“TERZO UOMO NEL GIALLO DELLE DONNE”, L’AVVOCATO NICOLETTI: “UNA NOSTRA FONTE CI HA RIVELATO CHE AVREBBE PARTECIPATO ALL’OCCULTAMENTO DEI CORPI”. INTANTO SI ATTENDE CHE VENGA FISSATA LA DATA DELL’INCIDENTE PROBATORIO RICHIESTO DAI LEGALI DI REMORINI

Un terzo uomo nel giallo delle due donne scomparse dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago alla fine della scorsa estate? Sarebbe questa la nuova ipotesi avanzata da uno dei legali delle parti offese. Secondo l’ avvocato Giorgio Nicoletti, che insieme ai colleghi Alberto e Francesco Consani assiste David Paolini, figlio e nipote di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, ci sarebbe un altro personaggio coinvolto, con gravi precedenti penali a carico, amico di Massimo Remorini e che per un certo periodo di tempo avrebbe frequentato assiduamente il terreno dove le due donne hanno abitato. L’uomo in questione era tra l’altro stato tirato in ballo, durante un’intervista rilasciata a Rete Versilia in merito alla presunta sparizione di una badante rumena, anche da Francesco Tureddi, indagato nella vicenda per il reato di favoreggiamento. “Abbiamo riferito tutto al Pm Sara Polino – ha affermato l’avvocato Nicoletti – la nostra fonte confidenziale ha infatti indicato questa persona come coinvolta, quanto meno, nell’occultamento dei due corpi”. I legali avrebbero quindi dato un nuovo input agli investigatori, “per arrivare a conoscere, se possibile, la verità”, per il momento, però, la Procura della Repubblica di Lucca, che mantiene il massimo riserbo in merito, pare non credere troppo a questa nuova ipotesi. Secondo Nicoletti, che circa il lavoro svolto fino ad ora da parte degli inquirenti ha avanzato alcune perplessità, puntando il dito anche sul sequestro del terreno in via dei Lecci, eseguito a quasi tre mesi di distanza dalla denuncia di scomparsa di madre e figlia presentata da David a fine settembre, la pista del terzo uomo sarebbe da approfondire, cosi come si sarebbe dovuto indagare più a fondo anche sulla vicenda del suicidio di Carlo Mauro Paolini. I corpi di Velia e Maddalena, se davvero come ha detto “Cecchino” Tureddi sono stati bruciati nel bidone dell’olio e gettati nei cassonetti dell’immondizia, come lo stesso fusto, ormai sarà difficile che si possano trovare, come confermato giorni addietro anche dai responsabili dell’impianto di smaltimento di Pioppogatto. Intanto si attende che venga fissata la data dell’incidente probatorio richiesto dai legali di Massimo Remorini, e che il tribunale del riesame di Firenze decida, il 4 aprile prossimo, sull’appello del Pm all’ordinanza del Gip che aveva disposto le misure cautelari per Remorini e Maria Casentini per vari reati, fra cui il sequestro di persona e la distruzione di cadavere, ma non anche per l’omicidio. Obiettivo della Procura è infatti il riconoscimento delle misure cautelari per il reato di omicidio volontario.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on marzo 17, 2011 at 10:30 am  Lascia un commento  
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SPACCIATRICE INTERNAZIONALE DI DROGA SCOPERTA E ARRESTATA: SARA’ ESTRADATA NEGLI USA

