Il sindaco di Camaiore Giampaolo Bertola è stato denunciato per falsa testimonianza. A presentare la querela contro il primo cittadino è stato Mario Giannelli dei Dadaviruz. Il querelante, assieme al fratello, fu tratto in giudizio con accuse gravi: aver minacciato di morte con un coltello il figlio del sindaco di Camaiore l’11 giugno 2002. Il 5 giugno scorso il giudice del tribunale di Viareggio Gerardo Boragine ha però assolto i due fratelli Giannelli dai reati loro ascritti, con formula piena, per non aver commesso il fatto. Secondo Mario Giannelli, difeso dagli avvocati Filippo Antonini e Stefano Gambini, nella testimonianza resa dal Bertola in udienza risulterebbero “inesattezze e incongruenze da far prevedere il reato di falsa testimonianza”, e per questo, il 13 novembre scorso, Giannelli ha dato mandato ai suoi legali di presentare la denuncia – querela presso la Procura della Repubblica di Lucca. Come si evidenzia nell’atto, il sindaco Giampaolo Bertola affermò di avere visto uscire da casa dei Giannelli una persona con coltello ma sempre da quanto affermato dal primo cittadino in aula lo stesso Bertola si trovava in un luogo da dove non poteva vedere la casa dei due fratelli. Il sindaco per festeggiare la sua elezione si era fermato a brindare con una bottiglia di spumante di fronte al bar La Rosa: “ho visto uscire un personaggio o due da un’abitazione e c’era mio figlio, con alcuni amici, che sono stati affrontati da questi signori che sono usciti fuori e ho visto chiaramente, lo ricordo benissimo, anche se a distanza di 20 metri abbondanti, quel gesto. E ho scorto anche un coltello”. La dimostrazione del “falso”, in aula, fu non solo che la distanza era maggiore ma soprattutto che “mancava una visione in linea retta”, e che quindi era impossibile sia vedere i fatti che il coltello. A tal proposito i ragazzi di Dada Viruz Project realizzarono un video che mostrava le contraddizioni di questa testimonianza (il video lo si può vedere anche su You Tube http://www.youtube.com/watch?v=wEDC7RifAQo). A seguito del dibattimento risultò pacifico che il sindaco Bertola non era presente sul luogo dei fatti, dove si sarebbe consumato il reato di minaccia aggravata e i due imputati furono assolti.
“Come Sinistra Critica della Versilia giudichiamo grave che una figura istituzionale come un sindaco rilasci dichiarazioni in un’aula di un tribunale della Repubblica che non siano corrispondenti ai fatti” – si legge in una nota – e per questo rinnoviamo la richiesta di dimissioni del sindaco di Camaiore”.
Letizia Tassinari




Migliaia di persone hanno sfilato ieri a Roma, da piazza della Repubblica a piazza del Popolo. I lavoratori, dal Governo, esigono risposte. Per uscire dalla crisi e guardare il futuro. 

Da Viareggio, da tutta la Versilia, e da Lucca, sono partiti decine di pullman.
Le bandiere rosse della Cgil hanno sfilato per il centro “perchè il lavoro esige risposte e il peggio della crisi non è affatto alle nostre spalle”.
