“LE DUE DONNE SONO VIVE”, PARLA LA BADANTE MARIA CASENTINI LIBERA DA POCHI GIORNI:” SONO INNOCENTE, LA VERITA’ VERRA’ FUORI”

Sono innocente, e la verità verrà fuori. Ne sono certa”. Libera dallo scorso lunedi e con il solo obbligo di firma per tre volte la settimana alla caserma dei carabinieri di Massarosa, Maria Casentini si sfoga, dopo oltre tre mesi e mezzo trascorsi agli arresti domiciliari nella sua casa a Quiesa. “E’ stato il periodo più brutto della mia vita – afferma -, senza contatti con nessuno, tranne mia figlia e il mio avvocato, ma oggi che posso uscire non intendo stare zitta: non ho ucciso, non ho bruciato e non ho occultato i resti di Velia Claudia Carmazzi e di sua madre Maddalena Semeraro”. Il suo racconto di come ha conosciuto le due donne va in là nel tempo: Massimo Remorini, che Maria Casentini conosce da quando erano bimbetti – “eravamo vicini di casa al Varignano” – le affitta la casa di via della Caserma a Torre del Lago, quella che Velia e Maddalena hanno venduto alla famiglia dell’avvocato Giunio Massa, e nel luglio del 2009, pochi giorni dopo la strage ferroviaria, le chiede di ospitare la nonna di David. “Maddalena in quel periodo viveva in via Machiavelli, assieme a Velia e David – precisa la Casentini -, ma non ci voleva più stare, da quanto so la figlia beveva e non si occupava di lei”. “Io la mattina lavoravo in uno stabilimento balneare e nella casa di un medico, e nel pomeriggio accudivo la donna – aggiunge -, poi quando le due donne furono trasferite a Segromigno, nella casa di Emanuele Gatti, ci andavo accompagnata da Remorini tre volte la settimana”. Accusata di sequestro di persone, dal momento in cui Velia e Maddalena vanno a vivere nel campo di via dei Lecci, Maria Casentini si difende: “come potevo sequestrarle se non ho mai avuto le chiavi? Quelle le avevano Massimo, David e Tureddi. Io andavo al campo tutti i giorni, tranne la domenica, sempre accompagnata da Remorini e mi trattenevo per un ora, giusto il tempo necessario per lavare e accudire l’anziana nonna di David. Chi mi accusa di averle fatto mangiare le scatolette per i gatti si sbaglia, il cibo lo preparavano David e a volte Massimo”. “Cecchino” Tureddi ha poi lanciato un’accusa più pesante, quella che la badante abbia ucciso l’anziana iniettandole Novalgina, e che assieme a Remorini, dopo averle bruciate in un bidone per l’olio, avrebbe smaltito i corpi di entrambe nascondendoli in grossi sacchi per la spazzatura poi gettati in alcuni cassonetti della zona. “ Non so fare le punture – afferma la Casentini – quanto ai sacchi dell’immondizia quello era compito di David, che li trasportava fuori con una carriola”. Tureddi, a detta della badante, si è inventato tutto, geloso del rapporto che Maria Casentini aveva con Remorini: “e pensare che gli ho comprato pantaloni, camicie e calzini, oltre che avergli dato da mangiare – aggiunge. Ma le donne dove sono? “Nè io ne Massimo Remorini le abbiamo uccise, e sono certa che siano ancora vive. Dove non lo so. Ma non sono morte. Velia è andata via, l’ultima volta che l’ho vista era venerdi 20 agosto, e stava bene. Quanto a Maddalena, era metà settembre quando le preparai il borsone con le sue cose per partire. Massimo mi disse che la dovevano venire a prendere. Quel giorno David, me lo ricordo bene, era li con me e preparò alla nonna il pane tostato con il prosciutto. Altro non so. E altro non ho fatto. Prego Dio che mia dia tanta vita per arrivare in fondo a questa assurda storia, per dimostrare che tutto quanto è stato detto fino ad ora è completamente falso”. Intanto le indagini proseguono. Anche con la perizia, chiesta dalla Procura, su un grembiule trovato al campo. “E mio, lo usavo mentre accudivo Maddalena, ma non ci troveranno niente”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on giugno 18, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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SPARATORIA ALLA BUFALINA, ERA UN REGOLAMENTO DI CONTI: ARRESTATI QUATTRO SPACCIATORI PER TENTATO OMICIDIO

