UN ETTO DI HASHISH NEI PANTALONI, ARRESTATI DUE GARFAGNINI. DENUNCIATA UNA TURISTA SENZA BIGLIETTO SUL PULLMAN E CHE DA IN ESCANDESCENZE

Due arresti, due denunce a piede libero e una espulsione: è questo il bilancio di una giornata di lavoro degli agenti del Commissariato di Polizia di Viareggio impegnati, con le volanti, in servizi di controllo del territorio. Nella tarda serata di martedi i poliziotti stavano pattugliando la pineta di ponente quando hanno notato due figuri che alla vista della volante si sono prima innervositi e poi hanno cercato di dileguarsi in fretta e furia, tra la fitta vegetazione presente nel parco cittadino. Agli agenti è stato sufficiente rincorrerli per qualche centinaio e dopo aver placcato i due li hanno perquisiti. D. P., un 22enne di Castelnuovo Garfagnana è stato trovato con quasi un etto di hashish nascosto dentro ai pantaloni, e dal marsupio dell’amico, F. P.di 21 anni e residente a Barga, sono saltate fuori ben sette frammenti della stessa sostanza racchiusi in una confezione di cellophane. Immediatamente portati in Commissariato per i due giovani, a carico dei quali sono emersi alcuni precedenti di polizia, è scattato l’arresto per detenzione ai fini di spaccio.

Nelle prime ore della mattina il personale del Reparto Prevenzione Crimine Toscana, aggregato ormai da quasi due mesi al Commissariato di Viareggio, durante un servizio di controllo nella frazione pucciniana si è invece imbattuto in un tunisino a bordo di un motorino e per l’extracomunitario, J.M.S.di 22 anni, è scattata la denuncia: il ciclomotore è infatti risultato privo di contrassegno identificativo e il conducente sprovvisto di qualsiasi titolo che lo abilitasse alla guida era anche privo di documenti di identità. Accompagnato negli uffici per essere sottoposto a rilievi fotodattiloscopici, dalle verifiche è pure emerso emergeva che lo stesso aveva vari precedenti, con altri alias, in materia di stupefacenti, immigrazione clandestina e che era già stato colpito da provvedimento di espulsione nel 2010. Per lo straniero è cosi scattata la denuncia per ingresso e soggiorno illegale in Italia.

La giornata si è conclusa con un intervento degli uomini della Squadra Volante in piazza D’Azeglio per una richiesta arrivata alla centrale operativa del 113 che segnalava la presenza di una donna su un pullman che si rifiutava di scendere. Gli agenti, dopo aver accertato che la 37enne di Foggia, R.D.C.D. le sue iniziali, non aveva regolarmente vidimato il biglietto e invitata, dal controllore, a scendere dal mezzo aveva cominciato ad inveire nei suoi confronti causando, con il suo atteggiamento, un ritardo di circa 15 minuti sulla tabella di marcia del pullman affollato di persone, sono riusciti, con non poca fatica, a riportare la campa e convincere la “portoghese” a scendere dal mezzo pubblico. Accompagnata in Commissariato per turista pugliese, che ha persino rifiutato di fornire le proprie generalità, è scattata la denuncia per interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale. Una segnalazione al prefetto è scattata per S.M., un marocchino dell’83 con precedenti, fermato in pieno centro e trovato con una dose di hashish. L’immigrato è anche stato messo a disposizione dell’ Ufficio Immigrazione, al fine di verificare la sua posizione sul territorio nazionale e alla fine degli accertamenti è stato munito di decreto di espulsione: dovrà lasciare l’Italia entro 7 giorni.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on agosto 25, 2011 at 8:30 am  Lascia un commento  
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UBRIACA AL VOLANTE CONFESSA: “LA PATENTE ME L’AVEVANO GIA’ TOLTA”