Era latitante, e colpita da un mandato di cattura internazionale, ma i militari dell’Arma del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Provinciale di Lucca, con i colleghi della Compagnia di Viareggio, l’hanno arrestata e da ieri Elena Maria Gonzales, una 45enne dominicana, è rinchiusa in una cella del carcere di Pisa, in attesa di estradizione. Il tribunale di New York, l’8 aprile del 2008, l’aveva condannata alla pena della reclusione di 4 anni e 2 mesi, per spaccio internazionale di sostanze stupefacenti. Un’attività, questa, commessa tra il 1998 e il 2004, nell’ambito delle organizzazioni di narcotrafficanti. L’attività d’indagine, dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Lucca, ha consentito di appurare che la Gonzales era giunta in Italia cambiando le proprie generalità in Janice Perez, nata a New York nel 1977. Stabilitasi nella provincia di Lucca, nel novembre 2010, si era regolarmente sposata con giovane operaio di Viareggio di 28 anni, riuscendo in tal modo ad ottenere regolare permesso di soggiorno. I militari dell’Arma l’avevano localizzata a Piano di Mommio, nel comune di Massarosa, dove viveva col marito, e dopo essersi appostati è scattato blitz, sorprendendola mentre rientrava in casa. Il marito, sorpreso e ignaro delle vicissitudini passate della gentil consorte, ha raccontato ai carabinieri di aver conosciuto la donna tempo addietro, durante una serata in discoteca. Le indagini proseguono ora per capire come la Gonzales sia riuscita a fare ingresso in Italia.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

FURTI IN VILLA, DUE FINISCONO IN MANETTE

Incastrati…dalla tecnologia. Ma questa volta non quella dei filmati delle telecamere a circuito chiuso o dalle intercettazioni, telefoniche o ambientali. Bensì proprio da quella che avevano rubato in un’abitazione. Brillante risultato quello ottenuto dai militari dell’Arma che sono riusciti a rintracciare ed arrestare due ladri, autori di un furto in una casa avvenuto nei mesi scorsi. A finire in manette, all’alba di ieri, sono stati due giovani di origini napoletane: Valentino Sodano, di 23 anni, residente a Pomigliano d’Arco, e Francesco Iorio, di 21, residente in Versilia nel comune di Massarosa. Il bottino, un televisore LCD da 40 pollici, un Pc portatile Acer di ultima generazione e un lettore DVD Samsung sono gli oggetti ritrovati dai carabinieri di Pietrasanta all’interno di una Y10, con a bordo i due malviventi. La pattuglia li aveva notati aggirarsi a Marina di Pietrasanta, e il loro fare sospetto ha indotto i militari a fermarli per un controllo. Non sapendo giustificare il possesso degli oggetti, e traditi dal nervosismo, i due sono stati accompagnati in caserma e agli investigatori è bastato poco per risalire, nell’arco di un paio d’ore, alla casa a Pedona, una piccola frazione del comune di Camaiore, da dove il televisore, il portatile e il lettore DVD erano stati trafugati. L’abitazione oggetto del furto è una villetta utilizzata dai proprietari solo durante il periodo estivo, proprio come tutte le altre prese di mira da una banda di ladri. Scattate le manette ai polsi, e non escludendo che i due arrestati possano essere gli autori degli altri colpi in villa sulle colline di Camaiore, Pietrasanta e Massarosa, Sodano e Iorio sono stati processati per direttissima e trasferiti al carcere San Giorgio di Lucca.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on marzo 17, 2011 at 10:10 am  Lascia un commento  
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SAMUELE STRONCATO DA UN ARRESTO