Nonostante si neghi che la crisi ci sia, ormai è un dato oggettivo, inconfutabile: “non credete alle favole – ha urlato dal palco il segretario generale Guglielmo Epifani – , lo sanno bene i lavoratori e le lavoratrici che ne sono colpiti”. A Viareggio come in tutta Italia: “interi territori sono interessati da una crisi mai vista”. Molti settori stanno perdendo in fatturato e competitività, l’ artigianato e le piccole e medie imprese sono quelle che stanno pagando il prezzo più alto. E la cantieristica navale viareggina, con tutto l’indotto, così come l’edilizia e il lapideo, i tre settori lavorativi che sono il fulcro delle risorse economiche della Versilia, sono al collasso. I segnali di ripresa, che ancora sono lontanissimo, secondo la Cgil “rischiano di affogare dentro una economia che stagna da troppo tempo”. Eppure si continua a minimizzare: “il Governo dice bugie per nascondere le proprie responsabilità, nessuna vera misura è stata presa per contrastare la situazione, il Presidente del Consiglio Berlusconi , e con lui tutti ministri, fanno a gara per spargere una fiducia che non c’è”. I dati nazionali fanno paura, e parlano da soli: dall’ inizio dell’ anno ad oggi si sono consumate oltre 670 milioni di ore di Cassa Integrazione per oltre un milione di lavoratori coinvolti”. A Viareggio, nella sola Darsena, da inizio anno i lavoratori tra lavoratori cassaintegrati e lavoratori licenziati la cifra è mille. Ma entro la fine del 2009 la cifra è destinata a crescere.
Chi è in Cassa Integrazione vive con meno di 750 euro netti al mese. Ma c’è anche chi della Cassa Integrazione non ha potuto usufruire, come i precari, o chi lavora con contratti a tempo determinato, a paga conglobata in ditte in subappalto, chi ha la partita IVA, o peggio ancora chi lavora al nero. Tutti senza tutele. 
E, a fianco dei lavoratori, hanno sfilato anche i pensionati dello SPI
“C’è anche chi nemmeno sa quali siano i propri diritti come quello della Cassa Integrazione in deroga – raccontano Andrea Antonioli e Lamberto Pocai dopo che il lungo serpentone ha raggiunto piazza del Popolo, per ascoltare l’intervento del segretario generale Guglielmo Epifani. La ripresa sarà lunga e difficile, e per uscire dalla crisi sono necessari interventi adeguati: assumere tempestivamente misure per garantire la prosecuzione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori che rischiano altrimenti di perdere definitivamente il lavoro, aumentare l’assegno mensile di Cassa Integrazione per far fronte al costo della vita, allungare i periodi di disoccupazione per i lavoratori senza sussidi, riconoscere una copertura reale del reddito ai precari che hanno perso il lavoro, sono le richieste al Governo da parte della Cgil. ” E’ necessario addoppiare la durata dell’assegno di disoccupazione da 8 a 16 mesi e da 10 a 20 per gli ultracinquantenni, aumentare i massimali della cassa integrazione perché con 700 euro al mese non si riesce a vivere e fare qualcosa in più per i precari”. Queste, secondo Epifani, sono tre misure necessarie.
Una crisi nazionale, “ci vorranno dieci anni per uscirne” per Epifani, dove la disoccupazione, se non si trovano urgentemente rimedi, è destinata a crescere con il rischio di nuovi fallimenti, chiusure e licenziamenti “che ridimensionerebbero l’intero sistema produttivo, con grave rischio anche per la tenuta del sistema bancario”. A questo punto “occorre un proficuo dialogo tra il governo e le parti sociali”. 

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Un lungo serpentone, sotto l’acqua, – l’adesione allo sciopero di quattro ore e alla manifestazione è stata di circa mille lavoratori, tra quelli dell’ Industria e quelli dell’ Artiginanato – per dire “ora basta: non vogliamo pagare le conseguenze di una crisi che non abbiamo voluto, e le cui colpe ricadono solo su politiche sbagliate, sia del governo centrale che di quello locale”. Hanno aderito in tanti, anche chi nella sua vita non aveva mai scioperato, “tranne qualche crumiro, ma siamo in piazza anche per loro”.

I metalmeccanici dei cantieri della Darsena, Codecasa e Azimut Benetti con gli striscioni della Fiom, e i loro segretari provinciale e versiliese Massimo Braccini e Lamberto Pocai in testa, poi i lavoratori dell’edilizia e del lapideo, con Leonardo Quadrelli, Gabriele Ciucci e Claudio Vezzoni, segretari della Fillea, non erano soli: accanto a loro, oltre all’assessore regionale Giuseppe Bertolucci e al consigliere regionale Marco Montemagni, c’era tutta la sinistra viareggina e versiliese. E Assemblea 29 Giugno.
