LA RICOMPENSA PIU’ BELLA PER UN MEDICO? IL SORRISO DELLE MAMME

Equità, intesa come accessibilità per tutti senza distinzione fra ricchi, poveri, immigrati regolari, irregolari, pazienti private o provenienti da percorso istituzionale gratuito quale è il consultorio. Sicurezza, ossia medici e ostetriche dedicate, anestesista e neonatologo sempre. Qualità, ovvero applicazione delle evidenze scientifiche più aggiornate. Gratuità delle cure e del parto sia in ospedale che sul territorio. E poi ancora trasparenza, tutto alla luce del sole, e scritto sul “partogramma”, controllo del dolore, eccellenza della diagnostica prenatale – la villocentesi nell’area vasta la pratica solo il “Versilia” e l’ospedale di Pisa -, assistenza domiciliare di un’ostetrica a casa della donna dopo la dimissione, e riabilitazione del pavimento pelvico per le donne che ne hanno bisogno per conseguenze uroginecologiche del parto, cioè incontinenza urinaria, danno questo che si può verificare più facilmente per i parti precipitosi. Forse ci sarebbero anche tante altre eccellenze nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Unico “Versilia”, ma il primario Giovanni Paolo Cima si ferma a questo, che è comunque tanto: “Non voglio esagerare – afferma sorridendo aggiungendo che è comunque allo studio anche una convenzione con alcune palestre private per attività fisiche adatte alla gravidanze. Camaiorese di nascita, versiliese doc quindi, 60 anni appena compiuti, il dottor Cima non è un figlio d’arte, i suoi genitori erano commercianti: dopo il diploma scientifico, anche se la famiglia lo avrebbe voluto avvocato, si è laureato giovanissimo, appena 25enne, in Medicina e Chirurgia all’università di Pisa, con il massimo dei voti e la lode. Specializzandosi poi in Ginecologia ed Ostetricia. “La scelta la presi scalando le rocce sulle Alpi, assieme ad un amico”. La montagna galeotta, che lo ha portato alla professione di “medico delle donne”. Un lavoro che svolge da sempre con amore. E la dimostrazione è il gran numero di future mamme che si rivolgono alle sue mani, e che si fidano. La sua brillante carriera inizia al vecchio ospedale di Viareggio, il Tabarracci, per poi passare a quello di Pietrasanta. L’ ”approdo” al “Versilia” è nel 2004, prima come aiuto, e dal 2008 come primario. Quanti sono i bambini che ha fatto nascere? “Tanti, almeno 100 all’anno per trent’anni”. Ma il primo nato, come il primo amore, non si scorda mai: “Ero ancora studente specializzando a Pisa – ricorda – ed ero terrorizzato, si trattava di un parto prematuro. Chiamai il mio professore, ma quando arrivò la piccola era già nata, ed era andato tutto bene”. Al Versilia, a parte la breve, se pur tragica, parentesi dell’ottobre nero del 2008, con tre neonati morti in due settimane, il reparto diretto da Giovanni Paolo Cima è uno dei fiori all’occhiello, con uno uno staff composto da 16 ginecologi e 2 specialisti in procreazione assistita e un trend di parti in crescita: 1200 nel 2010, e nel primo semestre del corrente anno 750. Parti naturali o cesarei? “Pochissimi cesarei, solo quando è veramente necessario, la quasi totalità sono parti naturali, anche in acqua – è la risposta -, nel mio reparto vige il principio della umanizzazione della fase della nascita di un figlio, in sala parto si mangia frutta, e si beve tè, o acqua. L’anestesia epidurale, per chi la vuole, è garantita H24 in tutti i giorni dell’anno”. Parti in crescita, quindi, e non solo di mamme versiliesi, al reparto del dottor Cima arrivano donne da tutta la Toscana, e anche da fuori regione. Ma gli aborti? “Non sono pochi, sei Ivg al giorno, anche se gli abortisti sono solo cinque, ma sono in aumento soprattutto le interruzioni di gravidanza terapeutiche, per l’aumento dei test di prevenzione. Sono sempre stato obiettore di coscienza ma ho votato anche io a favore dell’aborto – confessa -, per una questione di correttezza nei confronti degli altri. Non tutti la pensiamo nello stesso modo sull’argomento, ma nessuno deve essere privato della sua libertà di scegliere”. Motivo per il quale pur non praticando gli aborti, nel suo reparto l’assistenza a chi sceglie di interrompere la gravidanza è garantita. La diagnostica prenatale si basa inizialmente sul bi-test, al solo costo di 36 euro, non inserito nel protocollo ma al “Versilia” sempre consigliato, e sulla translucenza nucale del feto con un ecografo di particolare qualità. Poi, in caso di risposta positiva, si passa all’ ammiocentesi, gratuita sopra i 35 anni, o al meno invasivo esame dei villi coriali. “Certo gli esami non vedono tutto – ammette il dottor Cima -, per la sindrome di Apert, patologia rarissima con un incidenza di un caso su 30mila, tanto per fare un esempio, occorrono specifici esami genetici”. Nel reparto, anche ieri, era pieno di fiocchi rosa e celesti. “Il sorriso delle mamme quando stringono a sé i loro piccoli è la ricompensa più bella per un medico”, afferma sorridendo il primario. E il suo sorriso è dolce, come quello di un padre. Il ginecologo, del resto, segue le future madri passo passo. Ogni bimbo che nasce è un po’ anche suo.

Giovanni Paolo Cima ha iniziato a lavorare come medico di ruolo nell’Ospedale di Pietrasanta in qualità di vincitore del concorso pubblico per assistente di Ostetricia e Ginecologia nel 1979. Il reparto era diretto allora dal dottor Manfredi, allievo e braccio destro del professor Luisi. Sotto la sua direzione si è occupato di oncologia ginecologica chirugica. Ha fatto parte anche di un gruppo oncologico clinico del nord est italiano che ha la sua sede principale a Padova, perfezionandosi in tecniche chirurgiche e strategie oncologiche per le principali neoplasie ginecologiche e in particolare per i tumori ovarici. Attualmente è direttore di Ostetricia e Ginecologia presso la Asl 12 Viareggio.   Durante la sua carriera, è stato titolare dell’Alta Specializzazione in endoscopia Ginecologica ed ha maturato un’esperienza importante nella chirurgia endoscopica eseguendo interventi complessi sia laparoscopici che  isteroscopici. In questa veste ha seguito oltre il 90% degli interventi fatti per problematiche di sterilità e infertilità nelle pazienti affluite al Centro della Riproduzione Assistita del “Versilia” che è il più grosso centro pubblico della Toscana. Da quando dirige il reparto di Ginecologia ed Ostetricia del nosocomio versiliese ha introdotto l’uso delle linee guida più moderne e continuamente aggiornate  adattandole alla nostra realtà, aumentando il livello di collaborazione con le altre strutture sanitarie della Toscana e in particolare con i Centri Universitari di Pisa e Firenze. Da non dimenticare il suo lavoro per l’umanizzazione e per la sicurezza del parto, per un precoce e continuo rapporto fra la madre e il bambino, attraverso il rooming in e la promozione dell’allattamento al seno.

Published in: on agosto 27, 2011 at 2:00 pm  Lascia un commento  
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