

“La lotta non va in vacanza!…no alla Gelmini a Viareggio”. Il tam tam per ritrovarsi davanti al Balena alle 11.45, orario previsto dell’arrivo della Ministra Gelmini al convegno “Versilia 2010, Dedalo e la Sfida del Nuovo”, organizzato dai giovani del PdL, è partito su Face Book il giorno prima e ieri mattina si sono ritrovati in centinaia per protestare contro “le scelte scellerate di questo governo che stanno smantellando la scuola pubblica”.
Passeggiata blindata, con poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, e pure il cane Major, addestrato per la ricerca degli esplosivi. Ma la protesta si è svolte civilmente. Giovani Comunisti, il Comitato versiliese per la difesa della Scuola Pubblica, i Cobas, il neo segretario del PD Glauco Dal Pino, insegnanti, studenti e tanti, tantissimi genitori, hanno sventolato i loro striscioni.
“Alla faccia di chi diceva che siamo solo dei fannulloni – ha detto Ruggero Simonelli – che manifestano solo per saltare un giorno di scuola”. L’ “ora basta ai tagli” è stata una richiesta unanime: “ la riduzione delle cattedre – si legge in uno dei volantini del PD – significa impossibilità per i precari di passare di ruolo e un continuo alternarsi di professori nelle classi”. Così come la riduzione dell’orario di scolastico si traduce in “meno possibilità di apprendimento”. I giovani di Rifondazione Comunista, da oltre un anno, hanno messo in piedi, al Varignano, il Progetto di Scuola Popolare, e sono sempre di più le famiglie che si rivolgono, per mancanza di alternative istituzionali, ai volontari che quotidianamente, e gratis, fanno lezione nel pomeriggio: “ grazie al taglio del tempo pieno – ha precisato Simonelli – molti genitori, che lavorano ma non sono in grado economicamente di pagare baby sitter, o insegnanti per le ripetizioni, si rivolgono da noi”. E il credo per cui si battono contro la riforma della Gelmini è “una scuola pubblica che assicuri una formazione culturale degna di questo nome, accessibile a tutti e libera”.
Al meeting dentro al Balena i giovani di destra hanno invece applaudito alla Gelmini, su tutto, e in particolare sui punti cardine della riforma universitaria che è all’esame del Senato: “Spazio ai giovani docenti, via i professori ultrasessantacinquenni, l’Universita’ deve servire ai giovani non ai baroni. Stop al radicato meccanismo della parentopoli e del nepotismo, si’ alla meritocrazia”. “Vogliamo – ha aggiunto – programmare un’offerta formativa diversa che non punti sulla quantita’, come si e’ fatto fino ad oggi con il finanziamento a pioggia di corsi didattici inutili, ma sulla qualita’. Vogliamo inserire il principio federalista anche nelle Universita’ responsabilizzando le Regioni, vogliamo attuare il ricambio generazionale dei professori abbassando l’età media di ricercatori, associati e ordinari istituendo un’abilitazione nazionale da conseguire attraverso concorsi trasparenti a cui tutti possono accedere con nomine sganciate dalla politica e un’agenzia esterna che valuterà il lavoro dei docenti, ore di lezione, ricevimenti e appelli d’esame rispettati”. E se la coperta è corta la ministra ha promesso: “priviligerò i giovani”.