Il papà di Samuele Tofanelli, Marco, ieri è sceso a Napoli per l’autopsia sulla salma del figlio. Autopsia, però, dalla quale trapela poco, se non la causa del decesso per arresto cardio-circolatorio. Fondamentale, a questo punto, per determinare l’esatta causa della morte del 20enne torrelaghese sarà l’esito dei prelievi istologici ed ematologici che dirannno se e cosa abbia eventualmente assunto il ragazzo. Quale  mix di sostanze lo abbia stroncato provocandogli l’arresto lo si saprà solo nei prossimi giorni, come confermato dalla dirigente della sezione narcotici della Questura di Napoli, dottoressa Mandara, e dal sostituto procuratore che sta coordinando le indagini, dottoressa Maria Laura Morra. E proprio il pm Morra questa mattina dovrebbe rendere libera la salma per la restituzione ai genitori. Che hanno già annunciato l’intenzione di svolgere il funerale domani pomeriggio nella chiesa di Torre del Lago. Intanto sul fronte delle indagini gli inquirenti partenopei non tralasciano alcun dettaglio e continunano a lavorare sulle ipotesi fino ad oggi più accreditate: quella di omissione di soccorso da parte dei due compagni di stanza di Samuele, visto che secondo quanto ricostruito dai medici del 118 intervenuti sul posto il giovane, se fosse stato soccorso prima, avrebbe potuto essere salvato. L’altra ipotesi di reato sulla quale si sta indagando è quella di morte in conseguenza di altro reato, per solo uno dei due compagni di camera della vittima. Quest’ultimo avrebbe raccontato agli investigatori napoletani di aver avuto contatti, anche telefonici, con lo spacciatore di Scampia – che si sta cercando di rintracciare – dopo averlo conosciuto in estate in Versilia. I due giovani indagati, di 23 e 25 anni, uno viareggino l’altro lucchese, da lunedi non si sarebbero presentati alle lezioni serali del Passaglia. Anche altri compagni avrebbero fatto lo stesso. In molti ricordano la vivacità e l’apertura di Samuele, il suo essere sportivo ( portiere in una squadra di calcio ), il corso da bagnino e la voglia di fare il volontario alla Misericordia. L’8 marzo aveva portato fiori a tutte le impiegate della scuola.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on marzo 17, 2011 at 10:00 am  Lascia un commento  
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INCIDENTE PROBATORIO PER LE SCOMPARSE, E’ LA RICHIESTA DELLA DIFESA DEI LEGALI CHE ASSISTONO MASSIMO REMORINI. IL PM POLINO FA RICORSO AL RIESAME CONTRO IL GIP, SOSTENENDO PER I DUE ARRESTATI ANCHE L’ACCUSA DI OMICIDIO

Incidente probatorio ex articolo 391 bis, comma 11, del Codice di Procedura Penale. La richiesta da parte degli avvocati Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno, legali di Massimo Remorini, è stata depositata due giorni fa alla cancelleria del Giudice per le Indagini Preliminari di Lucca dottoressa Marcella Spadaricci. Il 4 marzo scorso, a mezzo di una raccomandata e nell’ambito delle loro indagini difensive, i due legali avevano convocato David Paolini, figlio e nipote di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, le due donne scomparse dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago. Ma l’avvocato Alberto Consani, che tutela il ragazzo, aveva risposto che il suo assistito non sarebbe andato e non avrebbe risposto alle domande che la difesa dell’indagato – attualmente ancora in carcere a San Giorgio con le accuse di circonvenzione di incapace, sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e sottrazione e distruzione di cadavere – gli avrebbe voluto porre. Sulla richiesta di incidente probatorio spetta al Gip la decisione. Sarebbero troppe, nel racconto di David Paolini, le contraddizioni e gli avvocati Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno hanno chiesto di poter ascoltare il ragazzo, “certi che il giovane sia in grado di aiutare a chiarire molti aspetti che ruotano intorno alla vicenda, iniziando dalle frequentazioni del campo di via dei Lecci dove Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro vivevano, visto che nel terreno viveva anche David”. E anche per capire i rapporti intrattenuti dal giovane, oltre che con Remorini, con la badante Maria Casentini, attualmente agli arresti domiciliari, e con Francesco Tureddi, da qualche settimana “pentito” e grande accusatore dei due. “La limitazione di libertà e i maltrattamenti in famiglia presupposti – affermano gli avvocati Paolini e Di Bugno – si sarebbero estrinsecati in un luogo che si può altamente presumere fosse frequentato anche dal testimone di cui si chiede l’esame”. Il terreno, poi, sarebbe stato frequentato anche da altre persone, che secondo la difesa potrebbero conoscere elementi importanti per venire a capo del giallo. Quanto all’appello presentato dal Pm Sara Polino, titolare del fascicolo di indagine, contro l’ordinanza del Gip Marcella Spadaricci che non avrebbe accolto alcune richieste, il Tribunale del Riesame di Firenze ha fissato per il 4 aprile prossimo la data dell’udienza in Camera di Consiglio. Le ricerche dei resti delle due donne, e del bidone dove “Cecchino” Tureddi – indagato per favoreggiamento – ha riferito agli inquirenti che Remorini e la Casentini avrebbero bruciato i corpi di Velia e Maddalena e che lui avrebbe gettato, avvolto in un coprimaterasso, in un cassonetto nella zona del Pollino, proseguono senza sosta anche in discariche fuori regione. Per ora, però, senza che siano state trovate tracce utili alle indagini.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

