SI LANCIANO DAL CAMION IN CORSA, AVEVANO TRAFUGATO DELLE FALCIATRICI ALLA MIGLIARINA

Grazie alla presenza costante della Polizia anche ieri il crimine ha subito uno stop. Gli agenti di una volante li hanno beccati subito dopo aver commesso un furto, e per due rumeni sono scattate le manette ai polsi. Era già notte, ieri, quando i poliziotti, che stavano effettuando un servizio di controllo nei quartieri periferici di Viareggio, hanno notato alla Migliarina un furgone con a bordo cinque uomini, tre dei quali, non appena vista la volante, hanno aperto la portiera laterale del mezzo e si sono lanciati di sotto, scappando nei campi e facendo perdere le proprie tracce. Un breve inseguimento è poi stato sufficiente agli agenti per raggiungere e bloccare il furgone e identificare il conducente e il passeggero rimasto a bordo, A.P. e G.S, entrambi rumeni e domiciliati a Torre del Lago, il primo del ’75 e il secondo, pregiudicato, del ’81. Dentro al furgone i poliziotti hanno poi ritrovato due motozappe, che a detta di A.P. erano stati rubati proprio dai tre figuri scappati in tutta fretta. Una volta negli uffici del Commissariato i due fermati si sono accusati reciprocamente del furto tanto che ad un certo punto si sono presi a botte e G.S.è stato colpito dal compare con un pugno al volto, che gli è costato una lesione al naso e una allo zigomo, guaribili in 15 giorni. Le indagini degli inquirenti hanno poi portato a rintracciare i proprietari delle due motozappe, entrambi residenti in via della Gronda nel quartiere della Migliarina, ai quali dopo la denuncia di furto formalizzata negli uffici, è stato restituito il maltolto. Mentre il furgone è stato sottoposto a sequestro i due rumeni sono stati denunciati a piede libero per furto in concorso.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on novembre 17, 2010 at 12:00 pm  Lascia un commento  
Tags: ,

URANIO IMPOVERITO, UN CASO SOSPETTO. LA MOGLIE DI UN MILITARE ACCUSA: “LA MIA VITA E’ STATO UN TRAVAGLIO, ORA VOGLIO SAPERE”

