisci, i due coniugi che hanno pagato l’ultima rata del mutuo decennale il giorno dopo l’ecatombe, lui è malato, lei lavora in una cooperativa. Ma hanno perso tutto. E come loro tanti, troppi.

Tutte storie di vita da risolvere. Ma che per chi ha settantaquattro anni come Ilio Cappelli, e cinquant’anni di lavoro persi nel rogo, non è facile risolvere. “Volevo spararmi quella notte, mi hanno sedato con un tubo di valium – ci racconta piangendo. Ilio ha amplificato tutta la Versilia, compresa la Bussola degli anni d’oro. La sua ditta, la Laric, ormai chiusa, era un’azienda di strumentazioni audio. Nei locali, adibiti a magazzino. l’anziano però lavorava ancora, come un vecchio saggio del mestiere al quale si rivolgevano tutti, e lì conservava strumenti rarissimi, come l’oscillografo, e molte radio d’epoca: “Non si trovano nemmeno su internet. Alcuni vecchi colleghi e amici mi hanno regalato vari strumenti, scaffali e banchi di lavoro. Ma mi occorre un fondo, dove poter continuare il mio vecchio lavoro”. “Copriremo tutto, anche l’affitto per le aziende e per l’acquisto delle attrezzature – rassicurano in comune. Ma certi strumenti antichi non si possono più ricomprare, né risarcire come danno morale. Come la vita.

Letizia Tassinari

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Pubblicato in: on luglio 24, 2009 at 1:20 pm  Lascia un commento  
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DISASTRO FERROVIARIO, IL COMUNE VUOLE I SOLDI PER GLI AFFITTI: CHIESTI ALLA REGIONE 500MILA EURO SUBITO PER SISTEMARE GLI SFOLLATI DI VIA PONCHIELLI

Incontro in comune ieri mattina tra la funzionaria degli uffici del Sociale, l’assessore Vittorio Fantoni e alcuni rappresentanti della Regione. Motivo dell’appuntamento “avere nell’immediato almeno cinquecentomila euro dei due milioni stanziati il 20 luglio scorso con una apposita delibera regionale che aveva stabilito le modalità per la loro erogazione”. E’ quanto ha precisato la dirigente Giuseppina Taglioli anche alle famiglie. La Giunta Regionale, aveva già dato il via libera alla campagna promozionale di cinquecentomila euro a sostegno delle attività turistiche di Viareggio e di tutta la Versilia, ma la cifra chiesta ieri nelle stanze del palazzo municipale servirà per coprire le spese di affitto degli immobili per i senza tetto, ossia per chi nella strage del 29 giugno scorso ha perso la casa. L’aiuto concreto è per i trenta nuclei familiari, composti da circa settanta viareggini ed extracomunitari rimasti senza la propria abitazione: i soldi verranno dati all’amministrazione comunale che si occuperà di pagare gli affitti. Gli sfollati per ora sono in gran parte ospiti di parenti e amici, qualcuno è in albergo. Ora, tutti, dovranno trovarsi un alloggio ma non pagheranno nessun canone, e alle famiglie con disagi economici saranno pagate anche le utenze di luce, gas ed acqua. A parte un tetto sulla testa ci sono anche altre spese da affrontare. Chi ha avuto la casa distrutta ha perso anche tutto quanto era dentro, compreso il vestiario. “Il contributo in tal senso, per abiti, scarpe, e indumenti in genere, sarà di mille euro a persona – ha assicurato Vittorio Fantoni -, che potranno salire a tremila nel caso in caso di situazioni di forte disagio”. Un ulteriore contributo in denaro contante sarà erogato, nella misura massima di cinquemila euro, a chi troverà un immobile da affittare che non sia ammobiliato. La delibera regionale del 20 luglio parla chiaro: “ad essere rimborsato dalla Regione Toscana sarà lo stesso Comune di Viareggio, che sosterrà direttamente le spese e le dovrà rendicontare”. Quindi niente nero. In autunno poi la Regione dovrebbe approvare anche una legge specifica che permetta di finanziare direttamente le vittime della tragedia di Viareggio. Ma intanto i dubbi sono tanti, e la gente colpita dall’immane apocalisse della notte del 29 giugno ogni giorno si affaccia in comune, in attesa, più che di parole, di fatti. La ricostruzione è un miraggio ancora lontano, come il ritorno ad una vita “normale”. Chi vive ai confini della via Ponchielli, come i miracolati residenti sulla via Aurelia, le cui abitazioni sono state ad un soffio dalle fiamme, i cui muri hanno tremato durante l’esplosione, dai cui balconi che affacciano sui tetti delle case andate distrutte hanno visto il rogo e i crolli, raccontano del silenzio surreale che sia di giorno, ma soprattutto di notte, avvolge tutta la zona: “sembra una strada fantasma – racconta una signora che abita sopra la videoteca -, io sono stata fortunata, chi viveva nelle case che confinano con il mio terrazzo sono morti, oppure sono riusciti a scappare, scavalcando il muro di recenzione, gettandosi dal loro tetto. E’ un incubo che nessuno riesce a togliersi dagli occhi, e soprattutto dalla mente”. Ma si cerca di ricominciare, e quando i soldi arriveranno, la data non è ancora certa, sarà un punto di partenza per ritornare a sperare in un futuro nuovo, migliore, e si spera non lontano. Per questo pomeriggio intanto è previsto l’arrivo a Viareggio del segretario del Pd. Dario Franceschini visiterà il luogo della strage e sara’ in via Ponchielli alle 15,30 poi incontrerà presso la sede della Cna anche il comitato delle vittime.

