MIGLIAIA DI MASCHERE AL RIONE MARCO POLO SFIDANO IL FREDDO

Rione Marco Polo all’insegna del freddo…Ma nonostante il gelo quasi polare il carnevale di strada ha visto migliaia di maschere ballare e cantare fino a tarda notte. “Qui si piglia secca”? Il niet a simili pubblicità che invogliano al bere era stato categorico ma come era ovvio, e scontato, l’odore dell’alcol. e di qualche canna, ha impregnato l’aria. Il miscuglio “fai da te”, camuffatto nei bottiglioni di acqua minerale, o di Coca Cola e Fanta, l’ha fatta come sempre da padrone: vodka e rum, comprati al supermercato e sapientemente shakerati, oppure il biondo limoncello, sono stati un rito rispettato. Pirati, Cappuccetti Rosso e Lupi cattivi…Puffi, Hippies, e chi ne ha più ne metta, hanno bevuto e danzato fino a chiusura. Certo, non lo si può negare, al rione c’erano anche tante famiglie con pargoli al seguito…ma i “briai” non sono mancati. Anche se, in proporzione al numero delle presenze – circa 10mila le persone stimate dalla Questura –  gli interventi delle ambulanze del 118 sono stati solo 13: sette per intossicazione alcolica, quattro emergenze mediche per malori, un trauma e un ferito, lieve, per qualche diverbio.  Tra chi ha alzato il gomito…e non era tanto “nei ranghi”…tanti, forse troppi, erano davvero molto giovani.   Il tutto mentre in via Marco Polo, allo stand del “Non la Bevo” posizionato davanti alla farmacia comunale, i volontari hanno distribuito materiale informativo e regalato gli alcoltest. Il bilancio dei malori, sulle migliaia di persone che hanno partecipato alla festa, è comunque positivo. Non tutti bevono, per fortuna: la maggioranza ha infatti preferito non immolarsi sull’altare del dio Bacco, scegliendo di ridere, ballare e far “casino” ma da sobrio. I risultati dei controlli effettuati dalle Forze dell’Ordine, con decine di posti di blocchi sulle principali arterie e all’imbocco dell’autostrada, con volanti del Commissariato di Polizia di Viareggio, della sottosezione della Polstrada e della Polizia Provinciale, supportate anche dal reparto cinofili di Genova con il cane antidroga Fato, saranno resi noti oggi. Le prove del palloncino, e i narcotest, sono stati centinaia. “Qualcuno”, come da copione, ci ha rimesso la patente, e si è beccato anche una denuncia.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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TUREDDI, INTERROGATORIO IL 3 MARZO: LE DICHIARAZIONI CHOC DI CECCHINO SONO AL VAGLIO, POSSIBILE FACCIA A FACCIA CON REMORINI

Le dichiarazioni choc di “Cecchino” sono al vaglio degli inquirenti. Molte avrebbero già trovato dei riscontri, ma l’interrogatorio di Francesco Tureddi davanti al Pubblico Ministero Sara Polino è stato fissato per il 3 marzo in Procura. “Massima serenità e fiducia negli inquirenti – ha affermato l’avvocato Aldo Lasagna, legale di “Cecchino” -, il mio assistito si è tolto un peso dalla coscienza raccontando la verità ed è pronto a ripetere al Pm titolare delle indagini sulle donne scomparse quanto ha già messo a verbale in caserma”. Intanto lunedi pomeriggio arriveranno a Viareggio i reparti speciali dell’Arma per iniziare ad esaminare con il luminol sia il furgone Berlingo, utilizzato da “Cecchino” per trasportare il grosso fusto dove i corpi di Claudia Velia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro sarebbero stati bruciati, sia il cassonetto della spazzatura dove l’indagato dice di aver buttato lo stesso una notte di  dicembre. Gli esperti del Racis passeranno sotto la lente di ingrandimento il furgone e il cassonetto, posti sotto sequestro dai carabinieri nei giorni scorsi, con la nota sostanza utilizzata dai reparti della Scientifica e che è in grado di rilevare tracce anche lavate o rimosse. Probabile che gli accertamenti vengano ripetuti anche sulla sedia a rotelle dell’anziana nonna di David Paolini e sui materassi dove le due donne dormivano quando erano “segregate” nel “campo degli orrori”. “Sono innocente e Francesco Tureddi non sta dicendo la verità: Velia e Maddalena sono andate via dal campo volontariamente e non capisco