Libera. Da ieri mattina Maria Casentini, la badante finita agli arresti domiciliari a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Marcella Spadaricci, potrà uscire di casa e muoversi liberamente come una comune cittadina. Unico obbligo per la donna, implicata nel giallo della scomparsa di Velia Claudia Carmazzi e Maddalena Semeraro, sarà quello di doversi presentare per la firma alla caserma dei Carabinieri di Massarosa per tre volte la settimana. Clamoroso successo quello raggiunto dal suo legale, avvocatessa Rita Donetti dello studio Ciniglio, che giovedì della scorsa settimana aveva depositato alla cancelleria del Giudice per le Indagini Preliminari un’istanza con la quale, dopo oltre tre mesi e mezzo di arresti domiciliari, è stata richiesta la revoca del provvedimento restrittivo inflittole. A parere del gip lucchese i tempi erano ormai maturi, non essendoci più né il pericolo di fuga né quello dell’inquinamento delle prove. Oltre al fatto che Maria Casentini è incensurata. La donna accudiva l’anziana Maddalena, ed è accusata dalla Procura, assieme a Massimo Remorini ancora in carcere a San Giorgio, dei reati di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e soppressione e distruzione di cadavere in concorso. Nella vicenda del campo di Torre del Lago dove madre e figlia vivevano da tempo dopo la vendita delle loro abitazioni, in fase di indagine erano emerse responsabilità penali per Maria Casentini, amante di Remorini e badante dell’anziana Maddalena: secondo gli inquirenti la donna, che dovendo accudire la nonna di David aveva libero accesso al campo, avrebbe sempre cercato di fornire dichiarazioni preventivamente pianificate e concordate sia con Remorini che con Tureddi al fine di creare un alibi, testimoniando che Velia e Maddalena sarebbero vissute in buone condizioni. Sempre secondo l’accusa lo “zio” con la badante Maria Casentini, complici dello stesso disegno criminale, sarebbero rei di maltrattamenti, per aver sistemato le due donne in un posto fatiscente, senza luce e senza acqua, chiudendocele dentro senza lasciar loro una chiave, e di aver fatto sparire i cadaveri, distruggendoli. Intanto per il 1 luglio è atteso l’incidente probatorio di Francesco Marchetti richiesto dagli avvocati Paolini e Di Bugno, difensori di Massimo Remorini: il marito di Velia dovrà rispondere dei rapporti tra David Paolini e la madre Velia, oltre che su altre circostanze familiari. La difesa dello “zio” è certa che dall’interrogatorio potranno emergere nuovi ed inquietanti scenari su questo giallo versiliese ancora senza soluzione.
(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)