Si è trattato di un regolamento di conti tra bande rivali per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti nella macchia di Migliarino. Svolta nelle indagini: la Squadra Mobile di Pisa, diretta da Giuseppe Testaì, supportata dagli uomini del Commissariato di Polizia di Viareggio, ha brillantemente risolto il caso del tentato omicidio del marocchino quarantenne avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 di maggio scorso nella zona della Bufalina, al confine con Torre del Lago, catturando i quattro nordafricani che volevano giustiziare il connazionale. Rahal Nasrallah, la vittima che fu ferita da un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata e che tuttora è ricoverato in gravi condizioni all’ Ospedale Unico “Versilia”, fu affrontato nella pineta allo svincolo della variante Aurelia da Zituni Ssadike, meglio conosciuto nell’ambiente come “Mario”, capo della fazione opposta, accompagnato da una decina di uomini. Prima le offese, pesanti, poi le minacce. E per finire gli spari. Uno dei colpi esplosi da Ssadike con una Wesson calibro 3.57 Magnum ferì all’addome il rivale, e il proiettile si conficcò nella spina dorsale. Finiti i colpi in canna i compagni della vittima si scagliarono contro l’aggressore, e i suoi scagnozzi, colpendolo con armi contundenti – bastoni chiodati, un pugnale, un roncola e un katana ritrovati dalla Polizia e posti sotto sequestro.

“Sono stati proprio loro a consegnarlo ferito ai volontari della Misericordia di Torre del Lago, intervenuti per soccorrere il marocchino raggiunto dal colpo di pistola – , ha precisato il Questore di Pisa Raffaele Micillo durante la conferenza stampa. Anche se, a metà tragitto, l’uomo fuggì dall’ambulanza, raggiungendo a piedi la sua abitazione a Viareggio in via Regia, ma ferito fu costretto a chiedere soccorso.

“Una volta arrivato all’ospedale – ha aggiunto il capo della Squadra Mobile pisana – Ssadike riferì alla polizia di essere stato rapito da un commando composto da quattro uomini bendati e armati, che con la forza lo avevano prelevato dalla sua abitazione, portato in pineta e poi pestato selvaggiamente”. Una versione, quasi un alibi concordato, che non ha mai convinto gli inquirenti, tanto per lui sono scattate le manette nemmeno 48 ore dopo il fatto, anche se la notizia dell’arresto non è stata divulgata subito, per non pregiudicare la cattura dei tre complici, di cui uno fratello di Ssadike, e ieri anche B.S., Y.J. e K.B., tutti marocchini e poco più che ventenni, sono finiti in carcere. Indagini difficili, quelle portate avanti dalla Squadra Mobile di Giuseppe Testaì, soprattutto per il clima di reticenza e omertà che regna tra i clandestini trafficanti di droga, e che ha permeato tutta la vicenda, ma attraverso le dichiarazioni raccolte è stato possibile risolvere il caso in meno di un mese. Schiacciante, oltre alla comparazione del proiettile con la pistola con matricola abrasa ritrovata sul mezzo di soccorso, sopratutto la prova dello “Stub”, attraverso la quale sono state trovate tracce di polvere da sparo sui vestiti del capo banda Per tutti e quattro gli arrestati i capi di imputazione sono il tentato omicidio e la rissa aggravata.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

