SCARCERATO IL CARABINIERE, AGLI ARRESTI DOMICILIARI L’APPUNTATO DEI CARABINIERI IN CONGEDO ENNIO IARDELLA ACCUSATO DI FAVOREGGIAMENTO

Scarcerato. Ha lasciato il carcere San Giorgio ieri in tarda mattinata il militare dell’Arma in congedo Ennio Iardella, arrestato venerdi scorso con l’accusa di favoreggiamento nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Stefano Romanini. Colpo di scena, e successo dei suoi difensori, avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano: dopo il lungo interrogatorio avvenuto due pomeriggi fa all’ istituto penitenziario di Lucca il Pubblico Ministero Fabio Origlio ha dato parere favorevole alla richiesta di attenuazione della misura cautelare, e il Gip Simone Silvestri, che sostituisce il collega firmatario dell’ordinanza Giuseppe Pezzuti ancora in ferie, ha disposto gli arresti domiciliari per Ennio Iardella, con il divieto di aver contatti con chiunque, esclusi i familiari e i suoi avvocati. “La misura cautelare della custodia in carcere – scrive il gip Simone Silvestri – alla luce delle dichiarazioni parzialmente confessorie e della disponibilità di uno stabile lontano dal contesto criminale, non è più adeguata».  “Non avevamo alcun dubbio che il nostro assistito sarebbe uscito dal carcere – hanno affermato entrambi gli avvocati -, Iardella ha infatti risposto in modo esaustivo a tutte le domande che gli sono state poste dal Pm, chiarendo ogni punto a lui contestato circa il presunto favoreggiamento nell’inchiesta per l’omicidio di Romanini”. “Ora – ha aggiunto l’avvocato Titano Marsili – dobbiamo solo acquisire tutti gli atti, di cui abbiamo fatto richiesta, dopo di che, una volta lette le varie informative di polizia giudiziaria e le intercettazioni telefoniche integrali, valuteremo se presentare anche una memoria difensiva, ma nel frattempo rinunciamo al ricorso depositato al Tribunale del Riesame di Firenze”. Top secret circa l’esito dell’interrogatorio fiume, durato quasi tre ore, che è stato secretato dal Pubblico Ministero titolare del fascicolo di indagine per evitare che possano trapelare notizie, che in un modo o nell’altro potrebbero compromettere le indagini. “Senza scendere nei particolari – ha precisato l’avvocatessa Nunzia Castellano – il “faccia a faccia” con il Pm è servito a chiarire la posizione del nostro cliente, che ha ribadito di essere estraneo agli addebiti che gli sono stati contestati”. Ora, in attesa che le indagini si chiudano, Ennio Iardella è a casa di un parente nel Lazio: “Abbiamo preferito che non stesse a Camaiore – questa la spiegazione dei due legali -, anche per fargli riacquistare una certa serenità”. Quella che venerdi della scorsa settimana aveva perso, quando finì in manette assieme al comandante della stazione carabinieri di Camaiore Ciro Ionta e il brigadiere Gianluca Martignetti – anche loro tutt’oggi agli arresti domiciliari. Per gli inquirenti l’accusa è di aver omesso di fornire elementi utili alle indagini condotte dal Commissariato di Polizia di Viareggio e dalla Squadra Mobile di Lucca. Elementi di cui i tre sarebbero stati a conoscenza. Per gli inquirenti, i due militari in servizio, e quello in congedo, avrebbero taciuto “circostanze rilevanti ai fini delle indagini, prima alla polizia giudiziaria e poi al Pm, aiutando l’autore del delitto ad eludere investigazioni dell’autorità per l’identificazione”. In particolare, per Iardella, si legge nella prima ordinanza di custodia cautelare, “Iardella ha omesso di riferire quanto di sua conoscenza”. Il suo telefono, come quelli degli altri due carabinieri, erano finiti sotto controllo e dalle indagini, andate avanti per alcuni mesi, era anche emerso che “il militare in congedo aveva effettivamente rapporti molto stretti con Roberto Romanini ( cugino dell’ucciso ), in passato fonte confidenziale, e che lo teneva informato sulle investigazioni circa l’omicidio del cugino Stefano”. Chiamato per due volte in Questura, il 26 marzo e il 9 aprile scorsi, per essere ascoltato a sommarie informazioni Iardella per la Procura aveva “volontariamente omesso di riferire circostanze di estremo rilievo per fare luce sui possibili moventi dell’omicidio”. Da ieri però, dopo l’interrogatorio, Iardella è agli arresti domiciliari. Gli avvocati Carlo Alberto Antongiovanni e Eros Baldini, per i loro assistiti Ciro Ionta e Gianluca Martignetti, stanno invece aspettando che il Tribunale della Libertà fissi la data dell’udienza.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)


