ANCHE BURLAMACCO SI E’ COMMOSSO, AL MINUTO DI SILENZIO IL CORSO MASCHERATO E’ PIOMBATO NEL DOLORE DELLA STRAGE: LA DELUSIONE PER IL NIET ALL’ESPOSIZIONE DI STRISCIONI DAI CARRI, E C’E’ STATA ANCHE LA “DISOBBEDIENZA CIVILE”

Figuranti bloccati, maschere e carri fermi, musica spenta, ma solo quella dei carri. Il gelo per il dolore della strage è piombato sui carri e sul pubblico, commovendo un pò tutti. Radio Carnevale, anche durante il minuto di silenzio per ricordare le vittime della strage di Viareggio del 29 giugno, ha invece continuato a mandare in onda le canzoni. Ed è stata polemica.

Il Carnevale di Viareggio, durante il corso del martedì grasso, trasmesso in diretta nazionale dalla Rai, ha voluto ricordare all’Italia i 32 morti causati dall’ esplosione della cisterna di GPL del treno merci deragliato, avvenuta alla stazione.

Assemblea 29 giugno, Avif, il Comitato via Ponchielli, i familiari delle vittime, e la Cgil, si sono dati appuntamento alle 14, davanti a Palazzo delle Muse, per poi entrare nel corso, e allo scoppio del cannone, per un minuto, sui viali a mare è calato il silenzio. Poi, a sorpresa, una voce di donna, quella di Daniela Rombi, la mamma di Emanuela Menichetti, morta nell’ecatombe, ha letto i nomi di battesimo delle 32 vittime del 29 giugno. Fino a dieci minuti prima era stato imposto un niet. E tutti, molti con le lacrime agli occhi per quella tragedia che ha spazzato via una intera strada, e strappato alla vita intere famiglie, hanno applaudito. La diretta Rai è stata certamente un ottimo mezzo per dare eco alla richiesta di verità, giustizia e sicurezza. Richieste, queste, che ad oggi, a quasi otto mesi da quella maledetta notte di inizio estate, non hanno ancora avuto risposte. Contro 32 morti, infatti non c’è ancora nessun indagato: “ partita truccata”. “Avevamo consegnato a ogni carrista gli striscioni da attaccare, ma la Fondazione, adducendo come motivazione che i carri sono di sua proprietà, ha proibito ai carristi di attaccarli, pena una multa, e per questo abbiamo deciso di sfilare, a gruppi, davanti alle costruzioni di carta pesta – è il segretario della Camera del Lavoro Andrea Antonioli a parlare, a fine diretta. Anche al carro dei Burlamatti, interamente autofinanziato e non di proprietà della Fondazione, è stato intimato di togliere gli striscioni, ma i Burlamatti hanno disobbedito:

“abbiamo avuto gli striscioni appesi per tutti e tre i corsi precedenti, non eravamo nella diretta Rai, essendo un carro fuori concorso, e non c’era alcun motivo per un divieto di questo genere”. Certo che se quel minuto di silenzio fosse stato fatto alle 15.30, invece che allo scoppio del cannone, “l’impatto mediatico sarebbe stato maggiore”- ha aggiunto Riccardo Antonini. Nei numerosi incontri avuti sia col sindaco, che con lo stesso presidente della Fondazione, a detta di Antonioli, ci sarebbe stato un susseguirsi di rimpalli di responsabilità sulle decisioni da prendersi: “Lunardini si era detto addirittura disponibile a far bloccare il corso, per ospitare un momento di lutto. Poi si è passati al forse, e dopo ancora al no, come se a qualcuno desse fastidio ricordare la strage”. E la memoria porta a ricordare il carnevale 2003 quando, in occasione della guerra in Irak, un corso domenicale venne bloccato, con il bene placet sia dell’Amminsitrazione Comunale che della Fondazione. Gli striscioni sono stati comunque ugualmente visibili, portati a mano, e inquadrati non solo dalla Rai, ma anche dalle tante testate giornalistiche presenti, tv e carta stampata, anche se dalla postazione fissa della Rai il presidente della Fondazione Carnevale Nanni Maglione, ai microfoni in diretta nazionale, ha persino sbagliato la data della strage. Una gaffe che ha lasciato tutti di stucco.

I familiari delle vittime però non mollano, e tenendosi per mano, per essere più forti, hanno manifestato in maniera più che dignitosa la loro sete di giustizia e verità, che in questi mesi ha avuto come risposta “solo parole”.

Letizia Tassinari


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