BANDITI IN FUGA SPERONANO L’AUTO DELLA POLIZIA STRADALE

Inseguimento da film americano, quello avvenuto ieri notte. Con la Polizia Stradale alle costole di due malviventi, riusciti a scappare, e una volante speronata dai fuggiaschi. Gli agenti in servizio sull’A12 in corsia sud dopo aver sorpassato poco prima del casello Versilia un’ Audi scura con a bordo due uomini dai tratti somatici rumeni o albanesi, e certi di aver fiutato qualcosa di losco, hanno contattato via radio la sala operativa del 113, fornendo ai colleghi il numero di targa dell’autovettura sospetta. Risultata rubata lo scorso 2 giugno in una villa a Vicenza i poliziotti hanno acceso i lampeggianti, azionato la sirena e iniziato l’inseguimento. Arrivati allo svincolo della Bretella i due malviventi, a tutto gas, hanno speronato la macchina della polizia facendola finire contro il guard – rail. Ma il poliziotto alla guida, pur sbandando, è riuscito a mantenere il controllo e l’inseguimento è proseguito a tutta velocità fino a Lucca dove l’Audi, allo svincolo per la Firenze Mare ha imboccato la corsia per Pisa Nord. Chiesti rinforzi si sono aggiunte altre due pattuglie della Polstrada, ma l’auto con a bordo i due malviventi, dopo aver guadagnato qualche metro di vantaggio e aver preso una curva dello svincolo per Migliarino a oltre 180 chilometri orari, si è fermata sul ciglio della strada e i due hanno abbandonato la macchina, scappando a piedi tra i campi e facendo perdere ogni loro traccia. Aperto il portabagagli gli agenti della Polstrada hanno trovato una serie di attrezzi da scasso, tra cui tre grosse cesoie, diverse paia di guanti di lattice e un televisore al plasma di 50 pollici rubato chissà dove. Al vaglio degli inquirenti, le cui indagini sono per ora a tutto tondo, le impronte digitali lasciate a bordo dell’Audi.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Pubblicato in: on giugno 17, 2011 at 9:20 am  Lascia un commento  
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SCOPPIA L’INCENDIO IN UN’ABITAZIONE

La paura, ieri mattina verso le 13, è stata tanta quando dal terrazzo di un appartamento al sesto piano di un palazzo in via Marco Polo molte persone hanno visto levarsi le fiamme e il soffitto del balcone è stato avvolto, in un attimo, da una fitta cappa nera. Immediata la chiamata al 118 e ai Vigili del Fuoco e due ambulanze e due mezzi dei pompieri sono arrivati sul posto in pochi attimi. Isolata la zona, con l’intervento delle volanti del Commissariato di Viareggio e due pattuglie di carabinieri e vigili urbani, una volta accertato che nell’abitazione, dove vive una famiglia albanese composta da tre persone – padre, madre e figlia che erano fuori – non ci fosse stato nessuno, è iniziata l’opera di spegnimento dell’incendio. A dare origine alle fiamme sembra sia stata una sigaretta lasciata accesa vicino a un divano sul terrazzo, andato letteralmente distrutto, poi il fuoco ha avvolto una persiana e il fumo ha invaso tutta la casa. Dai rilievi fatti dal capo squadra Massimo Zucca dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Viareggio sia l’appartamento che l’intero stabile, dove hanno sede anche numerosi uffici e studi professionali, non hanno subito danni o cedimenti strutturali tanto che non è stato dichiarato inagibile.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on giugno 17, 2011 at 9:10 am  Lascia un commento  
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DROGA, NOTTE DI ARRESTI

Notte di arresti, quella appena trascorsa. E sempre più frequente, a quanto pare, è la produzione di droga “fai da te”. I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Viareggio hanno fatto scattare le manette ai polsi a due pietrasantini. P.G.C. e A.S., rispettivamente di 46 e 34 anni, per produzione di sostanze stupefacenti: durante le perquisizioni domiciliari sono state trovate oltre 50 piante di marijuana di circa un metro di altezza, vari semi e un impianto semi professionale per la produzione ed irrigazione. I militari dell’Arma della Stazione di Massarosa hanno invece arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti un 20enne marocchino, M.R. le iniziali e già noto alle Forze dell’Ordine.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Pubblicato in: on giugno 17, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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“CECCHINO” TUREDDI SOTTO TORCHIO, LA PM POLINO CHIEDE L’INCIDENTE PROBATORIO, PERIZIE PSICHIATRICHE SU DAVID E LA VILLA E ANALISI SU TRACCE DI SANGUE TROVATE AL CAMPO