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L’APPUNTATO DELL’ARMA IN PENSIONE SENTITO A SAN GIORGIO, IARDELLA RISPONDE ALLE DOMANDE DEL PM

Siamo molto soddisfatti per come è andato l’interrogatorio del nostro assistito e fiduciosi che presto uscirà dal carcere”. Ad affermarlo, all’uscita del penitenziario, sono stati gli avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano, legali di Ennio Iardella, il militare dell’Arma in congedo arrestato lo scorso venerdi. Fine del silenzio “imposto” dall’assenza, due giorni fa in sede di interrogatorio di garanzia, sia del Pm titolare del fascicolo di inchiesta, impegnato in un’udienza a Firenze, sia del Gip firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare in ferie e sostituito da un collega. L’appuntato dell’Arma in pensione che è in cella a San Giorgio da cinque giorni, accusato dalla Procura di Lucca di favoreggiamento nell’indagine sull’omicidio di Stefano Romanini, freddato a sangue freddo sotto casa alle 7 di mattina dell’8 febbraio con 15 colpi di pistola calibro 9 sparati da un killer con il volto travisato da un passamontagna, ha finalmente potuto essere ascoltato dal Pubblico Ministero Fabio Origlio. “ L’interrogatorio è secretato – hanno subito precisato i due avvocati, facendo capire di non poter riferire molto -, ma oltre ad aver ribadito la sua totale estraneità ai fatti, e la sua innocenza, il nostro assistito ha risposto a tutte le domande del magistrato che fin dall’inizio ha seguito la vicenda che lo vede accusato di aver taciuto di fronte alla Polizia Giudiziaria particolari importanti alla indagine”. Due ore e mezzo “sotto torchio”, dove l’appuntato ha ripercorso passo passo tutta la storia, non tralasciando alcun dettaglio. Le richieste dei due legali al Pubblico Ministero, che dovrà dare un suo parere al Gip, favorevole o sfavorevole, sono state quelle di attenuare la misura cautelare, dal carcere agli arresti domiciliari. “In attesa di conoscere l’esito – hanno annunciato gli avvocati Marsili e Castellano -, abbiamo comunque depositato un ricorso al Tribunale della Libertà”.

Carlo Alberto Antongiovanni ed Eros Baldini, legali del maresciallo Ciro Ionta, comandante della stazione carabinieri di Camaiore, e del brigadiere Gianluca Martignetti, entrambi ai domiciliari, aspettano invece il rientro del Gip Giuseppe Pezzuti per chiarire, punto per punto, la situazione dei loro assistiti. Anche per i due militari in servizio, accusati come Iardella di favoreggiamento, la difesa, come già annunciato, ha predisposto un’istanza al Tribunale del Riesame per l’annullamento delle misure cautelari. Nel giro di una decina di giorni tutti i legali avranno comunque in mano le copie di tutti gli atti del procedimento, informative di Polizia Giudiziaria e intercettazioni integrali incluse. E non è esclusa una ulteriore memoria difensiva.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

