Daniele Franceschi, il 36enne viareggino deceduto lo scorso 25 agosto nel carcere francese di Grasse, secondo la versione ufficiale è morto per arresto cardiaco. Sulla sua morte però rimangono ancora forti dubbi, “e il comportamento non proprio limpido delle autorità francesi non ha fatto altro che aumentarli”, come scrivono in una nota Assemblea 29 Giugno e il Mondo che Vorrei. La mancata presenza di un perito di parte alla prima autopsia fatta in Francia, il ritardo con cui il corpo è stato riportato in Italia e soprattutto le condizioni in cui la salma è stata riconsegnata alla sua famiglia – in avanzato stato di decomposizione e senza gran parte degli organi interni, impedendo così di fatto una seconda autopsia scientificamente valida inducono i rappresentanti delle due associazioni, che in più di un’occasione hanno espresso solidarietà alla madre di Daniele ed alla sua famiglia, a dire che “la verità su questa vicenda, deve ancora venire a galla e per fare in modo che questo avvenga è necessario tenere viva l’attenzione sulla tragica vicenda di Daniele, perché questa, innanzitutto è un’importante battaglia di civiltà: non si può entrare in carcere poco più che trentenni e in salute, ed uscirne dentro ad una bara”. L’invito a tutta la città, alle realtà organizzate, ai gruppi, alle associazioni e ai comitati è quello di scendere in piazza e partecipare numerosi al presidio che si terrà a Viareggio sabato 13 novembre dalle 15 alle 17 in passeggiata, in piazza Margherita e alla successiva assemblea pubblica, che si svolgerà alle 18 nella sala Sbrana in via Regia. Alla giornata parteciperanno diversi comitati e familiari di vittime del carcere e di stato: saranno infatti presenti Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, Maria Ciuffi, mamma di Marcello Lonzi, Lucia Uva, sorella di Giuseppe, il “Comitato parenti, amici e solidali di Stefano Frapporti” e una delegazione di “Reti Invisibili”.
(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)