Storie di ordinaria follia: maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e stalking. E’ la triste vicenda finita in un’aula del tribunale di Lucca, vittima una donna viareggina di nemmeno 40 anni, separata e con un figlio minorenne, all’epoca dei fatti solo 14enne. Lui, l’imputato, di origini napoletane era il suo compagno. All’udienza collegiale, di fronte ai giudici Pezzuti, Di Grazia e Nerucci e al Pm Giannino titolare dell’indagine, la parte offesa assistita dall’avvocatessa Cristiana Francesconi ha ripercorso quell’incubo passato, ma ancora presente con tutta la sua angoscia. Tutto ha inizio a gennaio del 2008, quando i due, che si erano conosciuti durante l’estate del 2007, vanno a convivere. Da subito, racconta la donna, iniziano i primi atteggiamenti possessivi e ossessivi. Accecato dalla gelosia non la fa uscire di casa da sola, nemmeno per andare a lavorare. Poi le offese – “sei una zoccola” -, anche davanti al figlio appena adolescente, l’alcol, e le botte. Tante. Le immagini dei lividi sul corpo parlano da sole. “Ad aprile 2008 mi ha violentata per due volte – racconta in lacrime -, e ci siamo lasciati ma quando a maggio ho scoperto di essere incinta sono andata a casa sua e lui non credendoci nonostante l’ecografia fatta all’ospedale “Versilia” mi ha urlato che lo volevo solo incastrare, costringendomi a fare il test di gravidanza, poi mi ha preso per i capelli, mi ha trascinata fuori casa e afferrandomi per la cintura dei pantaloni mi ha sbattuta a terra lasciandomi tramortita”. Vista la situazione la decisione, presa a giugno, è stata quella di abortire. Un mese di silenzio, poi l’uomo si rifà avanti chiedendo perdono e la storia ricomincia, come l’incubo. Con nuove offese, nuove violenze – “mi costringeva anche a rapporti orali” – e nuove percosse. Anche in pubblico, sulla strada. Con la donna letteralmente pestata, l’ambulanza che la trasporta al Pronto Soccorso e finalmente la denuncia, presentata poco prima di Natale 2008 alla caserma dei Carabinieri di Viareggio. “Durante la convivenza, e sempre in preda ai fumi dell’alcol – ha raccontato la vittima degli abusi – senza nemmeno curarsi della presenza di mio figlio in casa il mio compagno non si è mai fatto il minimo scrupolo di insultarmi e di schiaffeggiarmi”. “Alle cinque di mattina del 12 aprile si presentò a casa mia completamente ubriaco – ricorda – e non ho fatto nemmeno in tempo ad aprire la porta che mi ha afferrato per i capelli, tappato la bocca con una mano, trascinata in camera e costretta a fare sesso”. Il figlio, terrorizzato, dalla sua camera aveva sentito le grida e capito tutto. E alla prossima udienza, fissata per il 20 aprile, sarà sentito in aula come testimone. Ma la storia non è finita…il successivo stalking ha avuto come vittima non solo la donna ma anche il minore: e la serie infinita di sms sul cellulare, e di mail, è stata prodotta in giudizio.
(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)