“C’era una volta un ragazzo di 24 anni, mio marito”. E’ Didala Ghilarducci che ricorda, e racconta, questa storia. Una come tante, in un viaggio della memoria sulla seconda guerra mondiale. Ciro, detto Chittò, 65 anni fa, il 28 agosto, fu ucciso: “furono i fascisti e i nazisti a strappargli la vita perché difendeva la libertà insieme ai suoi amici e compagni nella lotta partigiana”. Era un ragazzo dolce ma risoluto e la sua colpa era di non pensarla come i fascisti. “Era stanco di non poter urlare che voleva essere libero in un paese libero dal fascismo e dall’invasore nazista”. Voleva che non gli fosse imposto di andare a letto alle dieci, voleva studiare, voleva leggere i libri che gli piaceva leggere. E Didala, la giovane moglie con un bimbo appena nato, era al suo fianco, sulle Apuane: “ nonostante tutto, e la guerra, trovavamo uno spazio per sognare il nostro futuro”. E Chittò sognava cose semplici, vere: “il nostro bimbo che metteva i denti, che imparava a camminare, lo vedevamo, nei nostri sogni ad occhi aperti, girare in bicicletta per una Viareggio finalmente libera”. Ma niente di tutto questo si è realizzato: i nazi fascisti lo hanno ammazzato, con il suo amico Giancarlo Taddei. Solo una cosa è rimasta a futura memoria per tutti i figli del futuro: “Lui, come tutti i partigiani, ci hanno consegnato l’Italia liberata e il progetto di un Paese dove si potesse vivere nel diritto, in pace e in giustizia”. “Vi affido questa piccola storia perchè non dimentichiate, e perchè vi aiuti a crescere nella libertà”.
