URANIO, SIT-IN NELLA CAPITALE

L’ Uranio Impoverito, il killer invisibile con due casi versiliesi – il militare con il tumore al testicolo, del quale si è occupato il primario di Oncologia della Asl 12, e la sorella di un ex sindaco di Viareggio, moglie di un pilota dell’esercito, con la sua odissea di linfomi apparsi a ogni rientro dalle missioni del marito, torna protagonista della cronaca. Dopo studi di anni, e svariate commissioni parlamentari, spunta ora l’ipotesi che sarebbero i telefonini, i vaccini, gli zampironi e i tatuaggi le cause delle leucemie dei nostri militari. “Se fosse confermato quanto avrebbe sostenuto il presidente della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito – della quale fa parte anche la senatrice viareggina del PD Manuela Granaiola -, presentando studi effettuati da studiosi consulenti della stessa commissione, allora la medicina sarebbe ad una svolta epocale e le tonnellate di uranio impoverito scaricate nelle terre di conflitto un ottimo fertilizzante per le generazioni future – scrive in una nota il dottor Cosimo Tartaglia, presidente dell’Osservatorio Militare, aggiungendo che “resterebbe da dimostrare l’uso di questi strumenti e l’abuso di alcool e fumo da parte degli ovini/pecore del poligono Salto di Quirra nei cui tessuti sono state individuate le stesse nano particelle rilevate nei militari malati”. Queste affermazioni non sono passate inosservate ed hanno “offeso” le vittime ed i loro familiari. In 11 anni di dure battaglie per fare luce sulle centinaia di militari morti e migliaia di militari malati a seguito dell’esposizione all’uranio impoverito – il caso uranio impoverito è scoppiato infatti nel dicembre del 2000 – mai vi era stata la necessità di “manifestare” direttamente con i protagonisti della vicenda. “Queste offese e la possibile verità “preconfezionata” da quest’ultima commissione – si legge nella nota – hanno spinto i militari malati ed i parenti delle vittime ad organizzare un sit-in sotto il Ministero della Difesa”. Protesta che si terrà a Roma martedì 25 gennaio dalle ore 11 in poi e alla quale saranno presenti i genitori di ragazzi morti e i militari affetti da gravi patologie. Con pullman da tutta Italia, e anche dalla Versilia, da Pisa e da Firenze. “L’azione si rende necessaria dopo gli ultimi eventi e dopo la presentazione di “conclusioni” di studi di cui si conosce solo la fine ma non si hanno indicazioni di come sono stati condotti e con quali criteri – precisa Tartaglia -, si sarebbero analizzati centinaia di militari a loro insaputa applicando criteri di studi sconosciuti agli addetti ai lavori”. “Credevamo – aggiunge – che gli studi forniti dal Pentagono, l’OMS, il decreto 37/09 e ben 4 sentenze di condanna per l’Amministrazione sarebbero bastate per mettere a tacere voci e azioni che tendono esclusivamente a giustificare l’utilizzo di armi all’uranio impoverito già messe al bando dalle Nazioni Unite con una risoluzione votata anche dall’Italia e invece, ancora una volta, interessi ed azioni ci lasciano sbigottiti per toni e maniere e che appaiono “estranei” alla regolare vita istituzionale del nostro paese mettendo in discussione le Istituzioni e chi, per amore di verità, lotta per farsi riconoscere i propri diritti”. Essere militari è una scelta di vita, rischiare per la pace è un dovere imprescindibile per ogni soldato ma rispettare i militari è un preciso dovere per una società civile. Ed è per questo che il 25 gennaio scenderanno tutti in piazza, a Roma.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 18, 2011 at 11:00 am  Lascia un commento  
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SCOMPARSE, SI CERCA ALLA MORINA MA CHI ABITA LI’ DA ANNI E’ SCETTICO. “SE LE HANNO GETTATE QUI SONO STATE DIVORATE DAI PESCI”

