UN ANNO FA LA DENUNCIA DI SCOMPARSA DI VELIA CARMAZZI E MADDALENA SEMERARO

Ieri, un anno fa, David Paolini denunciava la scomparsa dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago della mamma Claudia Velia Carmazzi e della nonna Maddalena Semeraro. Ieri, ad un anno di distanza, in quel campo ancora con i sigilli apposti a inizio di dicembre dai carabinieri di Viareggio, la roulotte, il camper e la casina in legno dove le due donne hanno vissuto per un periodo sono sommerse dalle erbacce, alte quasi tre metri. La strada, sterrata e illuminata dal sole settembrino, è silenziosa. Solo il rumore delle auto che transitano a pochi passi. Da quattro delle cinque abitazioni vicine al ribattezzato “campo degli orrori” nessuno degli abitanti, dice, ha mai sentito grida, o lamenti. Qualcuno ricorda di aver visto spesso sia Massimo Remorini che David Paolini passare col furgone, entrare nel campo, e ripartire. Qualcun altro afferma di aver visto, qualche volta, anche Velia camminare a piedi sul viottolo con il figlio. Ma tutti affermano di non aver mai sentito “strani odori”. Certo, d’intorno, ci sono tanti campi, e spesso si bruciano foglie. Ma l’odore di carne umana bruciata è diverso. Era il 28 settembre del 2010 quando l’assistente sociale Eleonora Biagini si presentò alla caserma dei carabinieri di Torre del Lago, riferendo di aver appreso da una donna della situazione di disagio di Velia e Maddalena, non seguite dal servizio sociale del comune di Viareggio, che a detta della segnalazione ricevuta vivevano rinchiuse, aggiungendo di aver saputo, sempre dalla stessa fonte, che in un giorno non meglio precisato sarebbero state udite invocazioni di aiuto da parte della più anziana. I carabinieri, ricevuta la notizia, si erano subito recati al campo, ma delle due donne non c’era traccia e per questo motivo si erano messi in contatto con il parente più vicino, il figlio e nipote David Paolini. Che a quel punto fece denuncia. Le indagini da parte della Procura sulle donne scomparse, a distanza di dodici mesi, non sono ancora chiuse, al fascicolo del Pm titolare dell’inchiesta sono arrivate da pochi giorni le investigazioni finanziarie effettuate dalle Fiamme Gialle, e si aspettano, entro due mesi, le perizie psichiatriche sul ragazzo, cosi come quelle su Raffaella Villa. Ma anche la difesa non si ferma e proseguono le indagini da parte dei legali di Massimo Remorini, e di Maria Casentini: “Per il momento stiamo acquisendo delle documentazioni che riteniamo molto interessanti – hanno precisato gli avvocati Giorgio Paolini, Carlo Di Bugno e Alessandro Bini, senza sbilanciarsi. Ma sono nell’aria nuovi colpi di scena.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Foto Raffaele Carnevale

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Published in: on settembre 30, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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FOTO PORNO SUL WEB, A PROCESSO L’EX

La prima volta, la donna, ha pensato che si trattasse di uno sbaglio. Oppure di uno scherzo. Anche se di cattivo gusto, per non dire pessimo. Poi, giorno dopo giorno, col passare delle ore, per lei è iniziato un vero e proprio incubo. Di quelli che ti mettono letteralmente a terra. Il suo telefono, infatti, ha iniziato ad essere sommerso di chiamate, diventando molto “caldo”. Come una linea hard, a luci rosse, con sconosciuti, tutti uomini, che la chiamavano interessati a lei, al suo corpo, per chiederle prestazioni sessuali di un certo tipo. Stupore, incredulità, e soprattutto umiliazione. E una domanda, come un assillo: perchè le stava succedendo tutto questo? Quell’ interesse morboso nei suoi confronti da cosa nasceva?. La donna, una viareggina poco più che trentenne, ha però scoperto poco dopo l’arcano: qualcuno aveva inserito nel web una decina di foto pornografiche di una donna molto sexy e sensuale, ripresa nei clic in atti da sesso estremo. Certo, il viso, era stato oscurato. Impossibile riconoscere chi fosse. Ma sotto ad ogni immagine era scritto il suo numero di telefono. Una sorta di didascalia che fungeva da invito ad essere contattata. La vittima, sotto choc, non ha però perso tempo e si è subito rivolta alle forze dell’ordine, presentando una denuncia e dando agli investigatori anche delle precise indicazioni per risalire all’ignoto che aveva messo on line le foto. Sono stati i militari della Guardia di Finanza a risalire al computer dal quale erano state caricate su internet le immagini, e l’uomo, un ex con il quale la storia era finita da tempo, è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata. In aula al tribunale monocratico di Viareggio è stato ricostruito, a porte chiuse, tutto il misfatto, con la deposizione della vittima, degli inquirenti e dei consulenti tecnici. La parte offesa, assistita dal suo legale, si è costituita parte civile per i danni subiti. Il processo è stato aggiornato al prossimo 12 dicembre. E la parola, allora, passerà alla difesa.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

