OCCHI PUNTATI SU DAVID, NELLA MEMORIA DIFENSIVA DEI LEGALI DELLO “ZIO” INTERROGATIVI SULLA VITA DEL RAGAZZO

Difesa scatenata, sul giallo delle donne scomparse, con nuove piste su cui indagare. Le richieste formulate nella memoria difensiva depositata ieri in Procura a Lucca dagli avvocati Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno parlano chiaro: i legali di Massimo Remorini, attualmente ancora in carcere a San Giorgio con le accuse di sequestro di persona, circonvenzione di incapace e sottrazione e distruzione di cadavere, vogliono sapere “per quale ragione, sebbene avesse una mamma, una nonna, una sorella maggiore e il marito della madre ( Francesco Marchetti, che sarà sentito davanti al Gip il prossimo 1 luglio ) David Paolini sia stato mandato in collegio e non tenuto in famiglia, con quale assiduità i parenti, e in particolare la madre, lo andavano a trovare, e la eventuale ricorrenza di gesti di violenza fisica e verbale del ragazzo nei confronti di Velia”. Ma le richieste investigative riguardano anche la condizione di vita dell’intero nucleo familiare prima dell’arrivo dello “zio”, le spese necessarie e voluttuarie effettuate prima e dopo la vendita delle due abitazioni, e in particolare l’acquisto di telefoni cellulari e i costi per il loro uso dal 2006 ad oggi oltre alle spese che Velia ha sostenuto per vivere in due pensioni, una a Viareggio e l’altra a Torre del Lago. “David – sostengono Paolini e Di Bugno – non può essere considerato parte offesa: aveva le chiavi, aveva libertà di movimento nel campo e non era maltrattato da Remorini”. Come confermato dallo stesso durante l’incidente probatorio dello scorso 13 maggio. “Senza contare che in quanto figlio e nipote – aggiungono i difensori dello “zio” – aveva l’obbligo di tutela della integrità fisica e psichica della mamma e della nonna. Perchè non è mai intervenuto ad impedire un crimine che si concretizzava davanti ai suoi occhi?”. Da quanto emerso durante la sua testimonianza, ricordano gli avvocati di Remorini, “la nonna abitava nella casetta di legno e David l’andava a trovare tutti i giorni, richiudendo lui stesso a chiave la porta di ingresso, tutte le mattine preparava la colazione ed erano lui e la mamma a cucinare il cibo all’anziana Maddalena”. “Risulta evidente – sottolinea la difesa – che il ragazzo concorre a limitare la libertà delle due donne, anche chiudendo a chiave il cancello di ingresso del campo. La sua posizione va affrontata diversamente e le sue contraddizioni emerse nel tempo circa le persone in possesso delle chiavi del campo e su quanto accaduto il 23 agosto, all’indomani del giorno che avrebbe visto la mamma come morta nella roulotte, non possono essere qualificate come “sbavature” di un testimone non particolarmente arguto”. Il fil rouge che unisce le variazioni ricostruttive di David, secondo i due avvocati, avrebbe come finalità la “conservazione della propria neutralità” nella vicenda”. “Nella memoria difensiva – aggiungono – abbiamo anche evidenziato che il rapporto del ragazzo con la madre era quello di un attaccamento non corrisposto, è la madre secondo la convinzione di David che disgrega la famiglia decidendo di vendere le case perchè ‘cotta’ di Remorini. E nel quadro di carattere psicologico abbiamo informato la Procura, sulla scorta di indagini difensive suggerite da immagini apparse su Facebook che abbiamo allegato, anche del fatto che la sera del 13 maggio, poche ore dopo che aveva dovuto rievocare pubblicamente la scomparse della mamma e della nonna, David è andato in discoteca non disdegnando di farsi immortalare con le stars di un locale gay del quale è assiduo frequentatore”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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