perché lui debba dire cose di questo genere”. Lo “zio”, dalla cella del carcere di Lucca dove è stato rinchiuso lunedi scorso, replica così tramite il suo legale avvocato Giorgio Paolini alle pesanti accuse lanciate da “Cecchino”. “Non ho ucciso le due donne, e non ne ho distrutto i corpi bruciandoli e buttandoli via”. Le accuse allo “zio”, che è stato arrestato per sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia aggravati e continuati, soppressione e distruzione di cadavere, circonvenzione di incapace e appropriazione indebita, sono al vaglio degli inquirenti ed è molto probabile che nelle prossime ore venga firmata dal Gip una nuova ordinanza per omicidio volontario e aggravato. “Remorini è tranquillo – precisa l’avvocato Paolini -, durante la visita in carcere mi ha confermato di non avere nulla da temere per questa vicenda”. Il legale ha acquisito solo ieri dalla Procura le oltre mille pagine di atti, iniziando a leggerle: “è una vicenda assai confusa – ha ammesso – sulle dichiarazioni rilasciate da Tureddi, invece, al momento posso solo osservare che sotto un profilo strettamente giuridico sono dichiarazioni di un indagato nella stessa vicenda”. Per Paolini l’eventuale omicidio mancherebbe di movente. Da quanto trapelato a breve potrebbe essere fatto anche un confronto tra “Cecchino” e lo “zio”, per chiarire le circostanze con cui il primo accusa l’altro.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 26, 2011 at 10:30 am  Lascia un commento  
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SEQUESTRO BIS DEI CARABINIERI PER IL NADIA’S CLUB DI CAMAIORE: NON E’RISULTATO A NORMA

Sequestro bis per il Nadia’s club di Camaiore. I militari dell’Arma della stazione locale sono tornati a far visita al noto locale per scambisti al quale lo scorso anno, dopo un blitz nel privè durante uno spettacolo hard, elevarono sanzioni per 20mila euro per numerose irregolarità riscontrate. A far scattare di nuovo i sigilli, dopo i controlli dei carabinieri, sono stati la mancanza di autorizzazione al pubblico spettacolo, la non certificazione dell’impianto anti incendio e la non osservanza alle norme del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. Quando lo scorso anno i militari dell’ Arma fecero irruzione nel circolo privato sulla via per Camaiore, allestito in un capannone con le tende rosse a due passi dall’Incaba, frequentato da scambisti di tutta Italia e teatro di spettacoli live con porno stars, si trattò di un blitz “studiato”, preceduto cioè da numerose “visite” in borghese per verificare cosa accadesse all’interno. Furono le continue lamentele dei residenti di Camaiore, che mal tolleravano la tipologia di attività e di spettacoli che si svolgevano nel club, a fare scattare le indagini: sesso e giochi hard sui letti e divanetti, vibratori, bambole gonfiabili e persino una “gogna”, oltre a preservativi a volontà. Ieri, come lo scorso anno, il controllo ha avuto come conseguenza lo stop alle attività. Pur svolgendo un’attività identica a quella di un night club il Nadia’s club è risultato ancora una volta privo sia dell’agibilità che delle necessarie autorizzazioni.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 26, 2011 at 10:20 am  Lascia un commento  
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PINETA, DEGRADO E INSICUREZZA: PATTUGLIAMENTO DA PARTE DELLA POLIZIA, E IL GIRO DI SPACCIO SPARISCE

Pineta di Ponente e degrado sembrano essere diventati un binomio eterno. E le lamentele dei frequentatori del polmone verde cittadino sono tante. Ultima quella di ieri, giunta in redazione a firma del dottor Maurizio Sculco, un medico chirurgo della Asl 12 Versilia: “E’ da tanto che intendevo esternare tutto il mio disappunto nel vedere il degrado in cui versa la pineta di Viareggio, quella che dovrebbe essere la più bella e la più curata, quella che è compresa tra via Zara e via A. Vespucci”. La mattina passeggiando all’interno della pineta si è circondati da spazzatura di ogni genere: “cartacce, siringhe, bottiglie, lattine, sacchetti di plastica, pezzi di panchine distrutte, cestini