“INTERROGATORIO NULLO”, GLI AVVOCATI DI REMORINI E DELLA CASENTINI CONTESTANO L’INCIDENTE PROBATORIO

L’incidente probatorio di Francesco Tureddi è inammissibile, nullo e inutilizzabile”. Queste le prime parole dei difensori di Massimo Remorini, avvocati Giorgio Paolini e Carlo di Bugno, e del nuovo legale al quale Maria Casentini ha dato mandato, il giovane e brillante avvocato Alessandro Bini, all’uscita dall’aula al primo piano del Tribunale di Lucca. “Le domande che volevamo fare in contraddittorio a Tureddi erano tante, e non ci sono state permesse in quanto ci è stato impedito di estendere l’oggetto della prova ad altri fatti rispetto a quelli indicati dal Pm come previsto per legge – hanno affermato i tre difensori dei due indagati per il giallo, ancora irrisolto, della scomparsa di Claudia Velia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro avvenuta alla fine di agosto dello scorso anno dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago – : solo per fare un esempio non è stato possibile chiedere al Tureddi di tutti i suoi precedenti, circa 8 pagine di certificato penale nel quale si annoverano, oltre a furto, rapina, evasione, violenza e porto illegale di armi, anche alcuni precedenti specifici per falsa testimonianza e calunnia”. “Questa – hanno aggiunto – è una palese violazione del diritto di difesa”. L’incidente probatorio era stato chiesto a giugno dal Pm titolare del fascicolo di inchiesta, la dottoressa Sara Polino, e accordato dal Gip Marcella Spada Ricci nel settembre, ma a inizio di udienza, a porte chiuse, sia l’avvocato Carlo di Bugno che l’avvocato Enrico Marzaduri, difensore assieme a Riccardo Carloni dell’avvocato Giunio Massa finito nel Registro degli Indagati per l’acquisto delle abitazioni delle due donne scomparse, hanno sollevato due eccezioni e il Gip per due volte si è dovuto ritirare in Camera di Consiglio per decidere. Respinta la prima, “i termini di notifica non sono stati rispettati”, accolta la seconda, “Francesco Tureddi non può essere ascoltato per gli stessi fatti per i quali è indagato nello stesso procedimento”. E “Cecchino”, dopo aver giurato, ha risposto alle domande del Pm, raccontando di nuovo tutto quanto messo a verbale nei mesi scorsi sia davanti ai Carabinieri che allo stesso pubblico ministero:

“Ha ribadito che le donne non sono morte di morte naturale – ha riferito il suo legale, avvocato Aldo Lasagna – ed è pronto a ripeterlo in tutti i gradi del giudizio”. “Che le avevano uccise loro me l’hanno detto sia Remorini che la Casentini – ha riferito “Cecchino” in aula -, lui l’ho trovato che stava bruciando non so cosa in un bidone e quando gli chiesi cosa stesse bruciando mi rispose che stava dando fuoco al corpo di Velia, poi il mese dopo, a settembre, entrai nel campo e vidi dentro a un bidone il corpo di Maddalena tutto rattrappito e semi bruciato”. “Siamo soddisfatti delle risposte di Tureddi – hanno commentato i legali dello “zio” e della badante -, ha detto le stesse cose per le quali sia il Gip che i tre giudici del Tribunale del Riesame di Firenze lo hanno dichiarato inattendibile”. “Se Tureddi fosse attendibile – ha aggiunto Di Bugno – è incredibile che l’accusa lasci due assassini liberi”. Intanto il dottor Antonio Paiano ha firmato l’incarico affidatogli dalla Procura per effettuare una perizia psichiatrica, che sarà depositata agli atti tra 60 giorni, su David Paolini, figlio e nipote delle due scomparse, e su Raffaella Villa. Al medico il compito di stabilire se il ragazzo, assistito dall’avvocato Alberto Consani, e la donna che difesa dall’avvocato Fabrizio Miracolo accusa Remorini e Massa di essere stata truffata per la vendita della sua casa, siano stati, e siano ancora, incapaci di intendere e volere, e se ci sia stata circonvenzione di incapace.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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