SAMUELE, GLI INDAGATI SALGONO A DUE: SONO ACCUSATI DI OMISSIONE DI SOCCORSO, UNO ANCHE DI MORTE COME CONSEGUENZA DI ALTRO REATO

Risultano indagati entrambi  dalla Procura di Napoli i due compagn di stanza di Samuele Tofanelli, uno di 30 e l’altro di 35 anni, per il reato di omissione di soccorso. Uno dei due è accusato anche di cessione di stupefacenti e morte come conseguenza di altro reato. Secondo la ricostruzione fatta dalla polizia e dal sostituto procuratore Maria Laura Lalia Morra sarebbe stato il compagno di stanza a cedere a Samuele, il 20enne di Torre del Lago che era in gita con le serali dell’istituto d’arte Passaglia, eroina e cocaina. Droghe che lo stesso giovane avrebbe dichiarato alla Squadra Mobile partenopea di aver acquistato da uno spacciatore di Scampia, suo conoscente. Sempre dal racconto fornito dai compagni di camera, sentiti a lungo sabato pomeriggio dalla polizia per la ricostruzione dell’accaduto, come anche gli altri componenti la gita, intorno a mezzanotte il giovane – che pare avesse anche bevuto alcolici – è rientrato in albergo. Una volta in camera, sempre secondo la ricostruzione della polizia, Samuele avrebbe assunto alcune sostanze stupefacenti. Dopo poco si sarebbe sentito male, ma anzichè chiedere subito aiuto, i due amici lo avrebbero messo a letto sperando probabilmente che si riprendesse. Invece cosi non è stato. E i soccorsi sono stati chiamati solo intorno alle 6, quando Samuele era già morto. L’autopsia dovrebbe essere fatta nella giornata di oggi. Un primo esame esterno della salma compiuto dal medico legale avvalorerebbe la ricostruzione degli investigatori, collocando la morte dello studente molto prima dell’intervento del 118. Sempre secondo quanto emerso, tra i membri della comitiva vi sarebbero state anche due infermiere professionali, che probabilmente se fossero state chiamate più tempestivamente avrebbero potuto salvare la vita di Samuele. Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo proseguono per identificare lo spacciatore  napoletano che ha ceduto la droga ai lucchesi. Sulla vicenda dei due allievi della serale, compagni di stanza di Samuele Tofanelli e indagati dalla Procura di Napoli, il preside dell’Istituto Passaglia, Walter  Rinaldi, anche lui presente alla gita, preferisce andarci cauto: “Non so se e chi è indagato. A me risultava si stesse cercando il presunto spacciatore. Aspettiamo gli esiti dell’indagine prima di affermare qualcosa. Sono addolorato per questa vicenda drammatica. Ma ci tengo a ricordare che erano tutte persone maggiorenni. Una comitiva composta da 53 persone, la cui età media è di circa 40 anni”. Sempre il preside, poi, ripercorre qualche momento di quel drammatico giorno: “eravamo arrivati venerdi pomeriggio, ma per il giorno successivo erano in programma numerosi appuntamenti culturali e la sveglia era fissata alle 7. Avevamo consigliato a tutti di andare a letto presto. Ma dopo cena erano liberi di gestirsi e ciascuno ha fatto quello che riteneva. So per certo, però, e su questo ci sono testimonianze, che alla mezzanotte i ragazzi erano in camera. Quello che è successo dopo lo hanno raccontato loro agli inquirenti. Posso solo dire che si tratta di ragazzi precisi e puntuali. Samuele aveva buoni risultati ed era molto apprezzato dai suoi compagni. Pe conto della scuola poso dire che ho fatto tutto il possibile, rispettando la legge e la prassi, come ho detto agli inquirenti. Ho visto il 118 che ha lavorato a lungo per salvare Samuele, e poco prima dell’arrivo dell’ambulanza il ragazzo è stato soccorso anche da due nostre allieve che sono infermiere professionali, le quali hanno tentato una prima rianimazione. Sono in costante contatto con la famiglia e aspetto l’evolversi dell’indagine, a partire dall’autopsia il cui risultato sarà molto importante”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Viareggio)