Controlli a tappeto anche sul territorio di Forte dei Marmi, e della Versilia storica, da parte delle volanti del Commissariato di Polizia di Vittoria Apuana diretto da Enrico Parrini. Nel corso del turno notturno un equipaggio del Reparto Prevenzione Crimine “Sicilia Occidentale” della Sezione di Palermo, aggregato per i servizi estivi, ha fermato e controllato un’autovettura a Querceta. Alla guida una donna, K.M. di anni 29, originaria della Polonia ma residente nel comune di Seravezza, la quale, alla richiesta di esibire la patente di guida, ha candidamente risposto: “non ce l’ho, me l’hanno ritirata i carabinieri nel 2009”. E il motivo del ritiro fu che la donna era stata sorpresa alla guida in stato di ebbrezza alcolica. Perseverare diabolicum, avverte un vecchio detto latino, e anche questa volta l’automobilista polacca aveva alzato troppo il gomito, confessandolo spontaneamente ancor prima dell’alcoltest fatto alla Sottosezione Polizia Stradale di Viareggio e risultato positivo con un tasso di 1,54%. La macchina è anche risultata sprovvista della copertura assicurativa, come accertato dagli operatori e come ammesso dalla donna, e anche mancante della revisione periodica, scaduta a febbraio scorso.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Pubblicato in: on agosto 25, 2011 at 8:20 am  Lascia un commento  
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ALLARME INCENDI NEI BOSCHI, FIAMME A STRETTOIA E A LA CULLA

Un fine agosto caldissimo sul fronte degli incendi in Versilia. Un nuovo caso di vaste proporzioni si è verificato nel primo pomeriggio, intorno alle ore 13, in località Strettoia, nel comune di Pietrasanta, proprio in una zona già colpita dalle fiamme. La sezione antincendi boschivi regionale è stata allertata tempestivamente da una chiamata telefonica, e sono dunque entrati in azione nel giro di pochi minuti tre elicotteri. Viste le dimensioni del rogo, è stato necessario richiedere l’invio di ulteriori tre elicotteri nazionali e di un Canadair, giunti sul posto circa un’ora dopo. Tre gli ettari di bosco che sono andati in fumo nell’incendio che ha interessato un’area di quasi 200 metri quadrati. Le operazioni di spegnimento si sono rivelate particolarmente complesse a causa della vegetazione ed è stato necessario disattivare la linea elettrica in tutta la zona di Strettoia. Le linee elettriche sono infatti un grande ostacolo e un pericolo per le manovre aeree di spegnimento in particolare delle frange più alte degli incendi. Incubo anche a La Culla in una notte di mezza estate…Le fiamme sono iniziate alle 21,30 del 23 agosto 2011: dal paese gli abitanti hanno visto partire un incendio nella antistante e limitrofa pineta, e in pochi minuti si è scatenato l’inferno con fiammate che correvano alte. I primi ad accorre sono stati proprio i paesani, usando pochi mezzi, e hanno cominciato ad isolare il fuoco sul limitare della strada vicinale. La stessa strada che poco più avanti è chiusa da recinzioni e cancellate che ne inibiscono la fruizione. Una questione, questa, che si trascina da anni. L’intera comunità di La Culla ha dimostrato un senso civico fuori del comune, tutti sono accorsi e hanno portato le attrezzature, come un generatore di corrente ed una pompa per velocizzare il riempimento dei paioli dalle cisterne, a spalla attraverso il bosco, con il fuoco a pochi metri, per tutte le lunghissime 7 ore che hanno portato a fermare e spegnere l’incendio.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Pubblicato in: on agosto 25, 2011 at 8:10 am  Lascia un commento  
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MAMMA CIRA A PARIGI, PROTESTA ALL’ELISEO

Cira Antignano, la madre di Daniele Franceschi, il giovane viareggino morto in un carcere francese, è oggi a Parigi, di fronte all’Eliseo, accompagnata dal legale, Aldo Lasagna, per cercare di riaccendere i riflettori sulla tragica fine del figlio. Franceschi, sposato, separato e padre di un bambino, mori’ il 25 agosto del 2010, a 36 anni, nel carcere francese di Grasse in circostanze ancora da chiarire (in alcune lettere il giovane aveva denunciato maltrattamenti e assenza di cure per forti dolori al petto). ”Nonostante le rassicurazioni del ministro Frattini inviate anche a me personalmente – afferma la senatrice del Pd Manuela Granaiola – le autorita’ giudiziarie francesi non hanno provveduto a restituire gli organi del ragazzo, trattenuti, si afferma, per l’inchiesta giudiziaria in corso. Il Consolato italiano e l’Ambasciata italiana a Parigi mi hanno assicurato che daranno alla madre del ragazzo tutto il sostegno possibile per sensibilizzare le autorita’ francesi e sollecitare la conclusione delle indagini. La speranza e’ quella che sia fatta giustizia”. La minaccia di mamma Cira è quella di incatenarsi se non otterra’ quello che chiede.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on agosto 25, 2011 at 8:00 am  Lascia un commento  
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“TUREDDI NON PUO’ STARE SOLO”, SI TROVA IN UNA COMUNITA’ DI RECUPERO

Dov’è “Cecchino”? La struttura dove l’uomo è stato ricoverato dopo la sua dimissione da psichiatria è top secret.

