BAR CEDUTO, MA IL SOCIO NON LO SA: LA VICENDA TORNA IN TRIBUNALE

Nuova udienza, davanti al coordinatore dei giudici del tribunale monocratico di Viareggio Gerardo Boragine, per il processo che vede alla sbarra Gianluca Pozzi e la vicenda del bar Carmencita, noto locale nella centrale piazza Mazzini, “venduto” a terze persone senza che il socio, secondo l’accusa, ne sapesse nulla. A deporre, ieri mattina, è stato l’imputato, difeso dall’avvocato Leonardo Lapazin Zorzit, che ha negato in toto le accuse mossegli. La storia ha inizio con una querela, presentata dal socio Pierluigi Bizzarri di Pistoia, che tutelato dall’avvocato Marco Taddei, si è anche costituito parte civile per i danni subiti. A suo dire avrebbe appreso per caso, venendo a Viareggio ed entrando nel bar, che lo stesso era “gestito” da persone a lui sconosciute. E alla domanda di chi fossero coloro che erano dietro alla cassa e al bancone la risposta fu un fulmine a ciel sereno. Il bar era stato ceduto, e lui, socio al 50%, non ne sapeva un bel niente. Sarebbe stato Gianluca Pozzi a firmare il contratto, per altro davanti a un notaio, ma a detta del querelante la firma Bizzarri non era la sua: “Visibilmente contraffatta”. L’imputato, commercialista, è cosi finito a processo accusato di truffa e falso. “Falso – ha spiegato la parte offesa – in quanto al notaio è stato esibito un verbale di assemblea in cui mi si dava per presente, e con una firma che io non ho mai apposto”. Anche se l’imputato, ieri mattina in aula, ha controbattuto che invece c’era ed aveva firmato: “convocai l’assemblea dei soci in un bar”, ha affermato Pozzi. Ma secondo l’accusa, in quel bar, l’incontro aveva riguardato ben altro: “Fu chiesto al mio cliente – ha spiegato l’avvocato Taddei – di cedere la sua quota per 140mila euro, ma lui rifiutò. Bizzarri non ha mai saputo che il bar era stato dato in gestione, e soprattutto non ha ricevuto un euro dall’operazione”. Operazione che si sarebbe concretizzata nel versamento di 80mila euro davanti al notaio, 100mila su un conto corrente intestato ad una società riconducibile a Gianluca Pozzi e ratei da 7.500 al mese. I gestori nuovi, la scorsa udienza, furono chiamati a testimoniare e confermarono di aver concluso l’affare con il Pozzi, di aver versato delle somme e di aver poi bloccato gli ulteriori pagamenti, dietro diffida dell’avvocato di Bizzarri, temendo che il contratto fosse dichiarato nullo. Il processo, per la sentenza, è stato rinviato al prossimo 18 gennaio.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on settembre 29, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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