Ancora novità nel giallo delle due donne scomparse dal campo di Torre del Lago. Procura scatenata. Di pari passo con le indagini difensive dei legali di Massimo Remorini, che hanno richiesto di poter ascoltare il marito di Velia Carmazzi di fronte al gip Marcella Spadaricci, in contraddittorio con le parti, Sara Polino, il pubblico ministero titolare del fascicolo di inchiesta, ha depositato la sua richiesta di incidente probatorio, ritenendo indispensabile l’esame di Francesco Tureddi sui fatti dei quali a febbraio scorso ha già reso le proprie dichiarazioni sia nella caserma dei Carabinieri di Viareggio che nella stanza del magistrato inquirente. Dichiarazioni che “Cecchino” ha anche reso, sotto forma di intervista, alla stampa tutta, cartacea e televisiva. Francesco Tureddi, indagato per favoreggiamento, è chiamato a riferire all’udienza in Camera di Consiglio, la cui data non è ancora stata fissata, sulle condizioni di vita delle due donne quando erano al campo di via dei Lecci, circa l’omicidio e relativamente alla distruzione dei cadaveri di madre e figlia.
Ma la Procura non si ferma. E oltre alla richiesta di incidente probatorio per Tureddi ha chiesto che vengano sottoposti a perizia  psichiatrica sia David Paolini, figlio e nipote di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, sia Raffaella Villa, già visitata da Alessandro Meluzzi, parte offesa nel procedimento dopo la vendita del suo appartamento e la sparizione dal suo conto corrente dei soldi. Le due perizie sono ritenute dal Pm importantissime, in quanto volte ad accertare se il ragazzo e la donna “versino in uno stato di minorazione della sfera intellettiva e volitiva tale da privarli dal normale discernimento e potere critico”. Nel procedimento penale, infatti, a Massimo Remorini e all’avvocato Giunio Massa è contestato anche il reato di circonvenzione di incapace.
Ultima richiesta del Pm Sara Polino quella di periziare tracce di sangue ritrovate al campo dai Ris nei giorni di dicembre e un grembiule da cucina e un asciugamano posti sotto sequestro lo scorso 11 marzo.
Dall’esito delle prove richieste dalla Procura di Lucca  potrebbero emergere elementi fondamentali, per sostenere l’accusa. Cosi come anche per la difesa, a seconda dei risultati.
In attesa che il Giudice per le Indagini Preliminari fissi la data dell’incidente probatorio per Francesco Tureddi, e che vengano effettuate anche le perizie richieste, la prossima tappa è fissata il 1 luglio, quando alle 9.30 della mattina Francesco Marchetti, chiamato dalla difesa dello “zio”, sarà ascoltato per riferire quale marito di Claudia Velia, dei rapporti familiari con la donna, e con il figlio David, prima della loro separazione legale. 

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on giugno 16, 2011 at 8:32 am  Lascia un commento  
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CANAVESIO: “NON USIAMO L’OMOFOBIA COME SCUSANTE PER NON RISPETTARE LE REGOLE”