“ Sono sempre stato dalla parte della Fiom – ha affermato il senatore Milziade Caprili che ha sfilato in prima fila -, le grandi lotte e le grandi conquiste nel mondo del lavoro sono dei metalmeccanici. Se non ci fosse la Cgil le cose sarebbero anche più brutte di quello che già sono”.
Ma c’erano anche gli studenti, oltre cento, a sfilare in corteo. Hanno aderito spontaneamente, è in gioco anche il loro futuro. E la prima parola, in sala di rappresentanza durante il dibattito alla fine della manifestazione, è stata data a loro.
“ Mi chiedo cosa sarà di me tra dieci anni, potrò farmi una famiglia e trovarmi un lavoro che sia in grado di mantenerla dignitosamente?”. Filippo Salvatori è un ragazzo di vent’anni, appena diplomato allo scientifico e matricola a Scienze Politiche a Pisa, e per lui, come per tanti suoi coetanei, il futuro non è come quello di chi, qualche anno fa, ha iniziato a lavorare, trovando prospettive migliori dei lavoratori anziani. “Oggi ci sono quaranta tipologie contrattuali diverse, atipiche, precarie – gli ha risposto Andrea Antonioli -, una sorta di catena, di sudditanza e soprusi, nate da modelli liberisti, dove il costo del lavoro è stato ridimensionato con la totale assenza di diritti, e di sicurezza”. La battaglia della Cgil è anche quella per la salvaguardia dei contratti collettivi nazionale: “per non lasciare il lavoratore solo nei confronti del padrone”. “Sono oltre trentacinque anni che lavoro in Darsena – a parlare al microfono è Daniele Dinelli, RSU alla Polo Nautica, che non riesce a trattenere il pianto -: non ho mai visto una crisi così”.
La Cgil però non molla, è una promessa fatta con i lavoratori: “non ci rassegneremo, la nostra lotta continua – hanno assicurato la segretaria generale Rosanna Rosi e il segretario della Camera del Lavoro di Viareggio Andrea Antonioli -: la crisi la deve pagare chi l’ha provocata, esigiamo misure per chi è licenziato, per chi non ha nessun reddito e deve mangiare, pagare le bollette e mandare i figli a scuola.
Alla manifestazione di oggi, quella organizzata dalla Cgil Versilia per la difesa dell’occupazione, per contrastare i licenziamenti e affermare il diritto al lavoro, sarà presente anche l’assessore regionale al Bilancio e Coordinamento alla politiche per il mare Giuseppe Bertolucci, per rappresentare, oltre al suo sostegno personale, anche quello della Regione: “ La Regione Toscana è al fianco dei lavoratori con concrete iniziative come il Fondo di 5 milioni di euro deciso per il 2009 e rinnovato per il 2010 a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi – ha fatto sapere con una nota Bertolucci. “Lo è spingendo perché le aziende toscane sane riescano a fronteggiare la crisi e si attrezzino per agganciare, domani, la ripresa facendo ricerca e innovazione ma anche non licenziando e non delocalizzando”. L’impegno della Regione è anche nel “favorire il credito alle imprese attraverso i protocolli d’intesa siglati con il sistema bancario, sin dalla fine dello scorso anno: risorse per 60 milioni di euro sono state stanziate per investimenti e per la liquidità necessaria delle aziende. In questo quadro specifiche iniziative sono state prese per il settore della nautica, fortemente colpito dalla crisi mondiale”. “La Regione continuerà a mantenere alta l’attenzione sulla situazione occupazionale e produttiva in Toscana – ha sottolineato l’Assessore regionale – e sta seguendo tutte le crisi aziendali per garantire gli ammortizzatori sociali, anche attraverso una pressante richiesta al Governo per ulteriori risorse che sono assolutamente necessarie”. Al corteo di stamani parteciperanno, oltre a tutti i lavoratori della Versilia e gli studenti liceali, anche i gruppi consiliari