DISTRUTTA DALLE FIAMME LA GIOSTRA DI PIAZZA D’AZEGLIO

A fuoco la giostra dei bambini, installata nei giardini di piazza D’Azeglio di fronte al teatro Eden in Paseggiata. Il rogo che ha completamente distrutto “L’angolo del regalo” è divampato poco dopo le 20.30. Sono stati due agenti della Squadra Volante del Commissariato di Polizia di Viareggio a dare l’allarme. Mentre passavano sul lungomare hanno notato del fumo uscire dalla struttura di metallo chiusa, e hanno subito allertato i pompieri provvedendo a mettere in sicurezza le auto parcheggiate nei pressi e a bloccare il traffico su entrambe le carreggiate. E’ stato necessario l’intervento di due mezzi dei Vigili del Fuoco per domare le fiamme, che hanno mandato in cenere la giostra e tutto quanto in essa contenuto. Sulle cause del rogo due le ipotesi al vaglio degli inquirenti: o un corto circuito o la mano di un piromane. Nei pressi è però stata ritrovata una tanica sospetta. I titolari della giostra, Bruno Berti e il figlio  Jerry, non hanno mai avuto minacce, ma escludono il corto circuito: il generatore era infatti staccato. I danni ammontano a 100mila euro per la struttura e oltre 30mila per i pupazzi.

( Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

 

SI BUTTA CONTRO LE AUTO IN CORSA, IL FOLLE GESTO DI UN 40ENNE SALVATO DI NOTTE DALLA POLIZIA SULLA SUPERSTRADA

Quando si dice salvato dagli angeli…e questa volta dagli angeli in divisa. Sono infatti stati due agenti della Squadra Volante a evitare un suicidio. L’uomo, un quarantenne di Pietrasanta, si era messo a correre, nel buio della notte, lungo la superstrada tra Viareggio e Torre del Lago, non solo “zigzagando” tra le macchine in transito ma anche inginocchiandosi per terra, a cavallo della striscia che divide la corsia di marcia da quella di sorpasso. Sono stati alcuni automobilisti ad avvisare il 113, dopo averlo evitato per miracolo, e quando i poliziotti sono arrivati sul posto hanno cercato, non senza pazienza e fatica, a convincere il quarantenne, in evidente stato confusionale, a salire in macchina e a farsi accompagnare al Pronto Soccorso. Una volta arrivato all’Ospedale Unico “Versilia” l’uomo ha dato ancora in escandescenze, e riuscito a divincolarsi si è dato alla fuga. Riacciuffato dai due poliziotti, che lo hanno dovuto inseguire per tutto il parcheggio, è poi stato riconsegnato ai medici, e sedato.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 11, 2011 at 12:15 pm  Lascia un commento  
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IN PIAZZA PER DIRE AL CAVALIERE DI ANDARSENE

Viareggio si vergogna, Berlusconi dimettiti”, recita il manifesto attaccato per tutta la città a firma del Partito Democratico, di Sinistra Ecologia e Libertà e Rifondazione Comunista. E sulla scia della manifestazione nazionale del “Se non ora quando…” anche a Viareggio domenica pomeriggio tutta la sinistra unita ha in programma un presidio davanti al Margherita. Partiti, associazioni, liberi cittadini e cittadine scenderanno in piazza per chiedere “le dimissioni dell’indegno Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana”. “La legge è uguale per tutti”, si legge nel volantino “targato” Fabbrica di Nichi Versilia, Giovani Comunisti, Giovani Democratici, Popolo Viola, Cantiere Sociale Versiliese, Giovani Italia dei Valori Lucca, Sinistra Critica, Coordinamento Anticapitalista Versiliese, Arci Versilia, Anpi, Federazione della Sinistra, IDV, PD, SEL, CGIL e FIOM: e la protesta è per la difesa dei principi costituzionale, “costantemente calpestati e offesi dal Presidente e dal suo governo”, in difesa dell’indipendenza della Magistratura, accanto alle donne, contro le leggi ad personam, contro lo svilimento del ruolo del Parlamento e l’abuso dei decreti legge, contro il finto federalismo che aumenterà le tasse, contro i tagli della riforma Gelmini e contro “la vergognosa campagna acquisti dei deputati per salvare questo governo”. Allo stand si potrà firmare per le dimissioni di Berlusconi, e chiunque avrà a disposizione due minuti per dire la sua. “Tutto è ormai diventato uno slogan – hanno affermato i relatori alla conferenza stampa tenutasi ieri mattina alla sede dell’Arci -, a Roma come a Viareggio solo proclami e nulla di fatto”. E la sinistra unita torna a fare sentire la sua voce, con un “no, ora basta”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 11, 2011 at 12:00 pm  Lascia un commento  
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ROMANINI TEMEVA PER LA SUA VITA, NELL’AGENDA DELLA VITTIMA LE SUE PAURE IN ALCUNI APPUNTI. A DICEMBRE SPARI SULLA SUA AUTO

