
“Finalmente David ha parlato”. Sono usciti dall’aula al piano terra del Tribunale di Lucca soddisfatti gli avvocati Giorgio Paolini e Carlo di Bugno. All’incidente probatorio richiesto dai difensori di Massimo Remorini, in carcere a San Giorgio dal 21 febbraio scorso con la pesante accusa di circonvenzione di incapace, sequestro di persona e distruzione di cadavere dopo la scomparsa di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago, il giovane David Paolini è stato assistito dagli avvocati Alberto e Francesco Consani, ma all’udienza a porte chiuse hanno partecipato anche i legali degli altri tre indagati Maria Casentini, Francesco Tureddi e Giunio Massa, e delle parti offese Raffaella Villa, Antonella Olinti e Sabrina Paolini. Due ore di interrogatorio per il giovane David, figlio e nipote delle due scomparse. “Dall’esame del ragazzo – hanno precisato Paolini e di Bugno– sono emersi elementi ulteriori di indagine, particolari nuovi rispetto a quanto aveva precedentemente dichiarato durante le numerose sue dichiarazioni”. Chiamato a riferire delle caratteristiche della vita familiare nel periodo in cui lo stesso abitava con la mamma e la nonna al campo, sulle caratteristiche del luogo e dei rapporti intrattenuti con lo “zio”, la badante Maria Casentini e Francesco Tureddi, secondo la difesa di Remorini “David si è contraddetto su molti punti”. “Sul possesso delle chiavi del cancello di accesso al campo il ragazzo ha sempre sostenuto che solo lui e Remorini avevano le chiavi, durante l’incidente probatorio – affermano i legali – ha invece detto, senza alcuna incertezza, che le chiavi le aveva anche Tureddi e che anche Donatella Raffaelli poteva acceder ad una parte del campo tramite un cancello separato”. “Come mai – si chiedono gli avvocati – una circostanza di questo tipo, la cui rilevanza si apprezza immediatamente considerando che quel luogo – il campo di Torre del Lago – sarebbe quello nel quale si ipotizza che siano stati commessi i reati di sequestro, maltrattamenti, omicidio e distruzione dei cadaveri, e’ stata così ostinatamente nascosta dal Paolini nel corso delle indagini?” Quella di ieri è la prima dichiarazione del giovane “dopo che sono venute fuori le notizie di stampa relative alle dichiarazioni del Tureddi, del 23 gennaio”, dalle quali risulti che anche quest’ultimo aveva le chiavi. “Circa il comportamento di David la mattina seguente al giorno in cui avrebbe visto la madre morta – aggiungono i due legali della difesa – in aula il ragazzo ha riferito che la mattina si sarebbe recato al chiosco, senza passare dal campo. Al chiosco non avrebbe ricevuto alcuna informazione circa la sorte della madre e che dopo il lavoro sarebbe andato al campo e verificato che la madre non c’era più. Solo da questo momento, circa alle 14-15 del 23 agosto, si sarebbe attivato chiedendo allo “zio” informazioni ma mentre non ricorda se Remorini era al campo ricorda che l’ informazione non gli fu data al telefono ma di persona”. “Se si guarda invece alle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti – precisano i difensori – si osservano differenti versioni: secondo la prima la mattina si sarebbe recato al campo prima di andare al chiosco e dunque verso le 7.30-8, per verificare le condizioni delle madre e sul posto avrebbe trovato Remorini che gli avrebbe riferito che Velia era stata ricoverata ed era per questa ragione che non era più presente al campo, secondo la seconda, che altro non è che una variante della precedente, David si sarebbe recato al campo ma non avrebbe trovato sul posto Remorini che invece gli avrebbe dato informazioni per telefono, e una terza, che dopo essere uscito dalla casa della fidanzata si sarebbe recato subito al chiosco, senza passare dal campo, e qui avrebbe trovato lo “zio” che lo avrebbe avvisato che la madre era stata portata via quella mattina”. Di diverso avviso gli avvocati Consani che tutelano gli interessi del giovane David: “il ragazzo ha risposto a tutto, in maniera precisa e dettagliata, senza alcuna incertezza”. Ma di altre incertezze, anche per quanto riguarda la scomparsa della nonna, è certa la difesa:“David in aula ha riferito che l’informazione che la nonna era stata portata in clinica gli era stata data da Remorini ma siccome non sapeva dire quando e come gli sarebbe stata data questa notizia, nel corso dell’esame si è finiti sulla circostanza relativa all’ultimo momento in cui ha visto la nonna”. Sul punto la difesa del ragazzo si è opposta, c’è stato un pò di parapiglia e David si e’ messo a piangere. Tanto che l’interrogatorio è stato sospeso per un quarto d’ora. “Quanto le dichiarazioni di Paolini siano importanti – affermano gli avvocati Paolini e Di Bugno – lo si capisce meglio se si pone mente a ciò che ha riferito Tureddi. Secondo quest’ultimo la mattina del 23 agosto, quando alle 7.30/8 si era recato al campo per ritirare gli attrezzi da lavoro, Remorini stava bruciando nel bidone la Carmazzi. Se si prende per buona la versione che vede Paolini andare prima al campo e poi al chiosco bisogna concludere che egli abbia visto la stessa scena del Tureddi, se invece si opta per la versione che Paolini sarebbe andato direttamente al chiosco, bisogna concludere che Remorini non era al campo visto che è proprio al chiosco che quest’ultimo lo avrebbe informato che la madre era stata portata via”. “Le dichiarazioni rese durante l’ incidente probatorio – conclude la difesa dello “zio” – si adattano perfettamente alla ricostruzione del Tureddi”. Ora la vicenda ripassa nelle mani del magistrato. Ma la difesa di Remorini non si ferma, e le indagini difensive proseguono.
(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)