Letizia Tassinari

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SI SCHIANTA CON LA MOTO E MUORE

Ancora una volta le strade mietono una vittima, troppo giovane. E ancora una volta é un incidente in moto a causare la fine della vita di un ragazzo. Ventidue anni ancora da compiere, Giacomo Beggi è morto ieri pomeriggio alle 15.38 all’ Ospedale Unico “Versilia”, in seguito ad un tragico scontro con un’autovettura. Il giovanissimo centauro stava viaggiando a bordo della sua moto enduro, un KTM, e stava percorrendo il lungomare di Marina di Pietrasanta in direzione di Viareggio quando all’altezza del Twiga ha preso in pieno una Ford Focus, guidata da un pistoiese di quarantacinque anni, B.M. le sue iniziali, che stava uscendo dal parcheggio. L’impatto è stato fortissimo e il motociclista è stato sbalzato sulla corsia opposta, finendo la sua corsa su una moto parcheggiata. Ai soccorritori del 118, che sono intervenuti sul posto con un automedica e un’ambulanza della Croce Verde di Forte dei Marmi, le condizioni sono apparse subito molto gravi. Il ragazzo infatti giaceva a terra privo di conoscenza ed è stato trasportato in codice rosso al Pronto Soccorso. Un impatto fatale, una corsa a sirene spiegata verso l’ospedale, una lotta contro la morte durata meno di un’ora, quando il cuore del Giacomo ha cessato di battere. Neanche un graffio sul suo casco, ma il grave trauma toracico e le emorragie interne sono state la causa della fine della sua giovanissima vita. Sul posto per i rilievi dell’incidente sono intervenuti i vigili urbani di Pietrasanta e i carabinieri. Ma la dinamica del sinistro è tuttora in fase di ricostruzione. Giacomo era nato a Pietrasanta e viveva a Querceta, in via Federigi, assieme ai genitori e alla sorella, maggiore di lui di pochi anni. Un bravo ragazzo, cosi lo ricordano tutti: frequentava la Croce Bianca di Querceta e lavorava nell’azienda edile di famiglia, con il padre Massimiliano che è anche il presidente della Contrada della Quercia. Un’altra vita spezzata in un attimo, nelle prime ore di un pomeriggio di sole. Finito il lavoro Giacomo stava andando al mare, dagli amici. Che appena hanno saputo dell’incidente  si sono stretti al dolore della famiglia nelle camere mortuarie dell’obitorio del Versilia, e non sanno darsi pace per questa tragedia.

