Scarcerato. Ha lasciato il carcere San Giorgio ieri in tarda mattinata il militare dell’Arma in congedo Ennio Iardella, arrestato venerdi scorso con l’accusa di favoreggiamento nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Stefano Romanini. Colpo di scena, e successo dei suoi difensori, avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano: dopo il lungo interrogatorio avvenuto due pomeriggi fa all’ istituto penitenziario di Lucca il Pubblico Ministero Fabio Origlio ha dato parere favorevole alla richiesta di attenuazione della misura cautelare, e il Gip Simone Silvestri, che sostituisce il collega firmatario dell’ordinanza Giuseppe Pezzuti ancora in ferie, ha disposto gli arresti domiciliari per Ennio Iardella, con il divieto di aver contatti con chiunque, esclusi i familiari e i suoi avvocati. “La misura cautelare della custodia in carcere – scrive il gip Simone Silvestri – alla luce delle dichiarazioni parzialmente confessorie e della disponibilità di uno stabile lontano dal contesto criminale, non è più adeguata». “Non avevamo alcun dubbio che il nostro assistito sarebbe uscito dal carcere – hanno affermato entrambi gli avvocati -, Iardella ha infatti risposto in modo esaustivo a tutte le domande che gli sono state poste dal Pm, chiarendo ogni punto a lui contestato circa il presunto favoreggiamento nell’inchiesta per l’omicidio di Romanini”. “Ora – ha aggiunto l’avvocato Titano Marsili – dobbiamo solo acquisire tutti gli atti, di cui abbiamo fatto richiesta, dopo di che, una volta lette le varie informative di polizia giudiziaria e le intercettazioni telefoniche integrali, valuteremo se presentare anche una memoria difensiva, ma nel frattempo rinunciamo al ricorso depositato al Tribunale del Riesame di Firenze”. Top secret circa l’esito dell’interrogatorio fiume, durato quasi tre ore, che è stato secretato dal Pubblico Ministero titolare del fascicolo di indagine per evitare che possano trapelare notizie, che in un modo o nell’altro potrebbero compromettere le indagini. “Senza scendere nei particolari – ha precisato l’avvocatessa Nunzia Castellano – il “faccia a faccia” con il Pm è servito a chiarire la posizione del nostro cliente, che ha ribadito di essere estraneo agli addebiti che gli sono stati contestati”. Ora, in attesa che le indagini si chiudano, Ennio Iardella è a casa di un parente nel Lazio: “Abbiamo preferito che non stesse a Camaiore – questa la spiegazione dei due legali -, anche per fargli riacquistare una certa serenità”. Quella che venerdi della scorsa settimana aveva perso, quando finì in manette assieme al comandante della stazione carabinieri di Camaiore Ciro Ionta e il brigadiere Gianluca Martignetti – anche loro tutt’oggi agli arresti domiciliari. Per gli inquirenti l’accusa è di aver omesso di fornire elementi utili alle indagini condotte dal Commissariato di Polizia di Viareggio e dalla Squadra Mobile di Lucca. Elementi di cui i tre sarebbero stati a conoscenza. Per gli inquirenti, i due militari in servizio, e quello in congedo, avrebbero taciuto “circostanze rilevanti ai fini delle indagini, prima alla polizia giudiziaria e poi al Pm, aiutando l’autore del delitto ad eludere investigazioni dell’autorità per l’identificazione”. In particolare, per Iardella, si legge nella prima ordinanza di custodia cautelare, “Iardella ha omesso di riferire quanto di sua conoscenza”. Il suo telefono, come quelli degli altri due carabinieri, erano finiti sotto controllo e dalle indagini, andate avanti per alcuni mesi, era anche emerso che “il militare in congedo aveva effettivamente rapporti molto stretti con Roberto Romanini ( cugino dell’ucciso ), in passato fonte confidenziale, e che lo teneva informato sulle investigazioni circa l’omicidio del cugino Stefano”. Chiamato per due volte in Questura, il 26 marzo e il 9 aprile scorsi, per essere ascoltato a sommarie informazioni Iardella per la Procura aveva “volontariamente omesso di riferire circostanze di estremo rilievo per fare luce sui possibili moventi dell’omicidio”. Da ieri però, dopo l’interrogatorio, Iardella è agli arresti domiciliari. Gli avvocati Carlo Alberto Antongiovanni e Eros Baldini, per i loro assistiti Ciro Ionta e Gianluca Martignetti, stanno invece aspettando che il Tribunale della Libertà fissi la data dell’udienza.
(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)