“Preferisco non rivelare dove si trova il mio assistito – afferma l’avvocato Aldo Lasagna -, dopo la scarcerazione di Massimo Remorini “Cecchino” ha paura”. Di cosa? “Teme per la sua incolumità, anche se non ha alcuna intenzione di cambiare versione rispetto a quanto già messo a verbale nei mesi scorsi dai Carabinieri e in Procura”. “Anzi – aggiunge il legale – non vede l’ora di poter ripetere davanti al Gip quanto sa, in un faccia a faccia con Massimo Remorini”. Francesco Tureddi, che è coindagato nella vicenda della scomparsa delle due donne dal campo di Torre del Lago, campo del quale lo stesso possedeva le chiavi per entrare e uscire, dalla fine di febbraio, è passato da difensore a spada tratta a grande accusatore di Massimo Remorini, libero da sabato scorso dopo sei mesi di custodia cautelare in carcere. Il giorno dell’arresto dell’amico e collega Cecchino ha “confessato” scene da film dell’orrore, affermando che lo “zio” avrebbe ucciso, fatto a pezzi e bruciato Velia Claudia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro. Ora, dopo i ricoveri al reparto psichiatrico, una settimana nel dormitorio della Misericordia, è stato inserito in una comunità di recupero dai servizi sociali del Comune di Viareggio. Dopo gli episodi di cronaca avvenuti nella pensione di Lido di Camaiore dove era stato alloggiato a spese dell’amministrazione comunale – nei mesi scorsi “Cecchino” minacciò di ritrattare la sua versione dei fatti e di darsi fuoco se dal Comune non gli avessero trovato una casa , poi, “per colpa” di un’ avance di troppo, fu denunciato da parte di una coinquilina dell’hotel – e i suoi “trascorsi” in Psichiatria per l’assessore alla casa Lucia Accialini, dopo i vari incontri con la direzione sanitaria del “Versilia”, il primario di Psichiatria, dottor Mario Di Fiorino, lo psicologo del carcere di San Giorgio, dottor Vito Michele Cornacchia, e il dirigente del Sert, dottor Guido Intaschi, una volta uscito dal nosocomio è stato necessario sistemarlo in una struttura che lo possa seguire attentamente, attraverso un preciso programma di recupero dall’abuso di alcol e droghe. Tureddi, nelle sue rivelazioni, ritenute dal Gip Marcella Spadaricci poco credibili, si autoaccusò di aver buttato via il bidone dove erano stati bruciati i corpi martoriati delle due donne scomparse dal campo di via dei Lecci. Ma nessun riscontro è per il momento emerso dalle sue dichiarazioni choc. E a un anno di distanza dalla misteriosa scomparsa delle due donne, delle quali non è stata trovata traccia né da vive né da morte, il figlio e nipote David Paolini è tornato a visitare il ribattezzato “campo degli orrori”. Le indagini da parte della Procura comunque non si fermano.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Pubblicato in: on agosto 24, 2011 at 8:15 am  Lascia un commento  
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“MI VOGLIO INCATENARE ALL’ELISEO”, MAMMA CIRA PARTE PER PARIGI E ANNUNCIA LA PROTESTA IN OCCASIONE DEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DANIELE