Una persona per bene, un grande lavoratore, usciva la mattina e tornava la sera, educato e solare”. A descriverlo è Marco, figlio dei titolari del ristorante Centro Storico, proprio di fronte alla casa dove abitava Stefano Romanini. Aveva problemi di lavoro? “Mai saputo nulla – aggiunge -, almeno fino a ieri. Era una classica famiglia unita, non li ho mai visti litigare e niente lasciava immaginare quello che è successo”.

Dello stesso avviso Bruno, che lavora alla tabaccheria poco distante dove la vittima saltuariamente giocava al Superenalotto: “Nessun giro strano, veniva come tanti puntando 10 massimo 20 euro”.

Temeva per la sua vita Stefano Romanini freddato due mattine fa appena uscito di casa da un killer vestito di nero e incappucciato che gli ha sparato 15 colpi di pistola, scaricando un intero caricatore? Forse. L’imprenditore 46enne aveva paura e aveva appuntato su una agenda alcune indicazioni, scritte di suo pugno, nel caso gli fosse successo qualcosa di grave. A quanto trapelato l’uomo aveva cambiato da poco tempo la propria auto, dopo un “avvertimento” da parte di ignoti che poco prima di Natale avrebbero sparato dei colpi di arma da fuoco danneggiandogli la carrozzeria. Ma Stefano Romanini non aveva presentato nessuna denuncia. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Fabio Origlio e portate avanti dagli uomini dell’Anticrimine del Commissariato di Viareggio e della Squadra Mobile di Lucca, mirano a fare luce sulla sua vita e soprattutto sulla sua situazione patrimoniale, che pare non fosse rosea. Si scava insomma nel mondo lavorativo dell’imprenditore, fatto di appalti, su alcuni debiti da saldare e su un contenzioso in essere, mentre il cugino ed ex socio Roberto, con il quale sembra ci siano stati dei dissapori, è stato rintracciato dagli inquirenti fuori provincia e verrà ascoltato nelle prossime ore. Lo scritto contenuto nell’agenda che la famiglia ha consegnato agli inquirenti, e dove la vittima dell’ agguato mortale avrebbe messo nero su bianco non solo le sue paure ma anche un “nome”, rimane al vaglio della polizia, che al momento non esclude alcuna ipotesi. Romanini era stato raggiunto anche da un avviso di garanzia per la frana di Mirteto, la ditta dell’imprenditore aveva avuto in subappalto una parte dei lavori di consolidamento della collina che poi crollò provocando la morte di un camionista, ma l’ipotesi che l’omicidio sia legato alla vicenda giudiziaria massese non trova riscontri. Al momento la pista più seguita sarebbe quella del regolamento dei conti per fatti lavorativi. E il contenuto della “lettera”, sulla quale gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, potrebbe essere la chiave per risalire ai possibili mandanti e all’esecutore del delitto.

Il killer potrebbe anche aver lasciato un’impronta indelebile sulla scena del crimine: cinque mozziconi di sigaretta – repertati dalla Scientifica e sui quali verranno eseguiti gli esami del DNA – che sono stati ritrovati in terra sotto l’arco dal quale si accede al cortile interno dell’abitazione e dove l’assassino potrebbe aver aspettato, nascosto, che Romanini uscisse per poi fare fuoco.