Un altro caso di Uranio Impoverito? La mia odissea è iniziata molti anni fa”. A raccontare il suo calvario di oltre dieci anni è Catia Bonuccelli, sorella dell’ex sindaco di Viareggio e moglie di Alfredo Bandini, un maresciallo pilota dell’esercito oggi in pensione. Catia è una bellissima donna: bionda, alta, dal fisico esile, elegante, un sorriso dolce e lo sguardo triste. Madre di tre figli, la piu’ piccola ha solo 20 anni, e dal carattere forte. Non si è mai arresa e si è decisa a parlare della sua malattia, contro la quale combatte ancora, dopo aver letto la scorsa settimana sul Nuovo Corriere l’intervista al primario di Oncologia dell’Ospedale Unico “Versilia” dottor Amoroso in merito al militare colpito da una neoplasia testicolare al rientro da una missione di pace nei Balcani e delle migliaia di persone ammalate, e le centinaia morte, a seguito del contatto con il killer invisibile. “Mi sono sempre chiesta il motivo per cui mi ammalavo quando mio marito tornava da una missione”. Era il 1991 e il pilota era appena rientrato dall’Iran quando la moglie scoprì il suo primo linfonodo: le analisi, l’agoaspirato, ma nessun esame fu in grado di trovare il “male”. Passati tre anni, tra cure devastanti ed alti e bassi, il maresciallo Bandini nel marzo del 1994 riparte per una seconda missione: destinazione Somalia, per sei mesi. Al suo ritorno Catia però sta di nuovo male ed è costretta a sottoporsi ad un intervento chirurgico: il medico le toglie numerosi linfonodi dal collo – la cicatrice sul collo è visibile ancora, profonda, e lunga – li sottopone ad esame istologico, scoprendo che tre sono colpiti da neoplasia. E la diagnosi è quella che non lascia scampo: linfoma di Hodgkin, forma tumorale maligna. “ Per sei mesi sono stata sottoposta a radioterapia, dalla bocca alla milza, e il danno è stato devastante – ricorda -, anche se ho recuperato un po’ di salute e dall’estate del 1995 fino al 2000 la situazione è stata sotto controllo”. Dopo la nuova missione del marito in Kossovo, iniziata nel marzo del 2000 e finita nel settembre, Catia però si riammala: “Avevo mal di gola, non riuscivo nemmeno a deglutire, inizialmente mi diagnosticarono un ascesso tonsillare ma invece si trattava di un altro linfoma, il “no Hodgkin”, il peggiore”. E la cura a cui viene sottoposta è una serie di chemioterapie, di cui due sperimentali. Fortissime. “I dolori erano atroci, mi sono dovuta far sedare con l’oppio – racconta. Poi, per circa un anno, il marito pilota riparte, destinazione Libano, e quando ritorna in patria a Catia diagnosticano un nuovo linfoma, questa volta alle adenoidi. Altre chemio, la decisione di farsi prelevare le cellule istaminali, per potersi sottoporre all’autotrapianto, poi uno scompenso cardiaco, il dubbio dei medici di intervenire e la decisione, coraggiosa, di operarsi ugualmente. “Ho sempre pensato che la causa del mio male fosse l’inquinamento, e che il fatto che mi ammalassi ogni volta che mio marito tornava dalle missioni fosse solo un caso – confessa -, ma oggi mi vengono dei dubbi”. Il maresciallo pilota per stare accanto alla moglie, e alla famiglia, dopo un breve periodo concessogli dalla Legge 104, è dovuto venire in pensione ma Catia ora vuole sapere perchè si è ammalata: “La mia vita è un punto interrogativo – un qualsiasi disturbo, anche il più piccolo, accende in lei la paura di un nuovo tumore -, con controlli costanti, tac total body con contrasto, ecografie, radiografie, gastroscopie e analisi del sangue”. Senza contare che non ha più la tiroide, ha le arterie bruciate e il cuore è ormai compromesso. L’incubo è che il male torni, o che colpisca anche i figli. Forse solo nuovi esami sui vetrini effettuati in passato potrebbero far luce sulle cause – in letteratura è noto il caso di una madre e di una sorella ammalatesi dopo il ritorno di un militare da una missione, ora morto – ma per ora il dubbio di Catia Bonuccelli rimane: “Uranio Impoverito o coincidenza”?

(Letizia Tassinari – Il  Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on novembre 16, 2010 at 8:50 am  Lascia un commento  
Tags: , , , ,

LA SENATRICE GRANAIOLA PRONTA A DARE BATTAGLIA

Leggerò con molta attenzione tutta la documentazione consegnatami dal maresciallo Domenico Leggiero, con l’impegno di farne partecipi tutti i colleghi della Commissione Uranio e contando anche di riuscire ad invitarlo ad una delle prossime sedute”. L’incontro tra la senatrice del PD Manuela Granaiola e l’ex pilota dell’esercito Domenico Leggiero, nella sua veste di responsabile dell’Osservatorio Militare di Roma, è avvenuto sabato mattina a Viareggio. I lavori della Commissione Uranio sono per ora solo all’ inzio: dopo aver preso atto della relazione della commissione precedente, e steso il regolamento, sono cominciate le prime audizioni.

“Ci sono già state alcune sentenze che hanno riconosciuto il nesso di causalità tra l’esposizione all’ uranio e le patologie neoplastiche – ha affermato l’ex pilota -, in totale sono stati risarciti circa 5 milioni di euro alle vittime e ai familiari, e altri procedimenti sono in corso”. “Non solo – ha aggiunto -, esiste anche un decreto che ammette la responsabilità dell’Uranio Impoverito nelle patologie e un documento della Nato e del Pentagono”. “Il cammino per la ricerca della verità è arduo e lungo, e non è una questione di bandiere ma di giustizia – ha precisato la senatrice viareggina -, il caso Uranio tocca le coscienze e chi mi conosce sa che porterò avanti questa battaglia senza alcun condizionamento”.