E’ già passato un anno dalla morte in cella, nel carcere di Grasse in Francia, di Daniele Franceschi. Dodici mesi, domani, e mamma Cira ancora aspetta risposte. Quelle che ancora non ci sono. Come gli organi di Daniele, ancora non restituiti alla famiglia che li attende per farli esaminare dai propri periti. E oggi pomeriggio, accompagnata dal suo legale avvocato Aldo Lasagna, Cira Antignano partirà con un volo della Ryanair dall’aeroporto di Pisa destinazione Parigi. “Vuole giustizia, e verità – afferma Lasagna – ed è pronta a un gesto eclatante, plateale: incatenarsi sotto l’Eliseo indossando una maglietta con stampato il volto del figlio Daniele”. Gli interrogativi sul decesso del giovane viareggino, morto misteriosamente nel carcere dove era stato rinchiuso con l’accusa di utilizzo indebito di carte di credito rubate al casinò di Cannes, non sono stati sciolti e il mistero si è forse addirittura infittito. Dai diari di Daniele mancano pagine. Come se qualcuno le avesse strappate. “Dopo un anno le autorità francesi non hanno ancora restituito alla famiglia gli organi – ribadisce l’avvocato Lasagna -, e le autorità giudiziarie d’ oltr’ alpe non collaborano con gli inquirenti italiani”. “La Procura di Lucca – aggiunge il legale – ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo ma dalla magistratura francese non ha ricevuto uno straccio di atto”. “Cosa vogliono nascondere le autorità francesi? Forse le violenze che Daniele ha subito?”, chiedono in una nota inviata alla stampa gli esponenti del Caav. “Siamo già certi – affermano – che non c’è stata la dovuta assistenza e parlare di omissione di soccorso, nella morte di Daniele Franceschi, sembra essere il minimo”. Naturalmente Cira Antignano, l’eroica madre di Daniele, non si arrende e continua la sua lotta per avere tutta la verità sulla vicenda. E a Parigi, domani, sarà fiancheggiata anche Coordinamento Anticapitalista Versiliese. Probabile, grazie all’interessamento della senatrice viareggina del Pd Manuela Granaiola, che Cira possa incontrare il console generale italiano a Parigi.  L’argomento carceri, e le condizioni in cui vivono i detenuti, tengono banco in tutta Europa: sovraffollamento, mancanza di igiene e degrado delle strutture. Nel caso di Daniele, e di una morte forse evitabile, il Cav ha deciso di ricordarlo con un manifesto commemorativo che è stato affisso in quasi tutte le città della Toscana: “E’ l’ora di dire basta alle morti in carcere! E’ l’ora di dire basta alla repressione della “Fortezza Europa”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

“HO FATTO TUTTO DA SOLA”, VANDANA RACCONTA LA SUA FUGA. I GENITORI: “ABBIAMO PIANTO QUANDO L’ABBIAMO RIABBRACCIATA”

Cenerentola rom” è tornata a casa. Una storia a lieto fine quella della scomparsa di Vandana Orban. Ritrovata dagli agenti della Polfer nel Lazio, appena scesa dal treno Roma Termini – Cassino.

Il racconto di quanto è successo

“Ho fatto tutto da sola, sono uscita dal campo, sono andata a piedi fino alla via principale e da li ho preso un pullman per la stazione di Viareggio. Poi sono salita su un treno”. E’ questo il racconto della minorenne nomade appena tornata al campo rom con i genitori, la mamma Mariana e il babbo Marian, che appena saputo del ritrovamento della figlia sono andati a prenderla a Cassino, dove la Polizia Ferroviaria l’aveva rintracciata due pomeriggi fa. La 17enne, fuggita la sera di ferragosto dal campo nomadi di via Cimarosa a Torre del Lago, non sa spiegare cosa ci facesse a Cassino, e anche i veri motivi che l’hanno spinta ad allontanarsi senza dare notizie di sé per una settimana. “ Sul treno – dice – ho conosciuto un ragazzo italiano che ha una casa a Roma, e ho vissuto da lui nella capitale per qualche giorno”.

L’abbraccio di mamma e papà

Abbracciata alla mamma, e sorridente, è l’immagine più bella della conclusione di una vicenda che per lunghi sette giorni ha tenuto con il fiato sospeso tutta la comunità rom del campo, e le Forze dell’Ordine impegnate su tutti i fronti, in Italia e all’estero, alla ricerca della adolescente. Sia Vandana che la madre Mariana, ieri mattina, sono state ascoltate a lungo nella caserma dei Carabinieri di Torre del Lago dal tenente Fabio Truddaiu, il primo a recarsi al campo rom assieme ai suoi militari il giorno stesso della scomparsa, e che durante il colloquio con la ragazzina ha cercato di ricostruire le tappe della fuga della minorenne e verificare un eventuale coinvolgimento di altre persone. Sapere che cosa sia successo con esattezza importa invece poco a mamma Mariana, per lei la cosa più importante è che la figlia sia tornata sana e salva.