Intanto, dopo il summit di ieri pomeriggio in Questura a Lucca tra il capo della Squadra Mobile Virgilio Russo, il dirigente del Commissariato di Viareggio Leopoldo Laricchia e il PM Fabio Origlio, le indagini si fanno più mirate: “E’ stato fatto il punto della situazione  – ha affermato Laricchia -  ed abbiamo escluso alcune piste”.  Indagine non più a 360 gradi, quindi, e a breve potrebbe esserci un colpo di scena.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 10, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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IL PREFETTO IN VISITA IN CAPITANERIA

Il nuovo prefetto di Lucca Alessio Giuffrida ha fatto visita ieri mattina al comando della Capitaneria di Porto di Viareggio. Accompagnato dal sindaco Luca Lunardini e parte della giunta comunale è stato accolto dal comandante Pasquale Vitiello e dopo aver ricevuto gli onori militari, conoscendo il personale in forza alla sede storica, ha visitato la sala operativa della Guardia Costiera, cuore pulsante di ogni attività condotta a mare e in terra, nonchè i mezzi navali a disposizione dei marinai viareggini con le loro moderne strumentazioni. Nell’ambito della prima visita ufficiale del nuovo prefetto a Viareggio sono stati tanti i temi affrontati, dal futuro del porto alla sicurezza in mare, dalla viabilità in darsena alla lotta al commercio abusivo sulla spiaggia. Temi, questi, che il prefetto ha promesso verranno studiati approfonditamente a un tavolo di lavoro in programma già per le prossime settimane. A margine della visita Giuffrida ha anche espresso la propria opinione circa la eventuale presenza in Versilia della criminalità organizzata, alla luce del delitto di Camaiore: “le indagini sono in corso – ha affermato – e coperte da segreto istruttorio, quindi non posso dire nulla. Quanto alla criminalità organizzata asserire che qui ci sia una rete è un’ipotesi azzardata, ciononostante non si deve abbassare la guardia. Il rischio che possa mettere radici è qui come ovunque”. La promessa per la stagione estiva è comunque stata quella di ottenere rinforzi.

(Il  Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 10, 2011 at 8:30 am  Lascia un commento  
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TRANS MORTO PER IL FREDDO

Sarebbe stato ucciso dal freddo Edgar Otto Helmut Schiekfer, il transessuale tedesco di 56 anni trovato morto la notte di giovedi scorso in una baracca nella pineta di Marina di Torre del Lago. A confermarlo è il medico legale dell’Ospedale Unico “Versilia” Alessandro Grazzini che ha eseguito l’autopsia: l’anatomopatologo ha infatti ipotizzato un’aritmia cardiaca, provocata dalle basse temperature – l’immigrato dormiva in una capanna fatiscente, senza protezioni dal freddo pungente dell’inverno. Confermato dall’esame autoptico anche che la morte sarebbe avvenuta almeno due settimane fa, e che sul cadavere non c’erano segni di violenza. La morte quindi è avvenuta per cause naturali, e il magistrato ha dato il nulla osta alla sepoltura della salma che verrà tumulata a spese del comune di Viareggio. Nessun familiare si è infatti messo in contatto con le autorità per la restituzione del corpo.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 10, 2011 at 8:00 am  Lascia un commento  
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UCCISO A SANGUE FREDDO SOTTO CASA

