La vita continua, e Viareggio cerca di reagire alla tragedia del 29 giugno. Ma sono tante le storie dei sopravvissuti, le parole piene di lacrime di chi ha perso la casa, costruita e pagata con una vita di sacrifici, il lavoro, gli affetti. Senza contare le domande, i perchè ancora senza una risposta, su come tutto questo sia potuto succedere. E il dolore per quelle immagini di corpi bruciati, ancora in fiamme come torce umane, che cercavano di scappare dall’inferno, e poi la morte, la distruzione, sono ancora troppo vicini. E fanno male. Sono sotto agli occhi di tutti quanti, di chi passa per la via Burlamacchi e si ferma di fronte alla passerella che non c’è più, o di chi passa con il treno, sui binari ripristinati dopo giorni di lavoro, e vede le case annerite e deformate dal calore del fuoco, la distruzione. Totale. Ma si deve ricominciare. Partendo dalla speranza. Che molti anziani non hanno, o non riescono ad avere.
Come nel caso di Rolando Pellegrini e la moglie Marcella, settantun’anni lui, sessantasei lei. “Abitavamo in via Ponchielli al civico 46, proprio davanti alla passerella pedonale – raccontano. In casa con loro viveva anche una delle figlie, Barbara, di ventisei anni. Una villetta su due piani, con mansarda e giardino. “Davanti è completamente sfatta. Il dentro è inagibile. Nostra figlia per ora è ospite a casa del suo fidanzato, noi invece siamo stati alloggiati in un albergo in piazza D’Azeglio”. Senza macchina, andata distrutta nel rogo, e nonostante la copertura contro il rischio di incendio la loro compagnia di assicurazioni per ora fa problemi sul rimborso. “L’altra nostra figlia Simona, che lavora come agente immobiliare a Firenze, ha interrotto il suo lavoro per venirci ad aiutare”. Per sbrigare le faccende che i due anziani genitori non ce la fanno a seguire.
Poi ci sono Paolo Crivello e Antonella Crisci, i due coniugi che hanno pagato l’ultima rata del mutuo decennale il giorno dopo l’ecatombe, lui è malato, lei lavora in una cooperativa. Ma hanno perso tutto. E come loro tanti, troppi.
Tutte storie di vita da risolvere. Ma che per chi ha settantaquattro anni come Ilio Cappelli, e cinquant’anni di lavoro persi nel rogo, non è facile risolvere. “Volevo spararmi quella notte, mi hanno sedato con un tubo di valium – ci racconta piangendo. Ilio ha amplificato tutta la Versilia, compresa la Bussola degli anni d’oro. La sua ditta, la Laric, ormai chiusa, era un’azienda di strumentazioni audio. Nei locali, adibiti a magazzino. l’anziano però lavorava ancora, come un vecchio saggio del mestiere al quale si rivolgevano tutti, e lì conservava strumenti rarissimi, come l’oscillografo, e molte radio d’epoca: “Non si trovano nemmeno su internet. Alcuni vecchi colleghi e amici mi hanno regalato vari strumenti, scaffali e banchi di lavoro. Ma mi occorre un fondo, dove poter continuare il mio vecchio lavoro”. “Copriremo tutto, anche l’affitto per le aziende e per l’acquisto delle attrezzature – rassicurano in comune. Ma certi strumenti antichi non si possono più ricomprare, né risarcire come danno morale. Come la vita.
Letizia Tassinari


Accanto al primo cittadino Luca Lunardini erano seduti Giuseppe Romano, in qualità di comandante regionale dei Vigili del Fuoco, e Piero Moscardini della Protezione Civile Nazionale, il vice di Bertolaso. Il sindaco ha voluto ringraziare ancora una volta tutti gli organi e gli apparati dello Stato, “in particolare gli angeli del fuoco che tanto hanno fatto in quella apocalisse dove le fiamme hanno disseminato tanto dolore”, ma anche le strutture sanitarie, a partire dal 118, le associazioni di volontariato, le diverse componenti della realtà cittadina e “tutte le donne e gli uomini che hanno contribuito a risolvere le varie problematiche relative a questa grande tragedia”.