Pubblicato in: on marzo 16, 2011 at 11:00 am  Lascia un commento  
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INDAGATO UN COMPAGNO DI SCUOLA, AVREBBE CEDUTO LUI LA DOSE A SAMUELE TOFANELLI DOPO AVERLA COMPRATA A SCAMPIA

C’è un indagato nell’inchiesta sulla morte di Samuele Tofanelli, lo studente di 20 anni morto durante una gita scolastica a Napoli. Si tratta di un giovane, un compagno di scuola che gli avrebbe venduto le dosi mortali di droga acquistate nel quartiere Scampia e che ora è accusato di cessione di stupefacenti e della morte come conseguenza di altro reato. L’acquisto della droga sarebbe avvenuto venerdi sera quando Samuele in compagnia di altri studenti sarebbe andato a rifornirsi a Scampia, vero e proprio punto di riferimento per i tossicodipendenti di Napoli e non solo, e per coloro che cercano lo “sballo”. Il giovane indagato avrebbe acquistato la droga da uno spacciatore di Scampia non ancora identificato. L’autopsia sul corpo di Samuele, fissata per ieri, è stata rinviata a domani. Ad eseguirla sarà  il medico legale incaricato dal Pubblico Ministero di turno della Procura di Napoli, dottoressa Maria Laura Morra,  e servirà a far luce sui motivi del decesso avvenuto all’alba di sabato scorso in una camera dell’hotel Magri’s, a due passi dalla stazione ferroviaria. Il ragazzo, che frequentava il terzo anno dei corsi serali presso l’ istituto d’arte Passaglia di Lucca, era arrivato venerdi a Napoli, in gita scolastica. Sono stati i due compagni di camera ad avvisare il 118 la mattina di sabato, poco prima delle 7, sentendolo rantolare. Ma quanto il personale medico è arrivato all’albergo per il giovane studente non c’era più nulla da fare. La Squadra Mobile di Napoli, con il suo dirigente Vittorio Pisani, ha ascoltato come persone informate sui fatti sia il preside dell’istituto lucchese che tutti i compagni. E nel corso delle ore si è arrivati a trovare la persona che avrebbe ceduto la dose. Di origine sud americane Samuele era stato adottato. Il padre Marco è titolare di una attività di floricoltura a Torre del Lago, la madre Simonetta Pighini, insegna storia e filosofia al classico Carducci di Viareggio. Mentre l’estate faceva la stagione al ristorante di uno stabilimento balneare della Darsena, Samuele d’inverno aiutava il padre Marco nella serra. A detta dei genitori, partiti subito alla volta di Napoli, il loro figlio era sanissimo, e non aveva mai accusato problemi di salute in passato.La risposta sulla morte la potrà fornire solo l’anatomopatologo, e l’esame tossicologico.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on marzo 15, 2011 at 4:30 pm  Lascia un commento  
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SICUREZZA, OPERAZIONI DURANTE IL WEEK-END: DUE ARRESTI DELLA POLIZIA PER FURTO E EVASIONE