Letizia Tassinari

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MERCE CONTRAFFATTA, MAXI SEQUESTRO

Oltre 1.000 articoli, di vario genere,sono stati sequestrati dalla Polizia Municipale di Pietrasanta. Dalle scarpe alle borse, dagli occhiali agli orologi, repliche perfette di prodotti di marca. Un vero e proprio show room di merce taroccata custodita in zaini e borsoni celati fra le siepi degli stabilimenti balneari o in prossimità delle fermate dei mezzi di trasporto pubblico o abbandonati dai venditori di colore alla vista del personale in uniforme . I beni recavano i marchi delle principali aziende operanti sul mercato nazionale ed internazionale. Tra i materiali recuperati anche 108 targhette metalliche false, destinate a rifinire e contraffare altrettanti  capi di pelletteria . Il blitz nasce da una vasta operazione di controllo finalizzata alla repressione del commercio abusivo e alla violazione della normativa sulla proprieta’ messa a segno dai Vigili Urbani, impegnati in una giornata di controlli sulle aree demaniali marittime e limitrofe.L’operazione ha visto l’impiego di una decina di unità che hanno operato in stretta sinergia. Pur non avendo denunciato alcun soggetto  a piede libero per ricettazione e introduzione nello stato di prodotti con segni falsi, o in materia inerente la normativa sull’immigrazione, questi sono i risultati messi a segno dal personale che ha operato in uniforme , sia appiedato a mezzo dei seg way acquistati lo scorso anno , che  in tenuta da “ bagnante “, ossia camuffati da clienti di diversi stabilimenti balneari. Sono attualmente in corso indagini ed approfondimenti finalizzati a risalire ai luoghi di produzione, ai canali di approvvigionamento, ai gregari ed ad ogni altro aspetto connesso. Non si escludono pertanto possibili ed eventuali sviluppi operativi nel breve/medio termine. Il valore delle merci sequestrate è quantificabile in circa 12mila euro. Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre i controlli lungo il litorale, in previsione del ”pienone” vacanziero di agosto, continueranno , di concerto con gli altri Comandi della fascia costiera,  nei prossimi giorni nel tentativo di dare un argine a tale fenomeno.

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SEGREGATE A GENOVA E COSTRETTE A PROSTITUIRSI IN VERSILIA: BLITZ DELLA POLIZIA, QUATTRO IN MANETTE

Blitz all’alba. Sono quattro le persone finite in manette ieri mattina, arrestate dalla Squadra Mobile di Genova, diretta da Gaetano Buonaccorso. Gli investigatori hanno effettuato i quattro arresti a conclusione di un’ operazione contro lo sfruttamento della prostituzione sulla quale stavano indagando da tempo. Gli arrestati sono tre italiani e una cittadina romena, quest’ultima domiciliata in Versilia, accusati dalla Procura della Repubblica di Genove di induzione e sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona e violenza sessuale. Cinque ragazze, delle quali una minorenne, sono state liberate. Le giovani – da quanto accertato dalla Polizia – venivano tenute prigioniere in un appartamento a Genova, e di sera venivano accompagnate in Versilia e poi costrette a prostituirsi sotto pesantissime minacce. A finire in carcere sono sono stati Maria Carmine Murgia, cinquantasettenne di origini sarde, Mihaela Ciupitu, ventitrenne rumena, e Domenico Vedda, un cinquantacinquenne nato a Licata. Per Emanuela Moranda, di Gela, arresti domiciliari.

Letizia Tassinari

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DOPO IL DISASTRO FERROVIARIO LUNGA SEDUTA DELL’ASSEMBLEA CITTADINA, VIAREGGIO HA VOLUTO RICORDARE I SUOI ANGELI

Ha pianto le vittime del più grande disastro ferroviario italiano, il consiglio comunale di Viareggio nella seduta straordinaria di due giorni fa. E si è impegnato a ricordare solennemente ogni anno a venire il tragico evento che ha ferito una città intera alle 23.50 della maledetta notte del 29 giugno.

.... 583.... 580Accanto al primo cittadino Luca Lunardini erano seduti Giuseppe Romano, in qualità di comandante regionale dei Vigili del Fuoco, e Piero Moscardini della Protezione Civile Nazionale, il vice di Bertolaso. Il sindaco ha voluto ringraziare ancora una volta tutti gli organi e gli apparati dello Stato, “in particolare gli angeli del fuoco che tanto hanno fatto in quella apocalisse dove le fiamme hanno disseminato tanto dolore”, ma anche le strutture sanitarie, a partire dal 118, le associazioni di volontariato, le diverse componenti della realtà cittadina e “tutte le donne e gli uomini che hanno contribuito a risolvere le varie problematiche relative a questa grande tragedia”.