Chi più di Andrea Canevesio, dal 2004 al 2008 direttore del Mardi Gras, conosce la realtà di marina di Torre del Lago? In pratica l’ha quasi vista nascere: “Credo di conoscerla molto bene – risponde-, con tutti i suoi problemi. Ho visto quel posto crescere da quando c’erano molti locali improvvisati fino ai nuovi locali alla moda e ai fasti del Mardi Gras, con grandi artisti e tanta tanta gente tranquilla e festante”. Quel luogo, e quel festival, Canavesio lo ha sempre sentito come un figlio da crescere e il suo successo maggiore fu nel 2004 e nel 2005 con 100mila presenze e artisti del calibro di Gloria Gaynor e i Village People, ma allora non c’è mai stato nessun atto vandalico e nessuna rissa. “Tranne una sera – ricorda – con quattro ragazzotti di Forza Nuova che provarono a fare i gradassi ma ripresero velocemente la strada di casa senza bisogno di nessun atto di forza”. Era insomma il vero paradiso del sano divertimento invidiato da tutta Italia. Dei problemi attuali, traffico, caos, abusivismo commerciale, spaccio di droga, prostituzione, legalità, ordine pubblico – di recente è stato fatto anche un esposto a firma di Assointrattenimento – cosa ne pensa? “Credo che forse i problemi di oggi hanno radici lontane, forse si è lasciato per molto tempo andare le cose senza far giusti interventi. Oggi, purtroppo, a quanto leggo il campo è invaso da chi non ha regole e da chi cerca nello sballo incontrollato e nella violenza gratuita l’adrenalina per passare una notte”. “Sballo sano” e “sballo violento” sono diversi e forse bisognerebbe chiedersi come mai è arrivato questo tipo di popolo della notte e perché nessuno è mai intervenuto in maniera drastica a fermarlo quando ancora forse era possibile. “Non voglio criticare le scelte fatte negli ultimi anni – precisa Canavesio – ma sono molto dispiaciuto che questi luoghi, che sento in qualche maniera anche miei, si stiano autodistruggendo, ma credo che con la buona volontà da parte di tutti possa ancora essere riportata quell’atmosfera che c’era anni fa”. La terrazza, le denunce, le multe. E’ di ieri la notizia dell’ordinanza per la quale entro fine settimana verranno apposti dalla Polizia Municipale i sigilli: “Bell’argomento, quello della terrazza è un problema atavico, credo che la  prima denuncia risalga al 2004, forse 2005, sono stato anche testimone di un processo che mai si è tenuto, era continuamente rimandato, e ora credo sia stato prescritto”. L’omofobia? “E’una cosa seria e non può essere assunta sempre a scusante per il non rispetto delle regole, per i controlli, per far come si vuole perché siamo gay. E qui mi sento di criticare gli operatori turistici di Torre del Lago: io sono gay, ne sono fiero e non l’ho mai nascosto nemmeno nel lontano 1972, e non erano tempi proprio facili, ma non mi sono mai sentito in dovere di mettere in piazza le mie scelte sessuali se qualcuno mi chiedeva di rispettare le regole. Per cui liberi tutti di discutere ordinanze varie e regolamenti comunali ma per favore non parliamo di omofobia”.

(Letizia Tassinari – Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

 

LA TERRAZZA DEL MAMAMIA E’ OUT

E alla fine la corda si è strappata. A tirarla troppo i titolari del Mamamia che nonostante le tante polemiche passate e le ordinanze hanno continuato ad utilizzare la terrazza della struttura per i propri spettacoli. Con il secondo provvedimento scattato dall’ennesimo accertamento nel giro di pochi mesi, è infatti scattata l’interdizione ‘fisica’ della terrazza del noto locale alla quale entro sabato verranno apposti i sigilli. La diatriba è nata illo tempore con la commissione preposta, composta tra gli altri dai Vigili del Fuoco e dalle Forze dell’Ordine, che non ha mai ritenuto quella parte del locale rispondente alle caratteristiche richieste dall’articolo 80 del Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza. In tutta risposta il locale ha sempre ignorato i pareri e le ordinanze ricevute continuando a svolgere regolarmente le proprie attività di intrattenimento sulla terrazza, centro nevralgico di ogni serata, tutto questo al contrario di altri locali colpiti da ordinanze simili che si sono adeguati alle regole, anche perdendo qualcosa sotto il punto di vista della spettacolarità. Dal canto suo Alessio De Giorgi, titolare del locale, si è difeso sostenendo che ultimamente la terrazza non è mai stata utilizzata per gli spettacoli ma solo come postazione del deejay e della vocalist.

