“Si ai diritti, no ai ricatti: il lavoro è un bene comune”. Sono partiti in centinaia ieri da Viareggio e i pullman della Fiom Cgil erano zeppi di lavoratori, molti del settore cantieristico ma anche insegnanti e pensionati. Senza contare gli studenti. Si, perchè la protesta per difendere i diritti, e affermare la democrazia sui nei posti di lavoro, per la legalità e per mantenere la validità dei contratti collettivi nazionali riguarda anche loro che da qualche giorno sono tornati in piazza contro la riforma Gelmini. Studenti oggi, lavoratori domani. Democrazia, per rivendicare il diritto di poter decidere sulle piattaforme e sugli accordi, anche attraverso il referendum, e per un fermo no all’attacco del diritto dello sciopero, garantito dalla carta costituzionale. Legalità, che sia certezza di parità di diritti e che liberi lo stato, l’economia, i servizi pubblici e i beni comuni dal peso della connivenza fra interessi mafiosi e criminali, con affari e finanza. Lavoro, per combattere la precarietà, diventata il tratto distintivo dello sfruttamento sia per chi ha un’occupazione stabile sia per chi ha rapporti a tempo determinato e sia per chi il lavoro non riesce a trovarlo. Contratto, perchè senza i rapporti si riducono a intese di carattere commerciale e sarebbe la fine del diritto del lavoro, per come si è sviluppato negli ultimi due secoli. Questi i quattro punti essenziali della giornata romana contro l’obiettivo del governo, sostenuto da Confindustria, che la Fiom Cgil ritiene sia l’attacco allo Statuto dei Lavoratori: “il contratto collettivo riconosce parità di diritti a parità di lavoro, respinge i ricatti e costringe le imprese a misurarsi su convenienze fondate sulla qualità e non sul peggioramento delle condizioni di vita e lavoro”. Il serpentone dei due cortei, “blindati” da Polizia e Carabinieri dopo l’allarme lanciato alla vigilia dal ministro Maroni, è partito da piazza della Repubblica e da piazzale Ostiense per poi confluire a San Giovanni: accanto ai metalmeccanici c’erano anche comuni cittadini, quelli che non si vogliono rassegnare: “t ramite il ricatto che la Fiat ha voluto imporre a Pomigliano è partito un attacco ai diritti dei lavoratori che non ha precedenti per gravità nella storia recente della nostra Repubblica – si legge in uno dei tanti volantini -, e non a caso Confindustria ha chiesto di estenderlo a tutto il mondo del lavoro”. E la lotta della Fiom interessa tutti, “perché la distruzione dei diritti del lavoro è la distruzione dei diritti di tutti”. Dignità sul posto di lavoro, dignità di cittadini.
(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)