Un agguato in piena regola, una vera e propria esecuzione a sangue freddo con quindici colpi di pistola. Un intero caricatore. Il killer, incappucciato e armato, lo ha aspettato sotto casa e quando l’imprenditore è uscito per dirigersi alla sua auto, una Golf grigia parcheggiata di fronte, ha iniziato a sparare e per Stefano Romanini, 46 anni, non c’è stato niente da fare. Colpito dai numerosi proiettili esplosi a distanza ravvicinata dal suo assassino, l’uomo si è accasciato in terra in una pozza di sangue ed è morto poco dopo il suo arrivo all’Ospedale Unico “Versilia”. Alba di sangue ieri mattina nella centralissima via Battisti a Camaiore, di fronte al noto ristorante Il Centro Storico. L’imprenditore, titolare di una ditta di escavazioni, la Serena Scavi, ex Escavazioni di Stefano Romanini, sposato da 26 anni con Giuliana Pellegrini, casalinga, e padre di due ragazze di 26 e 22 anni, Serena e Stella, è uscito per andare a lavorare, come ogni mattina, ignaro che ad aspettarlo sulla strada ci fosse il suo carnefice: alto, magro, vestito di nero, cappuccio in testa e in pugno una pistola calibro 9. La prima persona a dare l’allarme è stata la moglie di Romanini, che sentendo i colpi di pistola si è affacciata alla finestra e ha visto il killer fuggire a piedi imboccando via Fonda per poi dileguarsi senza lasciare traccia. La donna, sotto choc, è scesa in strada dal marito che agonizzava a terra: “Mi sento affogare”, sono state le uniche e ultime parole dell’uomo colpito a morte dai proiettili. Nonostante il tempestivo intervento di un’ambulanza del 118 che lo ha trasportato immediatamente al Pronto Soccorso, Stefano Romanini è morto poco dopo il suo arrivo al nosocomio versiliese. Sul posto le volanti del Commissariato di Polizia di Viareggio, a cui sono affidate le indagini, e i reparti della Scientifica che hanno eseguito i primi rilievi balistici. L’auto di Romanini, dietro alla quale la vittima ha cercato di trovare riparo dalla furia omicida del suo assassimo, è stata completamente crivellata dagli spari. Sono esattamente quindici i colpi di pistola, una calibro 9, esplosi dal killer. Secondo quanto trapelato, poco prima del Natale scorso, la vittima avrebbe subito dei danneggiamenti alla sua auto. Un avvertimento? Gli inquirenti per il momento non escludono alcuna pista, e in particolar modo indagano nell’ambito lavorativo dell’imprenditore, freddato a bruciapelo. Una modalità questa che porta ad escludere una rapina, e fa ipotizzare una esecuzione, con tanto di mandante.

La cognata sotto shock: “Non si uccide per soldi”

Non si uccide per soldi, ma per favore non fatemi dire altro”. Non crede a quanto accaduto e non si dà pace Simonetta Pellegrini, sorella della moglie della vittima. Sconvolta e sorretta dal marito Giuliano Moriconi, tra i primi ad arrivare in strada per prestare soccorso, quando arriva sul luogo dell’orrore dove da poco meno di un’ora si è consumato il delitto la cognata della vittima tiene stretta in mano la foto del matrimonio di sua sorella. “Non riesco a spiegarmi il perchè di questa cattiveria nei suoi confronti – afferma la donna, che fa volontariato con alcune associazioni di Camaiore -, erano una famiglia felice, con due figlie splendide”. “Il lavoro aveva ricominciato a girare – ha precisato il cognato Alberto Pellegrini, che lavora nel settore edile, ascoltato insieme ad altri parenti in Commissariato – , proprio la sera prima mi raccontava di una nuova commessa, ed era contento”. Un fulmine a ciel sereno quanto accaduto alle prime luci dell’alba sotto casa e tutti, inclusi i vicini, sono esterrefatti: “ Non ho sentito i colpi di pistola, dormivo, ma quanto successo è inaudito. Romanini era una persona tranquillissima”. A dirlo è Michele, un vicino geologo, e le sue parole fanno eco a quanti lo conoscevano: ”la sua è una famiglia normale – aggiunge Donatella – tutto questo sembra una scena da Far West, un film”.