TRAGEDIA FAMILIARE, GIOVANE SI TOGLIE LA VITA

Tragedia familiare, in un’abitazione a Querceta, nel comune di Seravezza. E’ stata la madre a trovare il corpo ormai senza vita del figlio. Il giovane, di 33 anni, si era ritirato nella sua stanza da letto, e quando la mamma si è affacciata nella stanza per dargli la buonanotte non lo ha trovato a letto. L’occhio è andato subito alla porta del bagno, lasciata semi aperta. Ed è stato li che ha trovato il figlio, morto. Il 33enne si era costruito un cappio con i lacci delle scarpe e si era impiccato ad un porta asciugamani. Immediata la chiamata al 118 e al 113, e sul posto sono intervenute immediatamente un’ambulanza e una volante del Commissariato di Polizia di Forte dei Marmi. Per il giovane, che in passato aveva già tentato di togliersi la vita, non c’era più niente da fare e al medico non è rimasto altro che compilare il certificato di morte. La salma, dopo il nulla osta del magistrato di turno, è stata composta nell’obitorio dell’Ospedale Unico “Versilia”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on settembre 30, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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PINETA AL SETACCIO DA TORRE DEL LAGO A VECCHIANO, LO HANNO DECISO I PREFETTI DI LUCCA E PISA IN UN SUMMIT CONGIUNTO

Pattuglie miste delle Forze dell’Ordine setacceranno costantemente la macchia da Torre del Lago a Viareggio. Lo hanno deciso i prefetti di Lucca e Pisa, Alessio Giuffrida e Antonio de Bosis durante il vertice di ieri pomeriggio nella sala consiliare del comune di Vecchiano al quale ha partecipato anche il sindaco di Viareggio e i vertici di tutte le forze di polizia. La zona boschiva ospita infatti da mesi decine di spacciatori extracomunitari, che oltre a trafficare nell’interno si affrontano a suon di coltellate e colpi di pistola nelle zone urbane creando allarme e insicurezza. Ora che la criminalità ha alzato il tiro lo Stato prova a rispondere con forza. Negli ultimi giorni polizia e carabinieri hanno effettuato numerosi blitz, con arresti e denunce. Ma i Prefetti vogliono insistere e hanno affidato ai Questori delle due province il compito di coordinare i controlli. Per stanare gli spacciatori saranno utilizzate anche pattuglie a cavallo e unità cinofile. Con la stagione dei funghi appena iniziata la pineta si popola di anziani e famiglie con bambini, la cui incolumità è messa a rischio dalla presenza di persone violente pronte a tutto, che durante la notte sono poi solite spacciare nel centro di Torre del Lago, sulla marina e persino nella pineta di ponente. Per quanto riguarda i locali la Confesercenti ribatte alle parole del sindaco Luca Lunardini e dell’assessore Athos Pastechi: “Ci sembra sbagliata e non condivisibile la dichiarazione rilasciata dal primo cittadino in cui si ventila che la limitazione oraria ai locali della Marina di Torre del Lago potrebbe protrarsi anche per tutta la prossima stagione estiva, così come grave e fuori luogo è l’attacco dell’assessore contro alcuni titolari di locali sulla Marina, e poco consono al ruolo istituzionale che ricopre. Invece di buttare benzina sul fuoco, di denigrare imprese che hanno contribuito alla crescita del nostro territorio, sarebbe meglio che gli amministratori si dedicassero ad affrontare e risolvere i problemi, purtroppo numerosi, della nostra città”. Ma proprio sui locali sono puntati gli occhi della Procura che ha aperto due fascicoli di indagine.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