(Letizia Tassinari -Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

CENTAURO SI ADDORMENTA IN AUTOSTRADA, HA PARCHEGGIATO LA MOTO E POI SI E’ DISTESO SULL’ASFALTO

Un cadavere in autostrada? L’allarme al centralino della Polizia Stradale è scattato intorno alle 23 di domenica, quando sono iniziate ad arrivare le prime telefonate da parte di automobilisti in transito sulla corsia sud dell’ A12 che avevano avvistato un corpo sdraiato in terra – nel tratto tra Viareggio e Migliarino Pisano – a cavallo tra la corsia di marcia e quella di emergenza, a due passi da una moto regolarmente parcheggiata sul cavalletto. Immediato è scattato l’allarme e sul posto è stata fatta confluire una pattuglia della sottosezione di Viareggio, con a bordo lo stesso comandante Mauro Ciafro. L’uomo di 41 anni, S.A.N. le sue inziali, romano di nascita ma di fatto italo – inglese, aveva parcheggiato la sua potente Suzuky, con targa britannica, e utilizzando il proprio zaino a mò di cuscino si era tranquillamente addormentato. Svegliato dagli agenti della Polstrada, e alternando momenti di lucidità a momenti di squilibrio, ha comunque esibito i propri documenti, riferendo ai poliziotti di essere diretto nella capitale per fare visita alla propria madre. “Le devo portare un regalo – ha raccontato tirando fuori dallo zaino un paio di pantofole rosa – ma mi sentivo stanco e mi sono fermato a riposare”. Gli agenti, capita la situazione, lo hanno prima accompagnato in caserma dove dagli accertamenti è emerso che il 41enne è il nipote, ed erede, di un famoso nobile inglese, Mario Praz, del quale a Roma è noto il Museo a lui intitolato, ma per gli accertamenti fisici e psicologici S.A.N. è stato trasferito in ambulanza al Santa Chiara di Pisa. Custoditi nello zaino i poliziotti hanno trovato anche un vero e proprio tesoro, con camei e vari gioielli preziosi di collezioni antiche, oltre a 2mila euro e 16mila sterline in contanti.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on novembre 16, 2010 at 8:30 am  Lascia un commento  
Tags: , ,

UN ARRESTO PER LA RISSA IN PINETA, IN MANETTE UN 40ENNE TROVATO CON UNA PISTOLA MODIFICATA. UN ALTRO E’ STATO DENUNCIATO

Rissa nel parco cittadino domenica pomeriggio: dalle parole ai fatti, e sono spuntati anche un coltello e una pistola. Sono stati alcuni frequentatori della pineta di ponente a chiamare il 113 domenica pomeriggio, spaventati dalla scena da Bronx alla quale stavano assistendo: un litigio tra quattro uomini, tutti extracomunitari, degenerato dalla comparsa di un’arma bianca e di una da fuoco. Arrivati sul posto gli agenti della Squadra Volante del Commissariato di Polizia di Viareggio hanno prima raccolto la testimonianza di due tunisini regolari in Italia, aggrediti a loro dire da due albanesi che lavorano come buttafuori al Trocadero, e con i quali la sera prima era nato un diverbio, e poi si sono messi alla ricerca di uno dei fuggiaschi, scappato in direzione di via Fratti. Rintracciato quasi immediatamente, e fermato, A.G. un albanese di 25 anni residente a Camaiore, è stato trovato con una pistola attaccata alla cintura dei pantaloni, con tanto di cane alzato e proiettili in canna, ed è stato caricato sulla volante, portato negli uffici ed arrestato. La Ekol Tuna calibro 8, che dalle prime verifiche è risultata sprovvista dei regolari contrassegni e punzonature, e palesemente alterata con evidenti segni di manomissione, è stata sequestrata. Il connazionale 40enne, armato di coltello, è stato invece denunciato a piede libero per possesso di arma da taglio.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on novembre 16, 2010 at 8:10 am  Lascia un commento  
Tags:

FUGGONO ALLA VOLANTE, ROCAMBOLESCO INSEGUIMENTO NELLA NOTTE A CAPEZZANO

Inseguimento da film sabato sera intorno alle 22 per le strade di Capezzano Pianore. Una volante del Commissariato di Polizia di Viareggio stava percorrendo la via Italica quando ha notato una macchina che alla vista delle Forze dell’Ordine ha bruscamente curvato in una traversa, cercando di dileguarsi. Raggiunta e fermata dopo qualche chilometro i tre a bordo, dell’est europeo, sono stati identificati e portati negli uffici per gli accertamenti del caso: per i due passeggeri, entrambi nomadi, con precedenti penali per furti in appartamenti e domiciliati nel campo di Coltano a Pisa, A.G.C. del ’78 e A.T. del ’68, è scattato il foglio di via con la diffida a non rientrare nei comuni della Versilia per 3 anni, mentre per il conducente, un croato del ’71 F.N.le sue inziali, è scattata la denuncia a piede libero in quanto privo di documenti di identità e circolava con una patente falsa.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on novembre 16, 2010 at 8:10 am  Lascia un commento  
Tags:

