ROMANINI TEMEVA PER LA SUA VITA, NELL’AGENDA DELLA VITTIMA LE SUE PAURE IN ALCUNI APPUNTI. A DICEMBRE SPARI SULLA SUA AUTO

Una persona per bene, un grande lavoratore, usciva la mattina e tornava la sera, educato e solare”. A descriverlo è Marco, figlio dei titolari del ristorante Centro Storico, proprio di fronte alla casa dove abitava Stefano Romanini. Aveva problemi di lavoro? “Mai saputo nulla – aggiunge -, almeno fino a ieri. Era una classica famiglia unita, non li ho mai visti litigare e niente lasciava immaginare quello che è successo”.

Dello stesso avviso Bruno, che lavora alla tabaccheria poco distante dove la vittima saltuariamente giocava al Superenalotto: “Nessun giro strano, veniva come tanti puntando 10 massimo 20 euro”.

Temeva per la sua vita Stefano Romanini freddato due mattine fa appena uscito di casa da un killer vestito di nero e incappucciato che gli ha sparato 15 colpi di pistola, scaricando un intero caricatore? Forse. L’imprenditore 46enne aveva paura e aveva appuntato su una agenda alcune indicazioni, scritte di suo pugno, nel caso gli fosse successo qualcosa di grave. A quanto trapelato l’uomo aveva cambiato da poco tempo la propria auto, dopo un “avvertimento” da parte di ignoti che poco prima di Natale avrebbero sparato dei colpi di arma da fuoco danneggiandogli la carrozzeria. Ma Stefano Romanini non aveva presentato nessuna denuncia. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Fabio Origlio e portate avanti dagli uomini dell’Anticrimine del Commissariato di Viareggio e della Squadra Mobile di Lucca, mirano a fare luce sulla sua vita e soprattutto sulla sua situazione patrimoniale, che pare non fosse rosea. Si scava insomma nel mondo lavorativo dell’imprenditore, fatto di appalti, su alcuni debiti da saldare e su un contenzioso in essere, mentre il cugino ed ex socio Roberto, con il quale sembra ci siano stati dei dissapori, è stato rintracciato dagli inquirenti fuori provincia e verrà ascoltato nelle prossime ore. Lo scritto contenuto nell’agenda che la famiglia ha consegnato agli inquirenti, e dove la vittima dell’ agguato mortale avrebbe messo nero su bianco non solo le sue paure ma anche un “nome”, rimane al vaglio della polizia, che al momento non esclude alcuna ipotesi. Romanini era stato raggiunto anche da un avviso di garanzia per la frana di Mirteto, la ditta dell’imprenditore aveva avuto in subappalto una parte dei lavori di consolidamento della collina che poi crollò provocando la morte di un camionista, ma l’ipotesi che l’omicidio sia legato alla vicenda giudiziaria massese non trova riscontri. Al momento la pista più seguita sarebbe quella del regolamento dei conti per fatti lavorativi. E il contenuto della “lettera”, sulla quale gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, potrebbe essere la chiave per risalire ai possibili mandanti e all’esecutore del delitto.

Il killer potrebbe anche aver lasciato un’impronta indelebile sulla scena del crimine: cinque mozziconi di sigaretta – repertati dalla Scientifica e sui quali verranno eseguiti gli esami del DNA – che sono stati ritrovati in terra sotto l’arco dal quale si accede al cortile interno dell’abitazione e dove l’assassino potrebbe aver aspettato, nascosto, che Romanini uscisse per poi fare fuoco.

Intanto, dopo il summit di ieri pomeriggio in Questura a Lucca tra il capo della Squadra Mobile Virgilio Russo, il dirigente del Commissariato di Viareggio Leopoldo Laricchia e il PM Fabio Origlio, le indagini si fanno più mirate: “E’ stato fatto il punto della situazione  – ha affermato Laricchia -  ed abbiamo escluso alcune piste”.  Indagine non più a 360 gradi, quindi, e a breve potrebbe esserci un colpo di scena.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 10, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
Tags: ,

La URI per inviare un trackback a questo articolo è: http://laetitiatassinari.wordpress.com/2011/02/10/romanini-temeva-per-la-sua-vita-nellagenda-della-vittima-le-sue-paure-in-alcuni-appunti-a-dicembre-spari-sulla-sua-auto/trackback/

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.