Ancora fitto il mistero sul caso delle donne scomparse dal “campo degli orrori” in via dei Lecci a Torre del Lago, dove madre e figlia vivevano in condizioni ai limiti della emarginazione sociale in due roulotte senza luce e senza acqua, dopo la vendita delle due loro case. Il giallo, che al momento vede lo “zio” Massimo Remorini come unico iscritto nel Registro degli Indagati, accusato di sequestro di persona e circonvenzione di incapace, non è  infatti ancora arrivato ad una soluzione nonostante le indagini serrate della Procura di Lucca e dei militari dell’Arma della Compagnia di Viareggio. Dopo due giorni di stop da ieri mattina i militari dell’Arma del Reparto Subacquei di Genova sono tornati a cercare i corpi di Maddalena Semeraro e di Claudia Velia Carmazzi nelle acque melmose del padule del lago di Massaciuccoli. Ricerche mirate, concentrate soprattutto nella zona della Morina, alla prima periferia della città, a cavallo tra Viareggio e Torre del Lago. Perchè proprio li? Ci sarebbe stata, da quanto trapelato, una indicazione precisa fornita da un testimone. Ma nonostante i sommozatori abbiano scandagliato i fondali ancora delle due donne non si trovano tracce.

“ Se qualcuno le ha davvero gettate qui i corpi non si troveranno mai – ha affermato ai microfoni di “Chi l’ha visto?” Giuliano Baldini, che dall’ 89 abita nella zona e ben sa che alle cave di sabbia la profondità dei fondali va dai 20 ai 30 metri. “Nel padule – ha aggiunto il pensionato – ci sono pesci di 10/15 chili, soprattutto lucci, che mangiano tutto”. Non le ossa però, e i Carabinieri stanno cercando ogni minima traccia di eventuali resti. Questo, a dire dei pochi abitanti, sarebbe un luogo ideale per far sparire quello che non si vuole far ritrovare: la strada – che parte dal cavalcavia Arcobaleno, e dista circa due chilometri dal “campo dei misteri” di via dei Lecci da dove le due donne sono sparite – di notte non è nemmeno illuminata.

(Letizia Tassinari – Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

“RINUNCIA ALL’EREDITA’ E AI RISARCIMENTI”, UN UOMO MISTERIOSO SI PRESENTA DALL’EREDE DI UNA VITTIMA DELLA STRAGE E PARENTE DELLE SCOMPARSE

Non bastavano le “storie” di Raffaella Villa e Antonella Olinti, le due donne a loro dire truffate da Massimo Remorini che si sono rivolte allo studio dell’avvocato Fabrizio Miracolo, a complicare la già ingrovigliata vicenda della scomparsa di Maddalena Semeraro e Claudia Velia Carmazzi a fine agosto da Torre del Lago.
A raccontare un altro fatto “misterioso”, ieri pomeriggio, è stata Mariangela Carmazzi, cugina di primo grado di Claudia Velia e nipote di Maddalena, il cui padre Benito Italo è l’erede diretto di Maria Luisa, morta  la notte della strage ferroviaria del 29 giugno del 2009.  “Mio padre e il babbo di Maria Luisa erano fratelli – ha raccontato -, come il babbo di Velia, che è morto, e siccome mia cugina non aveva eredi, non avendo né ascendenti né discendenti, ci siamo rivolti allo studio dell’avvocato Alessandro Guardone per ottenere sia l’eredità che i risarcimenti previsti per i familiari del disastro ferroviario”. “Pochi mesi dopo la strage – è questo l’episodio inquietante riferito da Mariangela – si è presentato a casa dei miei genitori un uomo, non tanto alto, robusto e con il casco da moto in testa, chiedendogli di firmare un foglio per rinunciare all’eredità in favore di Velia”. Documento che il babbo di Mariangela, nonostante i suoi 77 anni, non ha prudentemente firmato, aspettando il rientro a casa dei suoi due figli. “Gli disse di tornare – ha precisato Mariangela Carmazzi – ma l’uomo misterioso la cui identità non l’abbiamo mai saputa non si è fatto più vivo”. Chi fosse la persona che si è presentata alla porta senza nemmeno qualificarsi, a volto coperto dal casco, e con un documento “dubbio” da firmare, la famiglia non lo ha mai saputo. Ma gli inquirenti stanno lavorando anche su questa pista e nei prossimi giorni potrebbero esserci importanti sviluppi su una vicenda sempre più intrigata e complessa che ruota attorno alla sparizione di due donne e all’angoscia dei figli.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 18, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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COLTO DA UN MALORE SUL PESCHERECCIO, SALVATO DALLA CAPITANERIA DI PORTO