dello sporco rovesciati – precisa il dottore. Uno spettacolo, insomma, che fa rabbrividire al pensiero che Viareggio è (o era) una città turistica considerata la “Perla del Tirreno”. Intorno ai tavoli del picnic, soprattutto nel punto di via Fratti angolo via Vespucci, spesso meta di loschi individui, tutti extracomunitari di origine slava e nord africani, regna il degrado più totale. “Quel degrado – sottolinea il dottor Sculco – che a chi vive a Viareggio da una vita fa scaturire rabbia, dolore e offesa alla propria dignità”. Questi posti un tempo icona della bellezza e del buon gusto sono diventati una discarica di pattume e fatti oggetto di bivacchi dove qualcuno, completamente privo di educazione e di riconoscenza per chi lo ospita, osa perfino accendere fuochi col rischio di creare veri e propri pericoli. “Che dire poi della sicurezza? – si chiede il medico -, quale viareggino osa più passeggiare in pineta dopo il tramonto?”. Da tempo il parco è teatro di attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Ma ieri pomeriggio la presenza della Polizia di Stato, che ha presidiato dalle 14 alle 20 la zona, con agenti in divisa e in borghese, ha dato i suoi frutti. I “loschi individui” di cui la gente ha paura, grazie al servizio predisposto dal dirigente del Commissariato di Viareggio Leopoldo Laricchia, erano spariti. Ma come tanti “bastian contrario” non sono mancate altre forme di polemiche: della serie “quando non c’è la vogliono e quando c’è la cacciano”. Il fatto “curioso”, quasi un paradosso, protagonisti i commercianti e la Polizia, è avvenuto al “Piazzone”. Da tempo chi lavora al mercato di piazza Cavour si lamenta e chiede maggiori controlli per scoraggiare le presenze sospette, e approfittando dei rinforzi arrivati al Commissariato per il mese di Carnevale, il dirigente Laricchia ha pianificato una serie di servizi straordinari di controllo, ma l’Ufficio Mobile della Polizia collocato strategicamente vicino alla farmacia Tobino ha scatenato una vera e propria protesta. A dire dei commercianti “dava noia” e gli agenti hanno dovuto traslocare spostandosi in piazza Mazzini. Ma i controlli ci sono, e proseguranno: i corsi, cosi come i rioni, richiamano migliaia di persone in città e Viareggio vive di turismo. Non solo d’estate. “Questa – affermano in molti all’unisono – è la cosa principale che le istituzioni devono sempre avere presente e non dimenticare mai”. I servizi per garantire la sicurezza da parte delle Forze di Polizia sono stati effettuati anche per tutta la notte di ieri, con decine di pattuglie a cinturare il quartiere Marco Polo dove fino a domenica il mondo colorato delle maschere ha affollato il rione.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 26, 2011 at 10:10 am  Lascia un commento  
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STRONCATO DA UN MALORE A 22 ANNI

Un malore, quasi alle tre di notte, mentre si trovava in macchina con alcuni amici in un parcheggio lungo la via di Montramito. Poi la corsa al Pronto Soccorso dell’Ospedale Unico “Versilia”, in codice rosso, con un’ambulanza della Misericordia, i tentativi da parte del medico del 118 di rianimarlo risultati tutti inutili. La giovane vita di Iacopo Michelucci, centrocampista nella squadra di calcio del Pian di Conca, si è spenta. Nell’incredulità degli amici e dei parenti. “Non si può morire così, ad appena ventidue anni – si dispera il cognato”. Il ragazzo, poche ore prima, aveva disputato una partita di calcetto, poi era andato con i compagni a bere una birra in un pub della Darsena. Dopo aver riaccompagnato a casa la fidanzata Martina, e prima di tornare a casa, si era fermato a fare due chiacchiere con alcuni amici trovati per caso per strada. Sono stati loro ad allertare i soccorsi, quando Iacopo ha iniziato a sentirsi male. Secondo il medico legale della Asl 12 Versilia Alessandro Grazzini, che ieri pomeriggio ha eseguito i prelievi del sangue e dell’orina per escludere la presenza di sostanze stupefacenti e questa mattina effettuerà l’autopsia sul corpo del ragazzo, la morte di Iacopo Michelucci potrebbe essere avvenuta o per un aneurisma o per arresto cardio – circolatorio, causato da una malformazione congenita. Sarà l’esame autoptico a rivelare il perchè della morte. Mentre i genitori, la mamma casalinga e il babbo titolare di un negozio di frutta e verdure nel centro di Stiava, hanno autorizzato l’espianto degli organi la data del funerale non è stata ancora fissata. Jacopo, promessa del calcio, aveva giocato anche nelle giovanili dell’Empoli, ha lasciato nello sconforto, oltre ai genitori, la fidanzata e gli amici, anche i due fratelli Matteo, nella cui ditta lavorava come muratore, e Tiziano.