Due arresti in due giorni, uno per furto e l’altro per evasione. Fine settimane di controlli da parte della Polizia, con un occhio particolare alle zone della città più critiche. Sabato nelle prime ore del pomeriggio la Squadra Volante è dovuta intervenire in un supermercato per la segnalazione di un furto. Tre rumeni, facce note al direttore, sono stati ripresi dalle telecamere interne a rubare tra gli scaffali. Al momento di presentarsi alle casse uno dei tre uomini si è diretto all’uscita, e quando il direttore ha tentato di bloccarlo ne è nata una colluttazione, costata allo stesso 5 giorni di referto, riuscendo ad avere la meglio e a darsi alla fuga con uno dei due compari. Il terzo, alla cassa, invitato dalla cassiera a mostrare cosa avesse nascosto sotto al giubbotto ha appoggiato due birre e ha cercato di scappare. La cassiera che ha tentato di bloccarlo ha rimediato un certificato medico con 10 giorni di prognosi. Gli agenti intervenuti lo hanno però acciuffato, e per Nicusor Claudio Sandu sono scattate le manette ai polsi per rapina impropria in concorso. E’ di domenica invece l’arresto di un pregiudicato in via Mazzini. L’uomo, fermato da una volante, Andrea Buonerba di Napoli, ha riferito agli agenti di essere a Viareggio da qualche giorno, e alloggiato in un hotel. Ma è bastato un semplice controllo via radio ai sistemi informatici della Polizia per capire che fosse evaso. Il 37enne partenopeo, infatti, con precedenti per contrabbando di tabacchi, insolvenza fraudolenta, ricettazione e stupefacenti e più volte contravventore al foglio di via obbligatorio, era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on marzo 15, 2011 at 4:15 pm  Lascia un commento  
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CUOCO VIAREGGINO SALVO NELL’INFERNO DEL GIAPPONE

Ha visto con i suoi occhi la tragedia del 29 giugno a Viareggio e adesso anche l’apocalisse in Giappone. Ma sta bene Gabriele Puritani il giovane viareggino attualmente in Giappone proprio nelle vicinanze della zona devastata dal terrificante terremoto di tre giorni fa. Lo ha sentito per telefono ieri mattina il sindaco Luca Lunardini che è riuscito a parlarci per sincerarsi delle sue condizioni di salute. Gabriele Puritani ha 25 anni, lavora da poco meno di due in Giappone come rinomato cuoco in una città a circa 100 km dall’epicentro del terremoto. Sta fisicamente bene anche se ancora provato dal terribile pomeriggio (ora locale) dell’11 marzo . La sua abitazione prettamente in regola con le norme antisismiche giapponesi non ha subito danni significativi nonostante che la scala richter abbia raggiunto nella sua zona il grado 7.7, certo tanta la paura e danni alle suppellettili ma nessuna ferita per lui e la giovane moglie giapponese. Pesante comunque la situazione vissuta con oltre 20 ore senza luce e ad oggi ancora senza acqua potabile. Timori anche per i viveri che iniziano a scarseggiare a causa del blocco della circolazione che impedisce i rifornimenti di alimentari. Gabriele aveva già previsto il suo rientro per il 23 marzo ma sta cercando di anticiparlo nelle prossime 24/48 ore soprattutto per il comprensibile timore di perdite radioattive da parte della centrale nucleare danneggiata che è situata a circa 100km. Una distanza davvero preoccupante in caso di perdite. Ha ricevuto disposizioni dalle autorità locali di esporsi il meno possibile all’aria aperta e di non assumere verdure e frutta provenienti dai dintorni. Per una incredibile coincidenza racconta ancora il sindaco, Gabriele, residente con la sua famiglia in prossimità dell’area disastrata il 29 giugno 2009, per l’esattezza in via Bottego, la notte del disastro ferroviario ha assistito all’esplosione dalla terrazza del Principe di Piemonte dove all’epoca lavorava. Fortunatamente nessun ferito tra i familiari “ho anche telefonato all’unità di crisi della Farnesina – ha concluso Lunardini – per eventuali interventi al fine di agevolare il ritorno del giovane concittadino”. Insomma una storia a lieto fine, doppiamente se così si può dire.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on marzo 15, 2011 at 4:00 pm  Lascia un commento  
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NASCE MALFORMATO, MAXI RISARCIMENTO: I GENITORI DI UN BAMBINO CON LA SINDROME DI APERT FANNO CAUSA AL GINECOLOGO: IN PRIMO GRADO IL TRIBUNALE AVEVA NEGATO LA RICHIESTA DANNI, PRESENTATO RICORSO IN APPELLO A FIRENZE