RAPINA A MANO ARMATA ALLE POSTE, MAGRO IL BOTTINO PER I DUE: 200 EURO. DIRETTRICE E DUE ANZIANE SOTTO CHOC

Bottino magro, appena duecento euro, per i due banditi autori, ieri mattina alle 11, della rapina a mano armata nell’Ufficio Postale di Ponte Stazzemese, in Alta Versilia. Anche se lo spavento è stato tanto quando i due, casco integrale in testa e pistola in pugno, hanno fatto irruzione all’interno minacciando la direttrice, unica dipendente della struttura, di consegnargli tutto il denaro presente in cassa. La donna ha subito ubbidito, mettendo in un sacchetto di plastica portato dai malviventi tutti i soldi. Al momento della rapina nel piccolo ufficio della frazione del comune di Stazzema erano presenti due anziane del posto, che sono rimaste ferme immobili e comprensibilmente sotto choc per quanto accaduto davanti ai loro occhi. Pochi attimi, sotto la minaccia di fare fuoco, con l’ “invito” dei banditi a non chiamare la Polizia, poi i due malviventi, alti circa un metro e settanta, corporatura media, italiani e senza alcuna inflessione dialettale, si sono dileguati scappando in direzione di Seravezza a bordo di uno scooter azzurro parcheggiato di fronte. Superato lo spavento la direttrice ha poi chiamato il 113, e in meno di dieci minuti dalla segnalazione alla centrale operativa, sul posto sono confluite le volanti del Commissariato di Forte dei Marmi, competente territorialmente, assieme agli uomini della Scientifica e dell’Anticrimine. Ma dei rapinatori, purtroppo, non hanno trovato traccia. Sono rimasti senza esito anche i posti di blocco e le ricerche estese in tutta la Versilia, effettuate in collaborazione dei militari dell’Arma. Al vaglio degli investigatori le testimonianze raccolte, anche se non sarà facile riuscire ad identificare i responsabili, non essendo il piccolo ufficio postale fornito di telecamere di sorveglianza. Le indagini, a tutto tondo, si basano al momento sui rilievi delle impronte digitali.

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GRAVI MA STAZIONARIE LE CONDIZIONI DELL’UOMO ACCOLTELLATO DALLA VICINA, LA DONNA DEVE ANCORA ESSERE SENTITA

Sono gravi, ma stazionarie, le condizioni di Domenico La Posta, il 59 enne colpito due giorni fa da dieci coltellate al torace dopo una furibonda lite con la vicina di casa brasiliana arrestata dopo nemmeno un’ora al Marco Polo dagli agenti della Squadra Volante del Commissariato di Polizia di Viareggio. Lei, l’accoltellatrice, Valeria Dos Santos Braga, di 30 anni, si trova in una cella della sezione femminile del carcere di Livorno accusata di tentato omicidio, ma ancora non è stata sentita. Nessuna dichiarazione, al momento, da parte del suo legale di fiducia, l’avvocatessa Silvia Leoni di Seravezza. Almeno fino a dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip che dovrebbe essere fissato entro domani. Per la Polizia il caso è risolto, nessun dubbio sulla colpevolezza della donna, anche se rimangono da chiarire alcuni particolari e il motivo che ha scatenato il litigio, sfociato nel sangue. Al momento, in assenza di testimoni che abbiano assistito al fatto, e in attesa di ascoltare la versione del ferito, gli inquirenti hanno raccolto delle “voci” che parlano di una donna esuberante, avvolta però da una sorta di alone di mistero su cosa faccia di lavoro e chi frequenti. Il coltello da sub, con una lama affilatissima lunga dieci centimetri, ancora insanguinato è stato ritrovato in terra dai poliziotti, ma non ci sono testimoni di quanto accaduto nelle due casette di legno dove l’uomo e la donna abitavano. Nonostante le grida, nessuno, nelle campagne tra Viareggio e Massarosa, ha sentito le richieste di aiuto dell’uomo che è comunque riuscito a chiamare i soccorsi, tamponando con le sue mani il sangue che usciva a fiumi dal suo corpo, sul quale la brasiliana sembra si sia accanita inferendo con una decina di colpi. Dalla perquisizione delle due abitazioni è saltata fuori anche una carabina calibro 12, posta sotto sequestro. La Posta era stato colpito sia allo stomaco che alla milza – la lama infatti lo ha perforato di oltre cinque centimetri provocandogli una forte emorragia -, e dopo un delicato intervento è ancora in prognosi riservata.