Sos nella notte: un pescatore è stato salvato dagli uomini in divisa blu. Sono stati i militari della Guardia Costiera a intervenire, dopo che, intorno alle tre e mezzo, alla centrale operativa della Capitaneria di Porto era arrivata la richiesta di soccorso per l’armatore del peschereccio San Calogero, che aveva accusato un malore a bordo. A lanciare il “mayday” è stato il comandante di un altro peschereccio, il Nuovo Bagliore, e subito si è messa in moto la macchina dei soccorsi: dal porto è salpata la motovedetta, che nonostante la nebbia fitta è riuscita a raggiungere l’imbarcazione, che si trovava a 7 miglia dalla costa, in meno di mezz’ora e a portare in banchina l’uomo, che è poi stato trasferito in ospedale da un’ambulanza del 118.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 18, 2011 at 8:45 am  Lascia un commento  
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BECCATI A RUBARE ROTOLI DI RAME

Il rame si conferma sempre di più un metallo che fa gola nel mercato nero.

A tre settimane dall’inizio del nuovo anno per i Carabinieri di Viareggio è già tempo di un primo bilancio. Dal 1° gennaio a ieri sono già 12 gli arresti effettuati dai militari dell’Arma del maggiore Andrea Pasquali, grazie all’intensa attività di contrasto alla criminalità posta in essere su tutto il territorio. Risale alla notte scorsa l’arresto in flagranza, portato a termine dai militari dell’Arma della stazione di Querceta, di due pietrasantini: Enrico Vecoli di 36 anni e Sara Quintavalle di 26, accusati di furto aggravato, sono stati beccati con le “mani nel sacco” a rubare due rotoli di rame sui binari della linea ferroviaria Viareggio – La Spezia, in località Montiscendi. Poco dopo le 23.30 sulla linea si sono verificati dei cali di tensione, con conseguente disagio per i pochi treni in transito. E’ stata la Polfer ad allertare le Forze dell’Ordine, e i due ladri sono stati intercettati dai carabinieri mentre stavano caricando il carico sulla loro Fiat Punto. Il bottino dell’oro rosso trafugato era di oltre due quintali, ed entrambi i manigoldi, noti alle Forze dell’Ordine, sono stati ammanettati e dopo una notte in cella sono stati processati per direttissima al Tribunale monocratico di Viareggio. I tecnici delle Ferrovie dello Stato hanno dovuto lavorare a lungo ieri mattina per riparare il danno provocato dalla coppia, anche se l’ ”oro rosso”, asportato dai due lungo i binari, è stato recuperato. Il rame, metallo di base utilizzato nell’edilizia, nei trasporti, nell’elettrotecnica e nell’industria è considerato il miglior conduttore elettrico, dopo l’argento ed è resistente alla corrosione, robusto e flessibile. Poi, particolare di non poco conto, può essere riciclato al 100% senza perdere le sue capacità. Diventa quindi ambitissimo sul mercato clandestino dove un chilo di “oro rosso” può arrivare a costare fino a 10 euro e comunque non meno di 7.
E il più rubato è proprio quello della Rete Ferroviaria Italiana.
Il caso di Rajmonda Zefi, la giovane mamma albanese il cui corpo ormai senza vita dalla mattina del 31 dicembre è stato ritrovato due sabati fa in un dirupo sui monti di Stazzema, ha portato al fermo per omicidio volontario e occultamento di cadavere di Francesco Antonio Quinci, dopo una intensa attività di indagine, ma i Carabinieri della Compagnia di Viareggio hanno continuato anche la loro attività “ordinaria”, quella di contrasto alla criminalità in genere. I servizi mirati, per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina nella Pineta di Ponente, in tutto il comune di Viareggio e nei comuni limitrofi, hanno portato a ben sei arresti, tutti per inottemperanza ad altrettanti provvedimenti di espulsione. Le stazioni Carabinieri di Viareggio e Torre del Lago, in esecuzione di tre diversi ordini di carcerazione, hanno invece arrestato un italiano e due stranieri, ritenuti responsabili rispettivamente dei reati di spaccio di stupefacenti e di furto aggravato.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 18, 2011 at 8:30 am  Lascia un commento  
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EVADE E SCIPPA

Evasione, furto e ricettazione: e per Valentino Barsottelli, un 43enne camaiorese già noto alle Forze dell’Ordine, sono scattate le manette ai polsi. Ad arrestarlo sono stati i militari dell’Arma della stazione dei carabinieri della frazione pucciniana, che lo hanno beccato dopo aver scippato una donna di Torre del Lago che stava pedalando sulla sua bicicletta. Barsottelli era uscito di casa, nonostante fosse sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, e dopo lo scippo ha pure tentato la fuga a bordo di uno Scarabeo, risultato pure rubato, ma i carabinieri lo hanno bloccato dopo un breve inseguimento.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 18, 2011 at 8:15 am  Lascia un commento  
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FURTO IN CASA