“Grazie anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – ha aggiunto il primo cittadino – e a tutte le altre alte cariche dello Stato che sono state presenti alle esequie solenni, cosi come il mio grazie va al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai membri del Governo, al presidente della Regione Claudio Martini, al presidente della Provincia Stefano Baccelli e a tutti i sindaci della Versilia, che fin dalla prima sera sono stati vicini alla città, accorrendo immediatamente nel luogo del disastro, e dimostrando una grande sensibilità”. Il consiglio comunale per voce del suo presidente Paolo Spadaccini ha poi espresso la più grande soddisfazione per la solidarietà dimostrata dalla città a tutte le famiglie coinvolte nell’evento, “con particolare riguardo verso le persone di diversa nazionalità che sono giunte, in passato, a Viareggio per cercare, e trovare, un futuro migliore”. Viareggio non le dimenticherà mai. Il sindaco Lunardini si è anche impegnato a “stringere un rapporto fraterno di gemellaggio, come segno di un legame indissolubile, con tutte le città, in Italia e all’ estero, da cui provenivano le vittime del disastro ferroviario”, e a promuovere un rapporto di cooperazione, “in nome di una autentica condivisione con l’umanità sofferente, con uno dei paesi originari delle vittime dell’ecatombe”. Tutte le famiglie coinvolte direttamente dall’esplosione del convoglio merci dovranno intraprendere un cammino lungo e faticoso per la risoluzione dei loro enormi problemi, che riguardano principalmente la necessità di avere di nuovo una casa ed essere indennizzati da coloro che risulteranno responsabili del disastro. “Il comune ha deciso di farsi loro ‘tutore’ – è stata la promessa. L’impegno assunto dal Consiglio Comunale, per voce dello stesso presidente, è anche quello di “conoscere ed approfondire le modalità di trasporto di materiale potenzialmente pericoloso e promuovere ogni azione utile al fine di eliminare i pericoli ad esso connessi. Nelle casse del comune al momento ci sarebbero però soltanto undicimila euro per l’emergenza, questo almeno è quanto affermato dal capogruppo consiliare del Pd Antonio Batistini:
“Vorremmo avere notizie del milione ‘custodito’ dal presidente della Misericordia Monciatti, e che il comune inizi a distribuire ai nuclei familiari una prima indennità”. “Non staremo zitti di fronte a eventuali speculazioni, guarderemo con la lente di ingrandimento ogni ordinanza, a partire da quelle firmate dal sindaco per gli acquisti dei Vigili Urbani”. I cittadini colpiti erano tutti presenti nella sala del Consiglio e si aspettavano meno parole e più fatti dall’assise consiliare. “I tempi delle passerelle e dei grazie sono finiti, tutti quelli che hanno dato il meglio di se stessi hanno comunque fatto solo il loro dovere, i viareggini per primi, che senza aspettare aiuti da fuori quella notte sono scesi in strada e hanno fatto l’impossibile”. Le parole, forse dure ma piene di concretezza, sono quelle di Milziade Caprili: “Non credo nelle commissioni di inchiesta, la magistratura è vero che farà il suo corso, ma siamo noi a dover fare qualcosa”. “Via Ponchielli sembra una strada di Bagdad, sono 28 i cittadini morti per colpa del fuoco che è entrato dentro le loro case uccidendoli, e una città intera ha bisogno di giustizia. “E’ grazie a qualcuno, e i responsabili hanno un nome, se questo disastro è accaduto”. “Il diritto alla sicurezza è inalienabile e sta a noi, il comune, sapere cosa passa, e come passa, sui binari che attraversano la città e fare una normativa comunale per impedire che una tragedia simile si ripeta”. Oggi è tempo di pace politica, di verità, e di ricostruzione.
“Lo stesso pontefice, ed è uno degli ultimi comunisti al mondo a dirlo, ha ammonito ‘che simili incidenti non abbiano a ripetersi’, diamoci da fare”. 
Esercitazione in mare, ieri mattina, al bagno Ernesta, nella quale sono stati coinvolti anche i bagnini, con la la partecipazione di mezzi e dieci militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, del 118 e delle associazioni di volontariato. Alle ore 10.20 circa è stata simulata una prima segnalazione: il titolare del bagno ha contatatto il numero blu, comunicando che il proprio bagnino stava intervenendo in soccorso di un bagnante a seguito di un malore durante il nuoto a circa 100 metri dalla riva. Prontamente la Sala Operativa della Capitaneria di Proto di Viareggio contattava il servizio 118 fornendo gli elementi richiesti e richiedendo l’invio di mezzi e personale. Alle ore 10.40 i mezzi della Croce verde di Viareggio con medico e Infermiere professionale erano già presenti sul posto e prestavano le prime cure al bagnante che, nel frattempo era stato recuperato e trasportato a riva. La prima parte dell’esercitazione terminava alle 11.00. Alle ore 11.20 scattava la seconda fase dell’esercitazione: sempre tramite il numero blu il titolare dell’Ernesta” segnalava la presenza di un altro bagnante in difficoltà, soccorso dal proprio bagnino, che tuttavia non riusciva a guadagnare la riva a causa delle cattive condizioni meteorologiche e delle forti correnti di risacca che li allontanavano dalla costa. La Sala Operativa della Capitaneria di Porto Guardia Costiera di Viareggio inviava allora sulla i zona la motovedetta e il battello minore, oltre a una pattuglia via terra.
Pochi minuti e il bagnate era recuperato a bordo e accompagnato in banchina dove ad attenderlo c’era già un’ambulanza del 118. Nel corso dell’esercitazione è stato costantemente presente in zona il personale della Capitaneria che ha provveduto a sovrintendere a tutte le operazioni, fornendo al pubblico presente intervenuto ed ai bagnanti in zona informazioni e spiegazioni sulle tecniche di soccorso e salvataggio nonché sulle corrette modalità di intervento soffermandosi anche sulle finalità delle dotazioni di salvataggio previste dal personale che svolge in servizio di assistenza alla balneazione. L’esercitazione, pianificata dalla Direzione Marittima di Livorno e che, tra l’altro, ha interessato contemporaneamente diverse località della costa Toscana, ha permesso di testare, ancora una volta, le corrette procedure di attivazione dei soccorsi in caso di necessità nonché di verificare l’ottima e qualificata preparazione del servizio di assistenza ai bagnanti lungo le coste della Versilia.