RITO ABBREVIATO PER FRANCESCO QUINCI, A NOVEMBRE DAL GUP

Rito abbreviato per Francesco Antonio Quinci, in carcere dallo scorso 8 gennaio e accusato di omicidio volontario aggravato, per aver ucciso la moglie Rajmonda Zefi e aver poi gettato il cadavere in un dirupo sopra Stazzema. La richiesta dei suoi legali, avvocati Carlo Alberto Antongiovanni e Giorgio Nicoletti, è infatti stata accolta e l’udienza davanti al Gup Giuseppe Pezzuti è stata fissata per il prossimo 9 novembre. “Da quanto emerge dalla perizia psichiatrica fatta dal professor Mario Di Fiorino, il primario di psichiatria del “Versilia”, ci sono sufficienti elementi perchè la capacità di intendere e volere al momento del fatto fosse gravemente scemata”, è con questa annotazione che si conclude la perizia di parte. “E’ probabile che il magistrato chieda una Ctu, e in questo caso – ha precisato l’avvocato Antongiovanni – il 9 novembre verrà fissata una ulteriore udienza per il giuramento del consulente della Procura”. L’uomo, dal carcere, sono mesi che si dichiara innocente e ripete “non l’ho uccisa, è stato un tragico incidente”. Nonostante i risultati dell’autopsia, che evidenziarono segni di strangolamento al collo. “Avevamo litigato, eravamo sulle scale, l’ho trattenuta, poi l’ho lasciata, è scivolata ed è morta sul colpo”. Una versione, questa, che ha ripetuto anche allo psichiatra, nella consapevolezza lucida di aver però occultato il corpo senza vita. “Contiamo sulla semi infermità mentale – ha spiegato il difensore. Ma Francesco Antonio Quinci rischia 30 anni di galera.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

BAR CEDUTO, MA IL SOCIO NON LO SA: LA VICENDA TORNA IN TRIBUNALE

Nuova udienza, davanti al coordinatore dei giudici del tribunale monocratico di Viareggio Gerardo Boragine, per il processo che vede alla sbarra Gianluca Pozzi e la vicenda del bar Carmencita, noto locale nella centrale piazza Mazzini, “venduto” a terze persone senza che il socio, secondo l’accusa, ne sapesse nulla. A deporre, ieri mattina, è stato l’imputato, difeso dall’avvocato Leonardo Lapazin Zorzit, che ha negato in toto le accuse mossegli. La storia ha inizio con una querela, presentata dal socio Pierluigi Bizzarri di Pistoia, che tutelato dall’avvocato Marco Taddei, si è anche costituito parte civile per i danni subiti. A suo dire avrebbe appreso per caso, venendo a Viareggio ed entrando nel bar, che lo stesso era “gestito” da persone a lui sconosciute. E alla domanda di chi fossero coloro che erano dietro alla cassa e al bancone la risposta fu un fulmine a ciel sereno. Il bar era stato ceduto, e lui, socio al 50%, non ne sapeva un bel niente. Sarebbe stato Gianluca Pozzi a firmare il contratto, per altro davanti a un notaio, ma a detta del querelante la firma Bizzarri non era la sua: “Visibilmente contraffatta”. L’imputato, commercialista, è cosi finito a processo accusato di truffa e falso. “Falso – ha spiegato la parte offesa – in quanto al notaio è stato esibito un verbale di assemblea in cui mi si dava per presente, e con una firma che io non ho mai apposto”. Anche se l’imputato, ieri mattina in aula, ha controbattuto che invece c’era ed aveva firmato: “convocai l’assemblea dei soci in un bar”, ha affermato Pozzi. Ma secondo l’accusa, in quel bar, l’incontro aveva riguardato ben altro: “Fu chiesto al mio cliente – ha spiegato l’avvocato Taddei – di cedere la sua quota per 140mila euro, ma lui rifiutò. Bizzarri non ha mai saputo che il bar era stato dato in gestione, e soprattutto non ha ricevuto un euro dall’operazione”. Operazione che si sarebbe concretizzata nel versamento di 80mila euro davanti al notaio, 100mila su un conto corrente intestato ad una società riconducibile a Gianluca Pozzi e ratei da 7.500 al mese. I gestori nuovi, la scorsa udienza, furono chiamati a testimoniare e confermarono di aver concluso l’affare con il Pozzi, di aver versato delle somme e di aver poi bloccato gli ulteriori pagamenti, dietro diffida dell’avvocato di Bizzarri, temendo che il contratto fosse dichiarato nullo. Il processo, per la sentenza, è stato rinviato al prossimo 18 gennaio.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on settembre 29, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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SMANTELLATO CAMPO ABUSIVO