.... 582“Grazie anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – ha aggiunto il primo cittadino – e a tutte le altre alte cariche dello Stato che sono state presenti alle esequie solenni, cosi come il mio grazie va al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai membri del Governo, al presidente della Regione Claudio Martini, al presidente della Provincia Stefano Baccelli e a tutti i sindaci della Versilia, che fin dalla prima sera sono stati vicini alla città, accorrendo immediatamente nel luogo del disastro, e dimostrando una grande sensibilità”. Il consiglio comunale per voce del suo presidente Paolo Spadaccini ha poi espresso la più grande soddisfazione per la solidarietà dimostrata dalla città a tutte le famiglie coinvolte nell’evento, “con particolare riguardo verso le persone di diversa nazionalità che sono giunte, in passato, a Viareggio per cercare, e trovare, un futuro migliore”. Viareggio non le dimenticherà mai. Il sindaco Lunardini si è anche impegnato a “stringere un rapporto fraterno di gemellaggio, come segno di un legame indissolubile, con tutte le città, in Italia e all’ estero, da cui provenivano le vittime del disastro ferroviario”, e a promuovere un rapporto di cooperazione, “in nome di una autentica condivisione con l’umanità sofferente, con uno dei paesi originari delle vittime dell’ecatombe”. Tutte le famiglie coinvolte direttamente dall’esplosione del convoglio merci dovranno intraprendere un cammino lungo e faticoso per la risoluzione dei loro enormi problemi, che riguardano principalmente la necessità di avere di nuovo una casa ed essere indennizzati da coloro che risulteranno responsabili del disastro. “Il comune ha deciso di farsi loro ‘tutore’ – è stata la promessa. L’impegno assunto dal Consiglio Comunale, per voce dello stesso presidente, è anche quello di “conoscere ed approfondire le modalità di trasporto di materiale potenzialmente pericoloso e promuovere ogni azione utile al fine di eliminare i pericoli ad esso connessi. Nelle casse del comune al momento ci sarebbero però soltanto undicimila euro per l’emergenza, questo almeno è quanto affermato dal capogruppo consiliare del Pd Antonio Batistini: .... 566“Vorremmo avere notizie del milione ‘custodito’ dal presidente della Misericordia Monciatti, e che il comune inizi a distribuire ai nuclei familiari una prima indennità”. “Non staremo zitti di fronte a eventuali speculazioni, guarderemo con la lente di ingrandimento ogni ordinanza, a partire da quelle firmate dal sindaco per gli acquisti dei Vigili Urbani”. I cittadini colpiti erano tutti presenti nella sala del Consiglio e si aspettavano meno parole e più fatti dall’assise consiliare. “I tempi delle passerelle e dei grazie sono finiti, tutti quelli che hanno dato il meglio di se stessi hanno comunque fatto solo il loro dovere, i viareggini per primi, che senza aspettare aiuti da fuori quella notte sono scesi in strada e hanno fatto l’impossibile”. Le parole, forse dure ma piene di concretezza, sono quelle di Milziade Caprili: “Non credo nelle commissioni di inchiesta, la magistratura è vero che farà il suo corso, ma siamo noi a dover fare qualcosa”. “Via Ponchielli sembra una strada di Bagdad, sono 28 i cittadini morti per colpa del fuoco che è entrato dentro le loro case uccidendoli, e una città intera ha bisogno di giustizia. “E’ grazie a qualcuno, e i responsabili hanno un nome, se questo disastro è accaduto”. “Il diritto alla sicurezza è inalienabile e sta a noi, il comune, sapere cosa passa, e come passa, sui binari che attraversano la città e fare una normativa comunale per impedire che una tragedia simile si ripeta”. Oggi è tempo di pace politica, di verità, e di ricostruzione.

CAPRILI IN CONSIGLIO COMUNALE“Lo stesso pontefice, ed è uno degli ultimi comunisti al mondo a dirlo, ha ammonito ‘che simili incidenti non abbiano a ripetersi’, diamoci da fare”.