Ricorso in Corte d’Appello a Firenze contro la decisione del tribunale monocratico di Viareggio che ha respinto la richiesta di risarcimento danni inoltrata dai genitori relativamente alla triste vicenda del loro figlio nato con la Sindrome di Apert, grave e rara patologia che provoca malformazioni al feto, con alterazioni al cranio, disfunzioni cardiocircolatorie e soprattutto sindattilia alle mani e piedi. Che in altri termini significa mani e piedi da palmimede. La triste storia risale all’ 11 agosto del 2000 quando “Luca” – il nome è di fantasia – viene alla luce all’Ospedale Unico “Versilia” . L’Asl riconosce il piccolo come persona invalida, con necessità di assistenza continua in quanto impossibilitato a compiere anche i più elementari movimenti, non potendo usare mani e piedi. “La madre – si legge nell’atto di appello – era stata seguita fin dall’inizio della gravidanza dal primario Giovanni Paolo Cima che, nonostante le varie ecografie, durante tutto il periodo di gestazione non aveva mai riscontrato anomalie e nonostante che i genitori avessero chiesto spiegazioni sulla strana conformazione del cranio del bambino il medico non aveva ritenuto di prescrivere ulteriori e più approfonditi esami”. Il calvario, fatto di interventi sia in Italia che all’ estero, in cliniche specialistiche, per correggere le malformazioni al cranio e agli arti, non è mai finito: oltre al fatto che per stare vicini al loro figlio la madre ha dovuto lasciare il proprio lavoro, e il padre cambiarlo. “Abbiamo appellato la sentenza di primo grado – afferma l’avvocato Fabrizio Miracolo che segue il caso – in quanto erronea, contraddittoria e carente nella motivazione in ordine alla asserita mancanza di inadempimento nel comportamento del medico”. Il giudice monocratico, riportandosi integralmente alle conclusioni del Consulente Tecnico che aveva ritenuto il comportamento del dottor Cima conforme alle “leges artis”, aveva infatti sentenziato che il sanitario non fosse stato inadempiente circa il suo obbligo di informazioni sulle possibili malformazioni del nascituro. “Sembra assai strano – sostiene il legale – che dalle sofisticate apparecchiature il ginecologo non sia sia accorto della gravissima malformazione ai piedi e alle mani, oltre al naso a sella tipico della sindrome di Apert che non è facilmente rilevabile nelle prime settimane di gestazione ma successivamente si, e il dottor Cima doveva accorgersene usando la normale diligenza e informando la gestante per darle la possibilità di una scelta consapevole di interrompere la gravidanza con un aborto terapeutico, così come prevede la legge 194 del ’78”. Il trauma subito da entrambi i genitori, che si sono trovati senza nessuna preparazione psicologica di fronte alla nascita di un figlio menomato, è stato enorme. E ne sono prova i certificati di stati ansiosi e depressivi prodotti in giudizio. Il parere tecnico fatto predisporre per l’appello porta la firma del luminare di Viterbo professor Giampaolo Palla che è giunto alla conclusione che “ la maggioranza dei ginecologi ecografisti avrebbe riconosciuto – nell’ecografia del 2° trimestre – almeno le anomalie del cranio e avrebbe inviato la paziente a un centro ecografico di II° livello, per una indagine più raffinata al fine di formulare una diagnosi”. E secondo Palla “ deve essere formulata in capo al dottor Cima una censura per imprudenza e per imperizia per non essere stato in grado mediante le ecografie di evidenziare le molteplici malformazioni del feto affetto da sindrome di Apert”. “Nell’ipotesi che Cima abbia osservato le malformazioni – aggiunge il consulente – e non abbia voluto informare la madre la censura è per dolo, che è colpa grave”. La decisione è ora nelle mani dei giudici fiorentini.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on marzo 12, 2011 at 12:00 pm  Lascia un commento  
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