IL COMMERCIALISTA TRUFFATO PARLA, “VOLEVO FARLA FINITA”

Dalla disperazione ho anche cercato di uccidermi: mi arrampicai fino a Sant’Anna di Stazzema per impiccarmi, ma prima di farlo telefonai a mia sorella che riuscì a fermarmi”. E’ il commercialista viareggino truffato a parlare dopo l’udienza al tribunale di Genova dove, come persona offesa, ha ripercorso tutta la vicenda, riferendo al giudice tutto quanto accadutogli e messo nero su bianco in una denuncia presentata a fine giugno del 2007 al Commissariato di Polizia di Viareggio sfociata in un processo per truffa e millantato credito a carico delle due donne denunciate. “ E’ stata G.D.P., che presi come socia nel mio studio, a presentarmi la sua amica, C.P., che a suo dire mi avrebbe potuto aiutare – ricorda -: mi ero appena separato da mia moglie ed avendo lasciato la dimora coniugale, assegnata a lei e ai miei due figli, mi arrivò una comunicazione dal comune che mi informava che ero stato depennato dagli elenchi dei residenti e che avrei dovuto stabilirne al più presto un’altra residenza. C.P. mi si presentò qualificandosi come un magistrato dell’Antimafia che lavorava sotto copertura, e con incarichi anche dal Tribunale per i Minorenni di Firenze per cui sarei riuscito ad ottenere l’affidamento esclusivo dei miei due figli”. “Mi disse che ero stato fortunato a conoscerla – aggiunge il noto professionista viareggino -, riferendomi di sapere di indagini a carico della famiglia della mia ex moglie relativamente a non meglio specificate attività di favoreggiamento nei confronti della mafia, aggiungendo di parlare solo con lei e che non mi dovevo fidare di nessun altro, nemmeno della Procura”. I rapporti con C.P., nel tempo, erano diventati molti stretti, racconta il commercialista, tanto che, in virtù di sue presunte conoscenze nel mondo dello spettacolo cominciò a comunicare con molti personaggi della musica, e anche delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, ma solo in rete, con e-mail, senza avere la certezza che davvero fossero loro, non avendoli conosciuti personalmente. Quando la situazione finanziaria del commercialista inizia a precipitare C.P. e una certa “Tabellina”, alias nel web di un sedicente “capo” della truffatrice, come scritto nella denuncia, gli comunicano che un noto cantante italiano aveva messo a garanzia di alcuni debiti con una banca un immobile di sua proprietà facendo accordi diretti con l’ufficio legale: “mi fu ordinato di non ritirare la posta della banca, e di rimandare al mittente tutte le missive, perchè altrimenti sarebbe saltato l’accordo tra il cantante e l’ufficio legale – ricorda il professionista -, lo so che era astrusa come cosa, ma mi trovavo in estremo stato di bisogno, e la soluzione del debito con la banca mi avrebbe consentito di risolvere parte dei problemi. Ho saputo solo dopo che a parlare con il direttore c’erano andate G.D.P. e C.P., e che quest’ultima si era presentata come un avvocato di Lucca”. Poi sono iniziati i finanziamenti, che a detta dell’accusa sarebbero serviti per concludere i “patteggiamenti” con i debitori: le due donne avrebbero cioè indotto alcuni dipendenti del professionista e suoi amici fidati a stipulare prestiti rateali con una società facendosi consegnare sia l’importo, per oltre 40 mila euro, sia i bollettini di versamento delle rate, assumendosi l’impegno a corrispondere il rimborso che, invece, non è avvenuto. Quanto al mondo del spettacolo, nel quale C.P. vantava avere contatti eccellenti, il commercialista ricorda di essere andato ad alcuni concerti ma “ tutto era ammantato da segretezza, e dovevo starmene in disparte, per non compromettere le sue indagini”. “Dopo un concerto fu fatta anche una cena – aggiunge – e C.P. si faceva chiamare Daniela, o Dade, sottolineando non solo il suo ruolo di magistrato della Dia come infiltrata ma anche che era la compagna di un sedicente colonnello dei Ros, a suo dire responsabile della sicurezza di un cantante”. Tra l’altro lo stesso cognome che C.P avrebbe usato quando si era presentata alla Fondazione Carnevale per il fantomatico concerto di Baglioni al Politeama. “Sul momento non ho pensato che un colonnello dei Ros, ammesso che questo nome esista davvero, potesse davvero avere un tal ruolo per un cantante. Ho realizzato di essere stato truffato solo dopo aver parlato con la Polizia, e presentato la denuncia”. Il processo a Genova contro C.P. e G.D.P è stato aggiornato al prossimo 12 dicembre.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

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