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SEQUESTRATI DALLA MUNICIPALE OLTRE 240 PEZZI CONTRAFFATTI

La squadra antiabusivismo commerciale della Polizia Municipale di Pietrasanta, sotto il coordinamento diretto del comandante Daniele De Sanctis, ha effettuato controlli a tappeto a Marina di Pietrasanta contro il fenomeno dell’abusivismo sequestrando 245 articoli contraffatti di ottima fattura (praticamente identici agli originali), per un valore di mercato alla vendita stimato in circa 20 mila euro, e denunciando i responsabili all’autorità giudiziaria. In particolare sono state sequestrate decine di borse, portafogli, cinture in pelle, orologi e occhiali con marchio Prada, Louis Vitton, Gucci, Balenciaga, Hermes e Burberry. “Con l’operazione di oggi” – ha dichiarato De Sanctis – “abbiamo assestato un primo forte segnale di fermezza nei confronti della criminalità del falso d’autore, reato che oltre a creare un forte danno patrimoniale all’industria dei prodotti di marca, foraggia la criminalità organizzata con introiti economici in nero molti ingenti. Faccio i complimenti ai miei collaboratori, che con professionalità e decisione hanno operato con precisione direi chirurgica, senza ingenerare reazioni di alcun tipo da parte dei soggetti denunciati”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on giugno 29, 2011 at 7:00 am  Lascia un commento  
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I TRE CARABINIERI SCELGONO DI NON RISPONDERE: MANCA IL GIP TITOLARE, “SCELTA TECNICA”. IARDELLA RESTA IN CARCERE, IONTA E MARTIGNETTI AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Il giorno della verità è rimandato. All’interrogatorio di garanzia di ieri mattina i tre carabinieri arrestati venerdi della scorsa settimana e accusati dalla Procura di favoreggiamento, per aver taciuto circostanze rilevanti in merito all’indagine sull’omicidio di Stefano Romanini avvenuto l’8 febbraio a Camaiore, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’appuntato in pensione Ennio Iardella resta in carcere, e il comandante della stazione Ciro Ionta e il brigadiere Gianluca Martignetti agli arresti domiciliari. “Il Gip Giuseppe Pezzuti, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare e il Pm titolare dell’inchiesta Fabio Origlio non erano presenti – hanno dichiarato all’uscita dell’istituto penitenziario gli avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano che assistono Iardella -, la nostra è stata semplicemente una scelta tecnica, e abbiamo deciso che il nostro cliente parli successivamente. L’interrogatorio di garanzia, che deve dare precise garanzie all’indagato, si sarebbe dovuto svolgere davanti al gip Simone Silvestri, che però non sarebbe stato in grado di rispondere alle nostre richieste”. “Lo abbiamo trovato provato – hanno aggiunto i due legali -, ma sereno e certo di poter provare la sua innocenza ed estraneità ai fatti contestatigli. Il prossimo passo sarà quello di acquisire tutti gli atti, e presentare istanza al Tribunale del Riesame di Firenze”. Sulla stessa linea la difesa del comandante della stazione di Camaiore e del brigadiere, affidata all’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni, e per il secondo da ieri anche all’avvocato Eros Baldini, i cui interrogatori si sono svolti nella stanza del Gip Silvestri al primo piano del Tribunale di via Galli Tassi. “Anche per noi la scelta di non farli rispondere era obbligata, vista l’assenza dei magistrati titolari dell’indagine – ha precisato Antongiovanni – e presenteremo a brevissimo una istanza al tribunale fiorentino. In mano, al momento, abbiamo solo l’ordinanza di custodia cautelare, dove ci sono solo alcuni stralci delle telefonate intercettate. Occorrerà valutare quanto contenuto nelle informative della Polizia Giudiziaria e nelle trascrizioni integrali delle intercettazioni. Dopo di che valuteremo se integrare l’istanza con una memoria difensiva”. “Certo è che– ha aggiunto l’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni -, gli arresti sono stata una vera e propria mazzata tra capo e collo, ma i miei clienti sono oltremodo tranquilli di aver agito nel modo giusto”. Il fulmine a ciel sereno che ha colpito gli alti vertici dell’Arma ha coinvolto anche l’intera popolazione di Camaiore, rimasta sconcertata conoscendo e stimando i tre militari. Quelle che pesano come un macigno sono le intercettazioni riportate dal Gip nella sua ordinanza (“mi raccomando – dice il maresciallo Ionta al brigadiere Martignetti il 14 febbraio, a pochi giorni dall’omicidio -, di non parlare con nessuno, di non farti chiamare, di non parlare per telefono…che qua sennò…ci potremmo trovare in mezzo a delle situazioni”, mentre in quella del 26 marzo, dopo che il comandante chiede a Martignetti di informarsi su cosa abbia detto Iardella in Questura, questo lo rassicura : “non ha detto nulla, anche se l’hanno un po’ torchiato”). I fatti taciuti dai tre carabinieri si riferirebbero a quanto accaduto l’estate prima, quando cioè Stefano Romanini rimase vittima di un attentato alla sua jeep, colpita da proiettili, poi venduta e ritrovata in Sardegna dopo l’omicidio, e all’aver omesso di riferire la volontà di Roberto Romanini, che era andato alla caserma di Camaiore accompagnato da Iardella, di denunciare il cugino, ed ex socio, Stefano per una presunta truffa di oltre 200mila euro. “Ai miei clienti – ha sottolineato l’avvocato Antongiovanni – risulta che la denuncia fu presentata direttamente in Procura dai legali di Roberto Romanini”. La “colpa” attribuita ai tre militari dalla Procura è insomma quella di non aver informato gli inquirenti di quanto di loro conoscenza ma in attesa di esaminare tutte le carte, per ora secretate, i legali di tutti tre i carabinieri stanno predisponendo gli atti per il Tribunale della Libertà.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

