
A fare gli onori di casa all’iniziativa della Cgil provinciale, regionale e nazionale “Giustizia per le vittime e sicurezza per i lavoratori e i cittadini”, tenutasi ieri mattina nella sala Barsanti della Croce Verde, è stato il presidente Milziade Caprili.
“A tre mesi esatti dalla tragedia che è costata ben trentuno vite, la delusione è totale – ha affermato l’ex vice presidente del Senato. “Su tutti i fronti – ha poi precisato -: delusione dallo Stato e dal Governo, i soldi per la ricostruzione non sono infatti sufficienti, delusione dalla magistratura, ad oggi ancora nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati, delusione dal Comune, anche per la demagogica iniziativa del sindaco relativa alla riduzione della velocità dei treni merci solo a Viareggio, come se il problema della sicurezza non fosse nazionale”. E poi un altra cosa: “ il Consiglio Comunale non è stato ancora interessato del progetto urbanistico della ricostruzione, partendo ovviamente dai bisogni dei cittadini. Progetto che sono certo esista, ma del quale noi consiglieri ancora non sappiamo nulla”. “Non credo più alle cose dette e promesse – la delusione di Caprili nasce dalla sua esperienza passata – come non credo alle commissioni di inchiesta”. Ciononostante la battaglia per non spengere i riflettori, ed ottenere ricostruzione e giustizia è partita unita. E, la sicurezza, sia dei lavoratori che dei cittadini, è stato il punto fermo della piattaforma di lavoro discussa ieri pubblicamente per oltre quattro ore.

Numerosi gli ospiti del dibattito organizzato dalla segretaria generale della Cgil Rosanna Rosi, tra i quali il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli, l’assessore provinciale alla Protezione Civile Emiliano Favilla, l’assessore regionale alla casa Baronti, in sostituzione del Commisssario ad acta Claudio Martini, e Salvadori della Filt.
Perchè questa iniziativa?
“Perchè a tre mesi dalla strage vorremmo dire qualcosa in più, partendo da una preoccupazione, e cioè che quello che è accaduto quella notte non venga catalogato come evento catastrofico e come tale svincolato da responsabilità – come ha sottolineato la segretaria provinciale della Cgil. Il fato o la statistica non fanno parte del modo di pensare e di agire di un sindacato generale che da sempre si impegna in analisi e proposte, aperti a confronti seri e sereni nell’interesse di tutti, “in questo caso di Viareggio e non solo”.
“La questione è anche politica – come ha precisato nel suo intervento Baccelli. La politica della sicurezza circa il trasporto su rotaie delle merci pericolose, “che va affrontata con un’azione forte”. “La tragedia è stata grande, ma sempre minore di quanto sarebbe potuta essere nel caso che a scoppiare fossero state più di una cisterna di GPL, e se nella stazione di Viareggio non fosse stato presente il personale che ha fermato in tempo i due treni passeggeri”. Ma anche il sindaco Luca Lunardini, arrivato a dibattito iniziato, non è ad oggi soddisfatto: “ Non ho ancora avuto risposte complete alle mie domande e richieste, se pur sollecitate più volte. A parte la disponibilità ora occorre la concretezza. La mia intenzione è quella di alzare i toni”. Tutti concordi, alla fine della mattinata, che il trasporto su rotaia vada rafforzato, ma “con le dovute garanzie”. La sicurezza sia per i lavoratori che per i cittadini “ è lo stato a doverla garantire”, e va riprogettata partendo da quelle delle reti: “è questo l’impegno che chiediamo alle Ferrovie dello Stato, su cui deve essere forte anche l’impegno delle Istituzioni”.
“Allarme trascurato”. La Camera del Lavoro si è costituita parte civile
“I segnali di allarme sono stati trascurati, negli ultimi mesi antecedenti al 29 giugno c’era stato un crescendo di incidenti ferroviari che avevano coinvolto soprattutto treni merci: il 16 marzo l’incendio del locomotore di un merci tra Genova Brignole e Sturla, il 19 maggio il deragliamento a Sesto Calende, sembra per la rottura di un asse, il 25 maggio il deragliamento sulla Torino-Cuneo-Ventimiglia, il 6 giugno il carro merci deragliato tra Migliarino e Pisa San Rossore, il 22 giugno quello di Vaiano, sulla linea Bologna – Firenze. La strage di Viareggio del 29 è stata una strage annunciata”. Ora però ci sono trentuno morti che aspettano giustizia, assieme ai feriti ancora gravi, e con loro c’è chi è sopravvissuto all’inferno e ha perso tutto: “tutta la città vuole la verità, e noi con loro”. Senza verità non ci può essere giustizia, ma non ci può essere giustizia se non si accertano le responsabilità: e ieri mattina l’avvocato Massimo De Celmo del Foro di Napoli ha depositato in Tribunale a Lucca l’atto di costituzione di parte civile a firma di Guglielmo Epifani, del segretario regionale e di quello provinciale della Cgil. “Saremo presenti in tutte le fasi del processo – ha precisato la Rosi. “La magistratura deve fare il suo lavoro, i tempi non sono indifferenti, e questo devo averlo chiaro anche il magistrato. Devono essere individuati i responsabili, anche se sappiamo bene che le responsabilità sono molte, anche fuori dall’ Italia. Il nostro pensiero va a coloro che in quel luogo hanno lasciato il cuore, in particolare ai bambini, che noi grandi non siamo riusciti a difendere”. Insieme è possibile costruire una proposta forte, a partire da Viareggio: “per migliorare le reti e mettere in sicurezza la vita, quella di tutti”.