Passati al setaccio la vita e il lavoro

Dalla Procura e dalla Polizia, che conduce le indagini, bocche cucite, nessuno si sbilancia. Unici dati certo che l’ omicida sembra essere un killer professionista, un esperto che è riuscito a colpire mortalmente l’uomo, ferendolo agli arti, all’addome e alla schiena, anche se alcuni dei  quindici proiettili sparati sono finiti nell’auto, infrangendo i vetri degli sportelli laterali e del lunotto posteriore, sul muro e sulla porta del magazzino – cucina del ristorante davanti al quale la Golf era parcheggiata e che la vittima aveva ricevuto un avviso di garanzia a seguito della frana al Mirteto, dove il 31 ottobre scorso perse la vita un camionista 48enne, Aldo Manfredi. Stefano Romanini, con la sua ditta di escavazioni, aveva eseguito i lavori ma il dirigente della Squadra Mobile di Massa esclude, almeno per il momento, che l’omicidio sia da collegare all’inchiesta della Procura massese sulla frana. Le ricerche dell’assassino, proseguite fino a notte, hanno dato esito negativo, e gli inquirenti viareggini, che hanno perquisito sia l’abitazione che la sede della ditta di escavazioni, stanno indagando a 360 gradi. Nel pomeriggio, negli uffici del Commissariato, sono state sentite le due figlie Serena e Stella, oltre ai soci e ai dipendenti della ditta della vittima. Grazie ai racconti e alle sensazioni delle persone più vicine a Romanini gli inquirenti tentano di ricostruire i rapporti personali e gli affari, per cercare di individuare i motivi che possono aver portato al delitto.

“Episodi così non fanno parte del territorio”, le parole del primo cittadino Giampaolo Bertola

”Da quello che mi hanno riferito potrebbe essere un regolamento di conti. Episodi simili non fanno parte del costume del nostro territorio”, ad affermarlo è il primo cittadino di Camaiore Giampaolo Bertola, informato dell’ omicidio mentre era a Lucca per una riunione in prefettura. “Non aveva mai lavorato per il comune – ha precisato il sindaco, aggiungendo di non aver mai conosciuto personalmente Romanini e di aver solo ricevuto un depliant della sua azienda specializzata nella lavorazione di terra armata compressa utilizzata per certi particolari lavori stradali.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)


Pubblicato in: on febbraio 9, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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SI UCCIDE GETTANDOSI SOTTO IL TRENO A MASSAROSA

Ha deciso di farla finita e si è gettato sotto un treno, a circa duecento metri dalla stazione di Bozzano. Sessantasette anni, single, residente a Bargecchia, una frazione di Massarosa, C.P. ha lasciato la sua Opel Cadette Coupè parcheggiata di fronte al bar Ernestina, che frequentava spesso, poi si è diretto sulla strada ferrata, ha aspettato che il regionale 3044 partito dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella alle 7.07 transitasse sul binario in direzione di Viareggio e si è tirato sotto. Mancavano pochi minuti alle nove quando l’uomo, ieri mattina, ha compiuto il gesto estremo togliendosi la vita. La linea ferroviaria da Lucca a Viareggio, con cinque treni soppressi, è rimasta bloccata fino a mezzogiorno, per consentire agli agenti della Polfer e della Polizia Scientifica di effettuare i rilievi del caso. Il riconoscimento del cadavere, rimasto stritolato sotto le carrozze del treno che percorreva a velocità sostenuta il rettilineo in discesa dopo l’uscita dalla galleria del monte Quiesa, è stato fatto da un amico dell’anziano. La vittima, originaria della Sicilia e che si era trasferita nel comune versiliese con le sorelle circa 10 anni fa, viveva da solo e lavorava come autotrasportatore per la Quadrifoglio Scavi. Chi lo conosceva lo descrive come un uomo tranquillo, che però ultimamente aveva problemi di soldi tanto da non riuscire più a pagare nemmeno le bollette di casa. Un dramma, questo, che lo deve aver portato alla decisione di suicidarsi. Da quanto trapelato C.P. non avrebbe lasciato nessun biglietto per spiegare le ragioni del gesto. Dopo il nulla osta del magistrato di turno il corpo del suicida è stato trasferito all’obitorio dell’ Ospedale Unico “Versilia”, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Per i passeggeri dei convogli rimasti bloccati sulla linea Trenitalia ha attivato un servizio di autobus sostitutivi.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 9, 2011 at 9:15 am  Lascia un commento  
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SCOMPARSE, NUMEROSE SENSITIVE DAGLI INQUIRENTI