Letizia Tassinari

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“LUNEDI 29 GIUGNO 2009, UNA DATA CHE RESTERA’ INDELEBILE NEL CUORE DI TUTTI NOI”, IL RACCONTO DI LUCA LUNARDINI AL CONSIGLIO COMUNALE

Lunedì 29 giugno, ore 23.50, una data che resterà indelebile nella memoria di noi tutti, della città. In ognuno di noi è ben impresso quel momento. Personalmente, come molti di voi, ero in casa. Era caldo ed avevo le tapparelle alzate e le finestre aperte. Il mio primo ricordo sono le pareti della stanza farsi rosa e contemporaneamente un boato, non enorme, ho alzato gli occhi e ho visto oltre il tetto della casa di fronte alzarsi una sorta di fontana rossa, poi in breve successione altri due boati e ad ogni colpo nuovi bagliori, alti, terrificanti. Una maglietta, un paio di pantaloni al volo e giù in strada a correr verso quelle fiamme. Attorno a me altri, molti viareggini, che correvano, in un silenzio quasi surreale, rotto dall’urlo delle sirene in avvicinamento. Salgo al quinto piano di un palazzo prospiciente: uno spettacolo apocalittico, fiamme ovunque per centinaia di metri. Nel frattempo il cellulare all’orecchio a chiamare polizia municipale, Giuliano Pardini della protezione civile, convalescente da un intervento chirurgico, e che pur vedrò quella notte essere lo stesso presente, 118, vigili del fuoco, 113, prefettura, questura, carabinieri. ferrovie. Le prime abbozzate risposte: un treno, una cisterna di gpl. non tossico fortunatamente. Ancora al telefono, il vicesindaco ed il direttore, assessori, consiglieri: avvertite tutti. Aprite il municipio, siate pronti ad accogliere tutto e tutti in uno sforzo comune. Con una macchina dei vigili assieme al prefetto arriviamo in via Ponchielli: un inferno, vigili del fuoco che si gettano tra le fiamme, volontari e sanitari che raccolgono feriti urlanti. Qualche numero: in uno sforzo titanico in poco più di un’ora sono sul posto 42 ambulanze e 300 vigili del fuoco. Saprò in seguito del magnifico lavoro del pronto soccorso che ha accolto oltre 30 grandi ustionati tutti assieme e che con una professionalità eccezionale alle 3 di notte, a 3 ore dalla tragedia, ha stabilizzato tutti i pazienti e distribuito presso le rianimazioni ed i centri grandi ustionati di mezza Italia tutti i feriti gravi. Con il prefetto un primo passaggio veloce al commissariato, perché è vicino alla zona del disastro. Qui una prima riunione, è circa l’una e trenta, alla presenza mia, del prefetto, del presidente della provincia, della regione toscana, e del responsabile della protezione civile, poi alle 3 avviene il trasferimento del centro decisionale nella casa comunale, dove trovo assieme ai dipendenti , consiglieri ed assessori ad accudire personalmente i primi sfollati. E’ da qui che vengono avviate le operazioni di allestimento delle tendopoli in piazza Nieri e Paolini per 70 posti letto e 6 bagni chimici mentre dall’ospedale giunge la notizia di saturazione e vengono organizzati due centri medici avanzati di primo soccorso uno al commissariato l’altro davanti al municipio. Il mio grazie va alla tv e alla radio locale per aver garantito una diretta notturna attraverso la quale abbiamo potuto dare le prime indicazioni, “recativi in comune per ogni cosa”, e le prime, poche, rassicurazioni, “il gas non è tossico”. Alle 8 del 30 giugno è costituito presso il palazzo comunale il Com (centro operativo misto), da me presieduto, e costituito dal dipartimento nazionale di protezione civile, prefettura, forze dell’ordine, uffici tecnici comunali, provinciali e regionali, 118 e volontariato. Il Com ogni giorno si è ritrovato in 2 briefing per prendere decisioni e gestire la fase di emergenza, è stato aperto un centro di accoglienza presso la scuola Lambruschini e organizzato un dormitorio per 1000 posti al palasport di Viareggio. La sera del 30 giugno venne messa in atto l’evacuazione dell’area circostante al disastro per consentire la messa in sicurezza dei luoghi dell’incidente, evacuazione che è durata fino alle 8 del 02 luglio. Una evacuazione composta, senza che incidente alcuno sia mai stato segnalato, e che ha riguardato un migliaio di persone.Mercoledi 1 luglio sono poi partiti i lavori di messa in sicurezza dell’ area ferroviaria mediante il travaso del gpl ad opera di specialisti dei vigili del fuoco e la dislocazione in zona sicura delle cisterne. Le cisterne hanno lasciato la stazione due giorni dopo. Fino al 2 luglio giorno nel quale gli abitanti hanno fatto rientro nelle abitazioni evacuate, trovando all’ingresso un volantino con le istruzioni. Il Com ora si è sciolto, la zona rossa ora è solo quella di via Ponchielli, sotto sequestro giudiziario. Dalle indagini si aspetta la verità. Ora inizia la ricostruzione.

