PSICHIATRIA, VIAGGIO NELLA COMUNITA’

Sulla carta è una comunità psichiatrica, di quelle definite “ad alta assistenzialità”. Intitolata a Mario Tobino, il noto psichiatra di Maggiano, che ha tanto insistito sulla necessità di luoghi per chi sta attraversando gravi crisi, e la sua foto è li, nella hall. Ma entrando dentro, e parlando non solo con il direttore del centro, il dottor Vanni Panzera, e i suoi collaboratori, Raffaella Agrippa, caposala, Elisabetta De Santi, infermiera, Antonella Lossi, educatrice, e Augusto Antonioli, operatore socio sanitario, ma anche con gli ospiti della struttura si ha tutt’altra impressione. E’ come una famiglia. Di quelle allargate, dove convivono vite e storie diverse, dove tutti, dal primo all’ultimo, si occupano della loro “casa”. Come fanno le persone “normali”. Immersa nel verde, in via Comparini, la Tobino è lo sviluppo di un vecchio progetto, nato nel ’93 in via Bertini. Aperta dal 2006 può ospitare fino a nove persone, da gennaio ad oggi sono stati inseriti sette pazienti , qualcuno è stato dimesso. Ma tutti, chi più chi meno, tornano volentieri, non solo per seguire le terapie, individuali o di gruppo, ma anche per partecipare alle varie attività. Che sono tante. “I programmi terapeutici – spiega il dottor Panzera -, sono tutti finalizzati al conseguimento progressivo di una maggiore autonomia individuale”. E per favorire questo processo sono previsti programmi di attività occupazionale e socializzazione. C’è chi come “Monica” e “Luca”, i nomi sono di fantasia, è stato inserito nel mondo del lavoro o chi, come “Martina”, sta seguendo il corso, esterno, per conseguire la patente europea del computer. “Gli inserimenti lavorativi avvengono presso l’Uovo di Colombo – afferma il direttore -, e si realizzano nell’ambito di varie attività”. Restauro, falegnameria, decupage, giardinaggio, informatica ed estetica. “Dopo un periodo di osservazione – aggiunge lo psichiatra – l’ospite esprime il proprio orientamento, e viene individuata l’area professionale nella quale inizia la sua esperienza, per alcune ore la settimana. Poi è possibile proseguire, con borsa di lavoro retribuita. “Vieni, ti faccio vedere i miei disegni”, è “Mario” a prendermi per mano per portarmi a vedere i suoi quadri. Che sono bellissimi. E lui ne va fiero. Tra le varie attività, che comprendono corsi di fotografia, vela (grazie al contributo di Perini Navi), sartoria e chi più ne ha più ne metta, c’è infatti il disegno. Ma nella comunità psichiatrica della Asl 12 ai momenti di studio, e di svago, si alternano i doveri: si rassettano le camere, si spazza, si da il cencio in terra, si fa la lavatrice, si va a fare la spesa e si cucina. Come fa ognuno di noi. Nella grande sala dove si pranza è pure affisso al muro il foglio dei turni. “Io non so cucinare molto bene, preferisco lavare i piatti – mi dice “Paolo”, 22 anni appena -, mangi con noi? Oggi gnocchi alla pommarola”. Milleottocento euro al mese, quello che passa il “convento” per le spese necessarie, e 200 euro per le spese “voluttuarie”. Che sono una miseria. Ma una volta al mese il gruppo della comunità riesce anche ad andare al cinema, di mercoledì costa meno, e qualche settimana fa, col treno, sono andati tutti a Firenze per una giornata di cultura e di svago, tra musei e bancarelle. La psichiatria pubblica non funziona dal dopo Basaglia? Non pare. I “matti” in carico alla comunità Tobino sono trattati da persone “normali”. E soprattutto con amore. Come è giusto che sia. Nessuno è legato ai letti. E i camici di forza, per fortuna, sono solo un brutto ricordo.

Storie finite bene…

Si può guarire dalle malattie psichiche? A volte si…

Anna era una ragazza madre che nell’ultimo periodo della gravidanza ha avuto un crisi psicotica – racconta il dottor Vanni Panzera – ricordo che al momento del parto, e nonostante le acque rotte, si rifiutava di partorire e voleva scappare”. Fu una corsa contro il tempo, per non mettere a rischio la vita della madre e del piccolo. Ma il bimbo nacque, e dopo un periodo di affidamento e di percorso sanitario alla Tobino, Anna è migliorata, si è riappropriata della sua vita e oggi lavora e sta con suo figlio. “Anche Matteo, 36 anni, oggi sta bene”. Era affetto da una psicosi esordita in giovane età, con deliri di persecuzione, allucinazioni uditive e condotte aggressive nei confronti dell’anziana mamma, ma la comunità, le cure e le attività riabilitative hanno segnato per lui una svolta. Oggi fa il giardiniere e dipinge.

(Letizia Tassinari, Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on ottobre 29, 2011 at 1:00 pm  Lascia un commento  
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