CIRA S’INCATENA DAVANTI L’ELISEO

L’aveva promesso, e lo ha fatto: Cira Antignano, la mamma di Daniele Franceschi, nel giorno del primo anniversario della morte del figlio nel carcere di Grasse, nel sud della Francia, si è davvero incatenata difronte all’Eliseo. Attimi di tensione, con un cordone di militari, poliziotti e gendarmi pronto ad intervenire, e i funzionari dell’Eliseo usciti fuori per far allontanare madre coraggio. “Inizialmente c’é stato un po’ di scetticismo nei nostri confronti – come ha affermato il suo legale, avvocato Aldo Lasagna partito con la donna da Viareggio -, nonostante la presenza di giornalisti e troupe televisive”. Ma la donna, grazie anche all’intervento del suo legale, è riuscita a farsi ricevere. “Finalmente il muro di gomma delle autorità francesi si è infranto”, ha detto all’Ansa Cira Antignano dopo essere stata ricevuta da un alto funzionario governativo. Mamma Cira si era recata ieri mattina davanti al palazzo presidenziale, indossando una maglietta con stampata la foto del figlio e la scritta “verità e giustizia un anno dopo” per cercare di riaccendere i riflettori sulla tragica fine del figlio, i cui organi non le sono ancora stati restituiti. “La mamma di Daniele – ha precisato l’avvocato Lasagna – ha consegnato all’alto funzionario una lettera indirizzata alla premiere dame Carla Bruni in cui chiede aiuto per ottenere la restituzione degli organi del figlio e la possibilità di avere un incontro con lei e suo marito, il presidente Nicolas Sarkozy”. Incontro che è stato promesso. Mamma Cira e il suo legale hanno poi incontrato il console generale d’Italia a Parigi, il viareggino Luca Maestripieri, che ha promesso il suo interessamento per un incontro, che dovrebbe tenersi la prossima settimana, con il Direttore Generale degli Affari Penali del Ministero di Giustizia francese. Daniele Franceschi mori in circostanze ancora da chiarire il 25 agosto dello scorso anno, a 36 anni, in una cella del carcere di Grasse, nel sud della Francia. Daniele era stato arrestato con l’accusa di falsificazione e uso improprio di carte di credito in un casinò della Costa Azzurra, ed era in attesa del processo. Ancora le autorità giudiziarie d’oltralpe non hanno restituito alla famiglia gli organi espiantati per l’autopsia. Dalle lettere che il figlio mandava alla madre emergerebbero maltrattamenti subiti nella struttura penitenziaria di Grasse, confermati anche da alcune testimonianze raccolte in carcere. Dall’autopsia eseguita in Francia, Daniele sarebbe morto per cause naturali. Ma la signora Antignano, quando pote’ vedere la prima volta il figlio, in quell’occasione, per l’autopsia a Nizza, lo trovo’ con il volto tumefatto e il naso fratturato. Elementi confermati dall’esame autoptico svolto in Italia. Il problema, tuttavia, e’ quello delle probabili lesioni interne, che i medici e le autorita’ del carcere francese avrebbero sottovalutato, fino alla morte di Daniele. L’impossibilita’ di svolgere un’ulteriore autopsia e la rimozione degli organi interni dal cadavere, il suo stato di elevata decomposizione, non hanno permesso di chiarire i dubbi. ”Io – afferma Cira Antignano – voglio giustizia, anche se so solo che non potro’ mai darmi pace”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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