TUREDDI DAL PM RICONFERMA LA SUA VERSIONE,INTERROGATORIO FIUME IERI MATTINA IN PROCURA A LUCCA PER L’INDAGATO: IL “PENTITO” RIBADISCE “HO SOLO BUTTATO VIA IL BIDONE DOVE SONO STATE BRUCIATE LE DONNE”

Interrogatorio fiume ieri mattina in Procura a Lucca per Francesco Tureddi. Assistito dal suo legale  Aldo Lasagna, “Cecchino”, il “pentito” accusato di favoreggiamento, ha confermato al Pubblico Ministero Sara Polino, titolare del fascicolo di indagine sulle donne scomparse, tutto quanto messo a verbale due lunedì fa dai militari dell’Arma e detto alla stampa. “Piena soddisfazione per l’incontro – ha affermato uscendo dalla stanza del Sostituto Procuratore l’avvocato di Tureddi -, il mio cliente ha ribadito la sua più totale volontà di collaborare con gli inquirenti per arrivare alla verità”. “Ci auspichiamo – ha aggiunto Aldo Lasagna – di essere riascoltati in tempi brevi per un ulteriore chiarimento, qualora si rendesse necessario”. Consapevole di dover pagare il suo debito con la giustizia per aver falsamente dichiarato in precedenza di aver visto Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro allontanarsi volontariamente dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago a bordo di una vecchia Mercedes nera targata Milano, guidata da un uomo dalla pelle olivastra, ha dichiarato al Pm di non aver ucciso le due donne e di non aver nemmeno contribuito ad occultarne i cadaveri: “Come aveva già detto pubblicamente – precisa il legale – Tureddi si è tolto un peso dalla coscienza, e ha confermato alla dottoressa Polino di aver solo gettato in un cassonetto al Pollino il bidone”. Ad uccidere Velia e Maddalena, e a gettarne via i resti, sarebbero stati Massimo Remorini e Maria Casentini. Ad agosto, arrivando al campo, “Cecchino”, come raccontato anche ai media, avrebbe trovato lo “zio” intento a bruciare qualcosa in un bidone, e  Remorini gli avrebbe risposto che dentro a quel grosso fusto stava dando fuoco al corpo di Velia. Nel mese di settembre, poco dopo la prima metà, Tureddi ricorda di essere entrato nel terreno per prendere degli attrezzi e vedendo quel bidone e ricordando la frase dell’amico, alla quale ad agosto non aveva creduto, ci aveva guardato dentro scoprendo il corpo semibruciato dell’anziana Maddalena, con il cranio fracassato forse da una badilata. “Non sono un assassino – ha ripetuto anche ieri – , non le ho uccise io, mi sono spaventato, e pur chiamando Remorini sul cellulare per chiedergli cosa avesse fatto, sono scappato”. Mesi di silenzio, e bugie, poi la confessione, ma solo di aver provveduto, su incarico di Massimo Remorini, a far sparire il bidone: “è l’unica cosa che ho fatto”. Dalla Procura bocche cucite sull’evolversi dell’indagine. Unica cosa certa, oltre a quella che le dichiarazioni di Tureddi saranno verificate, dovendo essere accertata l’attendibilità, quella che “Cecchino” da testimone chiave è ora il grande accusatore di Massimo Remorini, in carcere a San Giorgio per sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia aggravati e continunati, circonvenzione di incapace, appropriazione indebita,  soppressione e distruzione di cadavere. Sul fronte dei rilievi effettuati dai Racis alla ricerca almeno di una traccia biologica delle due donne, invece ancora nessuna risposta.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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