Raffica di controlli da parte della Polizia, per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e dello spaccio di sostanze stupefacenti. L’estate è ormai finita, i locali chiudono i battenti, e gli spacciatori di droga abbandonano i rifugi dove hanno dormito e bivaccato durante la bella stagione. Nella zona retro dunale a fianco del viale Europa a marina di Torre del Lago, a poche centinaia di metri dai locali cult e simbolo del divertimento notturno, sono ancora ben visibili i rifugi: rami e piante sapientemente utilizzati per costruire alloggi di fortuna in mezzo alla fitta vegetazione. Questi insediamenti furono scoperti a inizio agosto dalle pattuglie a cavallo della Polizia di Stato, e gli agenti del Commissariato di Viareggio, con un blitz, identificarono una decina di tunisini noti nell’ambiente della droga, nonostante fossero tutti in possesso di permesso di soggiorno rilasciato dal governo per motivi umanitari. Ragione, questa, per la quale la Polizia non ha potuto rimpatriarli. Ieri mattina, su richiesta dell’assessore Athos Pastechi, il personale della Sea ha smantellato gli insediamenti, all’interno dei quali sono stati ritrovati alcuni bastoni identici a quelli utilizzati nelle “guerre” tra bande di spacciatori. Alla luce degli ultimi fatti di violenza, i quattro nordafricani accoltellati e la troupe televisiva di Rete Versilia aggredita sulla marina di Torre del Lago, le Forze dell’Ordine hanno ulteriormente intensificato i controlli in varie zone della città, e nelle ultime ore sono stati identificati oltre dieci tunisini, conosciuti nel mondo della droga, sbarcati nei mesi scorsi a Lampedusa e con in mano il permesso di soggiorno per motivi umanitari. E ieri pomeriggio incendio nella pineta di Levante a Torre del Lago. Ignoti hanno dato alle fiamme alcuni giornali e un lenzuolo. Il fuoco ha interessato alcuni metri quadrati di bosco. Il tempestivo intervento dei pompieri e dei volontari dell’antincendio della Misericordia ha evitato danni più rilevanti.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)


Published in: on settembre 29, 2011 at 9:20 am  Lascia un commento  
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VIOLENTA RISSA IN UNA DITTA DI MARMI

Violenta rissa alla ditta di marmo Sermattei a Corvaia, nel comune di Seravezza. Un autotrasportatore di La Spezia di 49 anni, M.A.le sue iniziali, si è presentato in azienda, pare per sistemare una questione di soldi, e dopo un’animata discussione con il titolare, A.S.di 53 anni, i suoi due figli di 23 e 28 anni, è scattata l’aggressione. Il camionista è stato colpito alla schiena con un bastone di ferro, di quelli che vengono utilizzati per spostare le lastre di marmo. La vittima, trasportata al Pronto Soccorso dell’Ospedale Unico “Versilia”, ha riportato ferite giudicate dal personale medico guaribili in una quindicina di giorni, mentre gli altri tre hanno subito ferite meno gravi. Sul posto sono intervenute due volanti del Commissariato di Polizia di Forte dei Marmi, i cui agenti hanno denunciato per rissa i quattro contendenti.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on settembre 29, 2011 at 9:10 am  Lascia un commento  
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RAPINA ALLA STAZIONE, DUE IN MANETTE

In manette, la notte scorsa, per mano dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile diretto dal tenente Fabio Truddiau, due rapinatori che hanno aggredito e derubato un uomo di 62 anni alla stazione ferroviaria di Viareggio. Responsabili del grave episodio un tunisino 33enne, Z. C., conosciuto alle Forze dell’Ordine, e L. M., una 18enne di Nozzano. I due, dopo aver avvicinato l’uomo hanno tentavato di “sfilargli” dalla tasca posteriore dei pantaloni il portafogli contente denaro contante e la tessera bancomat. La vittima, accortosi del maldestro tentativo di furto ha reagito e per questo è stata minacciata e strattonata dai due aggressori che sono riusciti ad impossessarsi del portafogli e a scappare. Il 62enne ha però dato l’allarme al 112, e i carabinieri intervenuti immediatamente sono riusciti rapidamente a rintracciare i due aggressori che sono stati fermati e arrestati. La refurtiva è stata recuperata e restituita al legittimo proprietario.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Published in: on settembre 29, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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“HA MINACCIATO DI MORTE SUA MADRE”, PARLA LA NIPOTE DELL’EX MARITO DI VELIA: LA GIOVANE AVEVA RILASCIATO LA SUA TESTIMONIANZA IL 9 DICEMBRE DAI CARABINIERI