LITIGA CON IL VICINO E LO ACCOLTELLA DIECI VOLTE, BRASILIANA ARRESTATA PER TENTATO OMICIDIO

Tentato omicidio ieri in tarda mattinata, nelle campagne tra Viareggio e Massarosa. Dieci le coltellate inferte da una donna a un 59enne che lo hanno raggiunto al torace, e in altre parti del corpo, perforandogli organi vitali tra cui un rene e la bocca dello stomaco. Domenico La Posta versa in gravissime condizioni, mentre l’accoltellatrice, Valeria Dos Santos Braga, una 30enne brasiliana, è finita in manette, arrestata poco dopo il fatto di sangue dagli agenti del Commissariato di Polizia di Viareggio. In base a quanto ricostruito dai poliziotti i due protagonisti di questa brutta storia vivevano in due casette di legno, situate in un terreno di proprietà della vittima. Per motivi ancora al vaglio degli inquirenti tra l’uomo e la donna è scoppiato un litigio, poi la brasiliana ha impugnato il coltello, dalla lama di circa dieci centimetri, e gli si è scagliata contro, colpendolo ripetutamente. Dopo aver ferito il malcapitato la donna si è poi allontanata dal terreno a bordo di un pullman. La Posta, sanguinante, è comunque riuscito a dare l’allarme contattando il 118 col suo cellulare, attendendo l’arrivo dei soccorsi seduto su una poltrona. E’ stato grazie al racconto della vittima, e alla perfetta conoscenza del territorio degli agenti della Squadra Volante del Commissariato di Viareggio diretto da Leopoldo Laricchia se la donna è stata rintracciata immediatamente nei pressi della pineta di ponente a Viareggio e per la donna è scattato l’arresto. Mentre l’uomo è stato sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico all’Ospedale Unico “Versilia”, ed è stato ricoverato in prognosi riservata, gli agenti hanno sequestrato il coltello insanguinato e una carabina ritrovata in una delle due baracche. La Scientifica ha passato al setaccio le casette in legno, e ora gli investigatori stanno scavando a fondo nella vita delle due persone, per riuscire a risalire, attraverso i rapporti tra l’uomo e la donna, le motivazioni all’origine del tentato omicidio.

