LA PROCURA: “REMORINI DEVE RESTARE IN CARCERE”. GLI AVVOCATI DELLA DIFESA: “SIAMO ALLIBITI”

La Procura all’attacco: “Massimo Remorini deve rimanere in carcere”. Allibita la difesa. La vicenda di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, le due donne scomparse dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago ormai da un anno, torna a tenere banco. Il Pubblico Ministero ha infatti presentato richiesta di proroga della custodia cautelare. Il prossimo 20 agosto, lo “zio”, in carcere dallo scorso 21 febbraio, sarebbe dovuto uscire per decorrenza dei termini, sei mesi. Ma secondo la Procura sussistono tuttora le gravi esigenze cautelari già indicate nella richiesta antecedente che ne ha determinato l’arresto: “La particolare complessità delle indagini in corso – scrive il Pubblico Ministero – rende indispensabile il protrarsi della custodia”. Le motivazioni addotte dall’accusa sono principalmente due, dopo le richieste del Pm del 13 giugno: l’esigenza di procedere all’esame di Francesco Tureddi, coindagato nell’inchiesta, alle luce delle dichiarazioni che lo stesso rese alla polizia giudiziaria lo stesso giorno dell’arresto di Massimo Remorini, e poi al Pm – ossia che le due donne sarebbero state uccise e poi bruciate in un bidone dell’olio che poi “Cecchino” avrebbe gettato via in un cassonetto, mentre lo “zio”, assieme alla badante Maria Casentini, avrebbe fatto sparire i resti delle donne in dei sacchetti neri smaltiti non si sa dove. Nella richiesta di proroga di custodia cautelare la Procura evidenzia che i “timori” di Francesco Tureddi, espressi più volte, “potrebbero essere aggravati dalla rimessione in libertà di Remorini, prima dell’espletamento dell’esame”. C’è poi un’altra motivazione, alla base della richiesta: quella che l’incidente probatorio è stato richiesto anche per espletare alcuni accertamenti su oggetti, un grembiule e un asciugamano, per i quali gli avvocati dello “zio”, Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno, hanno avanzato a suo tempo riserva di richiesta di incidente probatorio. “La richiesta della Procura ci lascia allibiti – hanno ribadito i due legali difensori -, dopo i due incidenti probatori da noi richiesti, il primo con David Paolini e il secondo con Francesco Marchetti eravamo certi che le indagini avrebbero preso tutt’altra direzione”. “Il figlio e nipote delle due scomparse cadde in numerose contraddizioni – ricorda l’avvocato Giorgio Paolini -, mentre il marito di Velia ha svelato particolari interessanti sulla vita familiare delle due donne e del ragazzo”. La decisione sulla richiesta di proroga della misura cautelare avanzata dalla Procura spetta al Giudice per le Indagini Preliminari Marcella Spadaricci, alla quale i difensori di Remorini hanno già consegnato ieri mattina una copiosa e dettagliata memoria difensiva. Nel caso che il Gip non accolga la richiesta della Procura il Pm, in via subordinata, ha chiesto che venga disposto per lo “zio” il divieto di espatrio, il divieto di dimora a Viareggio, o frazioni, e l’obbligo di presentarsi tutti i giorni alla polizia giudiziaria del luogo dove lo stesso fissasse il domicilio una volta scarcerato.

Le figlie e la moglie: “Massimo è innocente”

Allibita della richiesta di proroga della misura cautelare anche la famiglia di Massimo Remorini. Ma con la speranza, che fino ad oggi non l’ha mai abbandonata, che la verità venga fuori. Prima o poi. “Nostro padre è innocente – a dirlo, e riscriverlo nuovamente su Face Book, sono le figlie Monica e Silvia. “Certo, se non sei un caso da salotti televisivi nessuno parla di te – affermano assieme alla madre Donatella -, per ora è stato dato ascolto solo a chi ha apostrofato nostro padre come il mostro del campo degli orrori, ma sono accuse senza prove. E il grande accusatore è un uomo conosciuto nel reparto psichiatrico del “Versilia” come paziente con disturbi della personalità”. “Nostro padre è in cella da sei mesi solo per indizi – aggiungono – e accuse fatte da persone che al momento non sono mai state indagate”. E l’appello è lo stesso di un mese fa: “chi sa parli, vogliamo giustizia e tutela dalla legge”. Remorini dal giorno in cui è finito a San Giorgio è accusato di circonvenzione di incapace, appropriazione indebita, sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e soppressione e distruzione di cadavere.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on agosto 13, 2011 at 9:50 am  Lascia un commento  
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