Mentre la donna si trovava al Pronto Soccorso dell’Ospedale Unico “Versilia”, a seguito di una malore, la sua abitazione veniva svaligiata dai ladri. Vittima dei malviventi Diamante Picchi, mamma del consigliere comunale del Partito Democratico di Viareggio Giorgio Fruzza. I ladri sono entrati in azione sabato sera nella casa dell’anziana, sulla via Aurelia a Torre del Lago, poco dopo il sui ricovero al nosocomio versiliese. I malviventi, dopo aver forzato la porta di ingresso, si sono impossessati di preziosi e soldi contanti per oltre 2mila euro.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 18, 2011 at 8:00 am  Lascia un commento  
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STUPRATA E TORTURATA SULLO YACHT

Stuprata fino all’alba, e sottoposta a terribili torture: fu una notte da incubo quella vissuta ad agosto scorso da una ragazza poco più che ventenne, di nazionalità inglese. Violentata ripetutamente per ore, sotto minaccia, a bordo di un mega yackt ormeggiato a una banchina del porto di Viareggio. Lui, l’orco, dopo aver abusato della giovane costringendola a rapporti sessuali particolari, averle urinato addosso e fatto mangiare persino le sue feci, si è poi dileguato. Lasciando la sua vittima ferita e impaurita. Ieri mattina a Lucca, davanti al sostituto procuratore Sara Polino e al giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri, si è svolto, a porte chiuse, l’incidente probatorio: “La vittima, parte offesa assistita dal suo legale, – ha confermato il PM – ha ripercorso tutti i momenti di quella terribile notte, confermando quanto messo a verbale la mattina successiva allo stupro nella caserma dei Carabinieri di Viareggio, dove si era recata dopo essere stata medicata al Pronto Soccorso dell’Ospedale Unico “Versilia” e sottoposta a visita ginecologica”. Non fu facile raccontare ai militari dell’Arma quella terribile violenza subita: “ era ancora sotto choc – ricorda il maggiore Andrea Pasquali, comandante della Compagnia viareggina – e nonostante il supporto del nostro maresciallo donna, che collabora con il Centro Anti Violenza della Casa delle Donne, scoppiò più volte in lacrime”. Imbarcata su un panfilo battente bandiera inglese la ragazza, quella sera, aveva conosciuto un connazionale di circa 40 anni. Un incontro casuale, in un pub della Darsena, due chiacchiere e poi un invito a bere qualcosa insieme sullo yacht del quale, pur non essendo l’armatore, o il comandante, l’uomo aveva la disponibilità. Perchè no?, deve aver pensato la giovane e fidandosi aveva accettato di seguirlo, ignara di quello che le sarebbe accaduto. Poi, appena saliti a bordo, era iniziato l’inferno. Sull’uomo, dopo i riscontri effettuati dai reparti speciali dell’Arma sull’imbarcazione che solo da pochi giorni è stata dissequestrata, pendono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e un mandato di cattura internazionale.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 15, 2011 at 11:00 am  Lascia un commento  
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AGGREDITE IN STRADA DA DUE CANI LUPO