Letizia Tassinari
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“Benincasa – aggiunge Caprili – ha chiesto un milione di euro quale risarcimento danni per la sua ‘cacciata’: quanto dovrebbe valere allora la vita di una vittima della strage? Non mi sembra proprio una richiesta seria – afferma Caprili -, di serio c’è solo, semmai, i destinatari di tale cifra, i cittadini colpiti dalla strage”.
Fra redditi non dichiarati e ricavi non contabilizzati ha evaso tre milioni e 700mila euro. Le Fiamme Gialle viareggine hanno ultimato pochi giorni fa le verifiche fiscali nei confronti di un noto avvocato di Viareggio. “A
Alberto Benincasa, da ieri pomeriggio, non è più vicesindaco. Non appena il messo comunale gli ha notificato la decisione di Lunardini di ritirargli tutti gli incarichi dalla giunta, il sindaco ha ufficializzato la notizia.
“Mi sembrava corretto fare così”, ha detto il primo cittadino al termine di una giornata lunghissima. La notizia era ormai sulla bocca di tutti da una decina di giorni. Ma c’è voluto un passaggio politico con tutto il centrodestra e gli alleati, prima che Lunardini firmasse la revoca. E l’ultimo passaggio lo ha fatto ieri mattina proprio con il movimento di Benincasa: Vivere Viareggio. Il sindaco ha chiamato Giancarlo Iannella, segretario, con Alessandra De Mello, ed ha annunciato loro le sue decisioni. “E pensare che non appena erano scoppiate le polemiche ho scritto mail e sms al sindaco senza avere per giorni alcuna risposta – ha detto Iannella di prima entrare – ci ha ricevuti per ultimi”. E all’uscita bocche cucite da ambo le parti: sia il sindaco, che Vivere Viareggio. Fino alla decisione finale di ieri sera. “Ho ritirato le deleghe – ha spiegato il sindaco – non ho rotto un accordo elettorale con Vivere Viareggio”. Che adesso rimane in maggioranza? “Ho detto a Iannella che adesso dovremo aprire un tavolo politico con tutti per andare avanti. L’alleanza non è rotta. D’altronde anche il sindaco Bertola ha tolto assessori e non ha rotto politicamente con i partiti della maggioranza di cui erano espressione”. Ma veniamo alle motivazioni che Lunardini spiega in una lunga lettera. Non c’è solo la vicenda del Casinò. Ma tutta la politica portuale portata avanti da Benincasa non è piaciuta al sindaco, come lui stesso scrive. “Sin dall’inizio l’operatività della delega delle attività portuali fu caratterizzata da una serie di iniziative che non trovavano completa corrispondenza negli atti di programmazione della Giunta Comunale e che in più riprese hanno ingenerato sconcerto e conseguente difficoltà della Giunta creando un clima di tensione all’interno della Giunta stessa e alla maggioranza che la sostiene. Problematiche che hanno riguardato le funzioni del comune in materia demaniale marittima e talora dirette a un “recupero” non ammissibile delle funzioni in precedenza esercitate dal Ministero e per esso dalla locale Capitaneria di Porto con conseguente difficoltà ed incertezza nelle ordinarie funzioni degli uffici addetti al settore demanio”. Lunardini rimprovera a Benincasa anche le dichiarazioni “sulla necessità di rivedere il piano regolatore portuale”, dichiarazioni che Lunardini dice di aver dovuto smentire agli operatori portuali preoccupati. Lunardini è dovuto intervenire anche nel rapporto con il Comandante Ratto Vaquer. Altro motivo di attrito: i “consulenti del vicesindaco”, “che, di fatto – scrive Lunardini -, senza alcuna formale investitura, sono stati pubblicizzati sulla stampa ed hanno trattato questioni di interesse generale dell’amministrazione e fuori dal circuito istituzionale”. Inoltre Benincasa avrebbe ficcato il naso in deleghe non sue come dice ancora Lunardini: “si sono verificati numerosi episodi di interventi operativi del vice-Sindaco su materie delegate ad altri assessori tanto da provocare lamentele scritte da parte dell’assessore Roberto Bucciarelli, e ciò in data 6 aprile”. E poi il caos sul protocollo della sicurezza. E infine il putiferio sul Casinò. Tutto l’ insieme ha portato Lunardini a scrivere che: “il suo operato – dice rivolgendosi a Benincasa – non sia rispettoso del principio di collegialità e del principio di correttezza nei rapporti tra i singoli componenti della giunta comunale nel rapporto conseguentemente complessivo con l’organo della giunta, Sindaco compreso”. Per il momento non è stato nominato alcun vicesindaco. “Voglio fare una piccola ricognizione – ha detto il sindaco – ma la legge impone che sia nominato quanto prima, per cui lo farò a breve”. Mentre per quanto riguarda la delega al porto “la terrò per me ad interim”. E a quanto fa capire Lunardini la manterrà per molto tempo. Dunque non ci sarà l’ingresso di un nuovo assessore, ma solo la riduzione di un posto. Il ruolo di vicesindaco, come ormai arcinoto, sarà assunta da Ciro Costagliola, che rimarrà anche assessore alla Cultura.
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Ultimo intervento del fine settimana all’ora del tramonto: l’autorizzazione a una barca di pescatori sportivi a sbarcare un tonno rosso di ben 49 chili, e lungo 143 centimetri.