Luca Lunardini

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VA A FUOCO IL MONTE MONETA, PER SPEGNERE L’INCENDIO DOLOSO SONO DOVUTI INTERVENIRE DUE ELICOTTERI

Un vasto incendio boschivo, di probabile origine dolosa, è divampato nelle prime ore di ieri pomeriggio sul monte Moneta. La mano del piromane, che lo scorsa estate provocò incendi a tappeto sulle colline del camaiorese, anche quest’anno sembra essere tornata a colpire. Nei mesi scorsi i mezzi di soccorso dei pompieri erano già stati impegnati su più fronti per domare le fiamme sulle colline della zona. Il primo focolaio si è sviluppato intorno alle 15 e si è allargato velocemente. Le fiamme infatti sono state alimentate dal vento che soffiava su tutta la zona. Immediati i soccorsi da parte dei vigili del fuoco, che hanno cercato di aggredire il fronte del fuoco con tre mezzi intervenuti sul posto sia dal distaccamento di Viareggio che da quello di Pietrasanta. Il rogo è stato circoscritto con grande difficoltà, vista la zona molto impervia e tutta in salita sulla quale era impossibile accedere ai mezzi dei vigili del Fuoco. Alle operazioni di spegnimento, che sono durate tutto il pomeriggio, hanno partecipato anche i mezzi dell’Antincendio Boschivo, mentre sia la polizia che i carabinieri sono stati in allerta, pronti ad entrare in azione nel caso si fosse resa necessaria l’evacuazione delle case, molte delle quali ville isolate, presenti nella zona collinare, che per fortuna non sono state l lambite dalle fiamme. Dall’alto sono invece intervenuti due elicotteri della Forestale e un Canadair della Protezione Civile. La caccia al piromane è di nuovo aperta. La certezza dell’origine dolosa del rogo trae origini dai precedenti incendi che si sono susseguiti nel tempo. Le indagini, di cui si occupano le Forze dell’ Ordine, sono però a tutto tondo. L’assessore provinciale alla Protezione Civile Emiliano Favilla, che è stato presente a tutte le operazioni, ha lanciato un appello a tutti, residenti e non: “segnalare sempre con sollecitudine alle autorità ogni persona sospetta” Il sindaco di Camaiore, la scorsa estate, mise una taglia di 5mila euro sul presunto piromane.

Letizia Tassinari

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MUORE DOPO IL TUFFO NELLA PISCINA, INUTILE LA CORSA ALL’OSPEDALE PER UN TURISTA FIORENTINO STRONCATO DA UN MALORE