SPACCIAVA ECSTASY

Ecstasy per “sballare”, e per ballare tutta la notte. Ma alla appena ventenne spacciatrice di Viareggio, J. P., questa volta è andata male. I militari dell’Arma della Stazione dei Carabinieri di Camaiore, diretta dal maresciallo Ciro Ionta, l’hanno infatti beccata in flagrante a vendere, dentro al Kama Kama, una pasticca ad un giovane di Pescia, P.R. di 27 anni che è stato segnalato al Prefetto come assuntore di sostanze stupefacenti, al prezzo concordato, e pagato, di 20 euro. I carabinieri, che hanno provveduto ad effettuare un controllo più accurato, perquisendola, hanno trovato nelle tasche dei pantaloni della giovane viareggina altre cinque pasticche di ecstasy pronte per essere vendute e per J. P. sono scattate le manette. La droga è stata sottoposta a sequestro, e la ventenne portata in caserma. Risultata incensurata, è stata comunque arrestata e dopo una notte in una cella di sicurezza, ieri mattina, è stata processata con rito direttissimo. I giovani non sanno più divertirsi senza “aiuti”? “Il consumo di droghe, soprattutto quelle sintetiche, sta purtroppo aumentando a dismisura – precisa il comandante della Compagnia maggiore Andrea Pasquali -, ed è un segnale di allarme sociale”. I ragazzi, in particolare quelli giovanissimi, usano l’ ”additivo” per vincere le proprie timidezze, per essere più “ganzi”, ignorando i pericoli della droga, anche in chi non soffre di particolari patologie. “Il rischio maggiore deriva dal mix con l’alcol – precisa il comandante -, quale è il ragazzo che non consuma almeno una bevuta in un locale da ballo?”. Le droghe chimiche, poi, agiscono sul cervello e i danni possono essere irreversibili. Le Forze dell’Ordine sono in prima linea per contrastare il problema, anche se a monte occorrerebbe maggiore informazione, sia nelle scuole che in famiglia, per prevenire.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)


Pubblicato in: on novembre 16, 2010 at 8:00 am  Lascia un commento  
Tags: , ,

LUVISOTTI, UNA VITA CONTROCORRENTE: IL DIRETTORE DELL’ISTITUTO DI VENDITE GIUDIZIARIE RACCONTA IL SUO IMPEGNO POLITICO IN UN LIBRO

