SPARATORIA ALLA BUFALINA, ERA UN REGOLAMENTO DI CONTI: ARRESTATI QUATTRO SPACCIATORI PER TENTATO OMICIDIO

Si è trattato di un regolamento di conti tra bande rivali per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti nella macchia di Migliarino. Svolta nelle indagini: la Squadra Mobile di Pisa, diretta da Giuseppe Testaì, supportata dagli uomini del Commissariato di Polizia di Viareggio, ha brillantemente risolto il caso del tentato omicidio del marocchino quarantenne avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 di maggio scorso nella zona della Bufalina, al confine con Torre del Lago, catturando i quattro nordafricani che volevano giustiziare il connazionale. Rahal Nasrallah, la vittima che fu ferita da un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata e che tuttora è ricoverato in gravi condizioni all’ Ospedale Unico “Versilia”, fu affrontato nella pineta allo svincolo della variante Aurelia da Zituni Ssadike, meglio conosciuto nell’ambiente come “Mario”, capo della fazione opposta, accompagnato da una decina di uomini. Prima le offese, pesanti, poi le minacce. E per finire gli spari. Uno dei colpi esplosi da Ssadike con una Wesson calibro 3.57 Magnum ferì all’addome il rivale, e il proiettile si conficcò nella spina dorsale. Finiti i colpi in canna i compagni della vittima si scagliarono contro l’aggressore, e i suoi scagnozzi, colpendolo con armi contundenti – bastoni chiodati, un pugnale, un roncola e un katana ritrovati dalla Polizia e posti sotto sequestro.

“Sono stati proprio loro a consegnarlo ferito ai volontari della Misericordia di Torre del Lago, intervenuti per soccorrere il marocchino raggiunto dal colpo di pistola – , ha precisato il Questore di Pisa Raffaele Micillo durante la conferenza stampa. Anche se, a metà tragitto, l’uomo fuggì dall’ambulanza, raggiungendo a piedi la sua abitazione a Viareggio in via Regia, ma ferito fu costretto a chiedere soccorso.

“Una volta arrivato all’ospedale – ha aggiunto il capo della Squadra Mobile pisana – Ssadike riferì alla polizia di essere stato rapito da un commando composto da quattro uomini bendati e armati, che con la forza lo avevano prelevato dalla sua abitazione, portato in pineta e poi pestato selvaggiamente”. Una versione, quasi un alibi concordato, che non ha mai convinto gli inquirenti, tanto per lui sono scattate le manette nemmeno 48 ore dopo il fatto, anche se la notizia dell’arresto non è stata divulgata subito, per non pregiudicare la cattura dei tre complici, di cui uno fratello di Ssadike, e ieri anche B.S., Y.J. e K.B., tutti marocchini e poco più che ventenni, sono finiti in carcere. Indagini difficili, quelle portate avanti dalla Squadra Mobile di Giuseppe Testaì, soprattutto per il clima di reticenza e omertà che regna tra i clandestini trafficanti di droga, e che ha permeato tutta la vicenda, ma attraverso le dichiarazioni raccolte è stato possibile risolvere il caso in meno di un mese. Schiacciante, oltre alla comparazione del proiettile con la pistola con matricola abrasa ritrovata sul mezzo di soccorso, sopratutto la prova dello “Stub”, attraverso la quale sono state trovate tracce di polvere da sparo sui vestiti del capo banda Per tutti e quattro gli arrestati i capi di imputazione sono il tentato omicidio e la rissa aggravata.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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