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 26, 2011 at 10:00 am  Lascia un commento  
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SI CERCANO I RESTI DELLE DUE DONNE, TORNANO I RIS PER TROVARE TRACCE DEI CORPI BRUCIATI. MILITARI DELL’ARMA AL LAVORO PER VERIFICARE LE RIVELAZIONI CHOC DI FRANCESCO TUREDDI

Tornano a Viareggio i militari del Racis di Roma. Dopo le rivelazioni choc di Francesco Tureddi, uno dei quattro indagati del giallo delle due donne scomparse dal “campo degli orrori” a Torre del Lago, i carabinieri cercano riscontri, anche attraverso gli accertamenti scientifici. Se davvero, come affermato da “Cecchino”, i corpi di Claudia Velia Carmazzi e sua madre, Maddalena Semeraro, che gli inquirenti ritengono ormai da tempo morte, sono stati bruciati nel bidone/ fusto per l’olio poi gettato in un cassonetto a Pietrasanta, il quadro accusatorio cambierebbe notevolmente. Per lo “zio” Massimo Remorini e la sua amante Maria Casentini ai capi di accusa formulati dal Gip Marcella Spadaricci nella sua ordinanza si aggiungerebbe l’omicidio volontario, aggravato dall’ efferratezza. Tureddi, “aiutante” del principale indagato, lo “zio” Massimo Remorini che lunedì mattina è finito in carcere a Lucca, ha riferito tra l’altro di aver visto il corpo dell’anziana nonna di David e Sabrina Paolini mezzo bruciato, e con il cranio fracassato, e di aver provveduto in prima persona, così come richiestoli dall’amico, a caricare sul Berlingo lo stesso avvolgendolo in un coprimaterasso, per poi sbarazzarsense gettandolo in un cassonetto dei rifiuti nella zona dell’inceneritore del Pollino. Sia il cassonetto che il furgone sono stati sequestrati dai Carabinieri di Viareggio che conducono le indagini coordinate dal Pm Sara Polino. Entrambi saranno ora analizzati dai reparti speciali dell’Arma, il cui arrivo a Viareggio è atteso nei prossimi giorni. Il fusto indicato da Francesco Tureddi per ora non si trova, i militari lo hanno cercato per ora senza esito nell’area dove vengono scaricati i rifiuti metallici. Ricostruire il percorso dei rifiuti per ritrovare i resti delle due donne, che “Cecchino” ha affermato essere stati chiusi in due grossi sacchi dell’immondizia e poi gettati nei bidoni dei rifiuti, non è un’impresa facile. Ma ritrovare almeno qualche resto di Velia e Maddalena è una priorità per gli inquirenti, per dare alle stesse una degna sepoltura e una tomba, ai familiari, dove poterle piangere. I rifiuti gettati nei cassonetti, in Versilia, finiscono nell’impianto di selezione e compostaggio di Pioppogatto, per poi essere inviati in altri siti a seconda della loro tipologia. Resta da capire, ora, se i resti siano ancora a Pioppogatto, e se invece siano finiti in altro luogo, dove in questo caso potrebbero essere stati distrutti. Quello che si sta delineando – hanno affermato gli avvocati Alberto e Francesco Consani, che tutelano gli interessi di David Paolini, figlio e nipote delle due donne – è un quadro molto grave”. Da quanto riferito da Tureddi, diventato da due giorni il grande accusatore di Remorini e della Casentini, la condanna a morte di Velia e Maddalena sarebbe scattata quando, dopo aver capito di essere state raggirate dallo “zio”, lo avrebbero minacciato di denuncia. “Le nostre prossime mosse – hanno precisato i legali della parte offesa – saranno tutte mirate a garantire alla famiglia il risarcimento danni, chiedendo l’annullamento dei rogiti degli immobili di via Machiavelli e via della