Tragedia in acqua ieri nella tarda mattinata, davanti agli occhi increduli di molti clienti di un noto ed elegante stabilimento balneare della costa. Un turista fiorentino è deceduto all’ Ospedale Unico “Versilia” dopo essere stato colto da un malore mentre stava facendo il bagno nella piscina del bagno Imperiale di Lido di Camaiore. L’uomo non ce l’ha fatta, il suo cuore ha cessato di battere, nonostante i numerosi tentativi di salvarlo. Franco Vignolini, un turista cinquantaquattrenne, residente a Incisa Valdarno, nella provincia di Firenze, è stato trasportato in codice rosso, gravissimo, al Pronto Soccorso del nosocomio versiliese, ma è deceduto poco dopo il suo arrivo, probabilmente colto da infarto. “Lo abbiamo visto galleggiare in piscina – hanno riferito i bagnini – e ci siamo gettati in acqua portandolo subito fuori cercando di rianimarlo”. Il bagnante si era tuffato da pochi minuti. E i bagnini che erano presenti non si erano allontanati dal bordo piscina. Solo pochi istanti, e l’uomo che era appena entrato in acqua si è sentito male. I tentativi di rianimarlo sono poi stati ripetuti anche dal personale dell’ automedica intervenuta sul posto prontamente insieme ad un’ambulanza della Croce Verde di Lido di Camaiore che lo ha trasportato a sirene spiegate al “Versilia” in una inutile corsa contro la morte. Da quanto riferito da alcuni clienti dello stabilimento balneare, Vignolini sarebbe arrivato a Lido di Camaiore la mattina, per trovare alcuni amici, poi si sarebbe buttato in acqua per un tuffo ma sarebbe stato colto da un malore. La salma è stata trasferita nelle camere mortuarie dell’obitorio per essere composta e riconsegnata alla famiglia, che avvisata per telefono è arrivata nel primo pomeriggio per le formalità di rito. Il magistrato non ha disposto alcuna autopsia, il referto parla infatti di decesso per cause naturali.

Letizia Tassinari

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Pubblicato in: on luglio 23, 2009 at 1:02 pm  Lascia un commento  
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CAPITANERIA DI PORTO, ESERCITAZIONE IN MARE: L’ALLARME HA SUBITO MESSO IN MOTO I SOCCORSI

13Esercitazione in mare, ieri mattina, al bagno Ernesta, nella quale sono stati coinvolti anche i bagnini, con la la partecipazione di mezzi e dieci militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, del 118 e delle associazioni di volontariato. Alle ore 10.20 circa è stata simulata una prima segnalazione: il titolare del bagno ha contatatto il numero blu, comunicando che il proprio bagnino stava intervenendo in soccorso di un bagnante a seguito di un malore durante il nuoto a circa 100 metri dalla riva. Prontamente la Sala Operativa della Capitaneria di Proto di Viareggio contattava il servizio 118 fornendo gli elementi richiesti e richiedendo l’invio di mezzi e personale. Alle ore 10.40 i mezzi della Croce verde di Viareggio con medico e Infermiere professionale erano già presenti sul posto e prestavano le prime cure al bagnante che, nel frattempo era stato recuperato e trasportato a riva. La prima parte dell’esercitazione terminava alle 11.00. Alle ore 11.20 scattava la seconda fase dell’esercitazione: sempre tramite il numero blu il titolare dell’Ernesta” segnalava la presenza di un altro bagnante in difficoltà, soccorso dal proprio bagnino, che tuttavia non riusciva a guadagnare la riva a causa delle cattive condizioni meteorologiche e delle forti correnti di risacca che li allontanavano dalla costa. La Sala Operativa della Capitaneria di Porto Guardia Costiera di Viareggio inviava allora sulla i zona la motovedetta e il battello minore, oltre a una pattuglia via terra.

5Pochi minuti e il bagnate era recuperato a bordo e accompagnato in banchina dove ad attenderlo c’era già un’ambulanza del 118. Nel corso dell’esercitazione è stato costantemente presente in zona il personale della Capitaneria che ha provveduto a sovrintendere a tutte le operazioni, fornendo al pubblico presente intervenuto ed ai bagnanti in zona informazioni e spiegazioni sulle tecniche di soccorso e salvataggio nonché sulle corrette modalità di intervento soffermandosi anche sulle finalità delle dotazioni di salvataggio previste dal personale che svolge in servizio di assistenza alla balneazione. L’esercitazione, pianificata dalla Direzione Marittima di Livorno e che, tra l’altro, ha interessato contemporaneamente diverse località della costa Toscana, ha permesso di testare, ancora una volta, le corrette procedure di attivazione dei soccorsi in caso di necessità nonché di verificare l’ottima e qualificata preparazione del servizio di assistenza ai bagnanti lungo le coste della Versilia.

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