Sono state aggredite da due cani lupo, e solo grazie al tempestivo intervento degli agenti della Polizia Municipale, che hanno sparato in aria, è stato evitato il peggio. Il fatto è accaduto a Camaiore, in via Carignoni. Una bimba di soli 2 anni stava passeggiano con la nonna, in compagnia del proprio cagnolino, quando ad un tratto sono state aggredite da due grossi cani lupo incustoditi. I vigili urbani Stefano Del Corso e Elena Del Tozzotto che stavano pattugliando la zona si sono resi subito conto di quanto stava accadendo e della gravità dell’aggressione e si sono prodigati per evitare che l’aggressione continuasse: le grida, e le percosse, non sono stati sufficienti, visto che i due cani hanno tentato di aggredire anche gli agenti. E, a mali estremi ..estremi rimedi: dopo avere allontano i presenti, alcuni dei quali sono stati costretti a barricarsi dentro le proprio auto, l’agente Del Corso ha tentato l’ultima carta; con l’arma in dotazione ha sparato un colpo in aria ottenendo così l’allontanamento dei cani che soo scappati in un fosso adiacente alla strada, riuscendo così a liberare bimba, nonna ed il loro cagnolino. Gli agenti hanno poi fatto intervenire il 118 per prestare le prime cure alla bimba e per il suo successivo trasporto al pronto soccorso, nonchè il Servizio Veterinario per la cattura degli animali e per le prime cura al cagnolino che ha riportato gravi lesioni. Dopo pochi attimi i due cani lupo sono tornati ma a quel punto sia la bimba che la nonna ed il cagnolino erano state tratte in salvo. Tenute sotto controllo in attesa dell’intervento del personale del Servizio Veterinario le due bestie feroci, che poco prima avevano aggredito lungo fiume un altro cagnolino e la sua proprietaria, D.C.G. Del 51 che ha la riportato lesioni ad entrambe le braccia, si trovano ora in custodia presso il Canile comprensoriale per gli accertamenti del caso. Ai proprietari dei cani, C. G. del 61 e D.L. F. del 54, entrambi residenti a Viareggio, la Polizia Municipale contesterà le violazioni del caso, fermo restando le querele, che le persone lese possono presentare nei loro confronti. Le congratulazioni ed i ringraziamenti ai due agenti sono arrivate, oltre che dal loro comandante Carlo Palmerini, anche da tutti i residenti di via Carignoni.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 15, 2011 at 10:00 am  Lascia un commento  
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L’ULTIMO ADDIO A MAMMA RAJMONDA

Strazio infinito ieri ai funerali di Rajmonda Zefi, la giovane madre uccisa dal marito la mattina del 31 dicembre nella sua casa di Stiava e gettata in un dirupo sui monti di Stazzema. Grande la commozione nella basilica di San Paolino dove la comunità albanese, e tutta la città, si sono strette attorno alla famiglia. “Davanti alla violenza siamo tutti disarmati ma dobbiamo avere la forza di trovare la determinazione per condannarla e ripudiarla. Sempre”. Parole forti quelle pronunciate dal pulpito da don Franco Raffaelli durante la sua omelia in una chiesa gremita da chi conosceva Rajmonda e le voleva bene. Dolore immenso, ma composto, quello dei genitori, con la mamma della giovane vittima uccisa dal marito Francesco Antonio Quinci sorretta dai suoi tre figli maschi. Chi ha stretto le mani al collo di Rajmonda ha spezzato tutti i sogni, e i progetti, di una ragazza di soli trent’anni che amava la vita, e che ora non potrà più vedere i suoi due piccoli, una bimba di tre anni e un maschietto di otto, adesso affidati alle cure dei nonni. Lei, che li amava così tanto, non li potrà crescere. “Rajmonda continuerà a vivere – ha affermato il parroco -, e anche con l’angoscia nel cuore per la tragedia avvenuta, la fede vi sarà fondamentale”. “Anche Dio – ha aggiunto il sacerdote – ha visto uccidere suo figlio dalla violenza”. Lacrime di dolore quelle che hanno rigato i volti di chi era presente: parenti arrivati anche da fuori Toscana, e amici albanesi e italiani. Uniti nella tragedia, e con lo sguardo rivolto a quella bara di legno chiaro ricoperta di rose bianche e girasoli e con sopra una foto di Rajmonda felice. Sorridente e bellissima. E’ cosi che se la vuole ricordare sua madre, che bacia quell’immagine durante tutta la funzione. A testimoniare la vicinanza della città alla famiglia, residente da anni in via Cei nei pressi della stazione, erano presenti in chiesa anche il sindaco Luca Lunardini e l’assessore Vittorio Fantoni: “ In un momento di dolore indicibile ci avete insegnato due cose importanti – ha detto Fantoni -, la vostra dignità e la strada dell’amore”. Un esempio per tutti: nonostante tutto il male subito, e il dolore profondo per la morte di Rajmonda, i genitori e i fratelli della giovane madre non sono infatti mai “usciti dalle righe”. La famiglia ha chiesto, e chiederà, solo giustizia. Non vendetta. Presenti all’ultimo saluto, in borghese, anche numerosi militari dell’Arma, quelli che la mattina di sabato scorso per primi hanno ritrovato il suo corpo seminudo in fondo a un dirupo in un bosco sulle Apuane, e l’avvocato di famiglia Riccardo Carloni.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on gennaio 14, 2011 at 3:00 pm  Lascia un commento  
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