(Alberto Pardini – Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on giugno 16, 2011 at 8:10 am  Lascia un commento  
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SPACCATA NOTTURNA AL BAR, RUBATI VIDEOPOKER E CAMBIAMONETE

Spaccata notturna al bar Il Viandante a Montramito. Ignoti malviventi hanno abbattuto probabilmente utilizzando un piede di porco la vetrata laterale e una volta all’interno hanno trascinato fuori due videopoker e un cambiamonete. I tre apparecchi, scassinati, sembra a colpi di accetta, sono stati ritrovati poco distanti, in una stradina a fianco al bar, completamente devastati. Per portarli fino lì, i ladri hanno abbattuto la ringhiera del terrazzo del locale. Il bottino del colpo è di diverse migliaia di euro, oltre agli ingenti danni per l’attività. Probabile che i ladri avessero voluto portare le macchinette da gioco in un luogo sicuro per svuotarle. Infatti ignoti hanno cercato di rubare, senza riuscirci, un camion di un’azienda vicina al bar. Al mezzo è stato infranto un finestrino.  Il locale teatro del furto si trova al fianco della Cassa di Risparmio di Luca e i banditi, prima di abbattere la vetrata hanno girato le telecamere dell’istituto di credito per non essere ripresi, ma pare che qualche fotogramma sia a disposizione degli inquirenti.  Un cittadino poco dopo le 3 di notte, sentito il frastuono voleva chiamare il 113 ma poi ha desistito. Se lo avesse fatto probabilmente i delinquenti sarebbero finiti in manette. La polizia scientifica intervenuta sul posto ha effettuato i rilievi e raccolto elementi utili alle indagini. Solo tra domenica e martedì sono state cinque le persone dedite ai furti arrestate da polizia e carabinieri.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on giugno 16, 2011 at 8:05 am  Lascia un commento  
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DEFIBRILATORE IN SPIAGGIA PERMETTE DI SALVARE UNA VITA

Il Progetto Spiagge Amiche e Sicure, lanciato recentemente dall’Associazione Balneari di Viareggio con l’obiettivo di rendere le spiagge più sicure, ha permesso ieri di salvare la vita di una persona colpita da attacco cardiaco sulla spiaggia di Viareggio. L’uomo, cliente abituale del Bagno Duilio, si trovava sulla spiaggia come ogni mattina quando all’improvviso è stato colpito da un malore che poteva costargli la vita. Il tempestivo intervento dello staff di salvataggio prontamente addestrato dalla Centrale Operativa del 118, ha consentito invece di contrastare la situazione d’emergenza in modo rapido ed efficace e di riattivare il battito cardiaco prima dell’arrivo dell’ambulanza. Il fatto è accaduto alle 9,30, e ad intervenire in soccorso dell’uomo è stato Luigi Testoni, bagnino del Bagno Duilio, che ha effettuato il massaggio cardiaco e ha chiamato in soccorso i colleghi degli altri stabilimenti balneari. A questo punto sono intervenuti Mauro Cinquini del Bagno Nido che ha somministrato l’ossigeno e Bruno Lippi titolare del Bagno Il Sole che ha messo a disposizione dei soccorsi il defibrillatore cardiaco acquistato proprio grazie all’iniziativa “Spiagge amiche e sicure”. Un’importantissima sinergia quella tra i balneari che ha permesso di salvare la vita dell’uomo eseguendo alla perfezione il protocollo. Soddisfazione da parte del Presidente dell’Associazione Carlo Monti, che si è dichiarato entusiasta dell’efficienza del servizio di sicurezza offerto dal sistema turistico targato Viareggio e da parte del Direttore della Centrale Operativa del 118, Andrea Nicolini. Dopo due scariche il cuore del paziente è ripartito e all’ arrivo dell’ambulanza il personale sanitario ha trovato una situazione ben diversa da quella che avrebbe trovato se non fosse stato realizzato questo importante progetto, ottenuto grazie allo sforzo che lo staffo della Stops di Gabriele Biancalana ha impiegato per promuoverlo, spiegarlo e coordinarlo.

Pubblicato in: on giugno 16, 2011 at 8:00 am  Lascia un commento  
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