Caserma e il sequestro non solo degli stessi ma anche del chiosco Da Bosco e Riviera”. David è rimasto sconvolto da quanto visto ai tg e a “Chi l’ha Visto?” e letto sui quotidiani: “per lui – ha precisato l’avvocato Alberto Consani – la speranza di ritrovare i corpi della mamma e della nonna è morta con la confessione pubblica di Tureddi”.Sono sempre le donne l’anello debole”. Il commento sull’epilogo del giallo è dell’avvocato Fabrizio Miracolo che nella fattispecie tutela gli interessi di Raffaella Villa, l’architetto di Como che ha venduto la sua casa in via Pisacane tramite l’intermediazione di Remorini alla famiglia dell’avvocato Giunio Massa e che dopo il rogito si è vista sparire i soldi dal suo conto corrente. “In questo caso – ha precisato Miracolo – non c’è una relazione con le donne scomparse ma come scritto anche negli atti del Pm e del Gip la decisione del magistrato ha posto in evidenza uno stesso elemento, ossia l’essersi approfittati della ‘deficienza psichica’”. “La mia assistita – ha aggiunto il legale – vive in uno stato di totale abbandono in una pensioncina al Marco Polo, e con due figli, ha perso tutto, casa e soldi, e mi sarei aspettato un provvedimento cautelare reale”. Si è innocenti fino a prova contraria, ma, afferma Miracolo, “coloro che si sentono aggrediti dalla stampa o dai legali difensori delle parti offese bene farebbero a restituire il maltolto, o per lo meno a metterlo a disposizione”. Fino a giudizio penale concluso.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 25, 2011 at 10:00 am  Lascia un commento  
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ANZIANO CADE IN ACQUA E MUORE, UNA COPPIA VEDE L’UOMO SCIVOLARE IN PORTO E SI GETTA PER CERCARE DI SALVARLO

Primo morto in mare del nuovo anno. Un malore? Forse. Ma qualcuno ha avanzato l’ipotesi che l’uomo possa anche essere inciampato in alcuni cavi che erano presenti sul ciglio della banchina “Bori”, in fondo a via Coppino in Darsena, di fronte al ristorante da Cicero, e l’anziano di 83 anni, è caduto nelle acque del porto. Per Aldo Biagi, originario di Camaiore ma residente a Viareggio in via Pacinotti, non c’è stato niente da fare, nonostante i tentativi per rianimarlo. L’allarme al 118 è scattato immediatamente da parte di alcuni passanti che lo hanno visto annaspare. I primi a soccorrerlo, erano circa le quattro di ieri pomeriggio, sono stati un ragazzo e una ragazza che appena visto l’83enne in mare non ci hanno pensato su, e nonostante il freddo si sono gettati in acqua per cercare di salvarlo. Una volta arrivata l’ambulanza della Misericordia, e l’automedica, il personale sanitario ha cercato per oltre venti minuti di rianimarlo, praticandogli il massaggio cardiaco, la respirazione bocca a bocca e utilizzando anche il defibrilatore. Ma tutti i tentativi sono risultati vani. Il medico del 118 non ha potuto fare altro che constatarne la morte, per arresto cardiocircolatorio. Il magistrato ha concesso il nulla osta alla rimozione del corpo, e disposto la restituzione del cadavere alla famiglia. Sul posto sia i militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera diretti dal comandante Pasquale Vitiello che i carabinieri del Nucleo Radiomobile. Nessuna autopsia è stata disposta, l’anziano sembra infatti che soffrisse di problemi di cuore e a provocare la sua morte è certo che sia stato un malore. La ragazza, S.P., che si è gettata in mare per cercare di salvare l’uomo da pochi giorni aveva subìto un intervento chirurgico alla spalla, e avendo avvertito dei dolori è stata accompagnata al Pronto Soccorso dell’Ospedale Unico “Versilia” per accertamenti.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 25, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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“SONO MORTE, BRUCIATE E LE CENERI BUTTATE VIA”, FRANCESCO TUREDDI RACCONTA LA SUA VERITA’ AI CARABINIERI: “ADESSO MI SONO TOLTO QUEL PESO DALLA COSCIENZA”

Morte e bruciate. Sarebbe questo il tragico epilogo della scomparsa da Torre del Lago di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro.

