Voglia di maternità a tutti i costi? Pare proprio di si. Stando almeno ai dati del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Ospedale Unico “Versilia”: non solo dello scorso anno – con 850 cicli effettuati – ma anche di questo primo trimestre 2011 – che sono quasi 300. Una struttura relativamente nuova, quella della Asl 12 diretta dal primario di Ostetricia e Ginecologia Giovanni Paolo Cima, ma in fortissima espansione tanto da essere considerata un punto di riferimento per tutta l’Area Vasta Nord Ovest, e una delle migliori di Italia. La fila delle coppie in attesa di un primo appuntamento con il medico, la dottoressa Elisabetta Coccia, è lunga ogni giorno. Donne e uomini anche molto giovani, che non riescono ad avere figli, provenienti non solo dalla Versilia e dalla Toscana, ma anche da fuori regione. La legge 40, in vigore dal febbraio del 2004, pone come noto dei limiti: possono infatti accedere alle tecniche del PMA, con Fivet – Fecondazione in vitreo e trasferimento degli embrioni – e/o ICSI – Iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo – solo coppie maggiorenni e di sesso diverso, coniugati o conviventi, in età potenzialmente fertile, ed entrambi viventi. Mentre all’estero si può, e sono tante le coppie che si rivolgono a centri specializzati soprattutto spagnoli, in Italia sono vietate le tecniche eterologhe, ossia di ovuli fecondati da terzi. “Li seguiamo nella seconda fase – precisa il medico -, e fino al parto, e in questo caso il coniuge, o il convivente, il cui consenso è ricavabile dagli atti, non può esercitare l’azione di disconoscimento della paternità”. I figli nati con procreazione medicalmente assistita hanno ovviamente lo stato di figli legittimi, o riconosciuti. Come mai ci sono cosi tante persone non fertili? “L’infertilità è in forte aumento – afferma la dottoressa Coccia -, un 30 e 40% di incidenza su uomini e donne, e sono in corso studi sulla questione, anche se secondo la medicina influiscono sia l’alimentazione, che il fumo e l’alcol”. L’iter da seguire? “La coppia che si presenta è sottoposta a vari esami, poi inizia la fase che prevede il prelievo degli ovociti della donna, e la loro fertilizzazione in vitro con gli spermatozoi del partner, precedentemente raccolti dal liquido seminale e trattati con tecniche in grado di favorirne la capacità fecondante”. Avvenuta la fecondazione gli embrioni vengono poi trasferiti nell’utero. Quante probabilità di successo ci sono? “Nessuna tecnica di procreazione assistita garantisce una gravidanza. Le percentuali di successo sono legate soprattutto all’età della donna”. L’orologio biologico non mente mai: se per una 30enne è dell’ 82,2% per un’over 45 si riduce al 2,5%. E la possibilità di parti gemellari, o addirittura trigemini? “Anche quello – precisa il medico – va di pari passo con gli anni”. E se per una giovane è del 21,4% oltre i 43 anni è pari a zero. Possono esserci complicazioni? “Si – precisa l’esperto -, ma quelle derivanti dal prelievo degli ovociti hanno in percentuale un’incidenza irrisoria, come i possibili rischi per il nascituro, che vanno dalle patologie neonatali alle malformazioni”. Il desiderio di avere un figlio, quando madre natura è ostile e una gravidanza naturale non è possibile, è tanto e lo dimostrano le centinaia di bambini venuti alla luce al Versilia con le tecniche del Fivet e dell’Icsi. Uno anche ieri mattina.
(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