David ha minacciato di morte la sua mamma, e più volte le ha ripetuto che l’avrebbe buttata fuori di casa. Al primo litigio cui ho assistito ho pensato che scherzassero, ma poi, visti i ripetuti litigi, ho capito che non si trattava di uno scherzo”. Affermazione choc quella di Jessica Marchetti, nipote del marito di Claudia Velia Carmazzi, intervistata da Il Nuovo Corriere. “Ero a casa di David Paolini in via Machiavelli – racconta la 21enne viareggina -, era il 2009, poco prima della strage di Viareggio, e iniziò un putiferio. Non ho capito bene il motivo dei litigi, ma mi spaventai e me ne andai”. La ragazza, il 9 dicembre dello scorso anno, in fase di indagini preliminari sulla vicenda della scomparsa di Claudia Velia Carmazzi e di sua madre Maddalena Semeraro dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago, è stata sentita come persona informata sui fatti nella caserma dei carabinieri di Viareggio. Jessica è la nipote di sangue di Francesco Marchetti, il marito di Velia, e David, il figlio e nipote delle due donne, lo conosce bene. Chiamata dagli inquirenti dopo che suo zio aveva riferito ai militari dell’Arma che la nipote avrebbe visto a settembre 2010 Velia nella zona della stazione, la ragazza ha riferito di averla sì incontrata al buffet del dopo lavoro ferroviario a mangiare col figlio, ma circa un anno primo della scomparsa. “Conosco molto bene David”, ci ha detto: la ragazza si era fidanzata con un amico di David Paolini e frequentava la stessa compagnia: ”Posso confermare che è un ragazzo dal carattere difficile e facilmente irascibile. Ricordo di aver assistito a diverse risse tra lui e suoi coetanei, per futili motivi e pretestuosi motivi”. E questo sta scritto nero su bianco anche nella sua testimonianza. Jessica, da bambina, viveva a Lido di Camaiore, sulla via Italica, e la sua casa confinava con quella di Francesco Marchetti, che già all’inizio degli anni ’90, cosi ci ha raccontato, frequentava Velia: “Io e David siamo quasi cresciuti insieme, quando era piccolo veniva a casa di mio zio Francesco con la sua mamma. Si sono lasciati e ripresi tante volte, poi quando Velia si è sposata con Francesco Marchetti, lui si è trasferito e sono andata spesso a trovarli a casa loro. Tutti e tre sono anche venuti alla mia prima comunione. Mio zio adorava David, era lui che gli faceva il bagno, gli preparava la merenda, e lo portava a spasso. Come un vero padre. Poi si sono separati”. Su cosa faccia adesso David Paolini, Jessica Marchetti non sa niente. “Era il 2009, di settembre, quando lo incontrai con la madre. Lei, dopo, non l’ho più vista. E nemmeno lui, se non di sfuggita o in televisione”. Che le due donne erano scomparsa lo ha appreso dalla tv e dai giornali. “La nonna Maddalena – aggiunge – – non l’ho mai conosciuta”. A domanda rispondi, però, Jessica Marchetti, nel verbale di sommarie informazioni, ha dichiarato agli investigatori di aver frequentato in passato l’abitazione di Velia, quando la donna viveva in via Machiavelli: “Tra lei e il figlio c’era un rapporto difficile – sono state le sue parole -, e ho assistito a violenti litigi durante i quali David ha minacciato di morte la mamma dicendole di volerla buttare fuori di casa”. E questo rimane agli atti. In questa storia ancora avvolta nel mistero, per la quale la Procura non ha ancora chiuso le indagini, c’è un particolare che assilla Jessica: “Se davvero David ha visto sua madre come morta io non riesco a capire perchè non abbia chiamato il 118”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)