SCONTRO SU PSICHIATRIA PUBBLICA, SCENDE IN CAMPO CHI CI LAVORA:”IL NOSTRO REPARTO NON E’ UN LAGER”

La nostra Psichiatria è stata descritta in un modo che non corrisponde ai fatti ed alla realtà di tutti i giorni”. All’indomani degli attacchi mossi al reparto diretto dal professor Mario Di Fiorino sono i lavoratori a scendere in campo, e a dire la loro, per difendere il lavoro che ogni giorno svolgono con passione. Medici, operatori e infermieri, logicamente coinvolti da vicino dopo la querelle nata in conseguenza del caso dell’uomo che si è tolto gli occhi nella chiesa di Sant’Andrea a Viareggio. “La rappresentazione data al nostro Dipartimento è a nostro avviso assolutamente irreale e distorta. Si afferma che il reparto abbia peggiorato la qualità e le aspettative di vita degli utenti anzichè migliorarle, adducendo tra le altre cose che questi ultimi vengono “sballottati” da una parte all’altra senza alcun “progetto di vita” e che addirittura si stà ridando slancio ad un modello manicomiale”, scrivono in una lettera aperta Sallustio, Mei, Agrippa, Ricci, Lucchesi, Bertozzi, Checchi, Gardini, Poggiolini, Gardini, Mancini,  Pratali, Chiantelli, Paolini, Antonioli, Basile, Grossi, Lorenzetti. .” A dir la verità, noi operatori che lavoriamo in questo contesto quotidianamente, percepiamo davvero tutt’altra visione – aggiungono – e non solo noi a quanto pare. Le nostre attività ed iniziative per gli utenti sono infatti sotto gli occhi di tutti e sono supportate dalle numerose testimonianze di apprezzamento da parte di molte famiglie e dei pazienti stessi. Esse spaziano da programmi di integrazione per la disabilità ad uscite di gruppo, da progetti riabilitativi specifici, come ad esempio il progetto Vela e Fotografia, al supporto quotidiano nelle principali attività di vita”. Nei Centri Diurni Territoriali, e nella Comunità Terapeutica Tobino, poi, il rapporto con gli utenti “è un rapporto che dura da anni ed è sempre di tipo familiare, pur mantenendo comunque il logico distacco professionale necessario tra terapeuta ed utente”.

Le porte chiuse? Solo quella di ingresso. Dentro molto raramente, come dimostrano anche le immagini di ieri. “Nel nostro reparto – aggiunge il personale – i malati non vengono legati ai letti, il nostro servizio pubblico di Salute Mentale non solo è a nostro avviso un buon servizio, ma è anche fatto di professionisti seri che credono nel loro lavoro, nella possibilità di rendere partecipe l’utenza stessa all’interno dei singoli progetti riabilitativi”. Dal primario a tutti i collaboratori nessuno è un nostalgico delle passate realtà manicomiali.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on ottobre 7, 2011 at 8:20 am  Lascia un commento  
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