“Non sono un assassino, tutti lo devono sapere. A Viareggio come in tutta Italia. Pagherò il mio debito con la giustizia per la falsa testimonianza rilasciata quando ho dichiarato di aver visto le due donne salire su una Mercedes nera targata Milano, guidata da un uomo scuro di pelle, ma non ho ucciso Velia e Maddalena e nemmeno ne ho occultato i corpi”. Francesco Tureddi, indagato per favoreggiamento, l’anello debole del giallo che da sei mesi tiene impegnati gli inquirenti, è crollato: “mi sono liberato la coscienza – afferma -, avevo un peso sullo stomaco che non mi faceva più dormire. Tutte le notti uscivo dalla pensione dove vivo e mi mettevo a camminare come un’anima in pena per le strade di Lido di Camaiore. Una cosa è l’amicizia, conosco Massimo Remorini da una vita, e mi dispiace per la sua famiglia, soprattutto per la figlia che è incinta, ma questo per me è troppo”. E “Cecchino” riferisce di aver messo nero su bianco dai carabinieri la sua dichiarazione. Raccontando tutto quello che ha visto. “Ad agosto, arrivando al campo, ho trovato Massimo Remorini che stava bruciando non so cosa in un bidone – ricorda -, e gli ho chiesto cosa stesse facendo”. Lui, lo “zio”, gli avrebbe risposto che dentro a quel grosso fusto stava dando fuoco al corpo di Velia. Ma Cecchino non gli crede: “Ho pensato che mi stesse prendendo in giro, e me ne sono andato”. Ma il mese dopo, poco dopo la metà di settembre, entrato nel terreno per prendere degli attrezzi vede quel bidone, ricorda la frase dell’amico e incuriosito ci guarda dentro: “ ho visto una cosa terribile, mai vista in vita mia, una scena da film macabro”. La nonna, come Tureddi ha sempre chiamato l’anziana madre di Velia Carmazzi, era chiusa dentro, pigiata e ripiegata in due, mezza bruciata. “Sulla parte destra del cranio aveva anche una grossa ferita, si vedeva il cervello – precisa “Cecchino”-, come se le avessero dato una botta in testa con una vanga”. Tureddi spaventato chiama Remorini, e gli chiede “cosa hai fatto?”, poi scappa. E tace. Non solo, copre l’amico, creandogli un alibi, affermando di aver visto madre e figlia andarsene con un uomo. “Mi ha minacciato, se avessi raccontato la verità ma a questo punto non potevo più nasconderla”. E la sua voglia di parlare è racchiusa nelle due telefonate al 112 e al 113 fatte il 10 gennaio a distanza di pochi minuti quando, senza trovarli, chiede di parlare con il maggiore Andrea Pasquali e poi con il dirigente del Commissariato di Polizia Leopoldo Laricchia. “Telefono per le due donne scomparse – aveva detto all’operatore – ho una lametta in mano e voglio farla finita”. Cosa avesse voluto raccontare a carabinieri e polizia lo ha detto lunedi, dopo la notifica dell’avviso di garanzia e la perquisizione nella camera della pensione Mirafiori, dove vive, a al campo di Piano di Mommio dove si trovano accatastati gli infissi delle case delle due donne, e i mobili e l’argenteria di Raffaella Villa. In mano agli inquirenti, come si legge nell’ordinanza del Gip, c’è sia l’intercettazione della telefonata tra lui e Maria Casentini che quella della telefonata tra la badante e lo “zio”. “ Lo sai che il Cecchino le bugie non le sa dire, è sempre sincero. Io non ne ho più voglia, a questo punto. In quel discorso lì io non ho carattere, magari in altre cose sono forte, ma in queste cose qui…”. E Francesco Tureddi non ha avuto più voglia di tacere. “Sono stato un ladro, e un rapinatore, e ho pagato per questo – aggiunge -, ma non ho mai ucciso nessuno”. L’accusa nei confronti di Remorini è di averle fatte fuori: “so che le due donne lo volevano denunciare, e Maria Casentini le imbottiva di Novalgina”. Avvelenate con i medicinali? Uccise volontariamente? “Non posso aggiungere altro, sanno tutto gli inquirenti – dice -, ho messo a verbale tutto. Anche che le ceneri sono state messe in due sacchi della spazzatura e buttati via”. Quel bidone dove Velia e Maddalena sarebbero state bruciate, a quanto riferito da “Cecchino”, è stato avvolto in un coprimaterasso, caricato sul Berlingo e gettato in un cassonetto vicino al Pollino, a Pietrasanta, pochi giorni prima che i carabinieri del Ris iniziassero a scavare nel campo degli orrori. “Ce l’ho portato io – confessa -, ma è l’unica cosa che ho fatto”. I carabinieri stanno ovviamente cercando riscontri alle informazioni dell’indagato, anche sequestrando un cassonetto per la raccolta dei rifiuti vicino all’inceneritore del Pollino.