di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani della provincia di Lucca: “noi stiamo con tutti i lavoratori per dire no alle politiche liberiste che hanno provocato la crisi economica che sta mettendo in ginocchio migliaia ndi famiglie e per dire si alla sicurezza sul lavoro”. Per il consigliere regionale Marco Montemagni “ci sono sì alcuni primi, tenui segnali di ripresa, ma gli effetti sociali e occupazionali della drammatica crisi sono un problema attualissimo e continueranno a manifestarsi in tutta la loro gravità e virulenza anche nei prossimi mesi. L’ottimismo facilone è del tutto fuori luogo”. Troppi i posti di lavoro perso e centinaia ancora quelli a rischio in Versilia. I dati della Cassa integrazione, con un aumento di oltre il 400%, così come le moltissime aziende in crisi in tutta la Toscana – con epicentro sulla costa- parlano da soli. “Sono necessarie alcune fondamentali priorità – afferma Montemagni -: difendere l’occupazione, ampliare gli ammortizzatori sociali, garantire un reddito adeguato a chi perde il lavoro, anche se lavoratore precario”. Su tutto questo è in atto una grande mobilitazione dei lavoratori e dei sindacati: oggi con lo sciopero a Viareggio di tutti i lavoratori dell’industria e dell’artigianato e domani con la grande manifestazione nazionale indetta dalla Cgil a Roma. “La Regione sta facendo il proprio dovere – dice Montemagni – considerando le possibilità legate al proprio Bilancio e deve proseguire e rafforzare la propria capacità d’intervento.
Vediamo se ricordiamo correttamente: circa 18 mesi fa a Viareggio si costituisce una nuova Giunta che promette di tutto e particolarmente concentra la propria attenzione – e quella degli abitanti di Viareggio – sulla necessità di un cambio di passo su molte cose e prioritariamente sul decoro della città e su decisioni, scelte e discussioni cristalline: il Comune, si diceva, dovrà divenire una casa di vetro. Chi ha una certa esperienza delle cose della politica sa che, purtroppo, le buone intenzioni spesso fanno fatica a trasformarsi in atti concreti. Ma così è troppo: la città è trascurata, le piazze fanno generalmente schifo, i marciapiedi, anche nel centro, sono pieni di buche ed erbacce, il traffico – cito -risulta insopportabile. E loro che cosa fanno? Organizzano giri di valzer. Aumentano di grado chi avrebbe dovuto già avere la competenza del decoro, parcellizzano le deleghe tanto che è difficile capire dove finisce la competenza – si fa per dire! – di tizio assessore e dove inizia quella di caio assessore ( vedasi il porto, per esempio). Gli incarichi si moltiplicano e non è detto, anzi!, che parallelamente si moltiplichino le competenze. Le cose non si fanno, ma in compenso si costruisce molta ingegneria istituzionale che, come tutti dovrebbero sapere, non ha mai risolto i problemi. E’ la terza volta che la giunta cambia. Un mutamento ogni sei mesi è tanto, è troppo, segnala che le cose non vanno. Tutto questo, come al solito, fuori da ogni discussione del Consiglio Comunale (con buona pace della casa di vetro) che si vedrà comunicare le decisioni senza avere la possibilità di esprimere un parere preventivo, per quanto non vincolante. Ma volete una riprova che le cose non vanno?: si dice giustamente che –cito di nuovo – la situazione della città richiederebbe investimenti strutturali e colpi di bisturi e che non basta un velo di cipria sulle rughe della marchesa. Tutto questo imporrebbe di decidere, di fare, di prendere decisioni. Ebbene: Consiglio Comunale su Consiglio Comunale si discute di due e tre delibere che riguardano le cose della Città perché altro non riesce a produrre una compagine sempre meno in grado di governare la complessità dei problemi e delle possibilità di Viareggio.