I TRE CARABINIERI ARRESTATI RESPINGONO TUTTE LE ACCUSE, DOMANI FISSATO L’INTERROGATORIO DI GARANZIA

Hanno parlato con i propri assistiti ieri mattina, i legali dei tre carabinieri arrestati dal Commissariato di Polizia di Viareggio e dalla Squadra Mobile di Lucca. “Abbiamo incontrato in carcere il nostro cliente – hanno riferito gli avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano che difendono Ennio Iardella, il militare in pensione da circa un anno e mezzo, finito in cella con l’accusa di favoreggiamento nella vicenda dell’omicidio di Stefano Romanini, brutalmente ucciso a colpi di pistola l’8 febbraio in un agguato sotto la sua abitazione a Camaiore. “Iardella respinge ogni addebito – hanno aggiunto i due legali – ed è sereno e fiducioso di poter chiarire la sua posizione, in quanto estraneo ad ogni fatto”. Sulla stessa linea la difesa del comandante della stazione di Camaiore Ciro Ionta e del brigadiere Gianluca Martignetti, agli arresti domiciliari, affidata all’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni: ‘Pensavano di avere detto tutto quello che sapevano su questa vicenda – ha affermato – , sono rimasti sorpresi dalla notifica dell’arresto ma hanno la coscienza a posto e sono pronti per essere interrogati ancora per chiarire la loro posizione”. Gli interrogatori di garanzia sono stati fissati per domani, alle 9.30 nel carcere di San Giorgio per Iardella e alle 11 in Tribunale a Lucca per Ionta e Martignetti. Ancora da decidere se gli arrestati si avvarranno, per il momento, della facoltà di non rispondere, visto che gli interrogatori avverranno difronte al Gip Simone Silvestri, e non alla presenza del Gip Giuseppe Pezzuti, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare, in ferie per qualche giorno. Alla base dell’accusa della Procura, oltre che le dichiarazioni del brigadiere Martignetti del 9 maggio, le intercettazioni telefoniche del 14 febbraio dopo che il comandante Ionta era stato sentito dal Pm: “mi raccomando – dice al brigadiere -, di non parlare con nessuno, di non farti chiamare, di non parlare per telefono…che qua sennò…ci potremmo trovare in mezzo a delle situazioni”. Mentre nell’intercettazione del 26 marzo, dopo che il comandante Ionta chiede a Martignetti di informarsi su cosa abbia detto Iardella in Questura, questo lo rassicura : “non ha detto nulla, anche se l’hanno un po’ torchiato”. Quando il brigadiere Martignetti viene sentito dal Pm Origlio ammette la telefonata, ritenendo che “il comandante Ionta avesse il timore di aver omesso qualche atto del suo ufficio”, e racconta tutto quanto accaduto in caserma nell’estate dell’anno prima. Cose queste, poi confermate dallo stesso comandante. I due carabinieri, in sostanza, avrebbero riferito quello di cui in precedenza non avevano fatto cenno alcuno, né ai propri superiori, né alla Polizia che svolgeva le indagini, né al Pubblico Ministero. Lo avrebbero fatto tre mesi dopo l’omicidio, e solo perchè messi alle strette. “Quali che siano le motivazioni che li hanno indotti a tanto, e tenuto conto che il rapporto tra Marignetti e Roberto Romanini (cugino della vittima, ma a tutt’oggi non indagato nell’inchiesta per l’omicidio) risale a prima che Ionta assumesse il comando della stazione di Camaiore, – scrive il Gip nell’ordinanza – è indubbia la gravità della loro condotta”. Il comandante, tra l’altro, era stato convocato dal Pm solo pochi giorni dopo l’omicidio e invitato a riferire circostanze utili per le indagini di sua conoscenza “non solo non ha detto nulla, ma si è adoperato perchè Iardella e Martignetti mantenessero il silenzio”. Di tutt’altro avviso gli avvocati, e in particolare Antongiovanni: “quando i miei assistiti dissero a Roberto Romanini di ritornare, per presentare una eventuale denuncia di truffa nei confronti del cugino Stefano, lo fecero perchè il denunciante non aveva con sé la necessaria documentazione di supporto. Ma l’uomo non tornò mai in caserma, ed è solo per questo motivo, non essendo mai stata presentata una denuncia, che dopo il delitto non resero noto l’episodio”. La notizia degli arresti, nella famiglia di Stefano Romanini, è stata accolta con choc, ma anche come segnale di speranza: “ Il comandante Ionta lo conoscevamo appena, ma Iardella e Martignetti erano vecchi amici di mio padre – racconta Stella, la figlia 22 enne della vittima -, quasi ogni sabato eravamo a cena insieme. Hanno spessissimo festeggiato con noi Natale e Capodanno, ed erano alla cena dei 25 anni di matrimonio dei miei genitori”. Stella, come la sorella Serena e la mamma Giuliana, ora si aspetta solo che venga fuori tutta la verità: “Forse non tutto – afferma -, ma qualcosa gli arrestati la sanno. Il 9 luglio è il compleanno di mio babbo, avrebbe compiuto 47 anni, nessuno ce lo renderà mai, purtroppo, ma quello che chiediamo è di avere giustizia”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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