Io, controcorrente”… e già il titolo del libro intervista di Virgilio Luvisotti, attuale direttore dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Lucca, curato dal professore Silvio Calzolari e illustrato dal noto vignettista Alberto Fremura, la dice tutta. Nel raccontare la sua vita dedicata interamente alla politica, ricca di ricordi e aneddoti, ma “sempre vissuta dalla parte della gente” – e Luvisotti questo ci tiene a precisarlo -, lo scrittore si è divertito goliardicamente a “togliersi parecchi sassolini dalle scarpe”. Senza fare sconti a a nessuno. Impegnato fin da giovane nei partiti della destra, è sempre stato un “coraggioso”: “ Mi sono sempre impegnato – come ha precisato durante la presentazione del volume avvenuta nella sala vip dell’Aeroporto Galilei di Pisa – ad aiutare la gente, al di là delle loro bandiere”. Un paladino della giustizia, solo contro tutti, e tutto, per difendere i diritti di chiunque essi fossero. Senza distinzione di razze, di partiti o di religione, “Sono sempre stato dalla parte dei cittadini, fare politica significa avere coraggio, credere negli ideali, rispettare i valori e la morale, e compiere atti che siano utili socialmente utili – anche se tutto questo, oggi, sembra dimenticato. Una vita, quella di Luvisotti, vissuta sul campo da “combattente”, contro le stesse istituzioni, e nelle circa 200 pagine del suo libro non ha risparmiato nessuno, che fossero di sinistra o di destra. Dalla difesa della terapia Di Bella, alla battaglia per i diritti dei militari della Folgore scoperti da assicurazione, alle decine di iniziative per il territorio toscano, al caso lucchese di Siamack Barahmandpour, il medico biologo di origini iraniane che lavorava all’ospedale Campo Marte e che fu sottoposto a TSO nel 2006: “Ero consigliere regionale quando mi occupai della sua storia – ricorda il politico scrittore -, Siamack inviò un telegramma di fuoco all’allora assessore toscano alla Sanità, innescando un meccanismo perverso. Al posto di un incontro fu invitato a sottoporsi ad una vita psichiatrica, e al suo rifiuto fu ricoverato coattivamente”. Luvisotti, che per “liberarlo” minacciò persino di incatenarsi al cancello dell’ospedale, non solo presentò un’interrogazione urgente in Regione, ma per far conoscere il caso del medico organizzò il dibattito televisivo su Sky “Tso per medici scomodi”: “ e il medico, qualche tempo dopo, ha riottenuto il suo lavoro”. Sono tante le battaglie, schierato sempre dalla parte dei più deboli, combattute e narrate nel libro per la libertà e nonostante i suoi settanta e rotti anni Virgilio Luvisotti non ha intenzione di cambiare rotta: “oggi il disorientamento e il disincanto dalla politica, in un collettivismo individualista dove tutti sono gli uni accanto agli altri, ma ciascuno pensa solo ai propri interessi, è enorme – ha precisato durante la presentazione del suo scritto che ironicamente termina con un telegramma spedito al Padreterno, “urge diluvio, stop” – e bisogna recuperare la dignità della politica”. La sua curiosità – una copia di “Io, controccorrente” è già stata spedita a Silvio Berlusconi – è ora quella di vedere la reazione dei politici, con la speranza di non scontrarsi contro un muro di gomma. Ma intanto le copie del libro stanno andando a ruba.

(Letizia Tassinari – Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on novembre 15, 2010 at 8:30 am  Lascia un commento  
Tags: ,

COCAINA NELL’AUTO, ARRESTATO PUSHER

Ancora una volta la droga viaggiava in autostrada. L’arresto dello spacciatore è scattato alle tre di notte tra sabato e domenica, ma gli agenti di una pattuglia della sottosezione della Polizia Stradale di Viareggio le manette al giovane albanese residente a Prato le avevano fatte scattare già alle dieci di sera dopo un controllo effettuato al casello di Pisa Nord, allo svincolo per Viareggio. Notato il movimento alquanto ambiguo del conducente di una Toyota Yaris, che si era appena immessa sull’A12 – alla vista del posto di blocco il giovane alla guida del mezzo ha infatti infilato con scatto fulmineo una mano sotto al maglione – i poliziotti hanno intimato l’alt. La macchina ha accostato, e gli agenti hanno prima chiesto i documenti sia al conducente che ai due passeggeri, entrambi albanesi e residenti a Torre del Lago. La pattuglia, che era impegnata in uno dei classici servizi del sabato sera, disposti come di consueto dal dirigente del comando lucchese della Polstrada Marco Tangorra, dopo aver identificato tutti i tre, è poi passata a perquisire accuratamente il conducente, trovandogli addosso, nascosti sotto l’ascella, ben venti grammi di sostanza stupefacente, suddivisa in dosi pronte alla vendita, che sottoposta al narcotest è risultata essere cocaina e per Fatir Salim, un 35enne originario dell’Albania ma residente a Prato, si sono aperte le porte di una cella del carcere Don Bosco di Pisa. Gli altri due giovani residenti nella frazione pucciniana, uno dei quali, C.K., trovato anche con la patente falsa, sono invece stati denunciati a piede libero. “Tutto fa pensare che la droga fosse diretta in Versilia – ha affermato il comandante della sottosezione viareggina, ispettore Capo Mauro Ciafro -, sicuramente per piazzarla nei locali della movida”. Divertirsi con lo sballo nella Versilia by night, soprattutto durante i fine settimana, sembra essere diventata una moda, e i sequestri di sostanza stupefacente effettuati sulle arterie stradali e autostradali dalle pattuglie della Sottosezione della Polizia Stradale ne sono una triste, ed allarmante, conferma. Proprio per questo motivo i controlli proseguono a tappeto, e per bloccare la “via degli stupefacenti”, il comando provinciale della Polizia Stradale di Lucca, ha avviato, ormai da tempo, una serie di controlli sia lungo l’A12, che sulla Bretella e il tratto autostradale di competenza della Firenze Mare.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on novembre 15, 2010 at 8:00 am  Lascia un commento  
Tags: ,

URANIO IMPOVERITO, UN CASO AL “VERSILIA”: UN MILITARE DI RITORNO DAI BALCANI HA SVILUPPATO UNA NEOPLASIA TESTICOLARE

Uranio impoverito: un caso di tumore anche al “Versilia”.