All’interrogatorio di garanzia davanti al Gip Marcella Spadaricci sia lo “zio” Massimo Remorini, difeso dall’avvocato Giorgio Paolini, che la badante Maria Casentini, assistita dall’avvocatessa Rita Donetti dello studio legale Ciniglio, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Remorini resta in carcere e la Casentini agli arresti domiciliari.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 24, 2011 at 2:00 pm  Lascia un commento  
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SCOPERTA ALCOVA, IRRUZIONE ALLA PIEVE DEI CC

Per svolgere la  più antica delle professioni avevano scelto un’ abitazione  in una località tranquilla ed isolata come la Pieve di Camaiore. Un accorgimento  però,  quello adottato  da tre transessuali  brasiliani,  che non è servito ad eludere l’intervento dei carabinieri della locale stazione.  Risultato? Casa posta sotto sequestro penale, proprietaria denunciata per favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina e  avviate le pratiche per l’espulsione dei tre brasiliani privi del permesso di soggiorno. A far scattare le indagini dei militari diretti  dal luogo tenente Ionta sono state le segnalazioni di numerosi abitanti della zona insospettiti dal continuo via vai  di persone  all’interno della casa. Attraverso numerosi appostamenti i carabinieri  hanno riscontrato il vasto giro d’affari  dei tre transessuali ,capaci di richiamare l’attenzione di decine e decine di clienti  provenienti da tutta la Versilia e non solo. Prove inequivocabili quella raccolte dagli inquirenti che hanno indotto la Procura ad emettere i provvedimenti giudiziari. Ogni mese i tre immigrati pagavano alla padrona di casa la somma di mille euro al nero e la donna adesso dovrà chiarire la propria posizione con il fisco. Le indagini dei militari dell’Arma proseguono e non si escludono ulteriori sviluppi nei prossimi giorni.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 24, 2011 at 1:30 pm  Lascia un commento  
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LAP DANCE ABUSIVA, BLITZ IN UN LOCALE

Blitz congiunto, nell’ ulimo fine settimana, di Guardia di Finanza e Siae che hanno eseguito una operazione in orario notturno, nei confronti di un circolo associativo di Torre del Lago, già noto alle Fiamme Gialle per pregresse attivita’ investigative. Nel corso del controllo e’ stato riscontrato lo svolgimento in atto di una manifestazione di “intrattenimento con annessa lap dance” priva di qualsiasi autorizzazione e pertanto abusiva. Tutti gli avventori e le cosiddette “figuranti di sala” sono stati identificati al momento dell’accesso. Nessuno di loro, contrariamente con quanto dichiarato dalla gestione del locale, sono risultati essere soci. Anzi, e’ stata constatata la totale assenza persino del libro soci e delle tessere associative e nessuna documentazione fiscale veniva rilasciata ai clienti per le prestazioni da consumazione e per quelle rivenienti dagli ambienti “priveè”. Le risultanze della verifica contestuale hanno permesso ai finanzieri e al personale della Siae di constatare pesanti irregolarità erariali ed assimilare tale attività al regime ordinario. Ulteriori controlli sono stati effettuati sui supporti musicali utilizzati per lo svolgimento della manifestazione di intrattenimento rilevando, anche in questo caso, varie irregolarità tanto da giungere al sequestro di numerosi CD masterizzati e privi del contrassegno in violazione della legge 633/41 sui diritti d’autore.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on febbraio 24, 2011 at 1:00 pm  Lascia un commento  
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