Processo breve o giustizia negata? Se lo chiedono in molti, soprattutto i familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio. “ Chiunque si rivolga a un Tribunale, deve avere giustizia”. Questa la frase pronunciata da Nicola Mancino, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2010 svoltasi ieri mattina a Firenze. Fuori dall’aula bunker di Santa Verdiana alcuni manifestanti, giunti appositamente da Viareggio, hanno esposto alcuni degli ormai noti striscioni: “32 morti 0 indagati, partita truccata” e “Viareggio non dimentica”. La Procura della Repubblica di Lucca non ha ancora iscritto nessun nome nel registro degli indagati, e i comitati delle vittime temono l’estinzione del processo sulla strage, con l’approvazione del “processo breve”. “Il processo breve è all’esame del Parlamento – ha detto Mancino – e mi auguro che venga affrontato con risultati che siano apprezzati dalla gente. Chi chiede giustizia la deve avere”. Anche il procuratore generale di Firenze, Beniamino Deidda, ha parlato della vicenda nel suo intervento, ribadendo, come già fatto a Viareggio poche settimane fa durante un incontro con i familiari delle vittime nella sala di rappresentanza del Comune, che l’indagine sulla strage è “di estrema difficoltà per la dinamica dell’incidente e per la difficoltà di interpretazione di una normativa tecnica abbondante e disordinata”. “E’ comprensibile l’ ansia – ha ripetuto Deidda – , motivata dall’ assenza di indagati e mi assumo pubblicamente l’impegno di accertare con tempestività e rigore la dinamica e le responsabilità del disastro di Viareggio, tanto più che il valore dei magistrati e investigatori impegnati costituisce la garanzia di un proficuo lavoro”. Se il reato per la strage di Viareggio si dovesse estinguere “chi dirà ai familiari delle vittime che lo Stato rinuncia ad accertare la verità solo perchè l’indagine e il processo si sono rivelati complicati’?”. L’incidente ferroviario del 29 giugno scorso è il più grave dal dopoguerra ad oggi. Ma nonostante il pool di magistrati della Procura di Lucca stia lavorando ormai da 7 mesi, ad oggi non sono state individuati i responsabili, sui quali indagare e introdurre un limite temporale alla durata del processo potrebbe significare negare alle vittime, e non solo a quelle di Viareggio, la soddisfazione di un diritto legittimo, quello di avere giustizia. Si perderebbero infatti nel nulla tantissimi altri processi penali e “l’ unica tutela sarebbe per gli autori di reati anche gravissimi”. Ieri mattina in comune a Viareggio Daniela Rombi, madre di una giovane vittima, ha incontrato alcuni parlamentari versiliesi e si è fatta portavoce di certe istanze emerse nell’ultima seduta del Consiglio comunale in merito all’ipotesi di possibili percorsi legislativi che favoriscano il risarcimento dei danni ma anche la corretta, periodica informazione da parte delle istituzioni ai familiari sull’iter dell’inchiesta. Durante la riunione consiliare aperta si è parlato di ulteriori sedute del consiglio tematiche, ma anche e soprattutto della possibilità di istituire una legge simile o di applicare anche al caso di Viareggio la Legge Linate, adottata per la tragedia accaduta nell’aeroporto milanese nel 2001. La norma permise la concessione da parte dello Stato di un anticipo di risarcimento ai familiari delle 118 persone rimaste uccise in quella strage e il Sindaco Luca Lunardini si è espresso in modo da farsi promotore di un futuro incontro formale con i parlamentari provinciali e regionali sull’argomento.
“SCOPRIREMO PRESTO I RESPONSABILI DELLA STRAGE”, L’IMPEGNO DEL PROCURATORE DEIDDA. ALL’APERTURA DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2010, STRISCIONI DI CONTESTAZIONE DA PARTE DEI PARENTI DELLE VITTIME
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