“Abbiamo pianto di felicità”

“Abbiamo pianto dalla felicità quando abbiamo saputo che era stata ritrovata – sono state le sue parole -, e ringrazio tutti, carabinieri, polizia ferroviaria e volontari, per quanto hanno fatto”.

La voglia di una vita diversa

Probabile che all’origine della fuga ci sia stata la voglia di una vita diversa, e migliore, rispetto a quella del campo dove Vandana accudisce i fratellini. Tra qualche mese la ragazza sarà maggiorenne, e quel punto sarà lei a decidere liberamente la propria strada.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on agosto 24, 2011 at 7:15 am  Lascia un commento  
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CADE IN UNA MATTONELLA SCONNESSA DI PIAZZA D’AZEGLIO

Buche e marciapiedi sconnessi. Il capitombolo è in agguato a Viareggio. Ma il comune che fa? Ormai siamo a fine estate, si può dire, ma nessun lavoro è stato fatto per mettere in sicurezza dove i pedoni transitano. E se a cadere è un anziano possono essere guai seri. Anche se questa volta il danno per la caduta in piazza D’Azeglio l’ha subito una cinquantenne che si è letteralmente sfracellata un ginocchio. Nessuna rottura ossea, per fortuna, ma contusione e versamento. La donna, carte mediche alla mano, si è già rivolta ad uno studio legale dando mandato al suo avvocato per mettere in mora l’amministrazione comunale e chiedere il risarcimento danni.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Pubblicato in: on agosto 24, 2011 at 7:00 am  Lascia un commento  
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“PRESTO PARLERO’ IO”, MASSIMO REMORINI FUORI DAL CARCERE RACCONTA I SUOI SEI MESI DIETRO LE SBARRE

Dimagrito oltre 15 chili, è quasi irriconoscibile Massimo Remorini dopo sei mesi di carcere. Arrestato il 21 febbraio, con l’accusa di circonvenzione di incapace, sequestro di persona e distruzione e soppressione di cadavere, nell’inchiesta sulla scomparsa dal campo di Torre del Lago di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, è uscito per decorrenza dei termini: anche se la Procura aveva chiesto la proroga della misura cautelare, ma il Gip Marcella Spadaricci ha accolto la tesi degli avvocati Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno, e ne ha ordinato l’immediata scarcerazione. Sei mesi di cella che hanno pesato sul suo fisico ma anche sul morale. Stanco, e provato, è tornato a casa sabato mattina. Sereno. E soprattutto felice di poter abbracciare per la prima volta l’ultimo nipotino, quello nato durante la sua permanenza a San Giorgio, e coccolarlo, assieme agli altri due, come fa un nonno. E’ trascorso tra le mura della sua casa il primo giorno di libertà poi, domenica, lo “zio” ha fatto un salto al chiosco sul viale dei Tigli, per brindare con gli amici e trascorrere la serata con la sua famiglia. Seduto a un tavolino, tra un gioco e l’altro con i tre nipoti, una femminuccia e due maschietti che non lo hanno lasciato solo un attimo, si lascia andare a qualche parola. “Sono stati sei mesi in cella da innocente – inizia cosi la conversazione -, e il primo giorno è stato il più terribile, sono stato un “sorvegliato speciale”. Per il timore che potesse suicidarsi. Ha davvero pensato di uccidersi? “Si, per due volte – ammette Remorini. La prima alle una e mezzo di notte, tanto che le guardie penitenziarie dovettero farlo uscire di cella, portarlo in infermeria e fargli somministrare molte gocce di sedativo. Ma di sedativi ne ha dovuto far uso per tutti e sei mesi. “Non riuscivo a darmi pace, sono stato messo dentro ma non ho fatto nulla. L’unico motivo per cui non mi sono ammazzato è la mia innocenza, che voglio dimostrare fino in fondo”. E poi la fede in Dio gli ha dato un forte sostegno: “La vedi questa croce di legno che porto al collo?”, mi chiede. “Me l’ha regalata il cappellano del carcere, che l’ha pure benedetta con l’acqua santa. Non me la sono mai tolta, e mai la toglierò”. “Non vado in chiesa – ammette – ma parlo con Dio, come un amico”. Lui, l’amico Dio, lo ha salvato due volte dalla morte, dopo due incidenti sul camion. Come passava le lunghe giornate dietro le sbarre? “ Dormendo e fumando”. Tre pacchetti di sigarette al giorno. E racconta di giorni trascorsi a leggere i giornali, e soprattutto gli articoli che lo riguardavano. Tutti. Dal primo all’ultimo. “Voi avete fatto il vostro dovere. Ma la verità non è quella che avete scritto. Quella è un’altra”. “E la saprete presto – afferma – ma per ora nessuna anticipazione”. Prima parleranno gli avvocati. E gli atti. I sei mesi nel penitenziario lucchese non sono stati una passeggiata, e meno che mai una vacanza, anche se è sempre andato d’accordo con tutti e, dice, persino gli agenti gli volevano tutti bene. “Ma sono stati mesi orribili, come vivere in una bara chiusa da vivo. Con nelle orecchie una sola musica infernale, quelle delle chiavi delle celle”. Ma la forza, a quanto pare, non gli è mancata, e anzi, ora, ne ha di più: “In carcere – precisa lo “zio” – se vuoi morire muori, se vuoi vivere vivi”. E lui, Massimo Remorini, ha deciso di farcela: “ Per la verità”. E sul fronte delle indagini i legali annunciano imminenti novità.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