Come nel caso di Yara, anche per il giallo delle due donne scomparse da Torre del Lago, sono tante le “veggenti” che negli ultimi giorni si sono messe in contatto con i militari dell’Arma, per riferire le loro sensazioni sul mistero che da mesi avvolge la sparizione di Maddalena Semeraro e Claudia Velia Carmazzi. Tutte le segnalazioni relative alle due donne sono state prese in considerazione dai carabinieri e vagliate. Una per una, compresa l’ultima di una sensitiva di Torre del Lago, secondo la quale il corpo di Maddalena si troverebbe nelle acque di un fiume, forse il Serchio, mentre la figlia Velia sarebbe viva, a Massa, in un campo con altre persone, due uomini e una donna, che la starebbero aiutando. La veggente ha descritto minuziosamente quel posto, un terreno con delle casette di legno, vicino al fiume Frigido, dove Claudia Velia Carmazzi non sarebbe prigioniera, e dal quale uscirebbe quotidianamente vestita come una zingara con il gonnellone lungo e i capelli biondi. E gli inquirenti si sono già mossi per verificare la fondatezza, o meno, della segnalazione. Mentre da ieri sono ricominciate le ricerche  dei corpi da parte dei militari dell’Arma del Nucleo Subacquei, le indagini della Procura proseguono senza sosta, cercando di dipanare l’ingarbugliato mistero legato anche alle operazioni immobiliari e ai conti correnti. Per il momento nella vicenda c’è ancora un solo iscritto nel registro degli indagati, lo “zio” Massimo Remorini per il quale sono stati ipotizzati i reati di sequestro di persona e circonvenzione di incapace, ma non si escludono colpi di scena nelle prossime ore.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 9, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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QUANDO LO STALKING E’…FINANZIARIO: L’OMONIMIA TRASFORMA LA RICHIESTA DI UN MUTUO BANCARIO IN UN’ODISSEA

Stalking finanziario”? Tutta colpa di un’omonimia…e di un errore. Vittima della disavventura è una giovane viareggina che, due anni or sono, per risolvere la sua a dir poco incresciosa vicenda si è dovuta rivolgere allo studio legale dell’avvocato Marcello Taglioli. “La mia assistita si era rivolta alla sua banca, la Unicredit, per chiedere un mutuo di 75mila euro necessario all’acquisto di un bar – ha spiegato Taglioli – ma l’istituto di credito, dopo averla istruita ha bocciato la pratica adducendo come motivazione che la signora era già titolare di un prestito, per 70mila euro, acceso alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio”. Certa dell’assurdità, non avendo mai chiesto altri mutui o finanziamenti, e sbigottita da quanto appreso, la donna si era recata immediatamente dal suo avvocato per risolvere la questione scoprendo il caso di omonimia: “peccato però che l’omonima fosse nata altrove, e in tutt’altra data e che nonostante l’invito formale, con tanto di diffida a correggere l’errore – la vittima era stata iscritta, ma non era lei, anche al CRF, Centrale Rischi Finanziari, dove vengono immessi i nominativi dei buoni e dei cattivi pagatori – nulla accadde”. Tanto che il legale si vide costretto a presentare un ricorso per un provvedimento d’urgenza, ex articolo 700, ritirato il giorno prima dell’udienza, visto che alla notifica dello stesso la banca provvide a effettuare le necessarie cancellazioni. Anche se il giudice, nonostante fosse cessata la materia del contendere, condannò sia l’istituto di credito che il CRF al pagamento delle spese legali e processuali. Tutto è bene quel che finisce bene, finito l’ assurdo incubo? “Magari – ha spiegato ieri mattina il legale -, risale a giovedi della scorsa settimana il caso bis”. Tornata alla Unicredit per chiedere un prestito di 5mila euro la donna ha scoperto una nuova iscrizione al CRF per 30mila euro. Peccato che anche questa volta non sia lei la debitrice ma la solita omonima. Errare humanum est, perseverare diabolicum…e l’avvocato Taglioli dovrà iniziare di nuovo le pratiche giudiziarie per la sua cliente, vittima a questo punto di uno “stalking finanziario”.

(Letizia Tassinari – Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on febbraio 8, 2011 at 1:30 pm  Lascia un commento  
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