I media, locali e nazionali, stampa e tv, non si interessano molto, o spesso, della questione ma in quasi dieci anni sono saliti a 2538 i casi di persone affette da patologie cancerogene a seguito del contatto con il “killer” invisibile. E, di queste, 189 sono morte. I dati, ufficiali, sono quelli forniti dall’Osservatorio Militare di Roma, che da tempo si batte non solo per denunciare i fatti, ma anche e soprattutto per assistere, anche legalmente, le vittime. Sono al momento due le sentenze “storiche” che hanno riconosciuto un risarcimento a chi ha contratto malattie incurabili: la prima del Tribunale di Firenze per un paracadutista di Orbetello e la seconda del Tribunale di Roma per un militare sardo ed entrambe hanno confermato il nesso causa/effetto tra il tumore e la contaminazione da uranio impoverito. La maggior parte delle persone che si sono ammalate, oltre alla popolazione civile dei luoghi, sono infatti militari che dopo essere tornati dalle missioni nei Balcani, in Bosnia e in Libano, hanno iniziato ad accusare sintomi di malattie terribili.

Che l’uranio impoverito sia cancerogeno è cosa nota: “E’ stato riconosciuto anche dallo Iarc, l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro – a confermarlo è il dottor Domenico Amoroso, primario ormai dai sei anni del reparto di Oncologia dell’Ospedale Unico “Versilia”, con alle spalle 14 anni all’Istituto Tumori di Genova.

Quali sono le patologie più comuni causate dal contatto con l’uranio impoverito?

Tumori, linfomi, come quello di Hodgkin, e leucemie. Le forme più frequenti colpiscono le ossa – precisa il primario -, con sarcomi, e poi reni, polmone e testicoli. Le neoplasie al cervello sono invece molto rare”. Ed è proprio oggetto di studio il perchè l’uranio, le cui particelle colpiscono per inalazione o per ingestione, colpisca solo alcuni organi.

Casi locali?

Dal 2004 ho avuto solo un caso, qui al “Versilia”. Era un militare, congedato, che di ritorno dai Balcani aveva sviluppato una neoplasia testicolare, fortunatamente allo stadio iniziale, ed è stato sufficiente un intervento chirurgico, senza necessità di terapie chemio o radio ma è stato proprio quel caso a portare la mia attenzione sul rapporto causa – effetto tra il materiale bellico e l’incidenza potenziale sui tumori”.

Un unico caso per iniziare però a documentarsi, e scoprire che in letteratura non esistono molti lavori: “la cosa strana è che nell’arco di 30 anni – dal ’80 a oggi – nella banca dati mondiale esistono solo 74 articoli scientifici, pochissimi se si pensa al numero dei decessi e delle persone ammalate”.

Morire di uranio, il silenzio sugli innocenti: perchè non se ne parla? Questione di interessi?

Il mondo scientifico dovrebbe porre molta attenzione sul problema. Forse, ma è un mio parere personale, è un argomento scottante. Io però lo vedo da oncologo, e come scienziato, e l’interesse primario deve essere quello della salute pubblica, in tutte le sue forme: dei cittadini, di chi lavora o è un militare. Fare ricerca, parlarne e scriverne sono la strada per trovare soluzioni”. E soprattutto esistono metodi per evitare la contaminazione.

La difficoltà è avere dati certi e aggiornati”, ha commentato la senatrice viareggina del PD Manuela Granaiola che fa parte della Commissione Uranio riunitasi proprio ieri a Roma. Durante la seduta è comunque avvenuta l’audizione del presidente della Anavafaf, Falco Accame, che ha lasciato ai parlamentari numerose documentazioni.

(Letizia Tassinari – Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.