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Published in: on giugno 28, 2011 at 8:00 am  Lascia un commento  
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BIMBO MORTO, IERI L’AUTOPSIA

Si è svolta ieri mattina all’Ospedale Unico “Versilia” l’autopsia sul corpicino del neonato morto improvvisamente due domeniche fa. Il medico legale nominato dal Pubblico Ministero Amodeo, all’indomani dell’esposto presentato dai genitori del bambino nato prematuro e deceduto dopo una settimana, ha prelevato gli organi e i tessuti. All’esame autoptico hanno assistito anche gli anatomopatologi dei medici iscritti dalla Procura della Repubblica di Lucca, come atto dovuto, nel Registro degli Indagati. Il neonato che era venuto alla luce prematuramente, alla trentunesima settimana, e con un peso inferiore ai due chili, sarebbe deceduto, stando ai referti medici stilati nell’immediato, per “complicazioni respiratorie” e per una “improvvisa anemizzazione”. E come riferito dal direttore sanitario dell’Asl 12 Antonio Latella, ci sarebbero stati anche problemi legati all’ Rh, con “incompatibilità tra madre e nascituro”, tanto che la madre, durante la gravidanza, era stata seguita dallo staff medico del Gaslini di Genova, specializzato nel settore. Gli esiti sull’autopsia, per dare una risposta ai dubbi sulle cause della morte del piccolo, sono attesi tra circa un mese.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on giugno 28, 2011 at 7:45 am  Lascia un commento  
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FURGONE CONTRO SCOOTER, GRAVE CENTAURO VIAREGGINO

Grave incidente all’incrocio tra via Don Bosco e via Zara. Il violento urto ha coinvolto uno scooter ed un furgone per il trasporto di carne all’ingrosso di un magazzino di Altopascio. I rilievi della Polizia Municipale, intervenuta sul luogo del sinistro, non hanno ancora chiarito con certezza la dinamica: il furgone, con alla guida una donna di 45 anni, L.B.le sue inziali, pare non abbia rispettato lo stop mentre percorreva via Zara in direzione monti – mare, anche se secondo gli agenti anche lo scooter, con a bordo G.O., un 47enne viareggino, avrebbe proceduto a volocità sostenuta via Zara. I residenti, sentito il botto, si sono precipitati in strada, richiamati anche dalle urla strazianti. A trasportare il centauro al Pronto Soccorso del “Versilia” in codice rosso è stata un’ambulanza della Croce Rossa Italiana, e G.O., seppur cosciente, è stato ricoverato per accertamenti. I medici infatti temono eventuali lesioni interne che potrebbero far precipitare il quadro clinico. Grande amarezza per gli abitanti della zona, che da tempo, visti i continui incidenti, lamentano che la segnaletica stradale orizzontale è difficilmente visibile.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on giugno 28, 2011 at 7:30 am  Lascia un commento  
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SPERONANO L’AUTO E FERISCONO GLI AGENTI

Due poliziotti del commissariato di Forte dei Marmi contusi, entrambi con un referto di dieci giorni, e una volante speronata sono il bilancio dell’ultima notte. Arrivata alla centrale operativa del 113 la segnalazione di un uomo sospetto, con tanto di torcia in mano, all’interno del giardino di una villa nei pressi dello stadio, i poliziotti si sono precipitati sul posto, senza però trovare traccia del probabile ladro. Perlustrata tutta la zona gli agenti hanno intercettato una Lancia Musa sospetta e hanno imposto l’alt. Il conducente si è accostato, ma appena i poliziotti sono scesi dalla macchina di servizio ha ingranato la retromarcia investendoli ed è ripartito a tutto gas. Immediato il controllo via radio sulla targa della Lancia, che è risultata essere stata rubata venerdì a Massa, e l’inseguimento per le vie del centro del Forte, con l’auto della Polizia speronata dai fuggiaschi. Gli agenti, per fermare la fuga della macchina, con a bordo almeno tre persone, hanno anche sparato un colpo di pistola in aria ma nonostante gli agenti li abbiano seguiti a tutta velocità i malviventi sono riusciti a guadagnare vantaggio, abbandonando poi la Lancia e fuggendo a piedi, dileguandosi. Quasi certo che i tre fossero dei ladri, anche in considerazione del fatto che nella stessa zona proprio la notte precedente erano state saccheggiate, da mani al momento ignote, ben due abitazioni. Al vaglio della Scientifica e dell’Anticrimine del Commissariato diretto da Enrico Parrini le impronte digitali e ogni minima traccia che i malviventi hanno lasciato a bordo della macchina rubata e abbandonata.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Published in: on giugno 28, 2011 at 7:15 am  Lascia un commento  
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