VANDANA RITROVATA A CASSINO, LA 17ENNE FUGGITA DAL CAMPO ROM E’ STATA NOTATA DALLA POLFER MENTRE SCENDEVA DAL TRENO

Rapita? No, si era solo allontanata volontariamente. Come ipotizzato fin da subito dagli inquirenti viareggini che hanno seguito l’indagine. Fine dell’incubo. A distanza di una settimana esatta dalla sua scomparsa Vandana Orban è stata ritrovata, sana e salva, e viva e vegeta, dalla Polfer alla stazione ferroviaria di Cassino, nella provincia di Frosinone. La ragazza di 17 anni era sparita nel nulla la sera del 15 agosto scorso dal campo rom di via Cimarosa a Torre del Lago. I genitori, mamma Mariana e babbo Marin, dopo averla cercata invano vicino al campo per un paio d’ore, avevano poi presentato denuncia alla caserma dei Carabinieri di Viareggio. Convinti che la minorenne fosse stata rapita. E gli appelli ai presunti rapitori, fatti davanti alle telecamere e attraverso la stampa, erano stati numerosi. Le ricerche della minorenne da parte dei militari dell’Arma si erano subito attivate a 360 gradi. Con i cani dei cinofili, a battere palmo a palmo tutta la zona intorno al campo, e con i reparti subacquei da Genova che per tre giorni hanno candagliato i fondali del vicino lago di Massaciuccoli e di tutti i canali del padule. Le indagini si erano allargate, poi, anche a tutti i campi rom d’Italia, con ricerche anche in Romania dove Vandana ha abitato fino a pochi anni fa. La ragazza, ieri a metà pomeriggio, è stata notata dagli agenti della Polizia Ferroviaria, e riconosciuta subito grazie alla foto che il comandante della Compagnia Carabinieri di Viareggio, maggiore Andrea Pasquali, aveva fatto diramare a tutte le Forze dell’Ordine dello Stivale, mentre scendeva dal treno Roma / Cassino. Era sola quando è stata fermata e i poliziotti l’hanno portata negli uffici, comunicando ai carabinieri di Viareggio il ritrovamento e cercando di appurare i motivi del suo allontanamento da casa. Il suo allontanamento, da quanto trapelato, sembra che sia stato volontario, non sopportando più di vivere nel campo in condizioni di disagio. Come una Cenerentola, ad accudire i fratelli. I genitori della 17enne, appresa la notizia, sono partiti alla volta di Cassino per raggiungere la figlia. Quando Vandana farà ritorno a Torre del Lago sarà ascoltata anche dai Carabinieri di Viareggio, che vogliono ricostruire le tappe della sua fuga, e capire se la 17enne sia stata aiutata da qualcuno per allontanarsi dal campo.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

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